Archivi del giorno: 2 settembre 2015

Le Due Parti.

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C’era una volta un contadino, che morì lasciando due figli. Ai fratelli venne in mente di sposarsi: il maggiore si prese una povera, il minore una ricca; e vivono insieme, senza fare divisioni. Ma le donne iniziarono a litigare tra loro, a bisticciare; una dice: «Io ho sposato il fratello maggiore; la parte migliore deve essere mia!». E l’altra: «No, mia! Io sono più ricca di te!». I fratelli osservarono, osservarono, e si resero conto che le mogli non andavano d’accordo, divisero l’eredità del padre in parti uguali e si separarono. Al fratello maggiore ogni anno nasce un figlio, e l’azienda va di male in peggio; al punto tale che andò in completa rovina. Quando c’era da mangiare e c’erano soldi, guardando i figli si rallegrava, ma quando divenne povero non era più contento di loro. Andò dal fratello minore: «Aiutami, ora che sono in difficoltà!». Quello rifiutò recisamente: «Vivi come puoi! Anch’io ho dei figli da crescere».
Dopo un po’ di tempo di nuovo il povero andò dal ricco: «Prestami» chiede «almeno per un giorno i cavalli; non so come arare!». «Vai nel campo e prendili per un giorno; ma bada di non sfinirli!» Il povero andò nel campo e vede che degli uomini, con i cavalli del fratello, stanno arando la terra. «Ehi voi!» iniziò a gridare. «Ditemi, chi siete?» «Ma che razza di domanda è?» «È perché questi cavalli sono di mio fratello!» «Ma non vedi forse» rispose uno di coloro che aravano «che io sono il Successo di tuo fratello? Lui beve, si diverte, non si preoccupa di niente, mentre noi lavoriamo al posto suo». «E dove si è andato a cacciare il mio di Successo?» «Il tuo Successo è lì che se ne sta steso sotto un cespuglio con una camicia rossa, non fa niente né di giorno, né di notte, dorme solamente!» “Bene” pensa il contadino “ora ti vengo a pescare io.”
Andò, si fece un grosso bastone, si avvicinò quatto quatto al suo Successo e lo colpì su un fianco con tutta la forza che aveva. Il Successo si svegliò e chiede: «Perché mi colpisci?». «E questo non è ancora niente! Le brave persone arano la terra, mentre tu dormi come un ghiro!» «Vorresti forse che io arassi al posto tuo? Toglitelo dalla testa!» «Cosa? Continuerai a startene steso sotto il cespuglio? Ma così mi toccherà morire di fame!» «Be’, se vuoi che ti dia aiuto, allora lascia stare di fare il contadino e datti al commercio. Io non sono abituato al vostro lavoro, ma di affari me ne intendo». «Datti al commercio!… Se ne avessi modo! Non ho niente da mangiare, niente da commerciare». «Almeno prendi il vestito vecchio di tua moglie e vendilo; con i soldi comprane uno nuovo e vendilo! E allora ti aiuterò; non ti lascerò nemmeno per un attimo!» «Bene!»
Il giorno dopo dice il poveretto alla moglie: «Allora, donna, preparati, andiamo in città». «Perché?» «Voglio iscrivermi nelle liste dei commercianti, mi darò al commercio». «Ma che, sei diventato matto? Non abbiamo di che nutrire i nostri figli, e lui si mette in testa di andare in città!» «Non sono affari tuoi! Prendi tutto quello che possediamo, riunisci i bambini e andiamo». Allora si prepararono. Pregarono Dio, iniziarono a chiudere ben bene la loro casetta e sentirono che nell’izbà qualcuno piangeva amaramente. Il padrone chiede: «Chi è che piange?». «Sono io, la Disgrazia!» «E perché piangi?» «E come non piangere? Tu te ne vai e mi abbandoni qui». «No, cara! Ti porterò con me, non ti abbandonerò qui. Ehi, moglie mia!» dice. «Butta fuori dal baule il nostro bagaglio». La moglie vuotò il baule. «Allora, Disgrazia, entra nel baule!» La Disgrazia ci entrò; quello la chiuse dentro con tre lucchetti, sotterrò il baule e dice: «Vai in malora, maledetta! Che non si senta più parlare di te!».
Arriva il poveretto con la moglie e i figli in città; affittò un appartamento e si siede al commercio: prese il vestito vecchio della moglie, lo portò al mercato e lo vendette per un rublo; con quei soldi comprò un nuovo vestito e lo vendette per due rubli. E con questo felice sistema di commercio, per ogni cosa ottenere il doppio del prezzo pagato, si arricchì in breve tempo e si iscrisse nella lista dei commercianti. Lo venne a sapere il fratello minore, va da lui in visita e chiede: «Dimmi, per favore, come mai ti sei fatto furbo e dal niente sei diventato ricco?». «È semplice» risponde il mercante «ho chiuso la mia Disgrazia in un baule e l’ho sotterrata». «Dove?» «In campagna, nel vecchio cortile». Il fratello minore a momenti piange dal dispetto; andò subito in campagna, dissotterrò il baule e fece uscire la Disgrazia. «Va’» dice «da mio fratello, rovinalo fino all’ultimo soldo». «No!» risponde la Disgrazia. «Preferisco restare da te, invece di andare da lui; tu sei buono, tu mi hai liberato! Mentre quel lestofante mi ha messa sottoterra!» Dopo poco tempo andò in rovina il fratello invidioso e da ricco contadino divenne un poveretto.

 

♦ “Masha e l’Orso e altre fiabe popolari russe”,
Raccolte da A. N. Afanas’ev

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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