A Cosa Serviva?

Un pò di tempo fa ho promesso ad alcune persone che prima o poi avrei pubblicato qualcosa nel mio vecchio stile, neoscritto o ripescato che fosse, e oggi boh…
Non è giornata e non so nemmeno perché.

Così ho deciso di “tornare a casa”, in una delle infinite case virtuali che ho costruito e poi abbandonato, a volte di proposito, altre volte costretta.
Mi fa sempre un effetto strano. Il primo istinto è quello di copiare e incollare qui pagine e pagine di post, ma poi mi ridimensiono e capisco che sarebbe solo l’ennesima scusa per trattenermi un po’ nel passato, evitando di andare avanti. Un vero e proprio genio, se ripenso a tutta la fatica che ho fatto, e che sto ancora facendo, per ficcarmi in testa che la vita è un senso unico: non si può fare inversione di marcia e tornare indietro.

Non so bene nemmeno io perché, fra i tanti, ho scelto di citare proprio questo post. Forse per rispondere a una persona che mi ha chiesto di insegnarle a diventare saggia come me. Io saggia. Ammetto che la cosa mi ha fatta scompisciare dal ridere. Come ormai sarà chiaro a chi mi legge da un po’, l’unica cosa che ogni tanto riesce a spiengermi a fare la scelta giusta è l’istinto di sopravvivenza, ma anche questo povero malcapitato fa una fatica porca a farmi capire in tempo quando sto per fare una cazzata stratosferica.
È possibile che quanto segue risponda anche a chi si domanda perché io sembri una pazza furiosa femminista, che rifugge gli uomini come fossero peste bubbonica, ma non ne sono sicura e, soprattutto, non ho alcuna intenzione di approfondire questo aspetto della questione, almeno, non ancora.

In ogni caso, la parola che risponde a tutto è sempre la stessa: SOPRAVVIVENZA.

 

Inchiodata alla Tua croce, inghiotto lacrime e vomito amore insanguinato. E le parole mi mancano, nel senso che non escono e nel senso che mi sento sola senza di loro. La pelle urla, le mente crolla, la lama scrive al mio posto. Sangue e inchiostro si confondono. Era tanto che non mi capitava di scrivere così, senza pensare, senza riflettere, sputando quello che avvelena mente, cuore e anima. Sono esausta, sfinita dal continuo dare. E non mi frega un cazzo di sembrare egoista. Ogni tanto sarebbe bello anche ricevere. Non sono una persona che dà per avere, non lo sono mai stata, ma forse è stato proprio questo il mio errore. Troppa fiducia. Troppa indulgenza. Sempre a trovare scusanti per gli altri, mentre venivo saccheggiata di qualunque cosa io avessi. Sentimenti. Energie. Emozioni. Sempre troppo impegnata a socorrere gli altri per rendermi conto che anch’io ho bisogno d’aiuto. Sempre troppo impegnata a non deludere, per capire che anch’io merito di non essere delusa. Sempre troppo impegnata a non ferire per pensare a difendermi da chi ferisce me. E poi lo stupore quando cado. Lo sgomento nel ritrovarmi con la faccia nel fango senza sapere come cazzo ci sono finita. La stanchezza. La voglia di restare lì, perché nessuna delle motivazioni che mi hanno spinta a rialzarmi le altre volte si è poi rivelata valida. Le emozioni alla fine non hanno avuto funerali né degna sepoltura. Non ce n’era ragione. Erano già putrefatte da tempo. Le ho gettate nella prima discarica e mi sono tolta il pensiero. Peccato io sia una fottuta blasfema, che non riesce a lasciare in pace nemmeno i morti. Solo in tre sono resuscitati. Amore. Dolore. Follia. E Tu sei solo un altro fallimento. Un nuovo ricamo sulla pelle. Ma tranquillo, ti ho riservato una sezione tutta per Te. Rilegata in pelle candida, screziata di vene. Area vergine inaugurata apposta per Te. Con un bel trio di soldatini rosso sangue, perché si dice che il tre sia il numero perfetto e che, all’occasione, porti anche fortuna. Ti ho messo in prima fila, perché è lì che meriti di stare. La retroguardia è per quei peccati che si vogliono nascondere. Ma Tu sei un peccato di cui vado fiera. Un peccato che potrei commettere all’infinito. Un peccato che ti si conficca nell’anima e la squarcia. Ma lo sai, per me il dolore è sollievo. Il dolore è sopravvivenza. Il dolore è vita pura sbranata a morsi. Il dolore è piacere. Il dolore è un’anima stuprata dall’amore. Il dolore è un cuore violentato dall’amore. Perché l’amore è violenza. Perché la violenza è amore. Perché innamorarmi di Te mi ha fottuto il cervello. Il pericolo mi fa sorridere, con aria di sfida. Non distinguo più la vita dalla morte. A cosa serve essere viva fuori, se sono morta dentro? Ti guardo ridere senza di me. Ti guardo amare senza di me. Ti guardo piangere senza di me. Ti guardo odiare senza di me. Ti guardo vivere senza di me. E mi accorgo che io ormai rido, amo, piango, odio, vivo solo attraverso Te.

