Io sono lo scrittore.

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Io sono lo scrittore.
È così che mi chiamano tutti. I miei amici, i miei genitori, i miei parenti, e anche le persone che non conosco e che tuttavia mi riconoscono in un luogo pubblico e mi dicono: “Lei non è quello scrittore…?” Io sono lo scrittore: è la mia identità.
La gente crede che, in quanto scrittore, la tua vita sia abbastanza tranquilla. Recentemente un mio amico, dopo essersi lamentato per i suoi spostamenti quotidiani tra casa e ufficio, mi ha detto: “Tu, in fondo, la mattina ti alzi, ti siedi alla scrivania e scrivi. Tutto qua.” Non gli ho risposto niente, forse per lo sconforto di rendermi conto fino a che punto, nell’immaginario collettivo, il mio lavoro consista nel non far niente. La gente pensa che non combini nulla, ma è proprio quando non fai niente che lavori di più.
Scrivere un libro è come aprire una colonia estiva. La tua vita, in genere solitaria e tranquilla, viene improvvisamente scombussolata da una moltitudine di personaggi che un giorno giungono senza preavviso e ti stravolgono l’esistenza. Arrivano una mattina, a bordo di un grande pullman, dal quale scendono rumorosamente, eccitati per il ruolo che hanno ottenuto. E tu devi rassegnarti, devi occupartene, devi dargli da mangiare, devi ospitarli. Sei responsabile di tutto. Perché tu, appunto, sei lo scrittore.

♦ “Il libro dei Baltimore”,
di Joël Dicker

 

Lunedì, nel “mondo là fuori”, la vita di tutti i giorni ha ripreso il suo corso.
Io, ancora blindata in casa grazie a una nuova fase acuta di AnarcoPatia, ho scelto di riprendere con questo paragrafo, che apre il primo capitolo de “Il libro dei Baltimore”, l’ultimo romanzo di Joël Dicker, nella speranza che possa essere profetico e portarmi fortuna.

Mi piace molto l’immagine creata da Dicker.
Non è necessario che si tratti di romanzi, e nemmeno di veri e propri personaggi, quando ti metti a scrivere subisci un assedio, un’invasione: immagini, luoghi, suoni, colori, profumi. Interi mondi si riversano nella tua testa da passaggi segreti invisibili, per lasciarla solo quando sta bene a loro.

La prima volta che mi sono ritrovata allettata, ero convinta che avrei scritto tantissimo, invece niente. Al di là delle vene esplose a causa dei farmaci nelle flebo, che mi rendevano quasi impossibile qualsiasi movimento delle dita, la cosa più grave era la testa del tutto vuota. Nessuna idea, zero.

Mi ero convinta che le parole sarebbero state il mio ponte di salvezza per attraversare l’impervio fiume della malattia in cui mi sentivo affogare, ma non è stato così. È subentrato un inaspettato silenzio mentale che mi ha portata a rimuginare sulle cose più di quanto io non facessi già di mio, rendendomi una persona rabbiosa, rancorosa e pessimista.

Questa volta, però, vorrei che fosse diverso.
Risfoderati i libri del caso, mi sono riarmata di carta e penna e mi sono rimessa a studiare e a esercitarmi.
Mi ci sono voluti tre anni, ma c’è una lezione che, alla fine, sono stata costretta ad imparare, ed è questa: quando il corpo non ti assiste, punta tutto sulla mente.
Concentrati su quello che sai e su come trasformarlo in un’opportunità di svolta, approfondisci e specializzati, così da poterti dedicare a quello che ti piace e ti appassiona, magari riuscendo anche a trarne dei progetti innovativi o un qualcosa di unico da offrire sul piano professionale, a cui nessun altro sia in grado di tenere testa.

E allora, in quest’ottica, viviamoci in allegria e assoluta tranquillità questo Venerdì 13, che tanto, per una questione di equilibrio universale superiore, è quasi impossibile che anche la prossima razione di sfiga cosmica sia destinata a me.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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6 pensieri su “Io sono lo scrittore.

  1. Una lezione preziosa. Buona giornata 🙂

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  2. Ne terrò conto, grazie 😊
    Non conosco questo scrittore pare interessante (oltre che molto carino…)

    Rompiamo il silenzio!

    Liked by 1 persona

    • Premetto che proprio non sono in grado di dare pareri oggettivi sui libri e i loro autori: tutto ciò che ne dico è mooolto soggetto al mio personalissimo gusto.
      Detto questo, trovo i romanzi di Dicker tanto coinvolgenti e ben scritti, che centinaia di pagine se ne vanno sempre in pochissimi giorni!

      Riguardo a lui, a dire il vero, non è il mio tipo, ma non si può negare che abbia un suo fascino… 😛

      Buona serata, cara Marta! :*

      Liked by 1 persona

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