Non-lo-so

non-lo-so-Незнайко

 

Comincia la favola da un cavallo incantato, da un bigio fatato. Nel mare, nell’oceano, nell’isola Bujana c’è un bue arrostito, nel didietro aglio tritato; da un lato puoi tagliare, dall’altro inzuppare e mangiare. C’era una volta un mercante che aveva un figlio; ecco che, quando il figlio iniziò a maturare e per botteghe a commerciare, a quel mercante morì la prima moglie, e ne sposò una seconda. Passarono alcuni mesi, il mercante decise di andare in terre straniere e si preparò, caricò le navi di merci e ordina al figlio di fare attenzione alla casa e di condurre gli affari come si conviene. Chiede il figlio del mercante: «Padre! Prima di partire, cerca la mia fortuna». «Figlio mio amato!» risponde il vecchio. «E dove posso trovarla?» «La mia fortuna non è difficile da trovare! Quando ti alzerai domattina, esci dal portone e la prima cosa che ti capiterà compramela e dammela». «Bene, figliolo!&raquo:
Il giorno dopo si alzò il padre di buon mattino; uscì dal portone, ed ecco la prima cosa che gli capita: trascina un contadino un cavallino tignoso e sparuto, buono solo come cibo per cani. Il mercante contrattò a lungo e lo ebbe per un rublo d’argento; portò il cavallino nel cortile e lo mise nella scuderia. Chiede il figlio del mercante: «Allora, padre, hai trovato la mia fortuna?». «Per trovarla l’ho trovata, ma è veramente brutta!» «Se dev’essere così, sia! Quella fortuna che il Signore mi ha assegnato, quella mi terrò»
Il padre si diresse con le merci in altri paesi, mentre il figlio rimase in bottega a occuparsi degli affari, e aveva questa abitudine: che vada alla bottega o torni a casa, passa sempre prima dal suo cavallino. Ecco che la matrigna si stufò del figliastro, si mise a cercare delle fattucchiere che lo facessero mrire; trovò una vecchia strega che le diede un filtro e ordinò di metterlo sotto la soglia nel momento in cui il figliastro doveva tornare a casa. Di ritorno dalla bottega, il figlio del mercante passò dalla scuderia e vede: il suo cavallino sta nelle lacrime fino alle caviglie; gli diede un colpo sull’anca e chiede: «Perché, mio buon cavallo, piangi e non mi dici niente?». Risponde il cavallino: «Ah, Ivan figlio di mercante, mio amato padrone! E come non piangere? La matrigna vuole farti morire. Hai un cane; quando andrai a casa, fallo passare prima di te: vedrai cosa succederà!». Il figlio del mercante gli diede ascolto; appena il cane fu passato per la soglia, subito si disfece in pezzetti.
Ivan figlio di mercante non diede a vedere alla matrigna che conosceva la sua cattiveria; il giorno seguente va alla bottega, e la matrigna dalla strega. La vecchia le preparò un altro filtro e ordinò di metterlo in una bevanda. La sera, andando a casa, passò il figlio del mercante nella stalla: di nuovo il cavallino sta nelle lacrime fino alle caviglie; gli diede un colpo sull’anca e chiede: «Perché, mio buon cavallo, piangi e non mi dici niente?». «E come non piangere, come non affliggersi? Sento una grande avversità, vuole la matrigna farti assolutamente fuori. Bada che quando arriverai a casa e ti metterai a tavola, la matrigna ti offrirà una bevanda: tu non berla, ma gettala dalla finestra; vedrai poi da solo cosa succederà sotto la finestra». Ivan figlio di mercante fece proprio così: aveva appena versato dalla finestra la bevanda che la terra iniziò a spaccarsi! Anche quella volta non disse alla matrigna nemmeno una parola.
Il terzo giorno va alla bottega, e la matrigna dalla strega; la vecchia le diede una camicia fatata. La sera, andando a casa, passò il figlio del mercante nella stalla: di nuovo il cavallino sta nelle lacrime fino alle caviglie; gli diede un colpo sull’anca e chiede: «Perché, mio buon cavallo, piangi e non mi dici niente?». «E come non piangere? Vuole la matrigna farti assolutamente fuori. Ascolta bene quello che ti dirò: quando arriverai a casa, ti manderà la matrigna al bagno e ti manderà una camicia tramite un ragazzino; tu non indossare la camicia, ma mettila al ragazzino: quel che succederà, lo vedrai tu stesso!» Ecco che il figlio del mercante arriva a casa, sbuca la matrigna e gli dice: «Non vuoi farti una sauna? Abbiamo il bagno pronto». «Bene», dice Ivan e andò nel bagno; poco dopo gli porta un ragazzino la camicia. Non appena il figlio del mercante gliel’ebbe messa, quello all’istante chiuse gli occhi e cadde sul pavimento morto stecchito; e come gli ebbe tolto la camicia e l’ebbe buttata nella stufa, il ragazzino riprese vita, mentre la stufa cadde a pezzetti.
Vede la matrigna che non ottiene niente, si precipita nuovamente dalla vecchia strega, chiede e la prega di far fuori il figliastro. Risponde la vecchia: «Finché il suo cavallo resterà in vita, non si può fare niente! Ma tu fai finta di essere malata, e quando arriverà tuo marito, digli: ho sognato, dice, che bisogna scannare il nostro cavallino, togliergli la bile e spalmarmi la bile, allora anche il male passerà!». Arrivò il momento del rientro del mercante; il figlio si preparò e gli andò incontro. «Salve, figliolo!» dice il padre. «Va tutto bene a casa?» «Tutto a posto, ma la matrigna è malata». Scaricò il mercante le merci, arriva a casa: la moglie sta a letto, geme. «Mi ristabilirò» dice «solo quando eseguirai il mio sogno». Il mercante acconsentì subito, chiama il figlio: «Be’, figliolo, voglio scannare il tuo cavallo; tua madre è malata, bisogna curarla». Ivan figlio di mercante iniziò a piangere amaramente: «Ah, padre! Tu vuoi togliermi l’ultima fortuna». Così disse e andò alla scuderia.
Il cavallino lo vide e dice: «Mio amato padrone! Io ti ho salvato da tre morti; tu salvami almeno da una, chiedi a tuo padre di fare un giro su di me per l’ultima volta, di passeggiare in aperta campagna con i tuoi buoni compagni». Chiede il figlio al padre di passeggiare per l’ultima volta sul suo cavallo; il padre lo permise. Ivan figlio di mercante salì a cavallo, galoppò in aperta campagna, si divertì con i suoi amici-compagni; dopodiché scrisse al padre questo biglietto: «Cura, dice, la matrigna con uno staffile a dodici code; a parte questo rimedio, non la guarirai in nessun modo!». Mandò il biglietto tramite uno dei suoi buoni compagni, mentre lui se ne andò in lontane terre straniere. Il mercante lesse la lettera e si mise curare la propria moglie con lo staffile a dodici code; presto la donna si ristabilì.
Cavalca il figlio del mercante per campi aperti, per vaste distese, vede: pascola del bestiame cornuto. Gli dice il buon cavallo: «Ivan figlio di mercante! Lasciami pascolare a volontà; strappa dalla mia coda tre peli; quando ti servirò, basta che bruci un pelo, apparirò subito davanti a te, pronto ai tuoi comandi. Ma tu, bravo giovane, vai dai pastori, compra un bue e sgozzalo; mettiti addosso la pelle del bue, in testa la vescica e, ovunque sarai, qualunque cosa ti chiederanno, da’ sempre la stessa risposta: non lo so!». Ivan figlio di mercante lasciò libero il cavallo, indossò la pelle del bue, si mise in testa la vescica e andò sulla spiaggia. Per il mare blu sfreccia una nave; videro i naviganti quel mostro — animale non è, uomo non è, in testa una vescica, addosso il pelo, si avvicinarono alla riva su una scialuppa, si misero a fargli un sacco di domande, a interrogarlo alla grande. Ivan figlio di mercante dà un’unica risposta: «Non lo so!». «Se è così, ti chiamerai Non-lo-so!»
Lo presero i naviganti, lo portarono con loro alla nave e navigarono verso casa. Passarono ore o mesi: giunsero alla capitale, andarono dal re con regali e gli annunciarono di Non-lo-so. Il re ordinò di portare quel mostro davanti ai suoi occhi limpidi occhi. Portarono Non-lo-so a palazzo, accorse una marea di gente per vederlo. Il re si mise a domandargli: «Che razza di persona sei?». «Non lo so». «Di quale paese?» «Non lo so». «Di quale stirpe?» «Non lo so». Il re sputò e mandò Non-lo-so nel giardino: che scacci, dice, gli uccelli dai meli al posto dello spaventapasseri! — e ordinò di nutrirlo dalle sue cucine reali.
Quel re aveva tre figlie: le maggiori belle, la minore ancora più bella! In breve tempo un principe moro iniziò a chiedere la mano della principessa più giovane, scrive al re con queste minacce: «Se non me la darai con le buone, la prenderò con la forza». Al re questo non andò a genio, risponde al principe moro: «Inizia la guerra; sia fatta la volontà del Signore!». Riunì il principe un’armata incalcolabile e assediò tutto quello stato. Non-lo-so gettò via la pelle, si tolse la vescica, uscì in aperta campagna, bruciò un pelo e gridò con voce possente, con un fischio assordante. Da non si sa dove spuntò il suo cavallo prodigioso — il cavallo corre, la terra trema: «Ehilà, bravo giovane! Perché hai bisogno di me così presto?». «È tempo di guerra!» Salì Non-lo-so sul suo buon cavallo, e il cavallo gli chiede: «Quanto in alto ti devo portare: a metà di un albero o sopra il bosco?». «Portami sopra il bosco!» Il cavallo si sollevò da terra e volò contro l’esercito nemico.
Galoppò Non-lo-so contro i nemici, a uno strappò la spada, all’altro tolse l’elmo d’oro e se lo infilò, abbassò la visiera e iniziò a colpire la forza mora: ovunque si volti, volano teste — sembra tagli il fieno! Il re e le principesse dalle mura della città guardano e si meravigliano: «Ma chi è quel paladino? Da dove è sbucato? Non sarà San Giorgio che ci aiuta?». E non pensano nemmeno che sia quello stesso Non-lo-so che spaventa i corvi in giardino. Molte armate massacrò Non-lo-so, ma non tante quante ne calpestò il suo cavallo; lasciò vivo solo il principe moro e una decina di uomini del seguito, per il ritorno. Dopo quell’enorme battaglia si avvicinò alle mura della città e disse: «Vostra Altezza Reale! Avete apprezzato i miei servigi?». Il re lo ringraziò, e poi lo invitò; ma Non-lo-so non accettò: galoppò in aperta campagna, lasciò libero il suo buon cavallo, tornò a casa, indossò la vescica e la pelle e cominciò come al solito a camminare per il giardino, a spaventare i corvi.
Passarono ore o mesi, di nuovo scrive al re il principe moro: «Se non mi darai la tua figlia minore, brucerò tutto il regno e la prenderò prigioniera». Al re questo non sembrò il caso; scrisse in risposta che lo aspettava con l’esercito. Il principe moro riunì una forza ancora maggiore della precedente, assediò lo stato da tutti i lati, mandò avanti tre possenti eroi. Lo venne a sapere Non-lo-so, gettò via la pelle, si tolse la vescica, chiamò il suo buon cavallo e galoppò verso la battaglia. Gli venne addosso un eroe; si incrociarono, si salutarono, con le lance si colpirono. L’eroe colpì Non-lo-so tanto forte che a stento si resse sulla staffa; ma poi si riprese, volò come un prode, staccò la testa all’eroe, la afferrò per i capelli e la gettò in aria: «Ecco come voleranno tutte le teste!&raqup;. Apparve il secondo eroe, anche con lui la stessa cosa. Apparve il terzo; si batté con lui Non-lo-so per un’ora intera: l’eroe gli ferì un braccio a sangue; ma Non-lo-so gli staccò la testa e la gettò in aria; qui tutto l’esercito moro tremò e corse via. Nel frattempo il re e le principesse stanno sulle mura della città; vide la principessa più giovane che al valoroso paladino sanguina un braccio, si tolse dal collo il fazzolettino e di persona gli legò la ferita; e il re lo invitò. «Verrò» rispose Non-lo-so «ma non ora». Galoppò in aperta campagna , lasciò libero il cavallo, si rimise la pelle, si infilò in testa la vescica e riprese a camminare per il giardino, a spaventare i corvi.
Passarono ore o mesi: fidanzò il re le due figlie maggiori a dei famosi principi e organizzò un gran festeggiamento. Andarono gli ospiti in giardino a passeggiare, videro Non-lo-so e chiedono: «Che razza di mostro è?». Risponde il re: «È Non-lo-so, vive da me al posto dello spaventapasseri, scaccia gli uccelli dai meli». Ma la figlia minore diede un’occhiata al braccio di Non-lo-so, riconobbe il suo fazzolettino, arrossì e non disse una parola. Da allora, da quel momento, iniziò ad andare spesso in giardino, a non staccare gli occhi di dosso da Non-lo-so, ai banchetti, ai festeggiamenti si dimenticò di pensare. «Dove vai, figlia mia, di continuo?», chiede il padre. «Ah, padre! Per quanti anni ho vissuto qui da voi, per quante volte ho passeggiato in giardino, ma non ho mai visto un uccellino tanto tenero come lo vedo ora!» Poi iniziò a chiedere al padre che benedisse un suo matrimonio con Non-lo-so; per quanto il padre cercasse di convincerla, quella rimaneva salda nel suo proposito. «Se» dice «non me lo farai sposare, allora resterò zitella per sempre, non sposerò nessuno!» Il padre acconsentì e li fece sposare.
Dopodiché gli scrive il principe moro per la terza volta, chiede che gli faccia sposare la figlia minore. «Se non lo farai, metterò a fuoco tutto lo stato, e me la prenderò con la forza». Risponde il re: «Mia figlia è già sposata; se vuoi, vieni a vedere tu stesso». Il principe moro arrivò; vedendo che erano stati fatti sposare un simile mostro con una principessa così bella, pensò di uccidere Non-lo-so e lo sfidò a un combattimento mortale. Non-lo-so gettò via la pelle, si tolse dalla testa la vescica, chiamò il suo buon cavallo e si fece così aitante da non potersi nelle favole narrare, né in un libro raccontare. Si affrontarono in aperta campagna, in una vasta piana; il combattimento non si prolungò molto a lungo: Ivan figlio di mercante uccise il principe moro. Solo allora il re riconobbe che Non-lo-so non era un mostro, ma un possente e splendido eroe, e lo nominò suo successore. Iniziarono Ivan figlio di mercante e la sua principessa a vivere felici e contenti, diventando sempre più abbienti, e lui chiamò presso di sé il padre; la matrigna, invece, fu fatta giustiziare.

 

♦ “Masha e l’Orso e altre fiabe popolari russe”,
Raccolte da A. N. Afanas’ev

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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2 pensieri su “Non-lo-so

  1. Ogni tanto..un “vissero felici e contenti” ci sta davvero bene!
    Ahhhhh….bellissimo…

    Rompiamo il silenzio!…che dici?

    Liked by 1 persona

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