Archivi del mese: gennaio 2016

The Eichmann Show

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Un film “difficile”, che però non potevo perdermi.
Io, fervente sostenitrice del “Non dimentichiamo!”, sto faticando molto a non indignarmi di fronte alla “leggerezza” con cui, secondo me, quest’anno si è affrontata la tragica ricorrenza della Giornata della Memoria.
Mi rendo conto che l’attualità ci impone di concentrarci sugli eventi, altrettanto drammatici, del nostro presente: disoccupazione, tagli dei fondi sui servizi fondamentali ai cittadini, come la garanzia di un tetto sopra la testa o l’assistenza sanitaria, terrorismo, razzismo, sanguinarie guerre senza scrupoli in nome della religione e degli interessi economici, e la lista sarebbe ancora molto lunga. Troppo lunga.

La mia opinione è che questa situazione, sempre più insostenibile in qualunque parte del mondo si viva, non dovrebbe distrarci da quanto accaduto nel passato.
Purtroppo sono “cambiate”, se così si può dire, le ideologie, ma non il grado di fanatismo con cui le si persegue.

Quello che accade ogni giorno in molti paesi del mondo non è meno spaventoso di quanto accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale, ma proprio per questo dovremmo guardare a quegli eventi con occhi avidi di conoscenza, oltre che pieni di commozione, per comprendere più a fondo i meccanismi di una situazione che si è rivelata più grande di quanto chiunque avrebbe mai potuto immaginare, una dinamica che è sfuggita al controllo di chi l’aveva innescata. Capire per non inciampare sugli stessi ostacoli, per non ricadere negli stessi errori, per non lasciarsi ingannare dagli stessi tranelli.

Nell’alienazione generale che, ormai da anni, si sta diffondendo come una spietata e inarrestabile epidemia, infettando la nostra vita di tutti i giorni, c’è chi cerca di adeguarsi alle mode e ai dettami del momento per sentirsi protetto dal senso d’appartenenza garantito dalla cieca omologazione, e c’è chi invece da quell’imponente armata di cloni cerca di distinguersi, ma il motore comune è lo stesso: tutti cerchiamo di respirare. Tutti diamo la caccia a uno scampolo di serenità a cui aggrapparci quando la sensazione di stare affogando prende il sopravvento: per restare a galla, per non impazzire, per sopravvivere.

Ecco allora che nel non dimenticare io vedo uno spiraglio di salvezza. Cerco di tenere sempre a mente che milioni di persone sono state costrette all’omologazione contro la loro volontà, fino all’annichilimento, mentre ai fautori dello scempio sfuggiva di mano, fino a ritorcerglisi contro, quella voglia di emergere che li aveva spinti a mettere in moto la più grande operazione di morte di cui la storia sia stata testimone.
Per questo faccio del mio meglio, per non perdere mai di vista il fatto che tutti corriamo verso uno stesso traguardo, il trovare il nostro posto nel mondo, ma che l’unico modo per raggiungerlo è correre senza invadere il percorso altrui, anche se non lo comprendiamo o non lo condividiamo, senza permettere che il bisogno di “arrivare” abbia la meglio.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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L’Amante di Lenin.

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Di questo amore non si deve sapere
di Ritanna Armeni

Un libro inaspettato, ricevuto in regalo, prescelto come capostipite di una neonata stirpe di libri che si è aggiunta alla mia già imponente collezione: quelli sulla Grande Madre Russia, sulla sua storia, la sua cultura, ma soprattutto sui suoi carismatici e memorabili personaggi e sui suoi affascinanti ed enigmatici intrighi.

Pagina dopo pagina, la scelta si sta rivelando azzeccata.
Inessa Armand, di cui il libro racconta la vita, è stata una donna tutta d’un pezzo che, pur potendo avere qualunque cosa desiderasse, ha sacrificato ogni cosa, perfino gli affetti, in nome della propria ideologia e di quella che lei chiamava “la Causa”.

Conosciuta per essere stata la più famosa e attiva rivoluzionaria e femminista della Rivoluzione d’Ottobre del 1917 in Russia, questo libro focalizza l’attenzione anche sull’altro ruolo di Inessa Armand, quello “scomodo”, quello di amante di Vladimir Il’ič Ul’janov, noto al mondo come Lenin.

L’approfondimento storico è ridotto al minimo indispensabile, forse si dà per scontato che tutti sappiano degli eventi di cui si fa cenno. Il taglio del libro è in prevalenza biografico, ma proprio l’assenza di frequenti e rigorosi dettagli storici fa sì che la narrazione risulti più scorrevole e, almeno per i miei gusti personali, molto più piacevole.

Passando oltre qualsiasi possibile recensione di stile e contenuti, a colpirmi è stata la determinazione di Inessa Armand. Leggere di come questa donna vissuta in tempi, ma soprattutto circostanze di sicuro non semplici, sia riuscita a rimanere fedele a sé stessa, è stato uno scossone.
In un momento in cui lo sconforto stava prendendo il sopravvento, una sferzata d’entusiasmo ci voleva proprio per rimettermi in carreggiata.
Ho ripreso a leggere, a scrivere, ad ascoltare musica, a guardare film, a cucinare, ho mandato una mail alla mia docente per riprendere con gli esercizi e le traduzioni di russo, ho perfino rivisto la mia “tabella di marcia”, nel tentativo di riorganizzare il mio poco tempo libero in un modo un po’ più funzionale.
Mi piacerebbe riuscire a mettermi in testa, una volta per tutte, che gettare la spugna non è fra le opzioni contemplabili: questa è la lezione che spero di aver imparato dal racconto della vita di Inessa Armand.

Non importa se i capelli continuano a cadere, se lo stomaco si rivolta, se la vista traballa, se le mani sanguinano, se il cervello si annebbia, non deve importare. L’imperativo ora è tirare dritto per la mia strada a testa bassa, senza permettere a niente e a nessuno di distrarmi o di intralciare il mio percorso.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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E 2016 sia…

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Come ogni anno, ho ricevuto il report di WordPress riguardo l’attività del mio blog nel 2015 ma, conscia a priori che i dati sarebbero stati pessimi, ho deciso di non pubblicarlo.

Non ho intenzione di fare buoni propositi per il 2016, sarebbe una mossa stupida.
Niente obiettivi da raggiungere a tutti i costi, niente tempistiche incalzanti da rispettare, niente frustrazione da ritardo sulla tabella di marcia. Ho solo voglia di provare a riprendere in mano la mia vita, nel tentativo di realizzare qualcosa che riesca a farmi respirare di nuovo, una tregua da questa costante sensazione di soffocamento.

La sospensione di un farmaco ha comportato l’emergere degli effetti collaterali di un altro, che a quanto pare il primo tamponava, e perfino scrivere si è trasformato in un’impresa quasi eroica, dato che a questo giro mi si sono incasinati i nervi delle mani e delle dita. Tenere la penna per più di cinque minuti è una sofferenza, con la tastiera me la cavo un po’ meglio, ma la soglia di tollerabilità non supera la mezz’ora di attività continuativa.
Nonostante questo, non credo mi arrenderò tanto facilmente, a costo di scrivere solo poche righe per volta, mettendoci magari un’intera settimana o più per ogni singolo post.

Questi giorni di vacanza sono stati meno concitati degli altri anni, ma altrettanto intensi.
La soddisfazione più grande è stata veder sbocciare grandi sorrisi a seguito di piccoli gesti.
La mia filosofia degli ultimi anni di fare regali meno costosi ed eclatanti, ma più personalizzati sta dando i suoi frutti e mi piacerebbe che questo potesse essere il punto di partenza per questo nuovo anno: concentrarmi sempre di più su quello che per me è davvero importante, nella speranza che questo aiuti a distogliere i pensieri da tutti gli acciacchi fisici e da tutte le cose che non vanno.

Pur avendo un po’ più di tempo libero, fra un impegno e l’altro, ho fatto poco, forse troppo poco, e ho pensato tanto, forse troppo, finendo per non concludere nulla: questa è la dinamica perversa che vorrei mandare all’aria.
Mi rendo conto che, in contraddizione a quanto scritto prima, questo è a tutti gli effetti un “buon proposito”, ma più che per il 2016, vorrei che fosse un progetto più a lungo termine, un tentativo di approcciarmi in modo nuovo al mio quotidiano.

Insomma, provo a ricominciare, a voltare pagina.
Per l’ennesima volta.
E se 2016 deve essere, 2016 sia…

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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