Archivi del mese: novembre 2017

Lo zar-fanciulla

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In un certo reame, in terre lontane, c’era una volta un mercante; la moglie gli era morta, gli era rimasto solo il figlio Ivan. Affidò il figlio a un servo, mentre lui, dopo qualche tempo, si risposò, e siccome Ivan figlio di mercante era già grande e molto carino, allora la matrigna si innamorò di lui. Una volta Ivan figlio di mercante andò con una piccola zattera in mare a pescare con il servo; all’improvviso, videro venire verso di loro trenta navi. Su quelle navi c’era lo zar-fanciulla con altre trenta fanciulle, le sue sorelle adottive. Quando la piccola zattera incrociò le navi, subito le trenta navi gettarono l’ancora. Invitarono Ivan figlio di mercante e il suo servo sulla nave più bella; là li ricevette lo zar-fanciulla con le trenta sorelle adottive, e disse a Ivan figlio di mercante che lo amava perdutamente ed era venuta a trovarlo. Allora si fidanzarono.
Lo zar-fanciulla ordinò a Ivan figlio di mercante di trovarsi l’indomani alla stessa ora allo stesso posto, lo salutò e riprese il mare fino a sparire. Ivan figlio di mercante, invece, tornò a casa, cenò e si mise a dormire. La matrigna invitò il servo di lui nella sua camera, lo fece ubriacare e gli fece un sacco di domande: avevano preso niente? Il servo le raccontò tutto. Quella, dopo aver ascoltato con attenzione, gli diede uno spillo e disse: «Domani, quando vi si avvicineranno le navi, appunto questo spillo nel vestito di Ivan figlio di mercante». Il servo promise di eseguire l’ordine.
Il giorno dopo, Ivan figlio di mercante si alzò e andò a pesca. Appena il servo vide che le navi si stavano avvicinando, subito prese e appuntò lo spillino nel vestito di Ivan. «Ah, che sonno!» disse il figlio di mercante. «Senti, vorrei farmi un pisolino, ma quando le navi saranno qui, allora, per favore, svegliami». «Bene! Sta’ tranquillo». Ecco che le navi arrivarono e gettarono l’ancora; lo zar-fanciulla mandò a chiamare Ivan figlio di mercante, perché andasse al più presto da lei; ma quello dormiva della grossa. Cercarono di svegliarlo, lo scossero, lo spinsero, ma per quanto facessero non riuscirono a svegliarlo; così rinunciarono.
Lo zar-fanciulla ordinò al servo di dire a Ivan figlio di mercante che il giorno dopo di nuovo si trovasse lì, poi fece levare le ancore e alzare le vele. Appena le navi si furono allontanate, il servo tolse lo spillino, e Ivan figlio di mercante si svegliò, saltò su e iniziò a gridare, perché lo zar-fanciulla tornasse indietro. No, è già lontana, non sente. Arrivò a casa triste, afflitto. La matrigna fece venire il servo nella sua stanza, lo fece ubriacare, gli chiese tutto quello che era successo e gli ordinò di appuntare lo spillino anche il giorno dopo. Il giorno seguente Ivan figlio di mercante andò a pesca, di nuovo dormì tutto il tempo e non vide lo zar-fanciulla; lei ordinò che si trovasse lì ancora una volta.
Il terzo giorno anche decise di andare a pesca con il servo; andarono al solito posto, videro di lontano arrivare le navi, il servo subito appuntò lo spillino, e Ivan figlio di mercante si addormentò profondamente. Le navi arrivarono, gettarono l’ancora; lo zar-fanciulla mandò a chiamare il suo fidanzato, perché andasse sulla sua nave. Cercarono di svegliarlo in ogni modo, ma per quanto facessero non riuscirono a svegliarlo. Lo zar-fanciulla riconobbe l’inganno della matrigna, il tradimento del servo e scrisse un biglietto a Ivan figlio di mercante dicendogli di tagliare la testa al servo e, se amava la sua promessa, di cercarla in un paese al di là dei monti e degli oceani, in un reame al di là dei monti e degli oceani. Appena le navi ebbero alzato le vele e furono in mare aperto, il servo tolse dal vestito di Ivan figlio di mercante lo spillino, e quello si svegliò, iniziò a gridare forte e a chiamare lo zar-fanciulla; ma lei era già lontana e non poteva sentire. Il servo gli consegnò la lettera dello zar-fanciulla; Ivan figlio di mercante la lesse, afferrò la sua sciabola affilata e tagliò la testa del perfido servo, poi scese in fretta a riva, andò a casa, salutò il padre e partì per il reame al di là dei monti e degli oceani.
Camminò senza una meta, passarono giorni o mesi, si fa prima in una favola a raccontarlo che nella realtà a farlo, arriva a una casetta; sta la casetta in aperta campagna, gira su delle zampe di gallina. Entrò nella casetta, dove stava la baba-jaga gamba ossuta. «Puah, puah!» dice. «Prima di russi non se ne vedevano e non se ne sentivano, ora ne arriva uno di sua iniziativa. Volente o nolente sei venuto, bravo giovane?» «Per quanto volente, nolente il doppio! Non sai per caso, baba-jaga, dov’è il reame al di là dei monti e degli oceani?» «No, non lo so!», disse la baba-jaga e gli consigliò di andare a chiedere alla sua sorella mediana.
Ivan figlio di mercante la ringraziò e andò avanti; cammina cammina, passarono giorni o mesi, arriva a una casetta simile alla prima; entrò e trovò una baba-jaga. «Puah, puah!» dice. «Prima di russi non se ne vedevano e non se ne sentivano, ora ne arriva uno di sua iniziativa. Volente o nolente sei venuto, bravo giovane?» «Per quanto volente, nolente il doppio! Non sai per caso dov’è il reame al di là dei monti e degli oceani?» «No, non lo so!», rispose la baba-jaga e gli consigliò di andare dalla sua sorella minore che, forse, lo avrebbe saputo. «Se si dovesse arrabbiare e volesse mangiarti, tu prendi le sue tre trombe e chiedi di poterle suonare: soffia piano nella prima, un po’ più forte nella seconda e molto forte nella terza». Ivan figlio di mercante ringraziò la baba-jaga e andò avanti.
Cammina cammina, passarono giorni o mesi, alla fine vide una casetta; sta in aperta campagna, gira su delle zampe di gallina; entrò e trovò una baba-jaga. «Puah, puah! prima di russi non se ne sentivano e non se ne vedevano, ora ne arriva uno di sua iniziativa!», disse la baba-jaga e andò ad affilarsi i denti, per mangiare l’ospite inatteso. Ivan figlio di mercante le chiese le tre trombe: nella prima soffiò piano, nella seconda un po’ più forte e nella terza molto forte. All’improvviso volarono lì da ogni parte ucceli di tutte le razze; volò anche l’uccello di fuoco. «Siediti svelto su di me» disse l’uccello di fuoco «e voleremo dove devi andare; altrimenti la baba-jaga ti mangerà!» Fece appena in tempo a sedersi, che arrivò di corsa la baba-jaga, afferrò l’uccello di fuoco per la coda e strappò parecchie penne.
L’uccello di fuoco volò via con Ivan figlio di mercante; per un bel pezzo lo portò per il cielo e giunse, alla fine, a un vasto mare. «Be’, Ivan figlio di mercante, il reame al di là dei monti e degli oceani è oltre questo mare; non ce la faccio a portarti fin dall’altra parte; cerca di arrivrci come puoi!» Ivan figlio di mercante scese dall’uccello di fuoco, lo ringraziò e si incamminò per la riva.
Cammina cammina, vide una casetta e vi entrò; lo accolse una vecchia stravecchia, lo rifocillò e gli chiese dove andava e perché era in viaggio. Lui le raccontò che andava nel reame al di là dei monti e degli oceani a cercare lo zar-fanciulla, la sua promessa sposa. «Ah!» disse la vecchieta. /laquo;Ormai non ti ama più; se le comparirai davanti agli occhi, lo zar-fanciulla ti farà a pezzi: il suo amore si è nascosto lontano!» «E come posso trovarlo?» «Aspetta un pochetto! Dallo zar-fanciulla vive mia figlia e oggi mi ha promesso di venire; forse tramite lei potremo sapere qualcosa». Allora la vecchietta trasformò Ivan figlio di mercante in uno spillo e lo ficcò nel muro; la sera volò lì sua figlia. La madre prese a chiederle se sapesse dove era nascosto l’amore dello zar-fanciulla. «Non lo so», rispose la figlia e giuròche si sarebbe informata presso lo zar-fanciulla in persona. Il giorno dopo di nuovo venne e disse alla madre: «Da quel lato del mare, dell’oceano, c’è una quercia, nella quercia c’è un baule, nel baule una lepre, nella lepre un’anatra, nell’anatra un ovetto, e nell’ovetto c’è l’amore dello zar-fanciulla!».
Ivan figlio di mercante prese da mangiare e si diresse al predetto luogo; trovò la quercia, tirò fuori il baule, da quello la lepre, dalla lepre l’anatra, dall’anatra l’ovetto e tornò con l’ovetto dalla vecchietta. Poco dopo era l’onomastico della vecchietta; invitò da lei lo zar-fanciulla e le trenta fanciulle, sue sorelle adottive; cuocette l’ovetto, mimetizzò Ivan figlio di mercante come la volta precedente e lo nascose.
Improvvisamente, a mezzogiorno, arrivano in volo lo zar-fanciulla e le altre trenta fanciulle: si misero a tavola e cominciarono a mangiare; dopo il pranzo, la vecchietta diede a ognuna un ovetto, e allo zar-fanciulla proprio quello che Ivan figlio di mercante aveva preso. Lei lo mangiò e in quell’attimo si innamorò follemente di ivan figlio di mercante. La vecchietta allora lo condusse da lei; che felicità, che allegria! Se ne andò lo zar-fanciulla insieme al fidanzato, il figlio di mercante, nel suo reame; si sposarono e vissero felici e contenti, diventando sempre più abbienti.

 

♦ “Masha e l’Orso e altre fiabe popolari russe”,
Raccolte da A. N. Afanas’ev

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Mignolino

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C’erano una volta un vecchio e una vecchia. Una volta la vecchia tagliò un cavolo per farci un pasticcio, sfiorò inavvertitamente col coltello la mano e si tagliò il dito mignolo; lo tagliò e lo gettò dietro la stufa. Improvvisamente la vecchia sentì da dietro la stufa qualcuno parlare con voce umana: «Mammina!Tirami su di qui». Quella, sbalordita, si fece il segno della croce e chiede: «Tu chi sei?». «Sono il tuo bambino, nato dal tuo ditino». La vecchia lo tirò su: era un bambinetto piccolo piccolo, si vedeva a stento! E lo chiamò Mignolino. «E dov’è mio padre?», chiede Mignolino. «È andato nel campo». «Vado da lui, ad aiutarlo». «Va’, bambino mio».
Arrivò al campo: «Vengo ad aiutarti, padre!». Il vecchio si guardò intorno. «Che cosa strana!» dice. «Sento una voce umana, ma non vedo nessuno. Chi è che mi sta parlando?» «Io, tuo figlio». «Ma se non ho mai avuto figli in vita mia!» «Sono appena venuto alla luce del giorno: la mamma stava tagliando un cavolo per farne un pasticcio, si è tagliata il dito mignolo, l’ha gettato dietro la stufa, ed eccomi qui: Mignolino! Sono venuto ad aiutarti ad arare la terra. Siediti, padre, mangia qualcosa e riposati un pochino!» Il vecchio, contento, si sedette a mangiare; Mignolino, intanto, si infilò nell’orecchio del cavallo e iniziò ad arare la terra; ma prima ordinò al padre: «Se qualcuno ti chiederà di avermi, vendimi senza esitare; non temere — non sparirò, a casa certo tornerò».
Ecco passare di lì un signore, guarda e si merviglia: il cavallo andava, l’aratro arava, ma non c’era anima viva! «Non mi era mai capitato» dice «di vedere o di sentire che un cavallo arasse per conto suo!» «Ma che, sei diventato cieco!» gli rispose il vecchio «È mio figlio che ara». «Vendimelo!» «No, non è in vendita l’unica gioia mia e della mia vecchia, l’unico conforto è lui!» «Vendimelo, vecchio!», insiste il signore. «Be’, dammi mille rubli ed è tuo!» «Così caro?» «Vedi bene tu stesso, il bambino ha poca mole, ma gran valore, è veloce di gamba e leggero da portare!» Il signore pagò i mille rubli, prese il bambino, se lo mise in tasca andò a casa. Ma Mignolino gli sporcò la tasca, fece un buco coi denti e se ne andò.
Cammina cammina, fu sorpreso dalla notte profonda; si nascose sotto un filo d’erba, vicino alla strada: si stende e si sta preparandoa dormire. Passano di lì tre ladri. «Salve, bravi giovani!», dice Mignolino. «Salute!» «Dove andate?» «Dal pope». «Perché?» «Per rubare dei tori». «Portatemi con voi!» «E a che ci serviresti? A noi serve un pezzo di ragazzo che se ti dà una botta ti ammazza!» «Andrò bene anch’io: scivolerò sotto la porta e vi aprirò da dentro». «Allora è un altro paio di maniche! Vieni con noi!»
Arrivarono dunque in quattro dal ricco pope; Mignolino scivolò sotto la porta, la aprì da dentro e dice: «Voi, fratellini, rimanete qui sulla porta, mentre io andrò nella stalla, sceglierò il miglior toro e ve lo porterò». «Bene!» Andò nella stalla e di là grida a squarciagola: «Quale toro devo prendere, marrone o nero?». «Non far rumore» gli dicono i ladri «prendi quello che ti capita sotto mano». Mignolino portò loro un toro coi fiocchi; i ladri condussero il toro nel bosco, lo sgozzarono, lo scuoiarono e iniziarono a dividersi la carne. «Be’, fratellini» dice Mignolino «io mi prendo la trippa: mi basterà questo». Prese la trippa e ci si mise sopra a dormire, la notte a passare; i ladri, intanto, si divisero la carne e tornarono ognuno a casa propria.
Arrivò correndo un lupo affamato e inghiottì la trippa con tutto il bambino; quello si ritrova da vivo nella pancia del lupo ma non gliene importa molto! Il grigio avrebbe fatto una brutta fine! Vede un gregge di pecore pascolare, il pastore dorme; appena si avvicina di soppiatto per rubare una pecora, allora Mignolino si mette a gridare a squarciagola: «Pastore, pastore, di pecore controllore! Tu dormi e il lupo ti sta soffiando una pecora!». Il pastore si sveglia, si getta sul lupo con un bastone e gli lancia contro i cani: i cani lo sbranarono, solo i pezzetti volarono! Per un pelo riuscì a fuggire il poverino!
Il lupo era diventato magrissimo, stava per morire di fame. «Esci!», chiede il lupo. «Portami a casa da mio padre e mia madre, allora uscirò», dice Mignolino. Corse il lupo al villaggio, arrivò dritto all’izbà del vecchio; Mignolino subito uscì dalla pancia del lupo da dietro, afferrò il lupo per la coda e gridò: «Addosso al lupo grigio, addosso!». Il vecchio prese un bastone, la vecchia un altro, e giù a battere il lupo; così lo fecero fuori, lo scuoiarono e fecero al figlio una bella pelliccia. E vissero felici e contenti.

 

♦ “Masha e l’Orso e altre fiabe popolari russe”,
Raccolte da A. N. Afanas’ev

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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