Macchietta d’olio.

кощей-бессмертный-koščej-immortale

 

Da martedì mattina sono ufficialmente un ingranaggio omologato della perversa macchina del lavoro a tempo indeterminato. Alla veneranda età di 32 anni, mi hanno assegnato il mio numerino nei registri e piazzata nella mia casellina predeterminata nel grande archivio dei lavoratori “fortunati”, quelli che accettano qualunque condizione pur di continuare ad avere uno stipendio che gli consenta di (soprav)vivere.

Sia chiaro, non mi lamento, anzi!
Il tono polemico è uno strascico delle mirabolanti peripezie che ho dovuto attraversare per giungere all’agognato traguardo: mi limito a dichiarare che si è più e più volte rasentato il ridicolo.
A fronte di questo la domanda è una sola: perché?

Passi che non si possa pretendere, meno che mai coi tempi che corrono, di trovare il proprio lavoro ideale, ma anche ammesso che si riesca a trovarne uno qualunque, di lavoro, perché ci vogliono mesi, se non anni, per “stabilizzare” la propria situazione?
Perché se hai una qualifica vogliono l’esperienza, se hai l’esperienza vogliono una qualifica, e magari se le hai entrambe non ti assumono lo stesso perché “dovremmo pagarti troppo e non ce lo possiamo permettere”.
Come fai, fai, sbagli.
Come sei, sei, non sei mai abbastanza.

È qui che scatta l’apatia.
Non intesa come disinteresse e menefreghismo, ma come strategia di autodifesa, come unica via percorribile per la sopravvivenza.
Quando le due paroline magiche “tempo indeterminato” fanno capolino nella travagliata esistenza della precaria, d’improvviso è come se la piccola, preoccupante crepa che da tempo ormai immemore minava la sua stabilità mentale cedesse, aprendosi in una vera e propria voragine in cui si riversa l’irruenta cascata di tutte le ansie, le paure e le preoccupazioni che ne hanno angustiato la vita per interminabili mesi.
Un’inaspettata boccata d’aria fresca riempie i polmoni della poveretta e d’un tratto è il silenzio.
Di colpo tutte le fastidiose vocine che ti riempivano la testa tacciono e tu, quasi spaesata, fai una cosa che non facevi da così tanto tempo da aver dimenticato l’ultima volta che te l’eri concessa: respiri.

È una cosa rapidissima, questione di pochi istanti, poi tutto riprende come prima, con la sola, non certo trascurabile, differenza di una leggerezza prima estranea, una sensazione del tutto sconosciuta che ti si insinua nel cervello per insegnarti un concetto nuovo, o meglio ancora, per rilasciarti un’autorizzazione in cui non speravi quasi più: ora puoi iniziare a costruirti la tua vita.

Tempo fa, durante un corso di formazione, la docente di comunicazione mi colse un po’ di sorpresa con questo commento: «Non sono mai stata a favore dell’atteggiamento comunicativo passivo, anche se negli anni mi sono resa conto che possa diventare una sorta di “armatura” difensiva. Tu però sei proprio una macchietta d’olio: non è che non ti metti in gioco nel tentativo di preservarti, è che proprio tutto quello che riguarda il tuo ambito lavorativo ti scivola addosso. A volte vorrei proprio saper essere come te».
Mi pare abbastanza evidente che non fosse proprio un complimento, ma la verità è che quando il lavoro si spoglia di ogni suo valore sociale, intellettuale e umano, gli resta solo quello economico, e quando lavori solo perché hai bisogno dello stipendio, di tutto il resto finisce per importarti davvero ben poco.
Capisci che le cose a cui vale la pena dedicare il poco tempo e le poche energie di cui puoi disporre a tuo piacimento sono altre, e l’entusiasmo per quella cosa che, si dice, dovrebbe nobilitare l’uomo, il lavoro per l’appunto, scema poco a poco fino a svanire, facendone un mero mezzo di sostentamento, a volte addirittura una sorta di “finanziamento” per progetti alternativi con cui ci si augura di riuscire, un giorno, a sostituire la mesta routine quotidiana, che pure si è tanto faticato per costruire.

È così che il lavoro di tutti i giorni diventa poco più che un mezzo, uno svilito strumento per raggiungere fini e obiettivi altri, per provare ad alimentare i sogni nella speranza che crescano a sufficienza da realizzarsi.
Già, realizzarsi, quell’utopia che la mia disorientata generazione insegue da sempre, con tenacia, senza però mai venirne a capo.

Pessimista? Forse…
Ma sono abbastanza convinta di essere in solidale e, ahimè, abbondante compagnia.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

Annunci
Categorie: Buoni Propositi, Capita anche a me..., Che Schifo!, Поток Сознания, Flusso di Coscienza, Inorridisco., La Creatura Uomo, Malattie Rare, PolimioVita, PseudoNormalità, Rompiamo il Silenzio, Sclero, Stream of Consciousness, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 4 commenti

Navigazione articolo

4 pensieri su “Macchietta d’olio.

  1. Pensa che questa sensazione l’ho provata con il part-time: un certo senso di distacco e di ridimensionamento dell’importanza del lavoro nella mia vita. E ti dirò che vivo meglio e lavoro meglio.

    Liked by 1 persona

    • Innanzi tutto chiedo scusa per il ritardo nella risposta: i soliti problemi con la connessione, che però sembrano essersi finalmente risolti.

      Riguardo la questione lavoro, concordo con te, infatti quando ho chiesto chiarimenti riguardo il numero delle ore del mio nuovo contratto, che non mi era stato comunicato, sono stata ben felice di scoprire che mi avessero confermato il part-time. Si prenderà anche qualcosina di meno, ma si vive di più! 🙂

      Liked by 1 persona

  2. E’ proprio così infatti. Ma bisogna sempre ricordare che lavoriamo per vivere e non viceversa!

    Liked by 1 persona

    • Chiedo scusa per il ritardo mostruoso di questa risposta, ho avuto problemi con la connessione per più di un mese e ho perso un po’ il ritmo…

      Ora lo so che si lavora per vivere e non viceversa, ma capirlo mi è costato tempo e fatica, ahimè…

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: