Menù del Giorno.

 

Ci sono voluti febbre alta e un principio di bronchite perché, di nuovo costretta al riposo in casa, io riuscissi a trovare il tempo per un post.

Il mio menù del giorno prevede:
– 13 pastiglie
– due fialette
– una bustina
– varie e abbondanti spalmate di pomata balsamica

La ripresa non sta affatto andando come mi ero prospettata.
Non sto spaccando il mondo come mi auguravo di fare negli ultimi, (fin troppo) ottimisti post pre-rientro, anzi, ancora una volta è la vita che sta massacrando me.
Che poi, quale vita?
Quella “nuova”, che mi aspettavo più complicata, ma tutto sommato accettabile, si sta rivelando non-vita.
Avevo deciso che il “dovuto” non avrebbe più preso il sopravvento sul “voluto”, e in un certo senso forse sta anche andando così, ma solo perché è cambiato l’attore che recita questo ruolo. Prima il dovuto erano gli obblighi di tutti i comuni mortali, primo su tutti il lavoro, ora il dovuto è quello medico e non è un dovuto che posso declassare sulla scala delle priorità. Così, una volta fatto tutto ciò che la gestione della mia routine farmacologica quotidiana richiede, le mie 24 ore sono finite. L’unica cosa che riesco ancora a fare è leggere un po’ sul treno del ritorno, perché all’andata ne approfitto per recuperare un po’ di sonno.

Ero convinta che tornare in superficie, riemergere dall’abisso che mi stava inghiottendo, mi avrebbe aiutata, invece mi sento come se una sorta di onda anomala mi avesse scaraventata da una piccola baia al riparo dalle correnti, dove però già faticavo a stare a galla, all’oceano aperto, con tutti i rischi e pericoli che questo comporta.
Sveglia alle 5:30 per scaldare i miei vari pasti dietetici preconfezionati e infilarli nei thermos.
Treno pendolari all’ora di punto conciata come se stessi andando in campeggio per una settimana.
Metropolitane inaccessibili per chi ha un equilibrio precario e la necessità di riuscire a incamerare aria che non provenga dagli scarti respiratori di centinaia di estranei.
Scale mobili che erano “in riparazione” da mesi già prima del mio ricovero. Non so se nel frattempo siano tornate in attività per poi arrendersi di nuovo, sta di fatto che non funzionano, e che a quelle che io ricordavo se ne sono aggiunte altre.
Persone che scorrazzano senza guardare dove vanno, schiantando i loro trolley contro Miss Gamba che, fra l’altro, è reduce da nuove mirabolanti disavventure di cui non ho avuto tempo per raccontare.
L’ufficio che continua a essere il malsano cantiere di sempre, continuando ad alimentare il dubbio che proprio qualche schifezza respirata lì dentro possa essere fra i principali candidati a fattore scatenante che ha risvegliato l’AnarcoPatia.
L’assoluta incapacità, con rincaro di mancanza di voglia, di correre. Il segnale che la vita mi ha inviato riguardo al fatto che dovessi rallentare è stato fin troppo eloquente, quindi ora mi guardo bene dal forzare troppo i ritmi, in qualunque cosa io mi trovi ad affrontare.
Il ritorno a casa, di sicuro meno caotico dell’andata, durante il quale riesco a concedermi ben 45 minuti per me, per leggere, scrivere, pensare o fare qualunque altra cosa sia fattibile in treno.
Una volta a casa ci sono tutti i thermos da lavare, ché quei materiali lì non vanno in lavastoviglie e, appena è tutto pulito, si prepara tutto da capo per il giorno dopo.
Ri-allestito il circo culinario per il dì seguente, è già ora di cena. Mangio, se così si può dire, e mentre aspetto l’orario dell’ultima pastiglia rifornisco il portapillole, controllo la batteria del lettore mp3 e preparo i vestiti puliti, dopo di che collasso, nel migliore dei casi sulla poltrona, che a volte almeno ci provo a stare sveglia un po’ di più se c’è un film che mi interessa, se no direttamente a letto.
In tutto ciò, per mero amor di cronaca, ancora non ho ripreso a guidare, quindi continuo a dover dipendere dagli altri per qualunque spostamento superi le mie, ancora ridotte, autonomie pedonali.

Non male, vero?!
Vorrei proprio scambiare due chiacchiere con chi sosteneva, e continua a sostenere che, pastiglie a parte, la mia vita sarebbe tornata tale e quale a prima. Vorrei proprio raccontare a queste care persone quanto poco sia rimasto della mia vita, quanto più frustrante sia già riuscita a rivelarsi questa nuova variante, nonostante conti appena poche settimane di vita contro i 29 anni di quella che mi sono dovuta lasciare alle spalle.
Vorrei sapere da loro dove sta la normalità nel non potermi bere un cappuccio con brioche a colazione o nel non potermi ordinare una pizza con una birra media il sabato sera. Vorrei sapere dove sta la normalità nel non poter schiodare gli occhi dall’orologio nemmeno nel fine settimana e nell’avere il proprio tempo scandito e vincolato dai farmaci. Vorrei sapere dove sta la normalità nel terrore di prendere un banale raffreddore di stagione, dato dal sapere che mi ci vorrà come minimo il doppio del tempo a guarire perché i farmaci che già prendo mi annientano il sistema immunitario. Vorrei sapere dove sta la normalità nel dover passare due giorni al mese in ambulatori vari per “monitorare” l’AnarcoPatia. Vorrei sapere dove sta la normalità nell’avere (quasi) 30 e sentirmi sempre addosso la stanchezza di un’ottantenne, per di più acciaccata. Vorrei sapere dove la normalità nel non poter fare, tuttora, la riabilitazione post intervento e quindi nell’avere una gamba che fa quel che vuole, facendomi deambulare come se fossi rimasta storpia. Nulla contro chi, purtroppo, lo è, anzi, avete tutta la mia comprensione, ma il mio malanno è già un altro, se riuscissi a evitare almeno gli extra evitabili non è che mi dispiacerebbe. Vorrei sapere dove sta la normalità nello stare a guardare una tabella di marcia dietetico-farmacologica che si divora il mio tempo, non lasciandomene neanche uno scampolo per dedicarmi alle poche cose che davvero hanno ancora il potere di farmi sorridere. Vorrei sapere dove sta la normalità nell’avere in corpo talmente tante schifezze chimiche da non avere più alcun controllo nemmeno sulle emozioni e sull’umore.
E queste sono solo alcune delle circostanze in cui non riesco più a vederla, la normalità, alcune delle più stupide e banali, perché pensare a quelle serie fa troppo male.

La verità è che questa nuova “vita” fa schifo.
La verità è che, pur continuando a non voler fare la vittima, la differenza fra essere malati e non esserlo c’è eccome, altro che patologie “modulabili” con farmaci che le rendono “assolutamente gestibili”.
Balle! Un’enorme, infinita camionata di balle!
Ancor di più quando è il tuo stesso corpo a rivoltartisi contro, a costringerti a bombardarlo per evitare che ti/si faccia altro male, che ti/si autodistrugga.
È devastante: questa è la verità.

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Categorie: Abisso, Blog, Che Schifo!, Dieta, Поток Сознания, Чернила, Flusso di Coscienza, Inchiostro, Ink, PseudoNormalità, Sclero, Scrittura, Strano Pianeta, Stream of Consciousness, Vita, Vita da Pendolare | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 10 commenti

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10 pensieri su “Menù del Giorno.

  1. Ok, da qui si misura la tua forza. 😀

    Chi ti ammazza?!?!?

    La tua dieta è solo per perdere peso?

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    • Eh, caro Vuc’s, magari…
      La dieta è per non lasciarci la pelle con tutti i farmaci che prendo.
      Per di più, essendo la stramaledetta AnarcoPatia una malattia muscolare, non posso fare movimento, almeno non più del minimo indispensabile per il trantran quotidiano. Pensa che non mi hanno fatto fare nemmeno la riabilitazione post intervento, e infatti mi sento storpia, perché la gamba ha ripreso in qualche modo, con un sacco di movimenti sbagliati.
      Di peso ne ho perso perfino di più di quanto aspirassi a perderne, soprattutto se consideri che l’ho perso solo con l’alimentazione, e ne sto ancora perdendo, ma così ho solo la frustrazione della privazione, senza lo sgravio nervoso dell’attività fisica: un vero massacro.
      Credimi: per quanto una ce la metta tutta, tutto questo fa davvero schifo…! 😦

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      • Si hai ragione… Dove potresti trovare la forza per andare avanti!?!? O comunque, per cercare di sorridere anche nei momenti peggiori? Per dare alleggerire il loro peso?

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        • Lo so, hai ragione…
          È solo che si combatte per un obiettivo, e a volte sapere che dovrò combattere a oltranza, senza mai raggiungere la meta, è davvero frustrante.
          Mi do da fare, seguo tutte le istruzioni che mi hanno dato, rispetto la dieta, tento di riadattare al meglio la mia vita, di trarre delle lezioni da tutto questo, di reinventarmi in progetti che siano più consoni alla nuova me… Poi delle mattine a casaccio mi sveglio e collasso, così, senza motivo, e in quelle mattine è davvero difficile non chiedersi a cosa serva tanto sbattimento, in quelle mattine è impossibile non chiedersi perché…
          Poi non mollo, ma sarei una gran bugiarda se dicessi che riesco sempre a tenere testa allo sconforto e allo scoraggiamento, e da qualche parte devo sfogarli, così ecco sbucare post come questo. Tutto qui.

          Ma prima o poi me lo danno il permesso per una birra, e magari me lo potrò giocare al prossimo blog-raduno!!! 😉

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  2. Dove sei?
    …soprattutto come stai?
    chiedo venia ti ho trascurato un pò….
    fammi sapere eh…

    nel frattempo ti saluto
    e ti sorrido
    ciao
    .marta

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  3. Vera!
    😦

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  4. TORNA TORNA TORNA

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  5. Dove sei?…ma soprattutto come stai?
    Che ansiaaaaa…..ufffffi

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