Archivi del mese: agosto 2016

Caterina e il diavolo.

Come avrete di sicuro indovinato dal silenzio prolungato, io e l’AnarcoSocio siamo in vacanza.

Dove siamo lo scoprirete presto, per oggi mi limito a dirvi che la fiaba di questa settimana non è russa, ma originaria della terra che ci sta ospitando.

Buona lettura!!!

 

Caterina-diavolo-Čert-Káča

 

In un paese viveva una donnina di nome Caterina, che possedeva una casetta, un giardinetto e qualche soldino, ma se anche fosse stata seduta su una montagna d’oro, neanche il più povero dei giovani l’avrebbe sposata, perché era un vero diavolo e quando litigava la si sentiva a centocinquanta passi di distanza.
Quando la domenica in paese si faceva musica, Caterina era la prima a presentarsi: i giovanotti facevano l’occhiolino alle ragazze e loro si lanciavano nelle danze sorridendo, ma a Caterina non era mai capitata questa fortuna in tutta la sua vita, nonostante avesse già quarant’anni. Nessuno voleva ballare con lei, eppure lei non mancava neanche una domenica.
Un giorno uscì di casa e si mise a pensare: «Sono già così vecchia e non ho ancora ballato con un giovanotto, c’è di che arrabbiarsi! Ho una tale voglia di danzare, che oggi potrei accettare anche l’invito del diavolo!”
Imbronciata, entrò nella locanda, si sedette accanto alla stufa e si mise a guardare chi andava a ballare con chi. D’improvviso entrò un signore vestito da cacciatore, che sedette vicino a Caterina e si fece servire da bere. La ragazza gli portò una birra, il sognore la prese e ne offrì a Caterina, perché brindasse con lui.
Caterina non credeva ai suoi occhi che quel signore potesse farle un tale onore, esitò un po’, ma alla fine bevve un sorso.
Il signore appoggiò il boccale, prese di tasca un ducato, lo lanciò allo zampognaro e gridò: «Ora ballo io, ragazzi!»
I giovanotti si fecero da parte e il signore condusse Caterina al centro della stanza.
«Ahi, ahi, ma chi sarà?», si chiedevano i più anziani, confabulando fra loro; i ragazzi facevano delle smorfie e le fanciulle si nascondevano il viso nei grembiuli, perché Caterina non le vedesse sorridere. Ma Caterina non aveva occhi per nessuno, era talmente felice di poter danzare che se anche il mondo intero si fosse sbellicato dalle risa, lei non se ne sarebbe accorta. Per tutto il pomeriggio, e poi tutta la sera, il signore ballò solo con Caterina, le comprò il marzapane e l’acqua e zucchero, e quando giunse l’ora di tornare a casa, l’accompagnò a piedi attraverso il paese.
«Se solo potessi ballare per tutta la vita con voi come oggi», disse Caterina al momento del commiato.
«Si può fare, se vieni con me».
«E dove vivete?»
«Aggrappati al mio collo e io te lo dirò».
Caterina obbedì, ma a quel punto il signore si trasformò nel diavolo e la condusse con sè all’inferno. Si fermò davanti alla porta, bussò e i suoi compari gli vennero ad aprire, e vedendolo così stanco, si offrirono di prendere loro Caterina. Ma lei rimase aggrappata e non voleva lasciare andare la presa a nessun costo; così il diavolo fu costretto a presentarsi al Grande Diavolo con Caterina appesa al collo.
«Chi mi porti?», chiese lui.
Il diavolo raccontò che durante il suo girovagare per il mondo aveva udito il grido di richiamo di Caterina, che voleva a tutti i costi un uomo con cui ballare, e così aveva voluto consolarla e alla fine aveva pensato anche di mostrarle l’inferno. «Non sapevo che non mi avrebbe lasciato andare», concluse poi.
«Perché sei uno sciocco e non vuoi imparare mai la lezione», lo apostrofò il vecchio padrone. «Prima di cominciare qualcosa con qualcuno, devi conoscere la sua natura; se ci avessi pensato prima, non avresti portato Caterina con te. Ora allontanati dal mio sguardo e fai in modo di liberarti di lei».
Il povero diavolo risalì nel mondo degli umani insieme a Caterina. Le promise mari e monti se solo l’avesse lasciato andare, la rimbrottò, ma inutilmente. Sfinito e irato, raggiunse un campo dove un giovane pastore, avvolto in un’enorme pelliccia, stava pascolando il suo gregge. Il diavolo aveva assunto le sembianze umane e quindi il pastore non lo riconobbe. «Chi portate con voi, amico?», chiese fiducioso al diavolo.
«Ah, se lei sapesse, non riesco neanche più a respirare. Pensate un po’, me ne andavo per la mia strada, pensavo ai fatti miei, quando questa donna mi salta al collo e si rifiuta di lasciarmi andare. Volevo portarla fino al paese dopo e scrollarmela di dosso, ma non ce la faccio, i miei piedi non mi reggono più».
«Se volete vi posso venire in soccorso, ma non per molto, perché poi devo badare alle mie pecore. Posso portarla per metà del cammino».
«Oh, quanto ne sarei felice».
«Hai sentito? Aggrappati a me», disse il pastore a Caterina.
Non appena udite quelle parole, Caterina lasciò andare il diavolo e si aggrappò al manto di pecora. Ora sì che il poveretto aveva un bel carico, la sua pelliccia e Caterina! Ben presto si stancò e cominciò a pensare a come liberarsi di Caterina. Se solo avesse potuto spogliarsi di lei come della pelliccia! Lentamente provò a vedere se gli riusciva, proprio mentre passava accanto a uno stagno. Tirò fuori una mano, poi tirò fuori l’altra e Caterina non si accorse di nulla, aprì il primo bottone, poi il secondo, infine il terzo e pluff — Caterina si ritrovò in acqua insieme alla pelliccia.
Il diavolo non aveva seguito il pastore, ma era seduto a terra, stava fermo al freddo a badare alle pecore e aspettava di veder tornare il ragazzo con Caterina. Non dovette attendere a lungo. Con la pelliccia fradicia sulle spalle, il pastore tornò di corsa al suo gregge, nel timore che lo straniero se ne fosse già andato e avesse lasciato sole le sue pecorelle. Quando si incontrarono, si guardarono per un attimo. Il diavolo non credette ai suoi occhi perché il pastore era tornato senza Caterina, e il pastore si sbalordì nel vedere lo straniero ancora intento a badare al gregge. «Ti ringrazio», disse infine il diavolo al pastore. «Mi hai fatto un grande favore, altrimenti non avrei saputo come fare con Caterina. Non lo dimenticherò mai e mi sdebiterò con te. Affinché tu sappia chi hai aiutato nel momento del bisogno, ti dico che io sono il diavolo». Così dicendo, scomparve. Il pastore rimase un po’ a grattarsi il capo, poi si disse: «Se tutti i diavoli sono così sciocchi come questo, posso stare tranquillo».
Nel paese dove viveva il pastore, regnava un giovane principe con due governatori, i quali governavano molto male. La gente imprecava contro il principe e i suoi due luogotenenti. Una volta, il principe chiamò un astrologo e gli ordinò di leggere nelle stelle il destino suo e dei governatori. L’astrologo obbedì, e scrutò le stelle per vedere quale fosse la fine di quei tre. «Perdonate, vostra maestà principesca», disse lui una volta concluso il suo studio. «Ma voi e i Vostri due uomini siete in grave pericolo e io temo di parlarvene».
«Voglio sapere tutto, qualunque cosa sia! Ma resta qui, perché se le tue profezie non si dovessero avverare, perderai la testa».
«Mi inchino volentieri ai Vostri ordini. Allora ascolti: prima che si presenti il secondo quarto di luna, il diavolo si porterà via i due governatori alla tale e tale ora, nel tale e tale giorno e all’inizio della luna piena verrà a prendere Voi, principesca maestà e vi porterà tutti e tre all’inferno».
«Chiudete in prigione questo truffatore imbroglione!», ordinò il principe e i sui servitori gli obbedirono. Ma nel suo cuore, il principe non era così sicuro come voleva apparire: le parole dell’astrologo lo avevano scosso. Per la prima volta si sentiva in pericolo! I due governatori erano spaventati a morte, arraffarono tutti i loro averi, corsero nelle loro proprietà e le fecero fortificare per essere sicuri che il diavolo non potesse andare a prenderli. Il principe invece riprese la retta ivia, sperando che la terribile profezia non si avverasse.
Il povero pastore non sapeva nulla d tutto ciò; giorno per giorno pascolava il suo gregge e non si curava minimamente di quanto accadeva nel mondo. Un giorno, il diavolo i presentò inatteso da lui e gli disse: «Pastore mio, sono venuto per ripagarti del favore. Dopo il primo quarto di luna devo portare con me all’inferno i due governatori, perché hanno derubato la povera gente e hanno consiglito male il principe. Ma se dovessi vedere che possono redimersi, li lascerò qui e al tempo stesso premierò te. Il tale e tale giorno presentati al primo castello, dove sarà riunita una gran folla. Non appena si sentirà un frastuono terribile, i servitori apriranno i portoni e io porterò fuori il signore. A quel punto vienimi vicino e dì: “Allontanati all’istante, altrimenti te la passerai male!”. Io ti ubbidirò e me ne andrò. Dopo fatti consegnare dal signore due sacchi d’oro e se non te li vuole dare, allora digli che mi richiamerai. A quel punto, vai al secondo castello, fai lo stesso e pretendi lo stesso compenso. Impiega a dovere quell’oro e usalo per il bene. Quando verrà la luna piena, dovrò andare a prendere il principe, ma non vorrei consigliarti di liberare anche lui, altrimenti dovrai dare in cambio la tua pelle». Detto questo, se ne andò.
Il astore tnne a mente ogni singola parola. Quando giunse il primo quarto di luna, lasciò il suo gregge e si recò a castello, dove viveva uno dei due governatori. Arrivò proprio al momento giusto. La gente era riunta a guardare il diavolo che voleva portasi via il signore. Si udì un urlo raccapricciante, il portone si aprì e il maligno trascinò fuori il poveretto agonizzante. A quel punto, il pastore si fece avanti, prese per mano il signore e allotanò il diavolo con queste parole: «Vattene o te la passerai male!» Il diavolo svanì all’istante e l’incredulo signorebaciò la mano del pastore, chiedendogli cosa volesse in cambio. Il pastore gli disse che voleva due sacchi d’oro e il signore lo accontentò all’istante.
Soddisfatto, il pastore si recò al secondo castello e anche lì si comportò allo stesso modo. Si capiva che il principe era veuto a sapere del pastore, difatti chiedeva di continuo informazioni sulla sorte dei due governatori. Dopo aver appreso tutto quanto era successo, mandò una carrozza con quattro cavalli, perché accompagnasse il pastore da lui, e poi lo pregò di aiutare anche lui e salvarlo dalle grinfie del diavolo.
«Mio signore», gli rispose il pastore, «a voi non posso prometterlo; in questo caso si tratta di me. Voi siete un grande peccatore, ma se saprete migliorare e regnare in modo giusto saggio e buono sul vostro popolo, come si conviene a un principe, allora potrò fare il tentativo e prendere l vostro posto fra le fiamme dell’inferno».
Il principe accettò tutte le condizioni, il pastore se ne andò, dopo aver promesso che si sarebbe presentato all’appuntamento.
Si attendeva la luna piena, in preda all’ansia e alla paura. Inizialmete tutti auguravano il peggio al principe, ma poi tutti si ricredettero, perché egli aveva cominciato a comportarsi irreprensibilmente e non avrebbe potuto esserci un principe migliore. I giorni volavano tanto in fretta, che la gente non riusciva a tenenrne il conto! Prima che il principe se ne accorgesse, giunse il momento in cui avrebbe dovuto prendere congedo da tutto ciò che gli dava gioia. Si vestì di nero, e bianco come un cencio, e si sedette ad aspettare che arrivassero il pastore o il diavolo. D’un tratto la porta si aprì e comparve il Maligno.
«Preparati signor principe, è giunta l’ora che ti porti via con me».
Senza ribattere, il principe si alzò e insieme al diavolo attraversò il cortile dove era riunita una gran folla. All’improvviso, il pastore si fece largo, correndo verso il diavolo e urlando già da lontano: «Fuggi, fuggi, altrimenti te la passerai male».
«Come puoi pensare di fermarmi? Non ricordi quello che ti ho detto?», sussurrò il diavolo al pastore.
«Povero sciocco, non penso al principe, ma a te. Caterina è viva e chiede di te!»
Non appena il diavolo udì il nome di Caterina, svanì in un soffio, lasciando in pace il principe. Il pastore rise di gusto, felice di aver salvato il principe con quel trabocchetto. Per ricompensarlo, il principe lo nominò primo ministro e cominciò a trattarlo come un fratello. Il pastore si rivelò un bravo consigliere e un fedele servitore. Dei due sacchi d’oro, tenne per sé solo una corona e con il resto aiuto tutta la povera gente che era stata derubata dai due overnatori malvagi.

 

Božena Němcová

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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La principessa che scioglieva gli indovinelli.

principessa-indovinelli-царевна-отгадчица

 

C’era una volta un vecchio che aveva tre figli, il terzo dei quali era Ivan lo sciocco. C’era allora un certo zar — era tanto tempo fa, che aveva una figlia. Dice al padre: «Permettimi, padre, di indovinare gli indovinelli; se indovino gli indovinelli di qualcuno, che gli taglino la testa, se non indovino, lo sposerò». Subito fecero un bando; molti si presentarono, tutti li giustiziarono: la principessa indovinava gli indovinelli. Ivan lo sciocco dice al padre: «Benedicimi, padre! Vado dallo zar a proporre degli indovinelli!». «Ma che dici, sciocco! Anche gente meglio di te è stata giustiziata!» «Se mi benedici — vado, se non mi benedici — vado lo stesso!» Il padre lo benedì. Ivn lo sciocco andò, vede: sulla strada c’è del grano, nel grano un cavallo; lo cacciò con la frusta perché non lo calpestasse, e dice: «Eccolo qui l’indovinello!». Va avanti, vede un serpente; prese e lo trapassò con una lancia e pensa: “Ecco un altro indovinello!”.
Arriva dallo zar; lo accolgono e ordinano di proporre gli indovinelli. Quello dice: «Stavo venendo da voi, vedo per la strada un bne, in quel bene un altro bene, presi quel bene e con un bene lo cacciai dal bene; il bene a causa del bene corse via dal bene». La principessa prese un libretto, guarda: non c’è quell’indovinello; non sa indovinare e dice al padre: «Padre! Oggi mi fa male la testa, i pensieri si sono confusi; lo indovinerò domani». Rimandarono al giorno seguente. Ivan lo sciocco fu accompagnato in una camera. La sera si fa una pipatina; ma la principessa scelse una fedele cameriera, la manda da Ivan lo sciocco: «Vai» dice «Chiedigli che razza di indovinello è; promettigli oro e argento a volontà».
La cameriera arriva, bussa; Ivan lo sciocco aprì la porta, quella entrò e chiede dell’indovinello, promette montagne di oro e di argento. Ivan lo sciocco dice: «A che mi servono i soldi! Ne ho già molti. Che la principessa passi l’intera notte senza dormire nella mia camera, allora le spiegherò l’indovinello». La principessa lo seppe, stette in piedi tutta la notte — non dormì. Ivan lo sciocco al mattino le spiegò l’indovinello, che aveva cacciato dal grano il cavallo. E la principessa indovinò.
Ivan lo sciocco propose un altro indovinello: «Stavo venendo da voi, per la strada vedo un lae, presi e lo colpii con un male, il male per il male morì». La principessa di nuovo afferrò il libretto, non riesce a indovinare l’indovinello e chiede tempo fino all’indomani. La sera manda la cameriera per sapere da Ivan lo sciocco la soluzione dell’indovinello: «Promettigli» dice «dei soldi!». «A che mi servono i soldi! Ne ho già molti» risponde Ivan lo sciocco «ce la principessa passi l’intera notte senza dormire nella mia camera, allora le spiegherò l’indovinello». La principessa acconsentì, non dormì la notte e indovinò l’indovinello.
Il terzo indovinello Ivan lo sciocco non iniziò nemmeno a proporlo, ma ordinò di convocare tutti i senatori e propose un indovinello su come la principessa non fosse stata capace di indovinare gli indovinelli e avesse mandato da lui una cameriera per corromperlo con dei soldi. La principessa non poté indovinare neanche questo indovinello; di nuovo mandò da lui a chiedere: promise oro e argento a volontà e voleva rimandarlo a casa a pascolare. Invece no! Di nuovo passò la notte senza dormire; quando lui le ebbe detto a proposito di cosa fosse l’indovinello, indovinarlo non le fu possibile; significava far sapere a tutti come aveva carpito a Ivan lo sciocco anche gli altri indovinelli. E rispose la principessa: «Non lo so». Ecco che con un allegro banchetto si fecero le nozze: Ivan lo sciocco la sposò; vissero felici e contenti, e ancora adesso vivono.

 

♦ “Masha e l’Orso e altre fiabe popolari russe”,
Raccolte da A. N. Afanas’ev

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
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Oggi va così… #3

для-тебя-per-te

 

In silenzio.
Per TE.

 
 

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