Riflessioni a mente… fredda!

снег-neve

 

Nell’amata Madre Russia è primavera da ormai dieci giorni, ad AnarcoLandia, invece, lo scorso sabato c’è stata la prima nevicata di questo pseudo-inverno: treni bloccati, autostrada bloccata, linee elettriche saltate per oltre 8 ore, alberi caduti e, ahimè, addirittura persone decedute per incidenti dovuti al maltempo.

Quanta neve è caduta? Nelle situazioni peggiori non si sono superati i 50 – 60 cm, che non saranno “bricioline”, ma non sono neanche una tempesta artica.
Il rimbalzo delle responsabilità è già iniziato e, come è normale che sia nel “Bel” Paese, andrà avanti fino a perdersi nel nulla.

Mentre cotanta catastrofe impazzava, io ero in trasferta dall’AnarcoSocio, dove Madre Natura ha deciso di essere più mite, “limitandosi” a un furioso acquazzone.
Il karma, però, non lo freghi e la mia settimana è iniziata con un treno pendolari mutilato di almeno due vagoni che, con estrema fatica, mi ha vomitata nel cuore di Milano con 18 minuti di ritardo. Mi rendo conto che l’immagine possa apparire poco poetica, ma i pendolari incalliti sanno bene quanto realistica sia. La parte più triste, almeno per quanto mi riguarda, è che la metafora gastrica non finisce qui, infatti ogni giorno quell’enorme esofago di metallo mi catapulta in quello squallido gabinetto che è l’ufficio.

Lo so, lo so, non si dovrebbe sputare nel piatto in cui si mangia, in un momento di crisi come questo dovrei essere grata di averlo, un lavoro, e blablabla…
La verità è che aver bisogno di uno stipendio è un ottimo motivo, nonché l’unico, per tenersi stretto qualunque lavoro capiti a tiro, senza stare a fare troppo gli schizzinosi o i preziosi.

Alla frustrazione di non essere riusciti a fare quello per cui ci si è più o meno preparati e qualificati negli anni precedenti, si aggiunge quella di ritrovarsi in ambienti sterili, dove tutti si arrabattano a fare quel che possono per tirare a fine giornata senza dare di matto. Le difficoltà aumentano quando qualcuno non ce la fa ed esplode, soffocato dal nervosismo represso, finendo per sfogarsi con reazioni discutibili contro persone che nulla hanno a che fare con l’origine del loro malessere.

Proprio un recente episodio di questo tipo mi ha portata a riflettere, una volta di più, sulla mia situazione lavorativa.
La conclusione a cui sono giunta è che disponibilità ridotta ai minimi livelli indispensabili, rispetto del buon proposito di separare il lavoro dal resto della mia vita e devozione assoluta alla filosofia del “fatti i cazzi tuoi”, siano tre elementi fondamentali per sopravvivere anche alla peggiore delle situazioni, senza accusare eccessive conseguenze in termini di stress.
Immolarsi sull’altare della gloria aziendale, infatti, è uno di quegli attegiamenti che proprio non riesco a concepire, a maggior ragione quando, in cambio, si ricevono solo critiche e ulteriori pretese, fra l’altro sempre più esose.

Un altro fattore fondamentale, almeno nel mio caso, è la rassicurantissima consapevolezza che questo lavoro non sarà per sempre, anzi, se tutto andrà come deve, questo continuo affronto alla pazienza e al buon senso potrebbe volgere presto al termine, per quanto relativo e soggettivo possa essere il concetto di “presto”.

So bene che potrà sembrare la più scontata delle banalità, ma se c’è una cosa che ho imparato davvero solo dopo la comparsa dell’AnarcoPatia, è che il lavoro, come ma anche più di molte altre cose, fa parte di quelle che si fanno per vivere, e non di quelle per cui vivere.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Categorie: Blog, Capita anche a me..., Che Schifo!, Поток Сознания, Flusso di Coscienza, PolimioVita, PseudoNormalità, Rompiamo il Silenzio, Sclero, Strano Pianeta, Stream of Consciousness, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , | 4 commenti

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4 pensieri su “Riflessioni a mente… fredda!

  1. Esattamente! Si fanno per poter vivere non per cui vivere….
    Tutto condividile…altroché

    Rompiamo il silenzio! E salutiamoci…😍

    Un caro, carissimo saluto
    .marta

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  2. Ciao Marta, ti ho nominato per il premio Liebster Award, leggi l’articolo. Ciao Giuseppe

    Mi piace

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