E di nuovo mi chiedo:

A COSA SERVE ESSERE VIVA FUORI, SE SONO MORTA DENTRO?

– © Vera Marte –

 

NdA. Il brano citato fa ancora parte degli scritti tutto sommato “comprensibili”… 😛

Categorie: Abisso, Arte Varia, B., Чернила, Inchiostro, Ink, Scrittura, Sproloqui dal passato | Tag: , , , , , , , , , , | 10 commenti

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10 pensieri su “A Cosa Serviva?

  1. Quanto disagio, il finale fa sembrare che ci sia rabbia solo verso qualcuno, però la parte iniziale, le premesse, fan sentire che c’è qualcosa dietro di più profondo. Un forte disagio appunto. Tutti quanti abbiamo una croce…

    C’è ancora questo malessere?

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    • Non so bene come risponderti…
      È da ieri che ci penso.
      Il punto è che quel malessere c’è ancora, ma si è “evoluto”. Il tempo è passato, facendo la sua parte. Tante altre cose sono successe, andando in qualche modo a modellare quello stato d’animo. Ora faccio del mio meglio per viverlo come una sorta di monito interiore, per ricordare a me stessa, nei momenti difficili, che non posso, anzi non devo, più permettere a niente e nessuno di ridurmi così.

      A quanto pare sono riuscita anch’io a farti fare la persona seria… Ihihih! ;D

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  2. Anonimo

    Bellooooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!! voglio bene… didina

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    • Macciao Splendoreeeee!!! 😀
      E così hai imparato a firmarti, eh?! ;P
      Pensa che tutta la pappardella è stata scritta circa un anno prima di conoscere chi sai tu…
      Perché io non sono recidiva… -.-”
      Ti voglio bene anch’io!!! ♥

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  3. La vita è sempre avanti, dice bene Vera. E ripescare i vecchi scritti può essere utile solo come esercizio di rilettura e per valutare i propri cambiamenti nello stile di scrittura. Null’altro. Non si traggono insegnamenti dal passato,perché appunto non c’è più, ma solo dal presente e dai fatti che abbiamo davanti. Ognuno differente. Una considerazione sul tuo scritto ” Potente, diretto, con un uso di parole volutamente forti ma non volgari” Mi piace. Ciao 😉

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  4. Beh che dire questo tu scritto antico mi piace assai e per certi versi mi ha ricordato alcune cose che ho scritto su alcuni dei miei posti privati un pò di tempo fa. Per la rabbia il dolore ed il senso di fallimento, cose che io da sempre mi porto dietro, ancora da prima che le mie ultime vicende con il famoso Ex mi dessero il colpo finale. Ora invece prevale la tristezza mista ad un senso di amara ironia, ma la rabbia è ancora tanta ed il dolore pure, ma non è lo stesso di prima, è un dolore triste più che rabbioso. Ecco, devo darmi una scrollata anche io.
    SOPRAVVIVENZA!

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