Archivi del mese: aprile 2015

Questióne d’Accènto. #9

ударение-accento

Image Credit © VeRA Marte

 

Come sempre, il tempo e l’energia scarseggiano, quindi per questa volta non vi annoierò con lunghi elenchi di vocali toniche, aperte e chiuse.

In occasione della 19ª Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, vorrei approfittarne per mostrarvi i tre manuali che mi accompagnano nelle mie “Questióni d’Accènto”.

L’avventura è iniziata con:

  • Manuale di Dizione e Pronuncia
    di Ughetta Lanari
    Edito da Giunti Demetra

Visto in libreria e acquiatato online. Considerati i 2 CD inclusi, non posso negare che il prezzo più che abbordabile sia stato un fattore determinante nella scelta.
Per mia fortuna, si è rivelato un libricino ottimo da cui iniziare. Chiaro, semplice, lineare e piuttosto completo. Anche i CD mi piacciono: pochi fronzoli e un sacco di materiale utile.

  • Manuale Professionale di Dizione e Pronuncia
    di Giancarlo Carboni con Patrizia Sorianello
    Edito da Hoepli

Cercato e acquistato online. Un solo CD, un po’ più costoso, ma alla fine la mia fedeltà alle grammatiche delle varie lingue straniere ha avuto la meglio. Ero sicura a priori che fosse un buon manuale e, almeno finora, ho trovato conferma alle mie previsioni.

  • La Parola che Conquista
    di Anna Maria Romagnoli
    Edito da Mursia

Citato in una delle recensioni online riferite al manuale della Hoepli, mi ha incuriosito da subito. Probabilmente uno dei primi manuali stampati per i “profani” di questa disciplina, ma la mia personalissima opinione è che sia un po’ datato e meno efficace degli altri due. Piccola chicca da apprezzare, l’approfondimento sulle varianti di pronuncia regionali: non indispensabile, ma di sicuro curioso e divertente.

Magari nessuno prenderà mai in considerazione nemmeno l’ipotesi di procurarsi uno di questi libri, ma rimango dell’idea che parlarvene, e soprattutto farlo oggi, potesse essere un pensiero carino, perché un libro è una delle massime espressioni del tanto semplice quanto meraviglioso strumento che è la lingua.

Alla prossima Questióne d’Accènto!

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Flusso di Coscienza. #12

In questo periodo è così difficile scrivere.

Mentre Google mi ricorda che oggi è la Giornata della Terra, io constato come il centro di Milano puzzi sempre di più.
Mi sono sempre chiesta se i milanesi se ne rendano conto o se se ne accorgano solo le migliaia di pendolari che ogni giorno arrivano da paesini più o meno dispersi per la regione, dove l’aria non sarà pulitissima, ma di sicuro è più respirabile.

Vedo sbucare come funghi i controlli in uscita dalla metropolitana e non ne comprendo l’utilità, dato che in entrata nessuno si preoccupa di verificare che tu non sia carico di dinamite da seminare qua e là nelle varie gallerie e stazioni.

Non parliamo poi delle grandi manovre in vista dell’imminente inaugurazione di Expo.
Mi sono presa dell’anticonformista per partito preso, ma continuo a sentirmi presa in giro (per essere fine) dal fatto che che lavori e migliorie varie siano state messe in atto per salvarsi la faccia con gli stranieri, mentre, fosse stato solo per i cittadini con le cui tasse tutto ciò è stato finanziato, saremmo ancora immersi nel nostro brodo fino al collo, nell’arduo tentativo di non andare a fondo.

In questo periodo è così difficile scrivere.

Mentre le mie coetanee, nonostante la situazione economica e sociale, si danno da fare, inseguendo l’aspirazione a una vita dignitosa, io gioisco per un palloncino regalatomi dall’AnarcoSocio durante un “blitz frittella” al luna park. Splendido, di quelli gonfiati a elio: so che esiste una semplicissima spiegazione scientifica, ma io ho sempre percepito un po’ di magia in quel loro ostinato tentare di volare via, lontano dalle costrizioni, oltre tutti i confini, oltre le nuvole.

In questo periodo è così difficile scrivere.

Pianifico lo studio, cosa che non avevo mai avuto bisogno di fare, per poi trovarmi costretta a dover ammettere a me stessa che, studiando il doppio, rendo la metà.

In questo periodo è così difficile scrivere.

Osservo le pagine bianche rimanere tali e non mi capacito di come questo sia possibile.
I pensieri accelerano, ma le dita restano immobili.

In questo periodo è così difficile scrivere.

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Whiplash

 

La domanda, semplice ma per niente banale:
Da quanto tempo non scrivo solo per il piacere o la necessistà di farlo?
La risposta, implacabile:
Troppo.

Questa lapidaria conversazione con me stessa era lì, latente, appena sotto la superficie, ormai da mesi.

Lo scossone che l’ha fatta emergere è arrivato con la proposta dell’AnarcoSocio, affatto insolita, di andare a vedere un film sul mondo della musica nel cinemino d’essai di cui è da sempre un assiduo frequentatore.

Così ho scoperto Whiplash.
Arrivato in Italia con un ritardo spaventoso, circa due anni, è però piombato nella mia vita al momento giusto.

L’AnarcoPatia non è l’unica robaccia che mi assilla, soffro anche di nostalgia.
Lo sguardo interiore è ormai incantato, fisso su quella me stessa che aveva sempre carta e penna in mano. Mi capita spesso di chiedermi che fine abbia fatto quella stramba grafomane, compulsiva, a tratti psicotica, ma che faticava molto meno a sentirsi se stessa.
Ricordo la foga spontanea, quasi adolescenziale, con cui sfogavo il bisogno di scrivere che, a suo piacimento, aveva sempre la meglio su qualunque altra cosa della mia vita.
Ricordo pagine, reali e virtuali, strabordanti di parole incontenibili, inarrestabili.
Ricordo la sensazione di estenuante leggerezza quando le dita, esauste, mollavano la presa sulla penna o sulla tastiera.
Ricordo frasi ripetute in maniera ossessiva, per dare consistenza ai pensieri che opprimevano la mente; riempivano fogli che morivano fra le fiamme, con l’intenzione di liberarmi dei fantasmi che vi avevo riversato dentro.

Un’accozzaglia confusa di ricordi, ammassati in quell’angolo di cervello dove sbocciava l’ispirazione e fiorivano le idee, incagliati fra le traballanti giustificazioni che negli ultimi mesi mi sono rifilata da sola ogni volta che, dopo aver guardato a lungo la penna, l’ho lasciata dov’era.

Fra tanti ricordi, stracolmi di frustrazione, Whiplash ne ha riportato a galla uno che avevo sepolto ancora più in profondità, forse perché molto più affilato e pericoloso degli altri: la determinazione.
Quell’alienazione assoluta che mi proteggeva dall’imperturbabile e disumana intransigenza della realtà quotidiana.
Quella volontà incrollabile a perseverare, a non arrendermi mai.
Quell’amore incondizionato per le parole che, lettera dopo lettera, dipingevano sulla pagina bianca la me stessa più autentica.

Non credo a chi dice che sognare non costa nulla.
Sono convinta che esista una differenza sottile ma sostanziale fra una fantasia, galvanizzante e del tutto gratuita, e un’aspirazione, che invece richiede impegno e dedizione.
Tutti siamo consapevoli di quali dei nostri sogni rientrino nella prima categoria e quali nella seconda. I sogni, quelli realizzabili, sono buchi neri che inghiottono il tuo tempo, le tue energie, la tua intera vita e, alla fine, vieni inghiottita anche tu, ma quando vieni catapultata dall’altro lato del vortice, il sogno è lì, fra le tue mani.
Il caos è stato tale che non ti sei nemmeno resa conto di come ci sia arrivato, ma quello è il momento in cui capisci che tutti i tuoi sforzi e i tuoi sacrifici non sono stati vani: quello è il momento in cui, dopo tanta fatica, ti senti viva.

E allora, aspettando che Whiplash arrivi in DVD, l’obiettivo è riprendere in mano la mia vita e le mie passioni. Concentrarmi sull’esame di russo, che in questo momento è la priorità più urgente, e poi riorganizzare me stessa in modo da non permettere mai più alle circostanze di prendere il sopravvento.

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Questióne d’Accènto. #8

ударение-accento

Uno dei dolci sfornati con le mie manine per il mio compleanno.
Image Credit © VeRA Marte

 

Giusto per restare in tema, perché non usare una bella espressione colloquiale e dire che sì, la settimana scorsa ho “bigiato”.
Il punto è che non sono stata impegnata solo con le abbuffate pasquali, ma anche con quelle di compleanno: ebbene sì, sono invecchiata, e si sa, con la vecchiaia si fa più fatica a mantenere il ritmo. Ihihih!!!
Per farmi perdonare, questa settimana ho scelto di rendere omaggio alla passione che mi ha ispirato questa rubrica: la linguistica.
Disciplina in realta molto più complessa e articolata di quanto si pensi, proprio perché trattata in modo sbrigativo e superficiale, fatta eccezione per le facoltà universitarie dedicate.
Per evitare di annoiarvi con paroloni che, con ogni probabilità, non avrete mai occasione di utilizzare nella quotidianità, mi sono limitata a “pescare” dalla terminologia usata per insegnare ai pargoli del Bel Paese le basi della loro lingua madre, attraverso l’analisi logica e grammaticale.
In effetti qualche sospetto mi sarebbe dovuto venire già ai tempi delle scuole medie e superiori, quando la noia mortale dei miei compagni nell’analizzare parole e frasi mi risultava davvero incomprensibile…

Cominciamo!

Artìcolo
Astràtto
Avvèrbio → e aperta
Compleménto → e chiusa
Comùne
Concrèto → e aperta
Condizionàle
Congiuntìvo
Congiunzióne → o chiusa
Coniugazióne → o chiusa
Coordinàta
Determinatìvo
Futùro
Grammàtica
Imperatìvo
Imperfètto → e aperta
Indeterminatìvo
Indicatìvo
Interrogatìvo
Mòdo → o aperta
Nóme → o chiusa
Ortografìa
Passàto
Perìodo
Personàle
Predicàto
Preposizióne → o chiusa
Presènte → e aperta
Principàle
Pronóme → o chiusa
Proposizióne → o chiusa
Pròprio →o aperta
Pròssimo → o aperta
Relatìvo
Remòto → o aperta
Sintàssi
Soggètto → e aperta
Sostantìvo
Subordinàta
Tèmpo → e aperta
Vèrbo → e aperta

Al prossimo giovedì!

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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