Quello che c’è.

A volte capita che dove eri convinta di trovare risposte, tu ti imbatta solo in altre domande. Le speranze si trasformano in dubbi e la confusione diventa ingestibile.
Alternative non ce ne sono: solo l’attesa snervante e impotente.
Chiudi gli occhi e ti accorgi che i pensieri non sono più iridescenti bolle di sapone, ma opache masse gassose vorticanti nel vuoto dell’incertezza.
Ti concentri per ignorare il sudore gelido che t’incornicia il viso, per poi scivolare, viscido, lungo una schiena.
D’improvviso non t’importa nemmeno più che il tuo lato più fragile sia lì, condensato in sagome di pixel esposte all’occhio collettivo.
Tuo malgrado ammetti che ti sbagliavi: non puoi liberarti di Lei, perché è Lei quella che sa scrivere.

E. Tu. Non. Puoi. Stare. Senza. Scrivere.

Ricordi l’antico comandamento: “Scrivere è respirare”.
Capisci che non hai scampo: è Lei la tua aria.

Poi apri un libro che hai messo in borsa al volo, quasi per caso, perché l’hai visto piccolo, quindi leggero, e come uno schiaffo arriva la riconferma: sono i libri che scelgono te quando ti ritengono pronta a confrontarti con loro.

Ti domandi perché a te non sia riuscito di essere così concisa ed efficace. Non ti spieghi com’è che tutte le tue parole, così sofferte, risultino tanto ermetiche, ma le lasci lì, così come sono.

Perché. Tu. Non. Puoi. Stare. Senza. Scrivere.

Quelle lettere altrui, però, ti si incidono dentro e ti invadono, rimbombandoti nella testa per tutto il giorno.

La vita si fa con quello che c’è, non con quello che vorremmo.

Ho smesso di piangere di Veronica Pivetti

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Categorie: Arte Varia, Deliri Linguistici, Libri, Scrittura | Tag: , , , , , , , , | 3 commenti

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3 pensieri su “Quello che c’è.

  1. E’ vero, sono i libri che scelgono noi. Ancora non me ne capacito di come possa accadere questo..forse siamo semplicemente pronti, e li attiriamo a noi.

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  2. Anche a me piace tantissimo la piogia e scrivere con la pioggia e leggere con la pioggia, è coem se il mondo ristabilisse l’ordine e si vestisse di connotati, rumori e colori più adeguati a me che non il sole.
    Comunque: cosa stavi scrivendo? Diario, anzi “Journals” come dicono gli americni che è più fico, o racconti o pensieri o frammenti di idee o un romanzo o una lettera? Sono curiosissima perchè cavoli, a parte il fatto che da quei due post che ho letto sembri molto più in gamba e professionale di me, mi ci rivedo un botto in quello che scrivi! Sarai mica dell’ariete?

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