Archivi del mese: ottobre 2013

I tuoi primi 365 giorni…

 

Ve la ricordate?
A me sembra ieri e invece è già passato un anno.
Piccoli tatuaggi crescono. Oggi, infatti, è il compleanno di quattro dei miei cinque tatuaggi.
I tre vecchietti sulla schiena compiono tre anni, mentre la piccolina è ai suoi primi 365 giorni. Inutile dire che la amo ogni giorno di più!

Mentre i muscoli peggiorano, la pelle migliora e mi solletica il pensiero che così si crea spazio libero adatto all’aggiunta di altro inchiostro.
Non so ancora che sembianze potrebbe avere, ma in fondo per ora mi mancano anche i soldi, quindi ho tutto il tempo per pensarci…

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Alla faccia di chi ci critica!

 

Un grazie di cuore a tutte e tutti voi!!!
Всем спасибо от всего сердца!!!

 

Perché non importa quel che si dice, col tempo io ho imparato a conoscere le persone che stanno dietro le belle grafiche di tutti i nostri blog e ho trovato più umanità e affetto sincero di quanto, spesso, io non ne percepisca nella vita “reale”.
Qualcuno potrebbe obiettare che è facile essere interessate/i via commento, ma molte/i di voi si sono fatte/i vive/i in privato, utilizzando ogni mezzo possibile e immaginabile, alla facciazza di chi ci vuole male!
Appena starò meglio, e se le possibilità economiche lo permetteranno, voglio venire a trovarvi tutte/i!!!

 

Ancora grazie!
Siete SPECIALI!!!

 
 

PS. Prometto che nel weekend almeno ci provo a mettermi davanti a un fisso per rispondere a tutti i vostri commenti! 😉

PPS. Non se ne abbiamo a male le poche eccezioni appartenenti alla mia quotidianità: voi sapete chi siete e sapete di essere le meravigliose eccezioni che confermano la regola!

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Si torna sui banchi!

 

La seconda parola più brutta del mondo?

RICOVERO

Sì, è la seconda. La prima, quando scoprirò cos’è, sarà il nome della maledetta cosa che si sta divorando i miei muscoli… >.<

Ma basta monotematicità! Mi vergogno se ripenso a quante volte ho rimproverato altre persone perché ogni loro discorso e/o scritto ruotava sempre e solo intorno a un unico argomento, sempre uguale a se stesso… Quindi cambiamo aria!

Ricominciano le lezioni di russo!
Lunedì si riparte in grande stile. Nuova sede, nuovo corso, nuove compagne e compagni d'avventura, nuova docente, insomma, tutto nuovo!
Sono in fibrillazione. Se tutto va come deve, quest'anno si mira a un esame che perfino buona parte dei madrelingua non riesce a superare. Eh sì, a questo giro si punta in alto.

Dopo la vacanza di quest'estate, ho avuto la conferma che il russo è la mia lingua e che la Grande Madre è casa mia, quella spirituale, se mi passate il termine.
Questo post in realtà è un avvertimento, una sorta di "Lasciate ogni speranza voi ch'entrate". Mi conosco e so che il rischio di scaraventare tutti voi nel vortice della mia follia russista è spaventosamente alto, ma tant'è. E siccome oggi sono in vena di citazioni e luoghi comuni: "Blogger avvisato, mezzo salvato". 😛
Ma in fondo guardate qualche riga più su… Possibile che davvero solo io colga l'infinita poesia dei caratteri cirillici?! Non credo…

Che altro dire? Sì, piano paino sta tornando quella che, qualche anno fa, avevo denominato "la mia logorrea scrittoria", perché mi sono tornati in mente alcuni dei miei primi esercizi di scrittura. Quello che conta è l'abitudine a scrivere. Non importa se non si ha nulla di interessante da dire, si può anche blaterare a caso, ma non bisogna mai fermare le dita, che si muovano su una tastiera o stringano una penna. Così rieccomi qui, a riempire righe di scemenze, ma felice di farlo.

 

Buon giovedì a tutte e tutti!!!
Всем весёлого четверга!!!

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Come in un Horror…

Image Edit © VeRA Marte

 

Una spessa coltre di nuvole grigie ricopre il cielo, offuscando la pallida luce della luna che, filtrando dalle finestre, riesce appena a creare una macabra penombra.

La protagonista ha gli occhi sbarrati, lo stomaco contratto, il piede sul primo gradino, esitante.
Su o giù non è importante: avventurarsi per la scala buia o scappare dai rumori inquietanti che sembrano provenire sia dalla cantina che dalla soffitta?
(Così, giusto per non farsi mancare nulla…)

Ecco, è così che mi sento ogni volta che mi trovo di fronte a una scala.
La differenza è che a spaventarmi non sono i mostri/fantasmi/cadaveri/assassini che potrebbero esserci ad attendermi in fondo alla scala, ma la scala stessa.
Il mio sguardo si muove, come ipnotizzato, dal primo gradino all’ultimo, e viceversa, per almeno 30 secondi buoni; poi inizia la sfida. Per quanto io ne apprezzi l’opera, nell’ultimo periodo Escher è il signore indiscusso dei miei peggiori incubi. Come contorno ci sono visioni alla Doctor House, con proiezioni anatomiche ultra-tecnologiche in 3D che mostrano la dinamica dell’incidente in cui l’ingranaggio debole va a farsi fottere.
Sono esausta, al punto che sempre più spesso le lacrime hanno la meglio, ma non mollo. A snervarmi più di tutto è il fatto che siano proprio le cose che preferirei fare a non riuscirmi affatto, mentre per le incombenze tutto sommato ho imparato a barcamenarmi. Questa cosa mi esaspera a morte.
Mi auguro solo che finisca presto…

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Buonanotte! #2

 

Che stanchessa…

 

Buonanotte a tutte e tutti!!!
Всем спокойной ночи!!!

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Corrispondenza Privata.

 

In questo periodo la mia grafomania si sta sfogando in una piacevole riscoperta: la corrispondenza privata.

Inutile fare l’ennesima filippica su quanto mi sia indispensabile scrivere, quello che sto reimparando a fare è scrivere a qualcuno. Raro che i destinatari di uno scritto siano estranei e, se lo sono, una volta che si inizia a scriversi sono destinati a rimanere tali per poco.
Non conosco modo di porsi davanti a un’altra più invasivo della scrittura. Certo, si può imbrogliare, ma se escludiamo le obbligate comunicazioni burocratiche, che senso avrebbe sprecare del tempo e dell’energia per scrivere a una persona a cui in realtà non abbiamo nulla da dire? E così ecco che, pur cedendo alle comodità della moderna tecnologia, oltre a scrivere ho ripreso ad avere delle corrispondenze.

Non ricordavo più quanto fosse bello scoprire una persona lettera dopo lettera, coglierne nuove sfumature parola dopo parola, immaginarne lo sguardo frase dopo frase, percepirne lo stato d’animo pagina dopo pagina.
Poi c’è l’attesa. Non importa se la cassetta della posta che ormai tutti ci siamo abituati a controllare è quella virtuale. Quando aspetti una risposta ti senti un po’ come una bambina che sa di un bel regalo in arrivo, ma non sa bene quando arriverà: sei ansiosa, curiosa ed emozionata.
E poi, all’improvviso, eccola lì: la risposta. Tenere una mail fra le dita, anche se la stampi, non fa lo stesso effetto della cara vecchia lettera. Niente grafia personale, diversa consistenza della carta, niente colori, niente profumi, ma le parole, quelle sì. E fra le parole una persona, un’anima che ti reputa importante quanto basta da dedicare un po’ del suo tempo, un frammento della sua vita a scriverti, a te.

Oggi, quindi, voglio dire grazie a tutte queste persone: siete speciali!!!

 
 

PS. Ieri era la Festa dei Nonni, e io ho deciso in maniera del tutto arbitraria ed egoriferita che oggi è la Festa dell’AnarcoZia, quindi vi saluto e vado a produrmi in una richiesta ufficiale all’AnarcoSorellina per avere nuove foto della Wonder AnarcoNipotina! ;D
Buona giornata a tutte e tutti!

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Blasfemia Congenita.

 

BLASPHEMOUS RUMOURS

Girl of sixteen, whole life ahead of her
Slashed her wrists
Bored with life, didn’t succeed
Thank the Lord for small mercies

Fighting back the tears, mother reads the note again
Sixteen candles burn in her mind
She takes the blame, it’s always the same
She goes down on her knees and prays

I don’t want to start
Any blasphemous rumors
But I think that God’s
Got a sick sense of humor
And when I die
I expect to find Him laughing

I don’t want to start
Any blasphemous rumors
But I think that God’s
Got a sick sense of humor
And when I die
I expect to find Him laughing

Girl of eighteen fell in love with everything
Found new life in Jesus Christ
Hit by a car ended up
On a life support machine

Summer’s day as she passed away
Birds were singing in the summer sky
Then came the rain and once again
A tear fell from her mother’s eye

I don’t want to start
Any blasphemous rumors
But I think that God’s
Got a sick sense of humor
And when I die
I expect to find Him laughing

I don’t want to start
Any blasphemous rumors
But I think that God’s
Got a sick sense of humor
And when I die
I expect to find Him laughing

[Depeche Mode]

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Flusso di Coscienza. #8

Image Credit © VeRA Marte

 

Nuovo mese e, volente o nolente, nuova vita.

Le gambe non funzionano e le braccia stanno iniziando a fare lo stesso scherzo.
Gli esami sembrano un puzzle da un milione di pezzi: impossibile da rimettere insieme in un quadro di senso compiuto.

Stesso lavoro, forse finalmente con un contratto migliore.
Stesso corso di russo, quest’anno livello avanzato.
Stessi vestiti, perché un po’ alla volta il peso sta diminuendo e l’incombenza di dovermi rifare il guardaroba di due taglie più grande è svanita.
Strsso cibo, ché in fondo i gusti son gusti, solo niente schifezze.
Stessi posti, stesse facce, stessi problemi, stessi sogni, stessa solita routine…

Io però no.
Io non sono più la stessa.

Mi sento sfuocata. Mai come ora il mio corpo mi è stato stretto. Ora che non funziona più. Ora che non mi assiste più nemmeno nelle operazioni più banali, come infilarsi le scarpe o versarsi un bicchier d’acqua. Ora che sento l’anima esplodermi in questa pelle martoriata da inspiegabili sfoghi che, esasperati anche i medici, vengono lasciati a se stessi dopo essere stati attribuiti allo stress.

Ora che, più che mai, sono convinta che la vita faccia schifo, eppure mi rendo conto ogni giorno di più che l’unica cosa che voglio davvero è vivere.
Voglio poter correre con la mia nipotina al parco.
Voglio poter salire tutti i gradini della Cattedrale di Sant’Isacco e godermi Pietroburgo dall’alto.
Voglio trovare il tempo per continuare a camminare nei campi e nei boschi, ché al secondo giorno di grigiume milanese già mi mancano come se non ci andassi da un mese.
Voglio imparare a fare e decorare i biscotti, per poi comprarmi una vagonata di formine, così da sfornare biscotti a tema per ogni occasione per l’AnarcoNipotina.
Voglio imparare a fotografare come si deve: avere buon occhio e/o buon gusto non è sempre sufficiente. Così, prima o poi, mi sentirò autorizzata a una spesa spropositata per una macchina fotografica seria, magari addirittura con qualche aggeggio extra.
Voglio trovare il tempo di truccarmi tutti i giorni. Niente mascheroni, solo perché mi piace e mi rilassa, ma prima credo di dover trovare la paIenza di struccarmi ogni sera.
Voglio farmi una nuotata nella acque dove il mio slavismo vide la luce, a Šilo.

E poi voglio… scrivere, scrivere, scrivere!
Su un monitor, sulla carta, sui muri, sui vetri: s_u_l_l_a p_e_l_l_e .
Inchiostro salato che sgorga dagli occhi, in cui intingere le dita per poi tracciare le urla disperate dell’anima sulle pareti delle nuvole. Sperare di essere presa a bordo dei candidi giganti del cielo per un viaggio verso una meta lontana, dove tutto questo schifo sarà solo un brutto ricordo.

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