Archivi del giorno: 9 settembre 2015

La Cassetta Magica.

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Un vecchio e una vecchia avevano un unico figlio già grande; il vecchio non sa cosa insegnare al figlio, e decise di affidarlo come apprendista a un maestro, che gli insegnasse a fare un po’ tutto. Andò in città, si accordò col maestro che il figlio avrebbe studiato da lui tre anni, e in quei tre anni sarebbe andato a casa solo una volta. Accompagnò il figlio. Passa un anno, ne passa un altro; il ragazzo imparò presto a fare cose preziose, superò in bravura lo stesso maestro. Una volta fece un orologio da cinquecento rubli e lo mandò al padre. «Che lo venda» dice «e rimedi alla sua povertà!» Venderlo il padre! Non può staccare gli occhi da quell’orologio, perché lo ha fatto il figlio. Arriva il momento in cui deve incontrare i genitori. Il padrone era uno stregone, e dice: «Va’, hai a disposizione tre ore e tre minuti; se per allora non sarai tornato, morirai!». Quello pensa: “E come farò in tempo a percorrere le tante verste che mi dividono da mio padre?”. Il maestro risponde: «Prendi quella carrozza; appena ti ci sarai seduto, chiudi gli occhi».
Il nostro ragazzo fece proprio così; chiuse gli occhi, poi li riaprì ed era già a casa dal padre; scese, entra nell’izbà, non c’è nessuno. Infatti il padre e la madre avevano visto che una carrozza si avvicinava a casa loro, si erano spaventati e si erano nascosti nel ripostiglio; a fatica riuscì a tirarli fuori di lì. Iniziarono a farsi un sacco di feste; era un pezzo che non vedevano piangere la madre. Il figlio aveva portato loro dei regali. Il tempo di farsi festa e di parlare un po’ e le tre ore erano già volate via, rimanevano solo i tre minuti, uno, due, ora solo un minuto! Il maligno sussurra al ragazzo: «Va’, in fretta: bada che il padrone ti…!». Il ragazzo fu diligente, salutò e andò; subito si ritrovò accanto alla casa, entrò nell’izbà e il padrone, forza impura, lo tormenta per il ritardo. Il ragazzo si era del tutto disabituato a essere ardito col padrone, gli cadde ai piedi: «Perdonami, ho tardato, ma non lo farò mai più!». Il padrone gli fece solo una ramanzina e lo perdonòveramente.
Il nostro ragazzo continua la sua vita di sempre; sapeva fare ogni cosa meglio di tutti. Il padrone pensa che, se il ragazzo se ne va, gli toglierà tutto il lavoro — è diventato meglio del maestro! — e gli dice: «Lavorante! Va’ el reame sotterraneo, portami di lì la cassetta che sta sul trono dello zar». Fecero lunghe corregge, cucirono una cinghia all’altra e a ogni cintura attaccarono un campanellino. Il padrone iniziò a calarlo in un burrone e ordinò: se trovi la cassetta, scuoti immediatamente la cinghia; quando i campanellini suoneranno, il padrone sentirà. Il ragazzo scese sottoterra, vede una casa, ci entra; un uomo e venti contadini stavano lì in piedi, si inchinarono e dissero come un sol uomo: «Salve, principe Ivan!». Il ragazzo si stupì: che onore! Entra in un’altra camera: era piena di donne; anche quelle si alzarono, si inchinarono e dicono: «Salve, principe Ivan!». Questa gente era stata tutta mandata giù dal maestro. Entrò il ragazzo in una terza camera: vede il trono e sul trono la cassetta; prese la cassetta, uscì e portò tutta quella gente con sé.
Arrivarono alla cinghia, la scossero, ci attaccarono un uomo e il padrone tirò su; il ragazzo voleva legarsi per ultimo e portare la cassetta. Il padrone tirò su una metà di loro; a un tratto lo venne a chiamare un lavorante, doveva tornare in fretta a casa perché era successa una disgrazia. Il padrone andò, ordinò di tirare su tutti da sottoterra, ma di lasciarci il figlio del contadino. Be’, tirarono su tutti con la cinghia e lasciarono il ragazzo. Quello, cammina cammina per il reame sotterraneo, per caso scosse la cassetta: improvvisamente ne uscirono dodici giovanotti; dicono: «Cosa ordinate, principe Ivan?». «Riportatemi subito su!» I giovanotti all’istante lo afferrarono e lo tirarono fuori. Lui non andò dal suo padrone, ma andò direttamente dal padre. Nel frattempo il padrone si accorse di non avere la cassetta, corse al burrone, tirò e tirò la cinghia, ma il suo lavorante non c’era più! Pensa il maestro: “Evidentemente se ne è andato da qualche parte! Bisogna mandare qualcuno a cercarlo”.
Intanto il figlio del contadino era arrivato dal padre, aveva scelto un posto importante, aveva passato con un lancio la cassetta da una mano all’altra: improvvisamente erano apparsi ventiquattro giovanotti: «Cosa ordinate, principe Ivan?». «Andate, costruite in quel luogo un reame, ma che sia il più bello di tutti i reami». In quel momento apparve un reame! Il nostro ragazzo ci si trasferì, si sposò e iniziò a vivere felice. Nel suo reame c’era un giovanottone scialbo, la cui madre andava sempre dal principe Ivan a chiedere l’elemosina. Il figlio le ordina: «Mammina! Ruba al nostro zar la cassetta». Il principe Ivan non era a casa; sua moglie fece l’elemosina alla vecchia, e se ne andò. La vecchia afferrò la cassetta, la mise in un sacco e corse dal figlio. Quello scosse la cassetta: ne uscirono i soliti giovanotti. Ordina loro di gettare il principe Ivan in una fossa profonda, dove gettavano solo il bestiame morto, e di far diventare la moglie e i genitori chi lacchè e chi un’altra cosa; lui stesso poi sarebbe diventato zar.
Ecco che il figlio del contadino sta nella fossa un giorno, un secondo e un terzo… Come uscirne? Vede un grosso uccello che trascina una carcassa; una volta avevano gettato nella fossa un animale morto, lui prese e ci si legò; l’uccello volò, afferrò l’animale e lo portò fuori, si posò su un pino, e il principe Ivan penzola lì, non può slegarsi. Da non si sa dove sbucò un cacciatore, prese la mira e sparò: l’uccello si alzò in volo e volò, la vacca dalle zampe lasciò; la vacca cadde insieme al principe Ivan, che si slegò, si mise in cammino e pensa: come tornare nel mio reame? Guardò in tasca: c’è la chiave della cassetta; la scosse e all’improvviso saltarono fuori due giovanotti: «Cosa ordinate, principe Ivan?». «Ecco, fratellini, sono in difficoltà!» «Lo sappiamo; sei anche fortunato che noi due siamo rimasti insieme alla chiave!» «Non potete, fratellini, portarmi la cassetta?» Il principe Ivan non fece in tempo a parlare che i due giovanotti avevano già portato la cassetta! Allora si rianimò, ordinò di giustiziare la vecchia mendicante e suo figlio, e ritornò a essere zar.

 

♦ “Masha e l’Orso e altre fiabe popolari russe”,
Raccolte da A. N. Afanas’ev

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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