Archivi del mese: novembre 2015

Parigi – 13 Novembre 2015

Париж-Parigi

 

Non ho ancora scritto nulla su quello che è successo a Parigi.

Non ho scritto nulla perché non credevo ci fosse nulla da scrivere in merito.
In linea di massima sono ancora della stessa opinione, credo che un rispettoso silenzio sia il commento migliore di fronte a un accadimento di questo genere e di questa portata.

Purtroppo di parole, dette o scritte, ne abbiamo piene le orecchie e gli occhi, così come di immagini che ritraggono un mondo ferito, un’umanità sempre più inerme di fronte alle brutture commesse dai suoi simili.

Mi fa specie che una cerchia in proporzione ristretta di persone stia riuscendo a seminare l’orrore e il panico in intere nazioni, colpendone in modo irreparabile le popolazioni, mentre i “potenti” del mondo cosiddetto “civilizzato” sembrano tutti troppo impegnati nelle loro scaramucce internazionali per sedersi a un tavolo e intraprendere una discussione seria su come porre fine al regime di terrore che, ormai, si sta instaurando un po’ ovunque.
Invece di creare un fronte comune stabile, forte di posizioni e decisioni prese con attenzione e coscienza, si alimenta la diffidenza nell’altro, nel “diverso”, senza mai arrivare a focalizzarsi davvero su quello che, mi si passi il termine, è il reale nemico.

La mia vita è una vita come tante altre, fatta di momenti belli e brutti, di successi e fallimenti, di gioie e difficoltà, di sorprese e dolori, ma è comunque impegnativa da vivere, o per lo meno lo è quel tanto che basta a far sì che mi restino davvero poco tempo ed energia per dedicarmi a ideare complotti che complichino quella altrui. Mi risulta quindi inconcepibile che esistano persone dedite a escogitare strategie perverse per stroncare, in un solo, tragico atto di inaudibile violenza, le vite di decine, o addirittura centinaia, di innocenti, a volte arrivando perfino a sacrificare la propria.

Non voglio negare quanto successo, sarebbe un’aberrazione perfino più grande del fatto stesso, ma io Parigi voglio continuare a pensarla meravigliosa nella maestosità dei suoi monumenti, romantica nei viali gremiti di artisti di strada, pittoresca nei suoi scorci più insoliti, un po’ come mi piace ricordare il sorriso delle persone care scomparse, non la loro assenza.

E in occasione di questa allarmante e straziante circostanza, invece di romperlo, preferisco invitare tutti, senza distinzioni di sorta, a qualche istante di raccolto e sentito…

 
 

…silenzio.

 
 

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Giorno ZERO!

 

Non sempre sono riuscita a crederci fino in fondo, ma alla fine questo giorno è arrivato davvero: il Giorno ZERO!
Zero cosa?
Zero milligrammi di cortisone.

Dopo due anni, due settimane e sei giorni, ci siamo.
Non è ancora finita del tutto. Per ora ho raggiunto l’obiettivo dell’assunzione del dosaggio minimo di mantenimento a giorni alterni, ma non è un passo da poco. La sospensione di due farmaci chimici e la riduzione di un terzo, hanno comportato l’aggiunta di ben cinque integratori naturali, ma imbottita per imbottita, tanto vale intraprendere la via naturopatica, quanto meno così dovrei limitare i danni degli effetti collaterali.

A dire il vero non sono in grado di quantificare in modo concreto quanto sia un milligrammo, so soltanto che è molto poco, eppure mi stupisce come pochi milligrammi di una sostanza possano scombussolare a livelli indicibili gli equilibri psico-fisico-bio-metabolici di chili e chili di ciccia, ovvero l’intera sottoscritta.

Ci vorrà del tempo perché gli effetti di questi stravolgimenti della terapia inizino a farsi sentire, ma se saranno fedeli a quanto mi è stato prospettato, questo potrebbe davvero rivelarsi uno dei più grandi momenti di svolta dalla diagnosi dell’AnarcoPatia, oltre due anni fa.

Non ho idea di quali saranno l’entità, le modalità e le tempistiche dei cambiamenti, ma temo che l’unica disposizione d’animo con cui poterli affrontare sia, per l’ennesima volta, la pazienza, sperando che non ne serva troppa, perché davvero non so più da dove pescarla.

Mi sento un po’ come in un videogioco, di cui però non conosco il numero totale di livelli da superare. Ogni volta mi auguro che sia l’ultimo e che l’aumento delle difficoltà non sia eccessivo, ma nella maggior parte dei casi mi ritrovo a dover ammettere di essermi illusa.

Ho bisogno di schiantarmi contro l’agoniato “GAME OVER”, così da riscattare una volta per tutte le mie energie per poterle dedicare a pieno al raggiungimento dei miei obiettivi e alle mie passioni.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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American Coffee Time.

caffè-americano-американский-кофе

 

Erano anni che non mi sedevo al tavolino di un bar con la sola compagnia di una quantità indecente di caffè. Un pacco di fogli di recupero e una penna blu rubacchiata in ufficio all’ultimo minuto.

Due ore da riempire, causa primo sciopero ferroviario dopo la chiusura di Expo.
Il libro di russo c’è, ma se il momento si presenta propizio, la pagina bianca ha la precedenza su tutto.

Sottofondo musicale piacevole, soprattutto perché non è eccessivo. Citazioni a tema “caffè” sulle pareti.
Mi guardo intorno.
C’è chi legge, chi scrive, chi studia, chi lavora, chi naviga sui social network da computer, telefonini e tablet, e chi chiacchiera con gli amici.
Questo posto mi fa pensare a Emily, persa nelle sue riflessioni mentre osserva la vita muoversi al di là delle vetrate delle caffetterie londinesi.

I minuti passano e le parole scorrono come non facevano da tantissimo tempo.
Certo, ho ripulito con cura il tavolo con le mie super salviettine prima di appoggiarmici o di metterci le mie cose, ma mentre scrivo riesco a distrarmi dal pensiero dell’enorme quantità di germi che questa marea umana spande a ogni secondo nell’aria che sto respirando. Non posso bere con la mascherina, quindi non ho potuto far altro che trovare il coraggio di affrontare un luogo affollato senza il suo aiuto.
Un altro punto a favore della scrittura.

Mezzo litro di caffè americano, con sciroppo al cioccolato, panna montata e tre bustine di zucchero di canna. L’AnarcoSocio, purista dell’espresso liscio, mi ripudierà per questo, ma continuerà a esserne valsa la pena.

Il tavolino traballa e mi viene il dubbio che fosse proprio questo il motivo per cui era libero. Ogni volta che mi appoggio devo stare attenta a non ribaltare il bicchierone del caffè, ma queste due ore sono dedicate a me stessa e posso permettermi di fare con calma, prestando attenzione perfino ai movimenti più banali.

Dopo quasi un mese di totale inerzia ho ripreso in mano i libri di russo, e continuo a ripetermi che dovrei fare lo stesso con i manuali di scrittura e di editing, per non parlare dei miei studi di dizione, naufragati nel nulla poco dopo il loro inizio.
A smuovermi, la rinata voglia di fare delle parole una professione, una qualunque, purché basata sulle parole. Inchiostro o pixel non fa differenza, anche se la penna continua a esercitare su di me un effetto catartico.

Mi accorgo che il tempo è volato, fra una ventina di minuti al massimo farei bene ad avviarmi. Avevo deciso di aspettare il secondo treno dopo il termine dello sciopero, ma scrivere mi ha fatto recuperare un briciolo di ottimismo, quindi rischierò confidando che, per una volta, la buona sorte faccia sì che “possibili ritardi e ripercussioni anche oltre l’orario stabilito” non si abbattano proprio sulla mia linea.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Oggi va così… #1

 

Ha il diritto di rimanere in silenzio,
tutto quello che dirà potrà essere usato contro di lei.

 

Con queste famosissime parole da serie televisiva americana, apro una nuova serie di post.

Ci sono momenti in cui non si hanno parole proprie per esprimersi o in cui, nel caso specifico, le parole ci sarebbero anche, ma permeate dal rischio che mi si ritorcano contro in un pericolosissimo effetto boomerang.

Proprio per non impazzire nei momenti di silenzio forzato o di silenzio da mancanza di parole adatte, ho deciso di dare vita a “Oggi va così…”.
Fotogrammi di vita affidati all’arte altrui, qualsiasi sia la sua forma: pittura, musica, fotografia, scrittura…

Non importa quale sarà l’emozione che mi istigherà a far uso di questi “prestiti”, a contare sarà il fatto di esprimerla in qualche modo, così da poterla sfogare senza permetterle di consumarmi, di divorarmi dall’interno, ma senza perderne le tracce, per poterne sempre ricordare gli insegnamenti.

Che lo spettacolo abbia inizio!

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Hallowee… kend! #2

burattini-fratelli-niemen

Image Credit © VeRA Marte

 

Non paga della nottata appena trascorsa, in cui il teatro era sceso dal palco per fondersi con la realtà, la domenica pomeriggio ho corrotto l’AnarcoSocio, convincendolo a portarmi a vedere tutt’altro tipo di teatro: quello dei burattini.

Un buono spettacolo si apprezza sempre, ma se si tratta del Gran Teatro dei Burattini dei Fratelli Niemen, perderselo sarebbe stato un peccato davvero imperdonabile.

Burattinai da ormai 7 generazioni, i fratelli Niemen intrattegono il pubblico con i loro spettacoli da quasi due secoli.
Per quanto io le ami, devo ammettere che le parole non sono in grado di rendere un buon servizio nel descrivere la magia compiuta da Bruno Eliseo Niemen ogni volta che mette in scena una delle sue storie, rese ancora più indimenticabili da scenari d’epoca originali degli anni ’50 e burattini che risalgono addirittura agli inizi del 1800.

Una storia semplice, eppure mai banale, in cui sfila una carrellata di emozioni e valori, immancabili in ogni favola che si rispetti: paura e coraggio, bontà e cattiveria, gioia e tristezza, amicizia e amore, intelligenza e sciocchezza, l’importanza della famiglia, ricchezza e povertà, umiltà e arroganza, il tutto condito da un pizzico di umorismo e da un’irresistibile cadenza torinese.

Un intrattenimento d’altri tempi, tuttavia ancora pieno di fascino, capace di incantare i più piccoli e di strappare un sorriso sincero ai più grandi.

 

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Hallowee… kend! #1

хэллоуин-halloween

Image Credit © VeRA Marte

 

Non sono mai stata una militante attiva per i festeggiamenti di Halloween e le circostanze hanno fatto sì che io scoprissi con circa due anni di ritardo la tendenza opposta dell’AnarcoSocio.
Per il nostro primo Halloween da coppia io ero in ospedale, per il secondo ero a letto con 39,5° di febbre, così quello appena trascorso è stato l’Halloween della rivelazione.

Avrei dovuto cogliere i segnali, primo fra tutti la foga con cui si dedica all’intaglio della zucca.
La proposta per il nostro primo vero Halloween insieme è ricaduta su un evento a cui l’AnarcoSocio aveva già partecipato qualche anno fa: TeatrandHalloween, organizzato della compagnia Ars Teatrando di Biella.

Ambientato in un vecchio capannone industriale dismesso, a picco su uno dei grandi torrenti che scorrono nelle valli piemontesi, TeatrandHalloween è un percorso teatrale interattivo giunto quest’anno alla sua 7ª edizione.

Quasi due ore da brivido: sanguinose lezioni di anatomia tenute da docenti sadici, cerimonie tribali giunte fino a noi da terre lontane, tetri cimiteri, insospettabili vampiri, claustrofobici istanti in montacarichi infestati, messe sataniche, perversi doganieri a guardia dei passaggi fra i mondi, spettrali labirinti abitati da creature mostruose e spaventose cliniche psichiatriche in cui non si distinguono più i curanti dai curati.

È stato come essere catapultata in un film dell’orrore: rumori inquietanti, cunicoli bui, improvvisi spifferi di aria gelida, ombre sfuggenti e presenze minacciose.
Nonostante tutto questo, grazie all’imponente e rassicurante presenza dell’AnarcoSocio è stato quasi impossibile avere paura davvero, giusto qualche spavento qua e là.

Un equilibrio perfetto fra suspense e colpi di scena. Un’atmosfera tanto realistica e coinvolgente, quanto surreale e alienante.
Una notte di Halloween diversa e originale, capace di imprimersi nella memoria per restarci a lungo.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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