Archivi del mese: aprile 2016

#BeLikeHenri

Henri Cartie-Bresson - Biella

 

Palazzo Gromo Losa, al Piazzo di Biella, ospita la rassegna fotografica “HENRI CARTIER-BRESSON – Collezione Sam, Lilette e Sébastien Szafran”.

Dal 20 marzo al 15 maggio 2016, saranno esposti ben 226 degli scatti con cui, nei suoi (quasi) 96 anni di vita (1908-2004), il grande fotografo francese si è fatto portavoce di un intero secolo.

Persone, luoghi, eventi, tutti molto diversi fra loro, ma tutti accomunati dall’incredibile capacità di Cartier-Bresson di “cogliere l’attimo”.
Un’abilità innata, quella toccata in sorte ad Henri, che trova modo di esprimersi in ognuna delle sue fotografie, così significative anche se, all’apparenza, immortalate in modo del tutto casuale.

Sono sempre stata affascinata dagli artisti dell’immagine, forse perché è un mezzo espressivo che mi piacerebbe saper padroneggiare un po’ meglio, ma c’è sempre tempo per imparare. Mi ha colpita molto anche scoprire la fitta rete sociale di cui Cartier-Bresson faceva parte, un nutrito gruppo di persone dedite alle arti più disparate, una lunga serie di incontri con personalità di spicco come Henri Matisse, Pablo Picasso, Francis Bacon, Edith Piaf, Alberto Giacometti e molti altri. I circoli e le associazioni culturali esistono anche ai giorni nostri, ma il clima, l’atmosfera che vi si respira non è certo la stessa.

La cosa che mi ha stupita di più, però, è stata leggere che, dopo quasi 4 decenni di intensa attività, Henri abbia dichiarato di non essere mai stato davvero interessato alla fotografia, quello che voleva era “fissare una frazione di secondo di realtà” (cit.).
Trovo che questa affermazione racchiuda tutto il suo straordinario talento.
Nessuna attenzione alla teoria e alla tecnica, solo un’immensa sensibilità e un’incontenibile passione: cosa più di questo può essere definito “arte”?

Per rendere la mostra ancora più coinvolgente, gli organizzatori hanno ideato un’iniziativa che “accompagna” i visitatori nella loro visita: hanno lanciato su Instagram (@FondazioneCRBiella) l’hashtag #BeLikeHenri.
Ognuno è libero di fotografare gli scatti che più gli piacciono e pubblicarli, in bianco e nero, sul proprio profilo utilizzando l’hashtag dedicato, rendendo così omaggio al caratteristico stile del fotografo francese.

È stato un pomeriggio diverso dal solito, conclusosi con la pioggerellina leggera che abbiamo trovato ad attenderci quando siamo usciti da Palazzo Gromo Losa, un velo sottile che avvolgeva tutto, sfumando appena i contorni del mondo. Dopo un’immersione, seppur breve, nel mondo di Cartier-Bresson, il “fotografo della realtà” non puoi fare a meno di osservare con occhi diversi tutto ciò che ti circonda, dall’irregolarità di un sampietrino mancante nel pavé di un borgo storico alle ramificazioni di un’antenna che svetta scura contro un asettico cielo bianco, dalla stanchezza nello sguardo di un anziano al sorriso contagioso di un bambino.

Un tuffo improvvisato in quella dimensione parallela in cui mi sono sempre sentita a casa, quella della creatività e dell’arte, qualunque fosse la forma prescelta per esprimerle.

Un’esperienza non programmata, un fugace sguardo a ciò che di bello è rimasto di un passato ormai lontano, a cui però mi rivolgo sempre con un pizzico di nostalgia e di affetto, una linea guida da seguire con fiducia nell’incamminarmi verso il futuro.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

Annunci
Categorie: Arte Varia, Blog, Fotografia, PolimioVita, Rompiamo il Silenzio, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

L’Armata delle Fobie.

фобия-fobia

 

Macchina, un giretto per i negozi, con tappa obbligata in libreria, una piadina farcitissima e super filmone impegnato al cinema.

Tutto da sola.

