Koz’ma Prestoricco.

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C’era una volta il povero Koz’ma, che campicchiava solo soletto, proprio nel mezzo di un fitto boschetto; aveva solo una povera casetta, un galletto e cinque polletti. Una volpe divenne assidua frequentatrice di questo Koz’ma; una volta lui andò a caccia: era appena uscito di casa che piombò la volpe; arrivò di corsa, sgozzò un polletto, lo arrostì e se lo gustò. Tornò il povero Koz’ma e non c’erano più che quattro polletti! Pensa: probabilmente lo ha portato via un nibbio. Il giorno dopo andò di nuovo a caccia. Gli si fa incontro la volpe e chiede: «Dove te ne vai, caro Koz’ma?». «A caccia, comare volpe!» «Allora, addio!», e subito corse nell’izbà di lui, sgozzò un altro polletto, lo arrostì e se lo gustò. Arrivò a casa il povero Koz’mz e non c’erano più che tre polletti! Lo sfiorò un dubbio: «Non sarà stata la volpe a mangiarsi i miei polleti?».
Il terzo giorno, allora, inchiodò solidamente porte e finestre della sua izbà, e poi partì per la caccia. Saltò fuori la volpe e chiede: «Dove te ne vai, caro Koz’ma?». «A caccia, comare volpe!» La volpe, allora, corse alla casa del povero Koz’ma, e anche lui tornò sui suoi passi. Arrivata alla casa, la volpe ci girò intorno e vide che porte e finestre erano state inchiodate solidamente: come entrare nell’izbà? Decise di scendere per il camino. Allora Koz’ma agguantò la volpe. «Guarda guarda» dice «ecco chi è il ladro che mi fa visita. Ferma, comare, ora non ti lascerò uscire viva dalle mie mani!» La volpe prese a supplicare Koz’ma: «Non mi uccidere! Io farò di te Koz’ma Prestoricco, se arrostisci per me un polletto con parecchio burro». Il povero Koz’ma accondiscese e la volpe, dopo aver gustato una cena tanto grassa, corse ai prati riservati dello zar e iniziò a rotolarsi su quei prati riservati.
Arriva di corsa il lupo e dice: «Ehi tu, maledetta volpe! Dove ti sei abboffata a quel modo?». «Ah, compare lupo carissimo! Sono stata a un banchetto dello zar. Forse non ti hanno invitato, compare? Eravamo in tanti, animali di tutte le razze, martore, zibellini, una folla enorme!» Il lupo chiede ancora: «Comare volpe, non porteresti anche me a cena dallo zar?». La volpe glielo promise e gli raccomandò di radunare quaranta volte quaranta lupi grigi e di portarli con sé. Il lupo mise insieme quaranta volte quaranta lupi grigi. La volpe li condusse dallo zar; appena arrivata, entrò di volata nelle sale di pietra bianca e offrì allo zar quaranta volte quaranta lupi grigi da parte di Koz’ma Prestoricco. Lo zar ne fu entusista, ordinò di far entrare tutti i lupi in un recinto e di chiuderli fermamente. La volpe, intanto, si precipitò dal povero Koz’ma: arrivò, ordinò di arrostire un altro polletto; mangiò a sazietà e se ne tornò ai prati riservati, dov riprese a rotolarsi sull’erba.
Passa di lì un orso, vede la volpe e dice: «Ehi tu, maledetta civetta, ti sei proprio abboffata!». Quella risponde: «Sono stata ospite dello zar; eravamo in tanti, animali di tutte le razze, martore, zibellini, una folla enorme! E ne sono rimasti ancora: ora è la volta dei lupi. Tu sai bene, caro compare, come sono ingordi! Per tutta la festa non hanno mai smesso di mangiare». Miška chiede ancora: «Comare volpe, non porteresti anche me a cena dallo zar?». La volpe acconsentì e gli raccomandò di radunare quaranta volte quaranta orsi bruni: «Lo zar non può disturbarsi per te solo». Miška mise insieme quaranta volta quaranta orsi bruni. La volpe li condusse dallo zar: appena arrivata, gli offrì quaranta volte quaranta orsi bruni da parte di Koz’ma Prestoricco. Lo zar, molto contento, ordinò di farli entrare e di chiuderli fermamente. La volpe, intanto, si diresse dal povero Koz’ma; arrivò e ordinò di arrostire per lei l’ultimo polletto con il galletto. Il povero Koz’ma, senza esitare, arrostì per lei l’ultimo polletto e il galletto; la volpe se li gustò e buon pro le fece; poi tornò ai prati riservati, dove riprese a rotolarsi sull’erba verde.
