Ai Miei Versi.

МОИМ СТИХАМ, НАПИСАННЫМ ТАК РАНО.

 

 

Моим стихам, написанным так рано,
Что и не знала я, что я – не поэт,
Сорвавшимся, как брызги из фонтана,
Как искры из ракет,

Ворвавшимся, как маленькие черти,
В святилище, где сон и финиам,
Моим стихам о юности и смерти,
– Нечитанным стихам! –

Разбросанным в пыли по магазинам
(Где их никто не брал и не берет!),
Моим стихам, как драгоценным винам,
Настанет свой черед.

– Марина Ивановна Цветаева –

• • •

Ai miei versi scritti così presto,
che nemmeno sapevo d’esser poeta,
scaturiti come zampilli di fontana,
come scintille di razzi.

Irrompenti come piccoli demoni
nel sacrario dove stanno sogno e incenso,
ai miei versi di giovinezza e di morte,
versi che nessuno ha mai letto!

Sparsi fra la polvere dei magazzini,
dove nessuno mai li prese né li prenderà,
per i miei versi, come per i pregiati vini,
verrà pure il loro turno.

– Marina Ivanovna Cvetaeva –

 

Era un’altra la poesia di Marina che stavo cercando, ma mi sono imbattuta in questa che, dopo il post di ieri, non può essere una mera coincidenza.
Ero tentata di lasciare solo la versione in lingua originale, ma poi un barlume di realismo mi ha ricordato che la pigrizia è una brutta bestia, e che la maggior parte di voi, quanto meno la maggior parte di quelli interessati, avrebbe chiesto a me la traduzione invece di lanciarsi in rocambolesche avventure telematiche di caccia al tesoro.

Anch’io, convinta che facesse molto più scena, ho iniziato scrivendo poesie, ma in fondo alle elementari la prosa non esercita tutta ‘sta grande attrattiva, e la stesura di un intero libro sembra un’impresa di livelli davvero troppo epici per imbarcarcisi. La poesia, invece, sembra facile: è breve, è soggettiva e, una volta scoperto il verso libero, è una vera pacchia!
Crescendo però la sensibilità letteraria aumenta, soprattutto quando non hai nulla di meglio da fare che coltivarla, e se hai un minimo di autocritica non ci metti molto a renderti conto che fai schifo. E poi l’infanzia volge in adolescenza, e si apre l’Era del Diaro. Magari lo riempi di cazzate, ma tutte le tue amiche ne hanno uno, quindi non vorrai mica essere da meno proprio tu?! Inutile dire che, nel diario, la poesia finisce quasi sempre per avere una funzione accessoria, mentre la prosa diventa fastidiosa all’inverosimile, piena di fronzoli e dettagli a dir poco inutili, però intanto sei passata alla prosa.

Il passaggio successivo è un salto nel vuoto per tutti.
Ognuno imbocca la sua strada e inizia la lunga serie di incognite che attende ognuno di noi.

Per quanto mi riguarda, di anni da quel momento ne sono passati un po’, eppure passo ancora il mio tempo libero sguazzando fra lettere, parole e frasi…
Oggi ho voluto offrire questo piccolo omaggio a Marina e alle sue parole, come ringraziamento per avermi ricordato che le nostre radici, in questo caso quelle letterarie, sono quelle che ci indicano la via del ritorno ogni volta che ci smarriamo e dobbiamo ricominciare da capo.

E voi? Che ricordo avete dei vostri primi scritti?

Annunci
Categorie: Arte Varia, Autori, Libri, Russia, Scrittura | Tag: , , , , , , , , | 15 commenti

Navigazione articolo

15 pensieri su “Ai Miei Versi.

  1. Ungaretti, solitudine, disagio, mediocrità, adolescenza feroce, urgenza espressiva e scarsa autocritica! 😉

    Mi piace

  2. Ti piace “il Giuse”??! Hai appena guadagnato un’infinità di punti bonus da spenderti in autodifesa contro le mie ingiurie quotidiane! ;D
    Riguardo la scarsa autocritica… Non avevo dubbi!!! 😛

    Mi piace

  3. Io ricordo solo che partii anche io con le poesie, erano per lo più filastrocche alle elementari! poi sono passata alla fase del devo-scrivere-assolutamente-un-romanzo alla veneranda età di dodici anni e infine solo racconti mal partoriti e nascosti in cassetti a doppia mandata!!