Erano anni che non lo facevo e devo ammetterlo: ci voleva.

Prima del tracollo medico ero piuttosto conosciuta per la mia autonomia, la mia indipendenza, ma soprattutto per la mia incrollabile fedeltà a me stessa.

Questa serata di libera uscita, però, è stata l’inconfutabile prova che di quella persona è rimasto ben poco.
Un tempo ero l’autista ‘di ruolo’ della comitiva. Amavo guidare, mi rilassava. Ero sicura di me e, avendo sempre guidato macchine piccoline, anche piuttosto agile nel traffico, qualunque fosse la velocità di marcia, da 20 a 130 km/h con nonchalance, non oltre solo perché per la PandaMobile avrebbe significato prendere il volo.

Non avevo alcun problema nell’essere a zonzo da sola: cinema, musei, concerti, ma all’occorrenza anche posta, medico, panettiere, distributore di benzina self-service, sia di giorno che di notte, insomma, qualunque cosa. Nella mia fase da concertara accanita, ad esempio, mi sono girata in lungo e in largo il Nord e Centro Italia con la sola compagnia della PandaMobile, con l’audiocassetta collegata al lettore mp3 sempre nell’autoradio, a volumi folli, e carta e penna sempre in borsa. Ore e ore passate a macinare chilometri cantando a squarciagola le cose più disparate, senza pensare a nulla, con uno spiraglio di finestrino sempre aperto anche d’inverno, dato che nella PandaMobile il meccanismo per spannare i vetri non ha mai funzionato granché.

Martedì scorso, invece, il panico.
Uno strano senso di soffocamento in autostrada: troppe macchine, troppo vicine, troppo veloci, e al ritorno gli occhi che si rifiutano di gestire l’effetto abbagliante dei fanali delle auto provenienti dalla direzione opposta.
Al cinema, il costante timore di perdere il telefono, il portafoglio o le chiavi della macchina e, nel parcheggio, il cuore a mille nell’attraversare l’androne buio che collega l’esterno alle scale che portano all’ingresso del multisala.

Sapevo che sarebbe successo, ma mi ostinavo a negarlo.
Un’intera armata di nuove fobie è di stanza nel fondo del mio stomaco ormai da mesi ma, germofobia a parte, finora ero stata abilissima nel tenerla a bada.

Per quanto liberatoria, è stata una serata di tensione e di rammarico di fronte all’evidente e innegabile incapacità di fare, in serenità, cose che prima facevo senza doverci pensare su.

La verità è che l’AnarcoSocio ha ragione quando si lamenta di quanto logorante sia la sensazione di non riuscire mai a riprendere fiato.
Io ci sono riuscita, ma per farlo ho rinunciato a tutte quelle piccole cose che facevano di me la persona che ero, e ho sbagliato. Ho permesso alla paura, alle mille nuove paure che mi hanno assediata, di avere la meglio, di divorarrmi giorno dopo giorno.

Solo ora ho realizzato: se per ‘respirare’ devo sacrificare quello che amo, quello che mi fa stare bene con me stessa, allora preferisco vivere in apnea.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

Categorie: Abisso, Blog, Capita anche a me..., Поток Сознания, Film, Flusso di Coscienza, Malattie Rare, PolimioVita, PseudoNormalità, Rompiamo il Silenzio, Stream of Consciousness, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 3 commenti

Modus Legendi

modus-legendi-писать-scrivere

 

Troppo tardi come mio solito, ho scoperto questa interessantissima iniziativa che mira a ridare un minimo di voce in capitolo ai Lettori con la “L” maiuscola, quelli che non si limitano a leggere un libro o due all’anno per svago, magari durante le vacanze estive o le feste di fine anno, ma che comprano almeno un libro a settimana e ne leggono più o meno altrettanti.

L’idea nasce dal gruppo “Billy, il vizio di leggere” e si chiama “Modus Legendi”.
Cinque titoli pubblicati da case editrici indipendenti e sottoposti al giudizio e al voto dei Lettori. La proposta è quella di acquistarlo in massa durante una settimana ben precisa e prestabilita, in modo che l’improvviso picco di vendite faccia entrare il libro nelle classifiche, facendogli guadagnare a pieno merito il titolo di “caso editoriale”.
L’obiettivo è quello di provare a destabilizzare almeno un pochino la dittatura dei grandi nomi dell’editoria, i cui criteri di valutazione riguardo a ciò che merita di essere pubblicato e cosa no sono sempre più spesso di carattere economico, invece che qualitativo: libri di scarso valore contenutistico e stilistico, che però “vendono”, nella maggior parte dei casi anche, o forse perché, spinti da imponenti campagne pubblicitarie.

Vincitore di questa prima edizione di Modus Legendi è “Il posto” di Annie Ernaux, pubblicato da L’Orma Editore.

Oltre ad avere i mezzi per accaparrarsi i nomi già noti della letteratura, italiana e straniera, i grandi editori hanno il potere, economico e mediatico, di creare dei casi letterari “a tavolino” ogniqualvolta reputino opportuno farlo. Le risorse limitate, invece, fanno sì che la piccola editoria indipendente investa nella promozione di scritti meno numerosi ma, molto spesso, di qualità superiore.

Io stessa, che non sono nessuno, qualche anno fa ho avuto la fortuna e l’onore di vedere qualche mio scritto pubblicato grazie a un’iniziativa dedicata agli emergenti da una piccola casa editrice di Roma. La casa editrice in questione prosegue con la sua attività, ma il progetto per gli emergenti è chiuso da ormai cinque anni, forse anche di più.

Proprio queste sono le realtà che dovrebbero darci da pensare.
Si preferisce propinare al pubblico il “trito e ritrito” a fronte della (quasi) certezza di vendere bene, invece di offrirgli la possibilità di crescere, di evolversi, di scoprire ed esplorare nuovi orizzonti letterari.

Nella speranza che quest’idea riscuota il meritato successo e che a questa prima edizione ne seguano molte altre, per me è doveroso un appello: sosteniamo l’editoria indipendente, diamo una possibilità sia ai Lettori che agli scrittori, più o meno esordienti, di ritagliarsi uno spazio tutto loro, dove potersi conoscere e confrontare senza interferenza alcuna.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

Categorie: Autori, Blog, Libri, PolimioVita, PseudoNormalità, Rompiamo il Silenzio, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , | 4 commenti

Settimana Blu dell’Autismo 2016

 

Si concluderà domani, 6 Aprile 2016, la Settimana Blu dell’Autismo che ha avuto il suo apice sabato scorso, 2 Aprile, quando si è celebrata la Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo.

Un universo parallelo difficile da conoscere e da comprendere, quasi del tutto impenetrabile, ma allo stesso tempo meraviglioso, fatto di percezioni sottili e capacità straordinarie.

In origine conosciuto come Sindrome di Kanner, oggi l’autismo risponde alla nuova definizione medico-scientifica di “Disturbi dello Spettro Autistico”, per via della grande quantità e varietà di sintomatologie riscontrate nei pazienti che ne soffrono.

I primi studi documentati su questi disturbi risalgono alla metà del 1800. Negli anni, medici e ricercatori hanno fatto passi da giganti, e oggi sappiamo molto sull’origine, la sintomatologia e le metodologie di cura per questa patologia, ma c’è ancora tanto da scoprire e capire di questo misterioso mondo nel mondo, abitato da molte più persone di quanto si pensi, ma quasi sempre ignorato da chi non ne è coinvolto in prima persona.

Proprio quest’indifferenza generalizzata mi ha fatto apprezzare ancora di più lo slogan utilizzato nel promo della RAI: “Conoscere vuol dire comprendere”, perché spesso, troppo spesso, la diversità fa paura e noi facciamo della paura un alibi per evitare ciò che ci spaventa, invece di affrontarlo.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

Categorie: Blog, PolimioVita, PseudoNormalità, Rompiamo il Silenzio, Vita | Tag: , , , , , , , | Lascia un commento

Isolamento Forzato.

