24 Giorni.

 

Ricordate quando ero convinta che RICOVERO fosse la seconda parola più brutta del mondo?
È passato poco più di un mese e sono cambiate un sacco di cose.
Ora conosco anche la parola più brutta del mondo, ma non inquinerò questo spazio scrivendola qui, un po’ per privacy e un po’ perché non è il nome ciò che conta.
Quello che importa davvero, quello di cui voglio parlare, sono le lezioni che ho imparato.

24 giorni di ospedale.
576 ore di ospedale.
34.560 minuti di ospedale.
2.073.600 secondi di ospedale.

Chi se l’aspettava?
Un lunedì mattina come tanti ti presenti in un ambulatorio come tanti per una visita, e meno di 12 ore dopo sei su una barella del pronto soccorso, con i documenti per il ricovero in mano e in attesa del trasferimento in reparto.

Il PS, “Pronto Soccorso” per i non addetti ai lavori, è una sorta di girone dell’inferno dimenticato da qualunque divinità e/o entità superiore inventata dall’umanità fino ad oggi, sia per chi ci finisce, sia per chi ci lavora.
Poi, quando la sorte decide di posare su di te il suo sguardo benevolo, ecco che dal nulla si materializzano i portantini e… Pronti, partenza, via verso il reparto!
Dopo quattro giorni in PS, il reparto sembra quasi il paradiso terrestre. Letti enormi tutti tecnologici, un funzionalissimo telecomando con cui controllare le luci e chiamare a rapporto gli infermieri, bagno privato per ogni stanza e, nel mio caso, finestra con vista panoramica sulle montagne.

Non mi sono fatta mancare nulla!
Esami su esami, intervento, farmaci, effetti collaterali e complicazioni.
Diagnosi, sempre senza fare nomi e cognomi: rara patologia muscolare.
Le stime più ottimiste parlano di 5-10 casi su 100.000, le più catastrofiste di 5-10 casi su 1.000.000.
Come dicevo, non ci si fa mancare nulla!

Il “bello” però viene dopo, quando, pur con tutti i riti del caso, ti rispediscono nel mondo reale.
Reale… Per me non esiste più il mondo reale.
I cibi che ero abituata a mangiare non sono più reali.
I farmaci che ero abituata a NON prendere non sono più reali.
I ritmi che scandivano le mie giornate non sono più reali.
Mi hanno scaraventata in una realtà che non mi appartiene, ma che dovrò trovare modo di infilarmi addosso, come un vestito della taglia sbagliata, per di più di pessimo gusto.

Già, perché, per essere coerente, non potevo limitarmi a un episodio: questa cosa me la porterò dietro per anni, forse a vita. Con tutti i suoi contro (davvero troppi) e tutti i suoi pro (davvero troppo pochi).
Alla soglia dei 30 anni, quando mi ero convinta di aver almeno intuito quale volessi che fosse il mio percorso di vita, mi ritrovo a dover buttare tutto come carta straccia , per poi rimettermi a tavolino e ricominciare da capo.

Cosa ho imparato?
Che la vita, se ha deciso di fotterti, lo fa.

Come mi sento?
Spaventata.
Depressa.
Impotente.

Magari domani non avrò la luna storta, e tutto questo mi sembrerà affrontabile. In fondo non sarebbe la prima volta che il mio parere a riguardo si rivolta da sé come il proverbiale calzino, ma stasera va così: in bilico, aggrappata al fatto che almeno, in qualche modo, sono riuscita a scriverne.

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Categorie: Abisso, Blog, Capita anche a me..., Che Schifo!, Dieta, Поток Сознания, Flusso di Coscienza, PseudoNormalità, Sclero, Scrittura, Strano Pianeta, Stream of Consciousness, Vita | Tag: , , , , | 19 commenti

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19 pensieri su “24 Giorni.

  1. mi hai colpito! massimo rispetto e in bocca al lupo per il futuro!!

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  2. Per quanto possa valere, ti abbraccio forte! 🙂

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  3. Lo leggo solo oggi perché ieri ero su Urano. Ma ti mando un abbraccio in differita! 🙂

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  4. firesidechats21

    Abbraccissimo 🙂

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  5. Ho una malattia rara sindrome neuromuscolare familiare, dalla nascita. Non è degenerativa ma è invalidante. Ho quaranta tre anni e ogni tanto assesto qualche vaffanculo alla sorte che ha scelto di farmela ereditare e di farla ereditare ai La Dona figli. I giorni no arrivano, ti sfiancano e poi passano. Quando arrivano abbandonati ad essi perché resistervi fa incazzare ancora di più. Ci sei mancata molto, vedere il fuoco anarchico ardere è come tornare a casa.
    Un abbraccio grande.
    Donatella

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  6. Devi aver avuto un grande coraggio e dovrai averne ancora. Sarà banale ma è proprio vero che ci accorgiamo dell’importanza di “stare bene” solo quando la salute sembra allontanarsi e il corpo inizia a protestare. Anch’io ho avuto qualche problema quest’anno, che sto curando…ora sto bene però si è sempre in un equilibrio precario e la paura a volte ti affossa. Tieniti vicine le persone che ti vogliono bene..un abbraccio!

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    • Quanto hai ragione!
      Ci vorrà un po’, ma troverò il mio nuovo equilibrio e, per quanto precario potrà essere, a quel punto non ci sarà più nulla che potrà fermarmi! 🙂

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  7. Ti sono vicina.
    Ce la farai.
    DOBBIAMO CREDERCI VERA!

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