Un buon consiglio.

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C’era una volta Ivan Sfortunato: ovunque andasse a lavorare, agli altri davano un rublo o due a testa, mentre a lui quaranta copeche in tutto. «Ahimè» dice «non sono nato anch’io uguale agli altri? voglio proprio andare dallo zar a chiedergli perché sono tanto sfortunato». Ecco che arrivò dallo zar. «Perché sei venuto, caro?» «Le cose stanno così, giudicate un po’ voi: perché non ho mai fortuna in niente?» Lo zar mandò a chiamare i suoi boiari e i generali e lo chiese a loro: pensa che ti ripensa, si ruppero tutti la testa, ma non riuscirono a dare una risposta. Ma apparve la principessa, e dice al padre: «Io la penso così, padre: se si sposa, forse Dio gli manderà un altro destino». Lo zar si infuriò, iniziò a gridare alla figlia: «Visto che sei più brava di noi nei giudizi, allora prenditelo tu per marito!». Subito presero Ivan Sfortunato, lo fecero sposare con la principessa e li cacciarono tutti e due dalla città, perché non si sentisse mai più parlare di loro.
Andarono in riva al mare. Dice la principessa a suo marito: «Be’, Ivan Sfortunato, non possiamo regnare né commerciare, ma bisogna a sé pensare. Costruisci in questo luogo una capanna, ci vivremo insieme, Dio pregando e per la gente lavorando». Ivan Sfortunato costruì la capanna e iniziò a viverci con la giovane moglie. Il giorno dopo, la moglie gli dà una copeca: «Vai a comprare della seta!». Con quella seta ricamò un bellissimo tappeto e mandò il marito a venderlo. Cammina Ivan Sfortunato con il tappeto in mano, e incontra un vecchio: «Lo vendi questo tappeto?». «Sì». «E quanto vuoi?» «Cento rubli». «Be’, eccoti i soldi! Se li prendi, li perderai; è meglio che tu mi dia il tappeto per un buon consiglio». «No, vecchietto! Io sono povero, i soldi mi servono». Il vecchio pagò i cento rubli; Ivan Sfortunato tornò a casa, arriva, va a guardare: i soldi non ci sono più, li aveva persi per la strada.
La principessa fece un altro tappeto; Ivan Sfortunato lo andò a vendere e di nuovo incontrò il vecchio. «Quanto vuoi per il tappeto?» «Duecento rubli». «Be’, eccoti i soldi! Se li prendi, li perderai; è meglio che tu me lo dia per un buon consiglio». Pensa che ti ripensa, Ivan Sfortunato disse: «E sia, parla!». «Alza il braccio, ma non lo abbassare, altrimenti te ne dovrai pentire!», disse il vecchio, prese il tappeto e se ne andò. “E che me ne faccio adesso io di questo buon consiglio? Come posso ripresentarmi a mia moglie a mani vuote?” pena Ivan Sfortunato. “Meglio andare il più lontano possibile!”
Cammina cammina, arrivò in un posto dove venne a sapere che in quella terra un drago a dodici teste mangiava la gente; si sedette Ivan Sfortunato in mezzo alla strada per riposarsi e dice tra sé, ma a voce alta: «Eh! Se avessi dei soldi, saprei io come aggiustare quel drago, ma ora che fare? Senza soldi manca anche il senno». Passava di lì un mercante, sentì quelle parole: che senza soldi manca anche il senno. “È proprio vero!” pensa. “Lo aiuterò.” «Quanti soldi ti servono?» chiede. «Dammi cinquecento rubli». Il mercant gli diede cinquecento rubli in prestito, e Ivan Sfortunato si precipitò al porto, assunse degli operai e iniziò a costruire una nave. Consumò tutti i soldi e le cose erano ancora all’inizio: che fare? Andò dal mercante: «Dammi» dice «ancora cinquecento rubli; altrimenti il lavoro si fermerà e i tuoi soldi saranno andati persi!». Il mercante gli diede altri cinquecento rubli; quello li impiegò sempre nella nave, ma il lavoro era ancora a metà. Di nuovo arriva Ivan Sfortunato dal mercante: «Dammi» dice «ancora mille rubli; altrimenti il lavoro si fermerà e i tuoi soldi saranno andati persi!». Il mercante, sebbene controvoglia, gli diede i mille rubli. Ivan Sfortunarto finì la nave, la caricò di carbone, ci aggiunse picconi, vanghe, delle pellicce, dei marinai e prese il mare.
Passarono giorni o mesi, arrivò nell’isola in cui c’era la tana del drago. Il drago aveva appena mangiato e si era messo nel suo rifugio a dormire. Ivan Sfortunato gli versò intorno il carbone, accese il fuoco e giù ad agitare le pelli: il fetore si sparse per tutto il mare! Il drago crepò… Ivan Sfortunato prese allora una spada affilata, gli tagliò tutte e dodici le teste e in ognuna di esse trovò una pietra preziosa. Rientrò dalla spedizione, vendette le pitre per una cifra incalcolabile e divenne ricchssimo, tanto da non potersi dire! Pagò al mercante il suo debito e tornò dalla moglie. Ecco che arriva Ivan Sfortunato alla capanna e vede che l moglie vive con due ragazzi, che erano i suoi figli gemelli (erano nati mentre lui non c’era). Gli venne in mente un brutto pensiero, afferrò la sua spada tagliente e alzò il braccio sulla moglie… In quel momento si ricordò del buon consiglio: alza il braccio, ma non lo abbassare, altrimenti te ne dovrai pentire! Ivan Sfortunato a malincuore chiese alla principessa chi fossero quei giovani e poi iniziarono a festeggiare. A qul festino sono stato, ho bevuto del moscato, le ciambelle ho mangiato.

 

♦ “Masha e l’Orso e altre fiabe popolari russe”,
Raccolte da A. N. Afanas’ev

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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