Passa di lì una martora insieme a uno zibellino e chiede: «Ehi tu, volpe astuta, dove ti sei abboffata a quel modo?». «Ah, martora e zibellino! Lo zar mi tiene in gran conto. Oggi fa una festa e offre da mangiare a tutti gli animali; sono quasi rimbambita dalla roba buona che ho mangiato; e quanti animali c’erano a quel pranzo, a non finire! Mancavate solo voi. Conoscete certo i lupi, come sono voraci, quasi che non avessero mangiato mai in vita loro, stanno ancora ingozzandosi dallo zar! E che dire di Miška zampone: mangia tanto che finirà per strozzarsi!» La martora e lo zibellino iniziarono a pregare la volpe: «Comare, porta anche noi dallo zar; daremo almeno un’occhiata». La volpe acconsentì e ordinò loro di radunare quaranta volte quaranta martore e zibellini. Li radunarono; la volpe li condusse a palazzo e offrì allo zar quaranta volta quaranta martore e zibellini da parte di Koz’ma Prestoricco. Lo zar si meravigliò della ricchezza di Koz’ma Prestoricco, con gioia accettò il dono e ordinò di uccidere tutti gli animali e di scuoiarli.
Il giorno dopo, la volpe di nuovo corse dallo zar e dice: «Vostra Altezza Reale! Koz’ma Prestoricco mi ordina di porgerti i suoi omaggi e di chiedere un secchio da un pud; bisogna misurare le sue monete d’argento. I suoi secchi sono tutti pieni d’oro». Lo zar, senza farsi pregare, diede alla volpe il secchio da un pud. Quella corse dal povero Koz’ma e gli disse di mettere nel secchio della sabbia, per far risplendere l’interno da far rabbia! Quando l’interno fu splendente, quella ficcò nelle fessure dei soldini spiccioli e lo riportò allo zar. Arrivò da lui e chiese insistentemente la mano della bella principessa per Koz’ma Prestoricco. Lo zar non dice di no, fa dire a Koz’ma di prepararsi per bene e di venire. Si mise in cammino il povero Koz’ma per andare dallo zar, mentre la volpe corse avanti e assunse degli uomini per segare un ponticello. Il povero Koz’ma aveva appena messo il piede sul ponticello che il ponticello e lui insieme finirono nell’acqua. La volpe si mise a gridare: «Aiuto! È caduto Koz’ma Prestoricco!». Lo zar sentì e subito mandò alcuni dei suoi servitori a ripescare Koz’ma. Ecco che quelli lo ripescarono, lo rivestirono con un abitolussuoso e lo condussero dallo zar.
Quello sposò la principessa e visse dallo zar una settimana o due. «Allora» dice lo zar «caro genero, è ora che veniamo ospiti da te». Koz’ma non poté farci nulla, ci si dovette preparare. Attaccarono i cavalli e si misero in strada. La volpe, intanto, era corsa avanti. Corse, corse e vide dei pastori che pascolavano un gregge di pecore; chiede loro: «Pastori, pastori! Di chi è il gregge che pascolate?». I pastori rispondono: «È il gregge dello zar Zmiulan». La volpe diede loro delle istruzioni: «Dite a tutti che questo gregge è di Koz’ma Prestoricco e non dello zar Zmiulan; stanno per passare lo zar Fuoco e la zarina Caterina; se non direte loro che questo gregge è di Koz’ma Prestoricco, quelli vi bruceranno tutti e vi ridurranno in cenere, comprese le pecore». I pastori vedono che le cose si mettono male, bisogna obbedire, e promettono di dire a tutti che il gregge è di Koz’ma Prestoricco, come ha insegnato loro la volpe.
La volpe continuò a correre avanti; vede dei guardiani di porci, e chiede: «Pastori, pastori! Di chi sono quei porci?». «Dello zar Zmiulan». «Dite che sono di Koz’ma Prestoricco, stanno per passare lo zar fuoco e la zarina Caterina; vi bruceranno tutti e vi ridurranno in cenere, se solo nominerete lo zar Zmiulan». I pastori acconsentirono. La volpe corse ancora avant; raggiunge una mandria di vacche dello zar Zmiulan, poi una mandria di cavalli e ordina ai pastori di dire che quelle mandrie sono di Koz’ma Prestoricco, di non nominare, invece, lo zar Zmiulan. Raggiunge la volpe anche una mandria di cammelli. «Pastori, pastori! Di chi sono questi cammelli?» «Dello zar Zmiulan». La volpe vietò loro fermamente di nominare lo zar Zmiulan, ordinò invece di dire che quella mandria era di Koz’ma Prestoricco, altrimenti lo zar Fuoco e la zarina Caterina avrebbero bruciato e ridotto in cenere tutta la mandria!
La volpe corse ancora avanti, arriva al reame dello zar Zmiulan e va dritta nelle sale di pietra bianca. «Che mi racconti, comare volpe?» «Be’, zar Zmiulan, ora è meglio nascondersi, e in tutta fretta. Stanno arrivando il terribile zar Fuoco e la zarina Caterina, che bruciano e riducono in cenere tutto quel che capita. Hanno bruciato già le tue mandrie e i tuoi pastori; prima il gregge, poi i porci, poi le vacche e poi i cavalli. Io mi sono precipitata da te senza perder tempo, ma a momenti morivo soffocata dal fumo!» Lo zar Zmiulan si desolò-si amareggiò: «Ah, volpe, e dove mi vado a mettere?». «C’è nel tuo giardino una vecchia quercia il cui interno è scavato; corri e nasconditi là dentro, finché quelli non saranno passati». Lo zar Zmiulan si decise in un attimo e, secondo le istruzioni, fece tutto quello che la volpe gli aveva detto.
Intanto Koz’ma Prestoricco se ne va in carrozza e va con la moglie e il suocero. Arrivano al gregge. La giovane principessa chiede: «Pastorelli, patorelli, di chi è questo gregge?». «Di Koz’ma Prestoricco», rispondono i pastori. Lo zar era molto soddisfatto: «Bene, caro genero, hai molte pecore». Proseguono, arrivano ai porci. «Pastorelli, pastorelli» chiede la giovane principessa «di chi sono questi porci?» «Di Koz’ma Prestoricco». «Bene, caro genero, hai molti porci». Proseguono, avanti, sempre più avanti; qui pascolano la mandria di vacche, là quella di cavalli, più in là quella di cammelli. Chiedono ai pastori: «Di chi è questa mandria?», tutti rispondono come un sol uomo: «Di Koz’ma Prestoricco».
Arrivarono dunque al palazzo dello zar; la volpe li accoglie e li conduce nelle sale di pietra bianca. Lo zar entrò e si meravigliò: che magnificenza! E giù a festeggiare, a divertirsi, a bere e a mangiare! Rimangono lì un giorno, rimangono una settimana. «Allora, Koz’ma» dice la volpe «smetti di far baldoria, è ora di mettere a posto i tuoi affari. Vai con tuo suocero nel verde giardino; nel giardino c’è una vecchia quercia, nella quercia c’è lo zar Zmiulan: si nasconde da voi. Sparate sull’albero fino a farlo a pezzettini!» Allora il povero Koz’ma, secondo le istruzioni, andò nel verde giardino col suocero, e si misero a sparare sulla quercia e uccisero lo zar Zmiulan. Koz’ma Prestoricco salì al trono di quel reame, visse felice e contento con la principessa, e ancora oggi stanno bene, non gli manca mai il pane. Ogni giorno nutrono la volpe con dei bei polli e quella resterà nel loro palazzo finché non ci sarà più un volatile sul terrazzo.

 

♦ “Masha e l’Orso e altre fiabe popolari russe”,
Raccolte da A. N. Afanas’ev

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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