L’Armata delle Fobie.

фобия-fobia

 

Macchina, un giretto per i negozi, con tappa obbligata in libreria, una piadina farcitissima e super filmone impegnato al cinema.

Tutto da sola.

Erano anni che non lo facevo e devo ammetterlo: ci voleva.

Prima del tracollo medico ero piuttosto conosciuta per la mia autonomia, la mia indipendenza, ma soprattutto per la mia incrollabile fedeltà a me stessa.

Questa serata di libera uscita, però, è stata l’inconfutabile prova che di quella persona è rimasto ben poco.
Un tempo ero l’autista ‘di ruolo’ della comitiva. Amavo guidare, mi rilassava. Ero sicura di me e, avendo sempre guidato macchine piccoline, anche piuttosto agile nel traffico, qualunque fosse la velocità di marcia, da 20 a 130 km/h con nonchalance, non oltre solo perché per la PandaMobile avrebbe significato prendere il volo.

Non avevo alcun problema nell’essere a zonzo da sola: cinema, musei, concerti, ma all’occorrenza anche posta, medico, panettiere, distributore di benzina self-service, sia di giorno che di notte, insomma, qualunque cosa. Nella mia fase da concertara accanita, ad esempio, mi sono girata in lungo e in largo il Nord e Centro Italia con la sola compagnia della PandaMobile, con l’audiocassetta collegata al lettore mp3 sempre nell’autoradio, a volumi folli, e carta e penna sempre in borsa. Ore e ore passate a macinare chilometri cantando a squarciagola le cose più disparate, senza pensare a nulla, con uno spiraglio di finestrino sempre aperto anche d’inverno, dato che nella PandaMobile il meccanismo per spannare i vetri non ha mai funzionato granché.

Martedì scorso, invece, il panico.
Uno strano senso di soffocamento in autostrada: troppe macchine, troppo vicine, troppo veloci, e al ritorno gli occhi che si rifiutano di gestire l’effetto abbagliante dei fanali delle auto provenienti dalla direzione opposta.
Al cinema, il costante timore di perdere il telefono, il portafoglio o le chiavi della macchina e, nel parcheggio, il cuore a mille nell’attraversare l’androne buio che collega l’esterno alle scale che portano all’ingresso del multisala.

Sapevo che sarebbe successo, ma mi ostinavo a negarlo.
Un’intera armata di nuove fobie è di stanza nel fondo del mio stomaco ormai da mesi ma, germofobia a parte, finora ero stata abilissima nel tenerla a bada.

Per quanto liberatoria, è stata una serata di tensione e di rammarico di fronte all’evidente e innegabile incapacità di fare, in serenità, cose che prima facevo senza doverci pensare su.

La verità è che l’AnarcoSocio ha ragione quando si lamenta di quanto logorante sia la sensazione di non riuscire mai a riprendere fiato.
Io ci sono riuscita, ma per farlo ho rinunciato a tutte quelle piccole cose che facevano di me la persona che ero, e ho sbagliato. Ho permesso alla paura, alle mille nuove paure che mi hanno assediata, di avere la meglio, di divorarrmi giorno dopo giorno.

Solo ora ho realizzato: se per ‘respirare’ devo sacrificare quello che amo, quello che mi fa stare bene con me stessa, allora preferisco vivere in apnea.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Categorie: Abisso, Blog, Capita anche a me..., Поток Сознания, Film, Flusso di Coscienza, Malattie Rare, PolimioVita, PseudoNormalità, Rompiamo il Silenzio, Stream of Consciousness, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 3 commenti

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3 pensieri su “L’Armata delle Fobie.

  1. ohi….:(
    Piano riuscirai anche a gestire queste mille piccole paure.
    Rompiamo il silenzio!

    sempre!

    ciao
    .marta

    Piace a 1 persona

  2. Pingback: Flusso di Coscienza. #15 | Fuochi Anarchici

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