    Mi piace

    • Forse eri solo un po’ troppo piccola per la fase del devo-scrivere-assolutamente-un-romanzo, anche se io credo fermamente nell’esistenza dei bimbi prodigio.
      Peccato per quella doppia mandata, magari potresti rimetterci mano ora, col senno di poi, e chissà cosa potrebbe venirne fuori… 😉

      Mi piace

      • daste17

        Lo so, ma tendo ad essere troppo timida e quindi temo il giudizio altrui..pensa che provo orrore (letteralmente) quando qualcuno si appresta a leggere qualcosa scritto da me ad alta voce, con me presente! E’ come se scrivessi per espellere qualcosa dal mio corpo e dalla mia mente e poi di quella cosa non voglio più sapere niente, figurarsi sentirmelo leggere… 🙂

        Mi piace

        • Leggere questo tuo commento mi fa un effetto strano: assomiglia molto a una cosa che ho detto io qualche anno fa… 🙂

          In effetti lo scritto è fatto per essere letto dal lettore per i fatti suoi, non in presenza dell’autore, quindi credo che chiunque si troverebbe in difficoltà in una circostanza simile, ma sarebbe pur sempre un’esperienza. 😉

          Mi piace

  4. A dodici anni mi sono messa a scrivere un romanzo fantasy in cui la protagonista era una che somigliava stranamente a me, e l’amichetto al buon Duncan dei Blue. Sì, ero in quella fase. Va beh, a me sembrava un capolavoro ma poi, stampandolo, è venuto fuori di una cosa come 23 pagine quindi niente. Però non ho mai smesso di scrivere, mi racconto a pezzi di carta da una vita intera, è sempre stato l’unico modo che avevo per rielaborare e interiorizzare quello che mi succede. 🙂

    Mi piace

  5. Innanzi tutto, benvenuta! 🙂

    Creature curiose le adolescenti: puoi stimare la loro età in base a quale boyband le ha fatte andare in fissa… Ihihih! 😛

    In effetti, mentre scrivi, anche solo 10 pagine ti sembrano un sacco, poi quando le “materializzi” ringrazi il cielo di non aver detto a nessuno che stavi componendo la nuova Divina Commedia. Però quando un pezzo riesce bene, al di là di quanto lungo sia, è sempre una gran soddisfazione! 🙂

    Mi piace

  6. I miei primi scritti? 10 anni il primo diario ( da allora, e ne ho 45 di anni, mai smesso), poi amici di penna a bizzeffe e poesie, racconti brevi. Quanti romanzi iniziati? 3. Quanti non finiti? sempre 3 🙂 Allora ad ogni respiro corrispondeva una lettera d’inchiostro, ora ad ogni battito di ciglia.
    Chissà quando avviene quel passaggio da mania a consapevolezza……
    Buona giornata Vera 🙂

    Mi piace

    • Che meraviglia iniziare la giornata con un commento simile!
      In particolare fa piacere leggere che qualcuno sa ancora cosa sia un “amico di penna”… 🙂
      Buonissima giornata anche a te!

      Mi piace

      • ehm….ti confido che scrivo ancora lettere a mano, e che mando cartoline dalle vacanze affrancate di tutto punto. E faccio a mano i biglietti di auguri di Natale….sono così vecchia?? 😉

        Mi piace

  7. Francesco Vitellini

    Il grande vantaggio dell’essere un asociale per la maggior parte della giovinezza (diciamo fino ai 20 anni), e di essere, per definizione, un pigro, è che non scrivi nulla fino a quando non possiedi già un livello di autocritica abbastanza sviluppato. In questo modo ho saltato in blocco la fase del piagnisteo esistenzaiale che è (per me) tenere un diario (da adolescente) e quella del poeta-parolaio (da adolescente-giovane). Non che abbia esordito con dei capolavori, ovviamente (provo sempre orrore a rileggere le mie prime cose), ma ho molto presto abbandonato la scrittura “emotiva” in favore di una scrittura “costruita”. In poche parole quello che scrivo è frutto di lavoro di lima, non di emozioni.

    Mi piace

    • Il diario da adolescente, Francesco, per me è stato rifugio e culla di pensieri; confronti continui con la realtà che accadeva e la realtà immaginata. Si, certo ho anche pianto tre le pagine, ma per la maggior parte sono stati gradini di crescita. Ognuno poi ha la sua tecnica per uscirne vivo dall’adolescenza: chi con la carta e penna, chi con fumo ed alcool, chi con la ribellione a tutto. Conta uscirne, prima o poi 🙂
      Se avrete un attimo di tempo, vi rimando al racconto che pubblicato sul mio blog.
      Si chiama ” Il fiore fatato” ed è il mio primo racconto scritto a 18 anni. E’ acerbo e ripetitivo, ricco di fronzoli ed orpelli: ma sono io, nullo lo nega.
      Ciao
      Chiara

      Mi piace

      • Francesco Vitellini

        “Il fumo è alcol” è puramente casuale, né? 🙂
        Conosci la mia storia, Chiara 😉

        Non dico che non sia utile o bello tenere un diari, ma per me non è funzionale, dal momento che i problemi che ho li conosco bene e non diventano più leggeri scrivendoli 🙂

        Mi piace

        • No, sbagli, sono davvero casuali. Qui per me sei un blogger, e non un amico 🙂
          Non diventano più leggeri no scrivendoli, anzi alle volte peggiorano. Ma si fissano. E se succede che ricapitano, puoi tornare a rileggere e comprendere che sei sopravvissuto.
          e comunque: scrivere in maniera forsennata, farsi le canne e le peggior droghe, fumare, sballarsi in discoteca, ribellarsi a tutto l’universo conosciuto e sconosciuto, essere scorbutici e sentirsi infallibili…consci altri modi per sopravvivere all’adolescenza? Lo abbiamo fatto tutti….

          Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: