Il gallo e la macina.

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C’erano una volta un vecchio e una vecchia, ma così poveri! Non avevano niente da mangiare; allora andarono nel bosco, raccolsero delle ghiande, le portarono a casa e si misero a mangiarle. Mangiarono un’ora o un giorno, la vecchia seminò una ghianda sottoterra. Germogliò la ghianda e in poco tempo crebbe fino al pavimento. La vecchia lo notò e dice: «Vecchio! Bisogna spaccare il pavimento, perché la quercia cresca ancora; quando sarà cresciuta, non dovremo andare nel bosco a raccogliere le ghiande, ma le avremo in casa». Il vecchio spaccò il pavimento, l’alberello crebbe, crebbe e arrivò fino al soffitto. Il vecchio ruppe anche il soffitto, e in seguito tolse anche il tetto; l’albero continua a crescere a vista d’occhio, e crebbe addirittura fino al cielo. Non videro più il vecchio e la vecchia le ghiande, lui prese un sacchetto e si arrampicò sulla quercia.
Salì, salì, e montò fino al cielo. Cammina cammina per il cielo, vide un galletto dalla crestina d’oro, la testina unta, e c’era anche una macina. Il vecchio non ci pensò sopra due volte, prese con sé sia il galletto che la macina e ridiscese nell’izbà. Sceso giù, dice: «Che faccaimo, vecchia, che mangamo?». «Aspetta» disse la vecchia «io provo la macina». Prese la macina e iniziò a macinare: e giù frittelle e dolci, frittelle e dolci! Comunque girasse, sepre frittelle e dolci!… E sfamò il vecchio.
Passava di lì un signore e fece un salto in casa del vecchio e della vecchia. «Non avreste qualcosa» chiede «da mangiare?» La vecchia dice: «Non abbiamo altro da darti, caro, se non delle frittelle». Prese la macina e macinò: caddero frittelle e dolcetti. L’ospite mangiò e dice: «Vendimi, nonna, la tua macina». «No» dice la vecchia «non posso». E lui allora le rubò la macina. Quando il vecchio e la vecchia si accorsero che avevano rubato loro la macina, si rattristarono molto. «Aspetta» dice il galletto dalla crestina d’oro «io volerò, lo raggiungerò!» Arrivò in volo al palazzo del boiaro, si posò sul portone e grida: «Chicchirichì! Boiaro, boiaro, ridacci la nostra macina d’oro, il nostro tesoro! Boiaro, boiaro, ridacci la nostra macina d’oro, il nostro tesoro!». Quando il boiaro sentì, subito ordina: «Ehi, ragazzo! Prendilo e buttalo nell’acqua». Acchiapparono il galletto, lo buttarono nel pozzo; ma quello prese a dire: «Beccuccio, beccuccio, bevi l’acqua! Boccuccia, boccuccia, bevi l’acqua!», e bevve tutta l’acqua. Bevve tutta l’acqua e volò al palazzo del boiaro; si posò su di un balcone e di nuovo grida: «Chicchirichì! Boiaro, boiaro, ridacci la nostra macina d’oro, il nostro tesoro! Boiaro, boiaro, ridacci la nostra macina d’oro, il nostro tesoro!». Il signore ordinò al cuoco di gettarlo nel forno ardente. Acchiapparono il galletto, lo gettarono nel forno ardente — proprio nel fuoco; ma quello prese a dire: «Beccuccio, beccuccio, versa l’acqua! Boccuccia, boccuccia, versa l’acqua!», e spense il fuoco del forno. Spiccò il volo e volò alla camera del boiaro e di nuovo grida: «Chicchirichì! Boiaro, boiaro, ridacci la nostra macina d’oro, il nostro tesoro! Boiaro, boiaro, ridacci la nostra macina d’oro, il nostro tesoro!». Gli ospiti lo sentirono e di casa fuggirono, mentre il padrone corse loro dietro; il galletto dalla crestina d’oro afferrò la macina e ritornò dal vecchio e dalla vecchia.

 

♦ “Masha e l’Orso e altre fiabe popolari russe”,
Raccolte da A. N. Afanas’ev

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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