Gli animali nella fossa.

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C’erano una volta un vecchio e una vecchia che non avevano altro bene se non un maiale. Andò il maiale nel bosco a mangiare ghiande. Gli viene incontro un lupo. «Maiale, maiale, dove vai?» «Nel bosco, a mangiare ghiande». «Portami con te!» «Ti portrei con me» dice il maiale «ma laggiù c’è una fossa larga e profonda, non ce la fari a saltarla». «Invece ce la farò», dice il lupo. E si incamminarono; cammina cammina per il bosco, giunsero alla fossa. «Andiamo», dice il lupo «salta». Il maiale saltò e passò la fossa. Anche il lupo saltò, ma ci finì dritto dentro. Be’, dopodiché il maiale mangiò ghiande a sazietà e se ne tornò a casa.
Il giorno dopo, di nuovo il maiale va nel bosco. Gli viene incontro un orso. «Maiale, maiale, dove vai?» «Nel bosco, a mangiare ghiande». «Portami con te», dice l’orso. «Ti porterei, ma laggiù c’è una fossa larga e profonda, non ce la farai a saltarla». «Non temere, ce la farò», dice l’orso. Giunsero alla fossa. Il maiale, saltò e passò la fossa; l’orso saltò, ma ci finì dritto dentro. Il maiale, dopo aver mangiato ghiande a sazietà, se ne tornò a casa.
Il terzo giorno, il maiale di nuovo andò nel bosco a mangiare ghiande. Gli viene incontro una lepre. «Buongiorno, maiale!» «Buongiorno, lepre orecchiona!» «Dove vai?» «Nel bosco, a mangire ghiande». &laquoPortami con te». «No, orecchiona, laggiù c’è una fossa larga e profonda, non ce la farai a saltarla». «Io? Come sarebbe a dire che non ce la farò!» Si avviarono e giunsero alla fossa. Il maiale saltò e passò la fossa. La lepre saltò, ma ci cadde dentro. Be’, il maiale, dopo aver mangiato ghiande a sazietà, se ne torno a casa.
Il quarto giorno, ancora una volta il maiale va nel bosco a mangiare ghiande. Gli viene incontro una volpe; anche quella chiede che il maiale la porti con sé. «No» dice il maiale «laggiù c’è una fossa larga e profonda, non ce la farai a saltarla». «Ma sì, ma sì che ce la farò», dice la volpe. Be’, cadde anche lei nella fossa. Erano quindi quattro gli animali nella fossa, e iniziarono a preoccuparsi di come avrebbero trovato da mangiare.
La volpe dice: «Mettiamoci un po’ a gridare: quello che si stancherà, quello verrà mangiato». Iniziarono a gridare; la lepre si ritirò per prima, mentre la volpe ebbe la meglio su tutti. Presero la lepre, la fecero a pezzi e se la mangiarono. Ma la fame si fece sentire e di nuovo si accordarono per gridare: quello che si fosse ritirato sarebbe stato mangiato. «Se sarò io a ritirarmi» dice la volpe «allora mangerete me, poco importa!» Iniziarono: solo il lupo cedette, non ne poteva più. La volpe e l’orso lo presero, lo fecero a pezzi e se lo mangiarono.
Ma la volpe imbrogliò l’orso: gliene diede da mangiare solamente un pezzetto e nascose il resto per mangiarselo quatta quatta. Ecco che l’orso inizia di nuovo ad avere fame e dice: «Comare, comare, dove ti prendi da mangiare?». «Ma andiamo, compare! Ficcati un po’ una zampa sotto le costole, afferrane una, allora saprai che mangiare». L’orso lo fece, si ficcò una zampa sotto le costole e crepò. La volpe rimase sola. Dopodiché, divorato l’orso, la volpe iniziò ad avere fame.
Sopra quella fossa c’era un albero, su quell’albero stava facendo il nido un tordo. La volpe se ne stava seduta nella fossa, non faceva che guardare il tordo e gli dice: «Tordo, tordo, cosa fai?». «Mi faccio il nido». «Per farci cosa?» «Per allevarci i miei piccoli». «Tordo, dammi da mangiare; se non mi dai da mangiare, mangerò i tuoi piccoli». Il tordo si affliggeva e si tormentava al pensiero di come nutrire la volpe. Volò al villaggio e le portò una gallina. La volpe sparecchiò la gallina e dice di nuovo: «Tordo, tordo, mi hai dato da mangiare?». «Ma sì». «Be’, allora dammi da bere». Il tordo si affliggeva e si tormentava al pensiero di come dissetare la volpe. Volò al villaggio e le portò dell’acqua. La volpe bevve a sazietà e dice: «Tordo, tordo, mi hai dato da mangiare?». «Ma sì». «Mi hai dato da bere?» «Ma sì». «Allora fammi uscire da questa fossa».
Il tordo si affliggeva e si tormentava al pensiero di come tirare fuori la volpe. Poi iniziò a gettare dei rami nella fossa e ne gettò talment tanti che la volpe se ne poté servire per arrampicarsi fino a fuori; dopodiché si allungò ai piedi dell’albero. «Allora» dice «mi hai dato da mangiare, tordo?» «Ma sì». «Mi hai dato da bere?» «Ma sì». «Mi hai fatto uscire dalla fossa?» «Ma sì». «Be’, adesso fammi ridere». Il tordo si affliggeva e si tormentava al pensiero di come fare ridere la volpe. «Volerò fino al villaggio» dice «e tu, volpe, seguimi». Bene; il tordo volò fino al villaggio, si posò sul portone di un ricco contadino, mentre la volpe vi si accucciò ai piedi. Il tordo cominciò a gridare: «Nonnina, nonnina, portami un pezzo di lardo! Nonnina, nonnina, portami un pezzo di lardo!». Saltarono fuori dei cani e fecero a pezzi la volpe.
Ci sono stata, ho bevuto del moscato, sulle labbra è scivolato, in bocca non è arrivato. Mi hanno dato un caffettano verde; mi sono avviata: le cornacchie volano e gridano: «Verde il caffettano, verde il caffettano!». Ho creduto di sentire: «Getta il caffettano», ho preso e me ne sono sbarazzata. Mi hanno dato un cappello blu. Le cornacchie volano e gridano: «Blu il cappello, blu il cappello!». Ho creduto di sentire: «Giù il cappello!», me ne sono sbarazzata e sono rimasta senza più niente.

 

♦ “Masha e l’Orso e altre fiabe popolari russe”,
Raccolte da A. N. Afanas’ev

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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