Archivi del mese: gennaio 2013

Normale…??!

In treno, tanto per cambiare…
Lo stomaco brontola, e ha tutte le ragioni di farlo, ma visto che poi non collabora quando lo riempio, lo lascio brontolare a vuoto e lo ignoro.
Nel dormiveglia da stanchezza cronica mi tiene compagnia “Caduta Libera“, il secondo libro dell’ormai divinizzato dalla sottoscritta, Nicolai Lilin.
Una voce abbastanza scazzata, ma almeno umana e non elettronica, annuncia le fermate, una dopo l’altra.
È uno di quei giorni in cui mi sento come una deportata. La mattina una scatolina di latta su ruote mi scarica su una banchina spoglia, al freddo, in mezzo alla folla degli altri disperati, i pendolari. Arriva il mostro d’acciaio e plastica e tutti si mettono in fila per salirci. Ognuno ha la sua destinazione ad attenderlo, il suo campo di lavoro. Quattro o otto ore nel ruolo dei perfetti automi, poi di nuovo sul drago cromato, questa volta in direzione casa. Se sei stata brava ti aspetta la tua razione alimentare, magari addirittura un pochino abbondante, altrimenti un guasto provvederà di sicuro ad affamarti e stremarti ancora di più. Di nuovo la scatolina di latta su ruote che ti aspetta, pronta per riportarti nel tuo rifugio, dove forse potrai finalmente abbassare la guardia e sentirti al sicuro da tutte quelle brutture che ormai ci siamo abituati a chiamare “normalità”.
Forse sono io che sono ingenua, o magari troppo idealista, ma io trovo che non sia affatto normale che le persone passino anni a studiare per poi sentirsi definire “troppo qualificate” ai colloqui di lavoro. Non trovo normale lavorare per uno stipendio che non è sufficiente a mantenersi. Non trovo normale che migliaia di giovani siano costretti a osservare, impotenti, il loro futuro che gli scorre davanti, perché i posti di lavoro sono ancora occupati da persone che ormai non ne possono più e che guardano alla pensione con la stessa impotenza che riempie gli occhi dei giovani. Non trovo normale che a 10 anni l’infanzia sia già finita. Non trovo normale che persone che abitano a 10 minuti di strada una dall’altra comunichino attraverso la tecnologia invece di bersi un tè insieme. Non trovo normale che i figli siano diventati un lusso per benestanti. Non trovo normale che in una società che sembra tollerare senza troppo sforzo le aberrazioni più indicibili possa ancora esistere anche solo il concetto di discriminazione. Non trovo normale che si spendano milioni di euro/dollari/monete-varie per finanziare guerre, quando con quelle stesse cifre si potrebbero garantire delle condizioni di vita quanto meno dignitose all’intera popolazione mondiale.
No, non sono in preda a un raptus moralista, semplicemente oggi mi sento più alienata del solito. Mi guardo intorno e non riesco a capire come io sia finita in questa realtà a cui sento di non appartenere. Per fortuna il mio mondo parallelo, col suo tipico profumo di carta inchiostrata, è sempre a portata di mano!

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La Piaga della Fretta.

Risotto alla zucca con funghi e speck, una fetta di crostata di frutta e caffè: 8,80 €.
Non sarà proprio a buon mercato, ma è comunque una delle soluzioni più abbordabili offerte dalla megalopoli milanese per gli squattrinati a progetto come me. Date le temperature abbastanza ostiche, urgeva un pasto caldo, così eccomi qui, nell’ormai fidatissimo self-service.
Milano, pur piacendomi, continua a essere una città che non capisco: la vita sembra procedere come se qualcuno tenesse premuto il tasto di avanzamento veloce su un enorme telecomando invisibile. Mi rendo conto che il tempo è un bene preziosissimo che scarseggia ogni giorno di più, ma mi domando come si possano assaporare le piccole cose quotidiane se a mala pena riusciamo a renderci conto che quella frenesia cronica in cui ormai procediamo per inerzia è la nostra vita.
Lungi da me affermare di aver schivato la piaga della fretta, ma per l’appunto: per me è una piaga. Avete presente il vecchio proverbio “Chi va piano, va sano e lontano”? Per carità, forse prenderlo alla lettera sarebbe un pò eccessivo, ma sul fatto che sia meglio fare una cosa con calma e bene piuttosto che farne mille fatte male, per me non ci piove.
Di sicuro questo proverbio non è di origine milanese, infatti mentre me ne sto qui a rilassarmi mezz’oretta, al caldo e con la pancia piena, nell’attesa che arrivi l’orario delle commissioni che ho da fare, sto collezionando sguardi truci da tutti quelli che, con ogni probabilità, si chiedono perché diavolo io non stia correndo come loro e, di conseguenza, perché io non mi decida a liberare il tavolo, dato che ho finito di mangiare.
Forse, per una volta, dovrei ringraziare le ferrovie. La rassegnazione cronica con cui ormai ho imparato ad affrontare ritardi e soppressioni mi ha insegnato che non siamo realmente padroni del nostro tempo, l’imprevisto è sempre in agguato, pronto a farti incazzare come una bestia, ma anche a mostrarti dettagli che altrimenti non avresti mai notato.
E chi lo sa, magari un giorno mi verrà l’ispirazione, e quei momenti in apparenza sprecati diverranno arte improvvisata…

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Insulsi Dilemmi Quotidiani.

Ok, è vero, nell’ultimo periodo non sono stata molto presente, ma… che diavolo è successo a WordPress???

Ora che mi sono tolta la soddisfazione di lagnarmi, posso anche passare alle mie scemenze odierne…
Non ho tempo, non ho soldi e non ho testa.
Da quasi un anno ormai la mia vita si è “stabilizzata”: lavoro dal lunedì al venerdì, corso di russo il sabato, riposo o musei la domenica. Facendo un part-time, sfrutto i pomeriggi per lo studio e per tutte le incombenze inevitabili, come le bollette da pagare, la spesa da fare o eventuali visite mediche. Insomma, come dicevo, tutto uguale da un anno a questa parte, eppure sembra che il mio tempo libero si sia smaterializzato.
Ecco allora che le pulizie di casa diventano una buona occasione per ascoltare un po’ di musica; il sabato sera diventa il momento del guadagno invece che della spesa, dato che me ne sto a casa a studiare per risparmiare e restituire ai miei i soldi del corso di russo; il treno poi è diventato la centrale operativa del mio personale piano di ottimizzazione delle tempistiche quindi, in base alle esigenze del momento, in treno mangio, dormo, mi trucco, studio, leggo, scrivo, lavoro, telefono e chi più ne ha più ne metta.

Fin qui mi sono lamentata solo del non avere tempo, ma era solo la prima delle mie croci.
Veniamo alla seconda: non ho soldi. Per ragioni che proprio non riesco ad afferrare, è come se avessi meno soldi ora che lavoro di quanti ne avessi quando ero disoccupata. Sarà che mi sono finalmente accollata almeno le spese che posso permettermi di accollarmi, come gli abbonamenti dei mezzi, le rate del melafonino e il corso di russo, ma è vero anche che dopo la spesa dell’iscrizione al corso ho dato un taglio netto alle spese “non indispensabili” come lo shopping compulsivo nelle librerie e le serate alcoliche nei locali. Nonostante questo, il gruzzoletto dei risparmi fatica a crescere, ma confido di impegnarmi ancora di più nei prossimi mesi, altrimenti quest’estate come ci vado in Russia?

E infine la terza croce: non ho testa.
Mi sento rallentata in tutto. Lettura, studio, lavoro… È come se si fosse dilatato a dismisura il mio tempo di carburazione mentale e mi ci vuole un’infinità prima che il cervello si svegli e raggiunga un livello dignitoso di lucidità. Sono passate dall’insonnia cronica alla voglia di dormire sempre, che poi comunque non dormo lo stesso finché proprio non crollo esausta, ma questo è un dettaglio. Il problema più grosso è proprio la fatica immane che faccio a studiare e la cosa mi snerva non poco: non mi entra in testa niente e non riesco più a finire sempre tutti i compiti entro le scadenze.

Bene! Ora che mi sono sfogata e vi ho ammorbate/i a dovere coi miei insulsi dilemmi esistenziali, posso tentare di finire la traduzione che vorrei consegnare domani…

Buon fine settimana a tutte e tutti!!!

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Sunshine Award.

Prima di dar vita a Fuochi Anarchici avevo fatto un altro timido tentativo di blog pubblico e il Sunshine Award è stato il primo premio che ho ricevuto, così quando l’ho visto in alcuni blog che seguo ho deciso di ripostarlo anche qui.

E ora veniamo alle regole di rito…

  • Includere il logo del premio in un post o nel tuo blog.

    Fatto.

  • Rispondere a 10 domande su te stesso/a.

    1) Qual è il tuo colore preferito?   Nero.
    2) Qual è il tuo animale preferito?   Tartaruga.
    3) Qual è il tuo numero preferito?   31.
    4) Qual è il tuo drink preferito non alcolico?   Coca-Cola.
    5) Preferisci facebook o Twitter?   Nessuno dei due.
    6) Quali sono le tue passioni?   I libri, il russo e la scrittura.
    7) Preferisci ricevere o fare regali?   Dipende dalle persone.
    8) Qual è il tuo modello preferito?   Modello de che??! o_O
    9) Qual è il tuo giorno preferito della settimana?   Quello in cui posso dormire, qualunque esso sia.
    10) Qual è il tuo fiore preferito?   Mmm… Difficile… Ma direi tulipano…

  • Nominare altri 10/12 bloggers favolosi e far sapere ai tuoi candidati che li hai nominati.

    Come alcune bloggers sagge hanno scelto di fare prima di me, anch’io a questo giro mi risparmio la selezione e vi dico di ritenervi tutte/i nominate/i.

  • Citare la persona che ti ha nominato.

    Per avermi fatto ricordare la bella sensazione provata la prima volta che ho ricevuto questo premio, con l’altro blog, ringrazio beta endorphin e Dona.

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Dalla Sofferenza al Combattimento.

C’è chi si gode la vita, c’è chi la soffre, invece noi la combattiamo.

– Antico Detto degli Urca Siberiani –

 

 

Con queste parole inizia “Educazione Siberiana“, il primo libro di Nicolai Lilin.
Per buona parte della mia vita ho fatto parte della seconda categoria, ma adesso mi sono stancata. Ho deciso che è ora di reagire, di fare del mio meglio per passare alla terza categoria e iniziare a combatterla, questa maledetta vita prepotente.
Mi sono rotta di dover considerare la serenità un privilegio invece di un diritto, e ho detto serenità, non felicità immensa tipo cielo-limpido-senza-neanche-una-nuvola.
Mi sono chiesta quale sarebbe potuto essere il primo passo. Mi ci è voluto parecchio tempo, ma alla fine sono riuscita a darmi una risposta: cambiare la prospettiva d’osservazione.
È vero, ho un contratto a progetto, ma almeno ho un lavoro che, oltre a darmi uno stipendio, mi permette di imparare cose nuove ogni giorno.
È vero, il corso di russo quest’anno si sta rivelando molto più impegnativo di quanto mi aspettassi, ma ho la fortuna di poter studiare quello che mi piace.
È vero, la mia vita sociale non può essere definita tale, ma le poche persone che l’affollano sono persone davvero meritevoli.
Basta piangermi addosso! Su le maniche e darsi da fare!
Non sto dicendo che d’improvviso riesco davvero a credere senza remore nel “volere è potere”, ma non ho neanche intenzione di stare a guardare in modo passivo mentre la vita mi passa sopra come uno schiacciasassi.
Voglio rimettermi in forma (per quanto possibile).
Voglio ricominciare a scrivere con un ritmo quanto meno rispettabile.
Voglio lasciare carta bianca alla mia passione per il russo, che sia lei a guidare me e non io a incanalare lei.
Voglio almeno provare a riorganizzare il mio tempo e il mio spazio, così da reinventarmi un po’.
Voglio smettere di soffrire la vita e iniziare a combatterla!

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Rave Caraibico…

Starnuti compulsivi, tosse incessante, influenza intestinale e febbre che oscilla dai 38 ai 39 e oltre.
Insomma, non ci si fa mancare nulla.
Se almeno il cervello rispondesse ai comandi, potrei almeno tentare di portare avanti le traduzioni di russo, ma nella testa mi rimbomba tutto e dubito seriamente che sforzare la vista sui libri possa essere una buona idea.
Sto scrivendo a pezzi dal telefono, mentre mi rigiro sotto le coperte che ormai sono diventate una seconda pelle. Il mio tempo è scandito dagli orari di assunzione di pastiglie, sciroppi e gocce varie.
Sembra io sia stata così fenomenale da essere riuscita a prendere sia l’influenza normale che quella intestinale: in contemporanea. La cosa, aggiunta al mio timpano e ai miei bronchi, tutto rovinato da medici incompetenti quando ero piccola, è l’apoteosi dello spasso.
Oggi è il quinto giorno in queste condizioni, senza alcun segno di miglioramento nonostante le medicine, ed è così massacrante che inizio a chiedermi se io sia mai stata bene.
La febbre in sé non mi disturba, non lo ha mai fatto, al massimo mi rimbambisce, quello che mi snerva è non riuscire a respirare. Sembro tisica: il naso fischia e la gola rantola. Che immagine poetica, eh?!
È come se i miei apparati fondamentali, cardiocircolatorio e digerente su tutti, stessero facendo un rave a tema caraibico, uccidendomi lentamente a ritmo di una macarena psichedelica. Il tutto alla faccia delle tonnellate di antipiretici, antibiotici e fermenti lattici ingurgitati in questi giorni, annaffiati da ottimo sciroppo per la tosse.
Che poi, io non sono un medico, ma qualche rimembranza dei tre anni di biologia sanitaria ce l’ho, quindi mi rivolgo a voi, esercito di medici che infestate la blogosfera: perché per un’influenza virale i vostri più datati colleghi si ostinano a prescrivere antibiotici che, secondo i miei umili ricordi, sono antibatterici? Davvero non l’ho mai capito…

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2013.

 

E alla fine rieccomi qui!

Mi spiace deludere quelli fra voi che speravano di essersi finalmente liberati di me… Ihihih!!!

Ricapitoliamo un pochino:

  • Il mondo non è finito, ma di questo mi ero già lagnata un paio di post fa, ostentando un ottimismo che non mi è propriamente tipico.
  • Le feste, invece, sono quasi finite, portandosi via ogni più piccola speranza di recuperare una forma presentabile per il battesimo della rannocchietta che sarà fra soli 10 giorni; ergo mi toccherà trovare un vestito che si adegui a me, dato che è troppo tardi per tentare di adeguare me stessa a uno dei vestiti che ho già.
  • Nell’ultima settimana del 2012 mi sono data alla latitanza, lo so. In realtà ero in fase di lettura maniacale. Era una questione di principio: dovevo rimettermi in pari con la lettura almeno di alcuni dei libri che avevo in arretrato ormai da mesi.
  • Per restare in tema, domani inizio la maratona “Liliniana”. Full immersion nell’opera di Nicolai Lilin, un giovinotto siberiano davvero niente male…
  • Virgilio sembra essere deceduto, dunque non ve la prendete se non rispondo a eventuali mail: non posso vederle. Spero che la cosa si risolva presto, altrimenti provvederò a cambiare operatore di posta elettronica e a farvi avere il nuovo indirizzo.
  • Le ferrovie sono ancora in regime festivo, che terminerà il 6 gennaio, di conseguenza i treni che davvero circolano rispetto a quelli che dovrebbero circolare sono pari ai vestiti taglia quaranta nel mio armadio: zero.
  • I compiti di russo non sono tanti… di più! Passino gli esercizi di grammatica su argomenti non spiegati, passino le traduzioni infinite dal russo all’italiano e viceversa, ma i mini componimenti a tema libero nooooo!!!
  • La prospettiva di una nutrita sezione russa al lavoro si fa sempre più concreta. Gioia e gaudio! Certo, ma da quanto visto finora credo che arriverò a rimpiangere presto i suddetti componimenti a tema libero… Va beh, speriamo che almeno serva a dare finalmente una svolta significativa ai miei inconcludenti tentativi di ampliare il mio lessico.
  • Il fondo per il mio viaggio in Russia continua a non essere granché, ma si sa, la speranza è l’ultima a morire. Intanto mi rallegro del gruzzoletto raggranellato per natale.
  • Il blog? Vorrei avere un po’ più di tempo, perché scrivere qui mi rilassa, ma spesso al poco tempo si aggiunge la tanta stanchezza e finisco sempre per rimandare, però prometto che almeno ci proverò a essere un po’ meno pigra!

Che dire? Mi sembra di aver scritto tutto quello che mi passava per la testa, quindi non mi resta che augurare a tutte e tutti voi…

BUON 2013!!! –  СЧАСТЛИВОГО 2013!!!

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