Ivanuška, lo scioccone

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C’erano una volta un vecchio e una vecchia che avevano tre figli: due intelligenti, il terzo — Ivanuška lo scioccone. Quelli intelligenti pascolavano il gregge nei campi, mentre lo stupido non faceva niente, stava sempre seduto sulla stufa e acchiappava le mosche. Una volta la vecchia preparò degli gnocchi di segale, e dice allo sciocco: «Su, porta gli gnocchi ai tuoi fratelli; che mangino». Riempì una pentola e gliela mise in mano; quello si avviò piano piano dai fratelli. Era una giornata di sole; appena uscì Ivanuška dal villaggio, vide la sua ombra accanto e pensa: “Chi è quest’uomo che mi segue e non mi si stacca di un passo? Vuole forse gli gnocchi?”. E prese a gettare sulla sua ombra gli gnocchi, uno dopo l’altro, fino all’ultimo; guarda, ma l’ombra c’è ancora. «Che pozzo senza fondo!», disse lo scioccone in collera, e lanciò su di essa la pentola, i cui pezzi volaronoda ogni parte.
Arriva quindi a mani vuote dai fratelli; quelli gli chiedono: «Perché sei venuto, sciocco?». «Per portarvi il pranzo». «E dove sta? Daccelo alla svelta». «Vedete, fratellini, per la strada mi si è attaccato uno sconosciuto e ha mangiato tutto!» «Quale sconosciuto?» «Eccolo! C’è ancora!» I fratelli giù a insultarlo, batterlo, picchiarlo; lo picchiarono per bene e lo lasciarono a pascolare il gregge, mentre loro tornarono al villaggio per mangiare.
Lo scioccone si mise a pascolare: vide che le pecore si disperdevano per il campo, e allora giù ad acchiapparle e a strappar loro gli occhi; quando le ebbe acchiappate tutte e a tutte ebbe cavato gli occhi, raggruppò il gregge e si sedette, molto contento di aver fatto un bel lavoro. I fratelli pranzarono, tornarono al campo. «Che hai fatto, sciocco? Perché il gregge è accecato?» «E a che gli servivano gli occhi? Appena ve ne siete andati, fratellini, le pecore si sono sparpagliate; così ho pensato: è meglio acchiapparle, raggrupparle e accecarle; e quanto mi sono stancato!» «Fermo, ancora non sei poi tanto stanco!», dicono i fratelli e giù a dargli un sacco di pugni; lo sciocco ebbe proprio ciò che si meritava!
Passò del tempo, né molto, né poco; i vecchi mandarono Ivanuška lo scioccone al mercato in città a fare compere. Ivanuška comprò un po’ di tutto: comprò un tavolo, dei cucchiaini, delle tazze e del sale; caricò il carro di tutte queste cose. Sulla strada di casa il cavallo era talmente stanco che tirava a malapena! “To’” pensa tra sé Ivanuška “il cavallo ha quattro zampe, ma anche il tavolo ne ha quattro; quindi il tavolo può tornare da solo». Prese il tavolo e lo mise in mezzo alla strada. Cammina cammina, poco o molto, ecco delle cornacchie volargli sopra la testa e gracchiare. «Devono avere voglia di mangiare, le sorelline, senti come gridano!», pensò lo scioccone; mise dei piatti con del cibo per terra e iniziò a offrire: «Sorelline-piccioncine, assaggiate e che buon pro vi faccia!». E lui si rimise in marcia.
Passa Ivanuška per un boschetto; sulla strada tutti i ceppi erano bruciacchiati. “Eh” pensa “i ragazzi sono senza cappello; si raffredderanno, poverini!” Prese a infilarci sopra pentole e terrine. Arrivò quindi Ivanuška a un fiume, fece abbeverare il cavallo, ma quello non beve. «Forse non gli piace senza sale!», e salò l’acqua. Versò un intero sacco di sale, ma il cavallo ancora non beve. «Perché allora non bevi, carne da macello! Ho forse sprecato un sacco di sale?» Lo colpì con un bastone, e proprio sulla testa, e lo freddò. Rimase a Ivanuška solo una borsa con i cucchiaini, che si caricò in spalla. Si mette in cammino; i cucchiaini gli tintinnano sulla schiena: tin, tin, tin! Quello pensa che i cucchiaini dicano: «Ivanuška-cretin!», li buttò per terra, li calpestò e intanto diceva: «Eccovi Ivanuška-cretin! Eccovi Ivanuška-cretin! Così la finirete di sfottermi, monellacci!».
Tornò a casa e dice ai fratelli: «Ho comprato tutto, fratellini!». «Grazie, sciocco, ma dove hai messo le compere?» «Il tavolo viene da solo, ma credo che sia in ritardo, dai piatti mangiano le sorelline, le pentole e le terrine le ho messe in testa ai ragazzi nel bosco, col sale ho salato il beveraggio al cavallo, i cucchiaini invece mi sfottevano e allora li ho piantati per la strada». «Corri, sciocco, raccogli alla svelta tutto quello che hai seminato per la strada». Ivanuška andò nel bosco, tolse dai ceppi bruciacchiati le terrine, le bucò nel fondo e le infilò tutte su di un bastone: le piccole e le grandi. Porta il tutto a casa. I fratelli lo bastonarono; andarono loro in città a far compere, e lasciarono lo sciocco a badare alla casa. Lo sciocco sente la birra nel tino che fermenta, fermenta. «Birra, non fermentare, lo sciocco non insultare!», dice Ivanuška. No, la birra non gli dà ascolto; prese e la rovesciò tutta fuori dal tino, lui si sedette in un mastello, per l’izbà navigò, tante canzoni cantò.
Tornarono i fratelli, si arrabbiarono davvero molto, presero Ivanuška, lo chiusero in un sacco e lo trascinarono fino al fiume. Poggiarono il sacco sulla riva e andarono a ispezionare un buco nel ghiaccio. Nel frattempo, stava passando lì vicino un signore su di una trojka tirata da tre cavalli bruni; Ivanuška giù a gridare: «Mi hanno incaricato di giudicare e comandare una provincia, ma io non so né giudicare, né comandare!». «Un attimo, sciocco» disse il signore «io so e giudicare e comandare; esci dal sacco!» Ivanuška uscì dal sacco, ci chiuse il signore e sedette nel suo veicolo, che scomparve.Tornarono i fratelli, buttarono il sacco sotto il ghiaccio e lo sentono gorgogliare nell’acqua. «Starà facendo dei gargarismi!», dissero i fratelli e si incamminarono verso casa. Da non si sa dove, viene loro incontro Ivanuška in trojka, va sul carro e dice, facendo il gradasso: «Visto che bei cavallucci ho rimediato! E ce n’è rimasto ancora uno grigio che è una meraviglia!». I fratelli, invidiosi, dicono allo sciocco: «Adesso metti noi nel sacco, e calaci in fretta nel buco! Non ci sfuggirà il grigio…». Li calò Ivanuška lo scioccone nel buco e tornò a casa una birra a tracannare, i fratelli a ricordare. Ivanuška aveva un pozzo, in quel pozzo nuotava un ghiozzo, la mia favola è finita da un pezzo.

 

♦ “Masha e l’Orso e altre fiabe popolari russe”,
Raccolte da A. N. Afanas’ev

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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