Pura e Nobile.

аутоиммунитет-autoimmunità

 

Mi sento in trappola.
Non importa su quale strada io mi incammini, mi ritrovo sempre in un vicolo cieco.
Sempre lo stesso.

Ci sono diverse teorie secondo cui i disturbi fisici, più o meno gravi, che capitano a ognuno di noi, altro non sono che riflessi di quello che ci tormenta a livello emotivo. Più profondo e divorante è il problema, più grave rischia di essere la manifestazione fisica.
Non so se sia vero.
A volte mi dico che sono solo una marea di stronzate, altre invece mi convinco a crederci perché, se davvero fosse così, un bravo terapeuta sarebbe l’elisir di perfetta salute.
Quello a cui preferisco non pensare, considerata l’AnarcoPatia, è quanto enormi e radicati in profondità debbano essere spettri capaci di dare origine a una cosa simile.

Vado avanti per inerzia.
La verità è che non mi frega più niente di niente e che sembra esserci un meccanismo perverso pronto a estinguere sul nascere qualunque scintilla di entusiasmo osi avventurarsi allo scoperto, fuori dalla torbida coltre di calma apparente in cui ho lasciato che si trasformasse la mia vita, non per quieto vivere, ma per imperante apatia.

In questo periodo non c’è una canzone che mi esalti, un libro che muoia dalla voglia di leggere, una ricetta che non veda l’ora di sperimentare, una regola della grammatica russa che mi istighi a volerne sapere di più, un posto in cui non possa fare a meno di andare, e potrei continuare a oltranza…

Incastrata.
Ecco come mi sento.
Come una pillola che si blocca fra la bocca e lo stomaco: fastidiosa e del tutto inutile.

Dopo aver ridimensionato i sogni a più modesti obiettivi da comune mortale, ora sono alle prese con la tappa successiva, quella in cui ci si chiede quale sia la strategia più indolore per sopravvivere al fallimento.
Non sopravvivere a UN fallimento, ma AL fallimento: completo, su tutta la linea.

C’è stata una fase, dopo le dimissioni dall’ospedale, in cui pensavo che il dolore fisico imposto da altri, contro la mia volontà, avesse invigliacchito il mio lato autolesionista. Non c’era più quell’urlo interiore insopportabile che mi esasperava ordinandomi di ferirmi finché non cedevo per sfinimento. La paura suscitata dal ricordo del ricovero annientava del tutto il coraggio che per mesi, anni, era stato il mio più fedele compagno, quello di farmi male da sola, per avere conferma di essere viva. Così ho mandato all’aria la dieta, ho smesso di curare i tagli e gli sfoghi sulla pelle, ho lasciato che malattia ed effetti collaterali della terapia facessero i loro comodi, senza opporre alcuna resistenza: passività e incuria come subdole, codarde forme sostitutive di autoviolenza.

Poi un lampo, ridottosi quasi subito a una piccola lucciola solitaria e sperduta nell’oscurità più fitta.
Una sola parola: AUTOIMMUNE.
Esiste forse un’espressione più pura e nobile di autolesionismo?
Il sistema immunitario diserta, attaccando con ferocia ciò che dovrebbe difendere con stoica determinazione.
Il corpo calpesta tutto, emozioni e razionalità, e si ripudia, si autodistrugge.

Tutto questo è successo in assoluto silenzio, nemmeno un flebile respiro a incrinare l’assoluta immobilità in cui ho cristallizzato l’anima.
La famigerata maschera ben salda sul viso, per scongiurare il rischio che l’altrui morbosa curiosità scalfisca la liscia e perfetta superficie di impermeabile insensibilità in cui mi sono segregata.

Mi sta bene tutto e il contrario di tutto, perché in realtà nulla fa più la differenza fra buono e cattivo.

Ho rinchiuso il cuore e la mente.
Ho buttato la chiave.
Non avevo previsto che sarebbero riusciti a portarsi nelle loro celle anche l’inchiostro, da sempre unica freccia al mio arco, unica arma con cui combattere i mostri dell’inadeguatezza.

Mi sono rifugiata in un rassicurante limbo di gesti compulsivi e rituali ossessivi di cui solo io conosco il significato e l’immenso potere anestetizzante.

Non provare più niente.
Questo è l’obiettivo.
Mirare senza alcuna esitazione all’egoistica meta dell’autoconservazione, imparando la crudele e spietata arte dell’impassibilità assoluta.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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5 pensieri su “Pura e Nobile.

  1. L’ha ribloggato su squarcidisilenzioe ha commentato:
    Cosa accade quando la malattia si impossessa di noi? Cosa succede dentro? Quali forze possiamo mettere in atto per non soccombere? C’è molto da imparare dal post di Fuochianarchici, molto da capire.
    Chiara

    Piace a 1 persona

  2. Soffro leggendo queste parole, perché per certi aspetti le comprendo molto bene.
    Potrei dirti di essere forte e blablablabla, ma sono parole al vento.
    Ti dico solo: resta aggrappata a qualcosa. Anche queste sono parole quasi gettate al vento, perché io stessa in passato ho mollato la presa su tutto e mi sono ritrovata a fluttuare. Però non dimenticare, non lasciare che il nulla in cui nuoti sia la nuova definizione di te, ricorda sempre e comunque quali erano le cose che ti definivano e che ti scuotevano l’anima… Arriverà il momento in cui galleggiare sarà così nauseante che deciderai che è arrivato il momento di tornare per terra. E proprio lì ritroverai tutte quelle cose che credevi di aver perso per sempre.

    Piace a 1 persona

    • Da qualche parte nella mia testa, in un angolo in ombra e un po’ nascosto per proteggersi dai brutti pensieri, so che hai ragione.
      La difficoltà è riuscire a crederci davvero, o forse, ancora di più, trovare la forza per crederci. Ancora una volta. Anche dopo l’ennesima caduta.
      Riprendendo un discorso che facciamo spesso, anche se lo portiamo avanti in modo parecchio frammentato, non sono granché entusiasta del fatto che le parole siano tornate in un momento come questo, ma cerco di concentrarmi sul fatto che almeno sono tornate. Mi auguro solo che questa volta l’abbiano fatto per restare, fosse anche solo per un po’, giusto quel tanto che basta per tirare il fiato e scongiurare il rischio di implodere…

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  3. quello che hai scritto è di una chiarezza cruda, da psicologa ti dico che hai descritto ciò che provi meglio di quanto farebbe un trattato di psicologia…hai talento, e viene fuori anche quando la tua ispirazione viene da una subdola malattia

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    • Wow! 😀
      E pensare che ho lasciato questo post nelle bozze per quasi una settimana prima di decidermi a pubblicarlo.
      Non sapevo che fossi psicologa, o forse è una di quelle informazioni che, incluse in una selezione del tutto casuale, i farmaci mi hanno fatto perdere per strada.
      In ogni caso, ti ringrazio davvero di cuore. Riprendere a scrivere è una delle pochissime cose per cui, quando le enegie mi assistono, sto continuando a lottare.
      Per me leggere che anche una sola persona apprezza la mia scrittura, addirittura al punto di definirla “talento”, è uno degli incoraggiamenti migliori che potessi ricevere.
      Grazie ancora e buona giornata! 🙂

      Piace a 1 persona

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