уединение-isolamento

 

Il 24 marzo, quindi 11 giorni fa, nell’AnarcoDimora la linea telefonica fissa ha avuto un mancamento.
L’AnarcoPater, attento e attivo socio di una delle più grandi associazioni dei consumatori del Bel Paese, segnala il guasto con irreprensibile prontezza. Il giorno seguente, 25 marzo, la linea viene rianimata, ma solo dopo aver contagiato la connessione internet.
L’AnarcoPater, sempre all’erta, segnala subito il fattaccio, con la tempestività che lo contraddistingue, sia a chi ha messo le sue malefiche manacce sulla nostra linea, sia al gestore che ci fornisce il servizio internet. Poco dopo, il tecnico telefonico ci contatta, dicendo di essersi reso conto che il problema alla connessione è stato causato dal loro intervento per riattivare la linea telefonica.

Passa Pasqua, passa anche Pasquetta, ma niente: silenzio assoluto.
Le persone che si sono fatte carico dell’AnarcoPratica sembrano essersi smaterializzate, in entrambe le aziende, magari sono esplose dopo essersi abbuffate troppo, chi lo sa…

Come si suol dire, però, le disgrazie non vengono mai sole, e nel mio caso questa cosa è ancor più vera se si tratta di tecnologia.
Emarginata, mio malgrado, dal magico mondo del web, avevo deciso di darmi alle serie tv in modo compulsivo, ma anche il decoder mi si è rivoltato contro e ora sul mio datato, ma strepitoso, tubo catodico si vede solo l’ultimo canale su cui era rimasto sintonizzato prima del guasto, per fortuna è un canale che guardo sepsso e volentieri.

Questa ‘fantastica’ coincidenza astrale ha fatto sì che io mi decidessi a riprendere in mano carta e penna e almeno a provare a concentrarmi come si deve su una serie di cose, fra cui un nuovo piano editoriale per il blog, una strategia seria per l’arricchimento lessicale in russo, l’apprendimento e l’approfondimento di una serie di nozioni e competenze che spero mi saranno d’aiuto nella ricerca di un nuovo lavoro.

Durante questo breve periodo di blackout, questa piccola pausa intimistica dall’enormità senza confini della rete, sono anche invecchiata: dico sul serio, nel senso che ho compiuto gli anni.
Festaggiamenti sobri con le persone davvero importanti, pochi regali ma molto significativi, vecchie amicizie ritrovate e, grazie alla Pasqua, tantissimo ottimo cioccolato e una sempre graditissima razione extra di Leti e Tommi, i fantasmagorici AnarcoNipotini.
Una lucidità improvvisa e inaspettata, una sorta di auto-regalo involontario: questa la sorpresa più grande. Una visione tanto nitida quanto improvvisa di quali siano le parti di me perse per strada negli ultimi anni a cui, però, non sono ancora pronta a rinunciare. L’imperante necessità di tornare a riconoscermi quando mi guardo allo specchio, di scorgere di nuovo la luce della determinazione che, per anni, ha illuminato il mio sguardo. Ho bisogno di raccogliere i cocci della mia creatività e di ritagliarmi un po’ di tempo per rimetterli insieme.

Di per sé può sembrare una cosa scontata, ma io ci ho messo mesi ad arrivare a questa ‘banale’ conclusione: quello che ho perso è l’inchiostro.
Ho permesso alle flebo di lavarlo via dalle mie vene, dove prima scorreva impetuoso, e di sostituirlo col loro liquido silenzio chimico.
Ora devo fare con la scrittura la stessa cosa che ho dovuto fare con le gambe, riprendere a ‘camminare’ dopo un lungo periodo di immobilità forzata: ci vuole tempo, tanto tempo, e l’unico modo per farcela è affrontare un passo alla volta, in senso letterale, inseguendo la spranza di non essere mai più costretta a fermarmi.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

Categorie: Abisso, B., Blog, Buoni Propositi, Capita anche a me..., Поток Сознания, Чернила, Flusso di Coscienza, Inchiostro, Ink, PolimioVita, PseudoNormalità, Rompiamo il Silenzio, Scrittura, Stream of Consciousness, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: