Fotografia

#BeLikeHenri

Henri Cartie-Bresson - Biella

 

Palazzo Gromo Losa, al Piazzo di Biella, ospita la rassegna fotografica “HENRI CARTIER-BRESSON – Collezione Sam, Lilette e Sébastien Szafran”.

Dal 20 marzo al 15 maggio 2016, saranno esposti ben 226 degli scatti con cui, nei suoi (quasi) 96 anni di vita (1908-2004), il grande fotografo francese si è fatto portavoce di un intero secolo.

Persone, luoghi, eventi, tutti molto diversi fra loro, ma tutti accomunati dall’incredibile capacità di Cartier-Bresson di “cogliere l’attimo”.
Un’abilità innata, quella toccata in sorte ad Henri, che trova modo di esprimersi in ognuna delle sue fotografie, così significative anche se, all’apparenza, immortalate in modo del tutto casuale.

Sono sempre stata affascinata dagli artisti dell’immagine, forse perché è un mezzo espressivo che mi piacerebbe saper padroneggiare un po’ meglio, ma c’è sempre tempo per imparare. Mi ha colpita molto anche scoprire la fitta rete sociale di cui Cartier-Bresson faceva parte, un nutrito gruppo di persone dedite alle arti più disparate, una lunga serie di incontri con personalità di spicco come Henri Matisse, Pablo Picasso, Francis Bacon, Edith Piaf, Alberto Giacometti e molti altri. I circoli e le associazioni culturali esistono anche ai giorni nostri, ma il clima, l’atmosfera che vi si respira non è certo la stessa.

La cosa che mi ha stupita di più, però, è stata leggere che, dopo quasi 4 decenni di intensa attività, Henri abbia dichiarato di non essere mai stato davvero interessato alla fotografia, quello che voleva era “fissare una frazione di secondo di realtà” (cit.).
Trovo che questa affermazione racchiuda tutto il suo straordinario talento.
Nessuna attenzione alla teoria e alla tecnica, solo un’immensa sensibilità e un’incontenibile passione: cosa più di questo può essere definito “arte”?

Per rendere la mostra ancora più coinvolgente, gli organizzatori hanno ideato un’iniziativa che “accompagna” i visitatori nella loro visita: hanno lanciato su Instagram (@FondazioneCRBiella) l’hashtag #BeLikeHenri.
Ognuno è libero di fotografare gli scatti che più gli piacciono e pubblicarli, in bianco e nero, sul proprio profilo utilizzando l’hashtag dedicato, rendendo così omaggio al caratteristico stile del fotografo francese.

È stato un pomeriggio diverso dal solito, conclusosi con la pioggerellina leggera che abbiamo trovato ad attenderci quando siamo usciti da Palazzo Gromo Losa, un velo sottile che avvolgeva tutto, sfumando appena i contorni del mondo. Dopo un’immersione, seppur breve, nel mondo di Cartier-Bresson, il “fotografo della realtà” non puoi fare a meno di osservare con occhi diversi tutto ciò che ti circonda, dall’irregolarità di un sampietrino mancante nel pavé di un borgo storico alle ramificazioni di un’antenna che svetta scura contro un asettico cielo bianco, dalla stanchezza nello sguardo di un anziano al sorriso contagioso di un bambino.

Un tuffo improvvisato in quella dimensione parallela in cui mi sono sempre sentita a casa, quella della creatività e dell’arte, qualunque fosse la forma prescelta per esprimerle.

Un’esperienza non programmata, un fugace sguardo a ciò che di bello è rimasto di un passato ormai lontano, a cui però mi rivolgo sempre con un pizzico di nostalgia e di affetto, una linea guida da seguire con fiducia nell’incamminarmi verso il futuro.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Prospettive.

перспективы-prospettive

Image Credit © VeRA Marte

 

A volte l’unico modo per cambiare le cose è fare lo sforzo, spesso enorme, di cambiare la prospettiva da cui le si guarda.

È proprio questa l’ennesima, assurda impresa in cui ho deciso di imbarcarmi: cambiare prospettiva.
Mi rendo conto che, da circa due anni a questa parte, riesco a mala pena ad arrivare a fine giornata senza cedere all’incombente esaurimento nervoso che mi perseguita, ma il punto sta proprio qui: cambiare approccio o soccombere, al momento non vedo altre opzioni plausibili da poter prendere in considerazione.

Affidarsi al luogo comune del “fare buon viso a cattivo gioco”, confidando nel domani, può essere una strategia interessante, all’inizio, ma col passare del tempo diventa uno stillicidio logorante e letale.
Continuare a darsi da fare è importante, ma ora come ora non è più sufficiente: sarebbe ipocrita sostenere il contrario. Studi per anni, fai pratica, fai la cosiddetta “gavetta” e… niente. Ti fermi lì. Magari, grazie a un qualche cavillo legale, riesci ad accaparrarti un contratto giusto un pochino più degno di questo nome, ma questo è quanto. Non dico che lavorare sia, o debba essere, una festa, ma dovrebbe essere un’attività stimolante, all’occasione anche soddisfacente, una spinta a migliorarsi, a crescere, non una faticosa maratona affrontata giorno dopo giorno solo in nome della necessità, della sopravvivenza.

Il bisogno di cambiamento diventa ‘conditio sine qua non’ per non impazzire, per riuscire a evitare di sacrificare la propria salute fisica e mentale in nome del nulla di fatto più assoluto. Spesso, perché questo non avvenga, il cambiamento deve essere drastico, radicale, meglio ancora se irreversibile, non sia mai che dei ripensamenti si insinuino nella sofferta decisione dopo che è stata presa.

Senza la salute fisica, per l’appunto, non si va da nessuna parte, e questo io lo so fin troppo bene, ma potersi permettere di preservarla dovrebbe essere un diritto, non una strenua battaglia quotidiana. Se poi volessi essere pignola fino in fondo, è dimostrato dalla scienza che livelli eccessivi di stress, soprattutto se protratti per periodi prolungati, possono influire sui livelli ormonali di una persona a tal punto da farla ammalare.
Questo per dire che, al di là dei luoghi comuni, anche un minimo di equlibrio mentale è un requisito indispensabile per non andare a fondo.

Proprio questo minimo indispensabile di equilibrio mentale è quello che vorrei tentare di recuperare con la mia ricerca di nuove prospettive, perché ho già dato di matto, nel senso letterale dell’espressione, almeno un paio di volte, e vorrei evitare di ripetere l’infausta impresa.

Inutile dire che, trattandosi di me, per avere una guida e un sostegno mi sono rivolta ai soli e unici: i libri. Al momento sono in balia di concrete difficoltà fisiche nello scrivere, sia con la penna che con la tastiera, dovute a un’infiammazione dei nervi delle mani, effetto collaterale di un farmaco. Questa frustrante e faticosa circostanza mi aveva spinta a una reazione assurda: perché dare attenzione alle parole degli altri mentre io non riuscivo a scrivere le mie?

La prima “nuova prospettiva” è proprio quella che mi ha fatto superare il rifiuto della lettura: smettere di vedere nelle parole altrui un affronto alla mia attuale difficoltà nello scriverne di mie, per tornare a vedervi un rifugio, l’unico sicuro, l’unico possibile.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Shopping Funzionale.

Image Credit © VeRA Marte

 

Iniziano le grandi manovre.
La domenica pomeriggio, nonostante il diluvio universale, è stata dedicata a una trasferta improvvisata per procurarmi l’equipaggiamento da trasporto cibo. Si ringrazia l’AnarcoSocio per essersi accollato senza lamentele la mansione di autista-singing-in-the-rain, che nella PandaMobile non c’è il lettore CD e da qualche mese la radio ha deciso che le aggrada solo la frequenza di Radio Cuore, così oltre a guidare, il sant’uomo mi ha anche fatto da jukebox umano.

Come ormai sapete fin troppo bene, sono a dieta ferrea e rigorosa, quindi la questione pasti è una delle tante che dovrò imparare a gestire al mio rientro in ufficio, fra due settimane.
Nel male delle porzioni pesate al grammo e, ahimè, piuttosto ridotte, ho risolto con due maxi thermos per alimenti. Prove d’ingombro fatte: ci sta tutto alla perfezione, e già questo mi ha sollevata non poco.
Il prossimo passo sono le prove d’ingombro dei liquidi. Archiviato il mio vecchio thermos da 0,5 L addetto alla tisana, sono passata a due da 0,4 L in modo da potermi portare sia la tisana che il caffelatte previsto dalla colazione, che dal 3 di febbraio verrà “celebrata” alla scrivania. Alla faccia della pausa caffè fighettosa in tipico stile milanese: almeno a colazione, mangerò tre volte tanto rispetto alle colleghe, ma senza spendere niente. Ok, cappuccio e brioche alla crema sono un’altra cosa, ma sto cercando di vedere i lati positivi.
A corredare la mia collezione di thermos nuovissimi, ecco i bicchieroni di plastica da campeggio, che nei bicchierini/tappo dei thermos le fette biscottate non riesco proprio a inzupparcele, non ci passano.
Il tutto è destinato a essere portato a spasso nel mio meraviglioso zaino da escursionismo, nuovo anche lui, insieme alle posate e ai miei millemila litri d’acqua giornalieri obbligatori.
Insomma, per la fine di febbraio, metà marzo al massimo, conto, oltre alla gamba, di essere riuscita a stortarmi la schiena… Ihihih!!!

Riflettevo sul fatto che, contenuto dello zaino a parte, in effetti non sono molte le cose che mi restano da portarmi dietro.
Posto che io riesca a tener fede ai miei buoni propositi riguardanti i libri, potrei addirittura riuscire a compiere il grande passo: sostituire la maxi borsa in stile Mary Poppins con una borsa “normale”, ovvero contenente soltanto un mini-kit di sopravvivenza composto da documenti, portafoglio, salviettine, fazzolettini, UN SOLO libro, il mini blocnotes, il quadernino, un paio di penne, uno specchietto, gomme da masticare, burrocacao e crema per le mani. Una valutazione a sé verrà riservata, a tempo debito, alla gestione del materiale di russo nei giorni in cui c’è lezione e ai cosmetici, indispensabili da quando mi sono riempita di sfoghi causa farmaci. Elencate sembrano un sacco di cose, ma se ci pensate bene peso e ingombro sono davvero ridotti.

Che dire? Il ghiaccio è rotto.
Il primo passo verso la ripresa è fatto e, mentre mi domando perché il caricamento online abbia trasformato la mia fiquissima foto da moderna natura morta a orrenda sgranatura complessiva, penso a come organizzare le prossime tappe del mio ritorno al mondo esterno.

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Mese Nuovo, Pantaloni Vecchi.

Image Credit © VeRA Marte

 

Ieri è iniziato dicembre e sui blog di WP è tornata la neve virtuale, l’unica che, tutto sommato, quasi mi piace.

Il mese non è l’unica cosa nuova.
Gli ormai famosi mercatini, ad esempio, sono un’assoluta novità di quest’anno, qui a VeraLandia. Pur non essendo una fervente sostenitrice di tutto ciò che è Natale e dintorni, devo ammettere che mi sono piaciuti. Sono tornata a casa con una pochette in panno viola con dettagli floreali neri e con un memory, sì il gioco, e una valanga di segnalibri di una ragazza davvero bravissima! Più una serie infinita di bigliettini da visita pieni di siti e contatti: tema natalizio a parte, adoro l’artigianato.

Il guasto all’impianto elettrico rimane un enigma. L’AnarcoPater era convinto di aver individuato il problema, ma a detta del tecnico, che se n’è andato circa un’ora e mezza fa, è tutto in ordine, quindi chi vivrà, capirà. Forse.

Altre newzzz giungono dall’ufficio. Da stamattina, infatti, riprendo a lavorare da casa. Io ormai sarò anche web-dipendente, ma vista la situazione, sia lodato l’inventore di internet!
Continuo a non ricevere lo stipendio di ottobre, ma il fatto che mi abbiano inviato un contratto per dicembre è un segnale positivo, significa che non hanno intenzione di liquidarmi, e questo per me è già qualcosa, pazienza se per qualche mese la situazione sarà “traballante”. In più è un modo come un altro per fare un altro passo avanti verso la nuova organizzazione dei miei tempi e dei miei spazi, sempre nell’ottica di ritagliarmene alcuni solo per me e per le mie passioni e di imparare a mantenerli anche dopo la ripresa definitiva della mia vita.

Fra una settimana ci sarà il prossimo giro di riduzione dei farmaci e, se il fato mi assiste, fra dieci giorni potrei addirittura essere graziata con la sospensione definitiva delle iniezioni. Nel frattempo la dieta inizia a farsi più ragionevole. Ora mi è concessa una pizza a settimana, margherita o al prosciutto, e perfino il dolce, sempre una volta a settimana, e a proposito, i miei muffins double chocolate erano BUO-NIS-SI-MI!!! Nonostante questo, il peso continua a scendere. Per fortuna, aggiungerei, visto che secondo i medici sono soltanto a metà del mio percorso dietetico. Scongiuro di eventuali effetti collaterali a parte, il mio peso deve calare ancora per risparmiare al mio sistema muscolare bacato del carico extra, non sia mai che decida di fare le bizze di nuovo. Proprio da questo fatto nasce il post di oggi. Ieri infatti, per la mia prima uscita ufficiale post ospedale, ho deciso di provare a sfoderare i pantaloni più pesanti che abbia mai avuto (vedi foto: pantaloni neri). Considerato che da circa un mese e mezzo vengo tenuta in cattività a climi tropicali, volevo essere sicura di coprirmi per bene prima di avventurarmi nel grande gelo di cui tutti mi raccontano da settimane. Il punto sta nel fatto che in quei pantaloni non riuscivo ad entrarci da circa un anno e mezzo. Quando sono riuscita a infilarli e allacciarli senza difficoltà mi è venuta l’idea malata di fotografarli insieme a quelli che indossavo il giorno in cui hanno deciso di ricoverarmi (vedi foto: pantaloni grigi).

Che dire?
Forse, cercando di prenderla con ottimismo, è vero che non tutti i mali vengono per nuocere.

 

Buona settimana e buon dicembre a tutte e tutti!!!
Всем весёлой недели и доброго декабря*!!!

 
 

*Vsiém visiólai njedjegli i dóbrava dikabriá!!!

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Flusso di Coscienza. #8

Image Credit © VeRA Marte

 

Nuovo mese e, volente o nolente, nuova vita.

Le gambe non funzionano e le braccia stanno iniziando a fare lo stesso scherzo.
Gli esami sembrano un puzzle da un milione di pezzi: impossibile da rimettere insieme in un quadro di senso compiuto.

Stesso lavoro, forse finalmente con un contratto migliore.
Stesso corso di russo, quest’anno livello avanzato.
Stessi vestiti, perché un po’ alla volta il peso sta diminuendo e l’incombenza di dovermi rifare il guardaroba di due taglie più grande è svanita.
Strsso cibo, ché in fondo i gusti son gusti, solo niente schifezze.
Stessi posti, stesse facce, stessi problemi, stessi sogni, stessa solita routine…

Io però no.
Io non sono più la stessa.

Mi sento sfuocata. Mai come ora il mio corpo mi è stato stretto. Ora che non funziona più. Ora che non mi assiste più nemmeno nelle operazioni più banali, come infilarsi le scarpe o versarsi un bicchier d’acqua. Ora che sento l’anima esplodermi in questa pelle martoriata da inspiegabili sfoghi che, esasperati anche i medici, vengono lasciati a se stessi dopo essere stati attribuiti allo stress.

Ora che, più che mai, sono convinta che la vita faccia schifo, eppure mi rendo conto ogni giorno di più che l’unica cosa che voglio davvero è vivere.
Voglio poter correre con la mia nipotina al parco.
Voglio poter salire tutti i gradini della Cattedrale di Sant’Isacco e godermi Pietroburgo dall’alto.
Voglio trovare il tempo per continuare a camminare nei campi e nei boschi, ché al secondo giorno di grigiume milanese già mi mancano come se non ci andassi da un mese.
Voglio imparare a fare e decorare i biscotti, per poi comprarmi una vagonata di formine, così da sfornare biscotti a tema per ogni occasione per l’AnarcoNipotina.
Voglio imparare a fotografare come si deve: avere buon occhio e/o buon gusto non è sempre sufficiente. Così, prima o poi, mi sentirò autorizzata a una spesa spropositata per una macchina fotografica seria, magari addirittura con qualche aggeggio extra.
Voglio trovare il tempo di truccarmi tutti i giorni. Niente mascheroni, solo perché mi piace e mi rilassa, ma prima credo di dover trovare la paIenza di struccarmi ogni sera.
Voglio farmi una nuotata nella acque dove il mio slavismo vide la luce, a Šilo.

E poi voglio… scrivere, scrivere, scrivere!
Su un monitor, sulla carta, sui muri, sui vetri: s_u_l_l_a p_e_l_l_e .
Inchiostro salato che sgorga dagli occhi, in cui intingere le dita per poi tracciare le urla disperate dell’anima sulle pareti delle nuvole. Sperare di essere presa a bordo dei candidi giganti del cielo per un viaggio verso una meta lontana, dove tutto questo schifo sarà solo un brutto ricordo.

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Flusso di Coscienza. #7

Image Credit © VeRA Marte

 

Soffoco. Soffoco. Soffoco.

Come sto?
Di merda!!!

La mia salute fa schifo, il morale sta esplorando le profondità della terra e l’umore è pessimo!

E così mi ritrovo a passare il sabato sera vomitando l’anima in mezzo a un’aiuola… Senza aver bevuto nemmeno una goccia d’alcol…

Nervoso. Nervoso. Nervoso.

Il mio corpo mi si sta rivoltando contro. Lo so cosa non va, ma per quanto mi sbatta non riesco a venirne fuori, perché non dipende solo da me.

Mi sento così impotente…

Ecco come vedo la mia vita in questo periodo: una strada dissestata.
I problemi e le difficoltà avanzano, lenti ma inesorabili. Strisciano dal sottosuolo fino a sollevare e crepare l’afalto. Si aprono varchi e si esibiscono in fantasiose evoluzioni per ostacolarmi.

Sono demoralizzata.

Sono demotivata.

Sono stanca. Stanca. Stanca.

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Gli Occhi del Cielo

Image Credit © VeRA Marte

 

Avete mai guardato il cielo negli occhi?
A me capita sempre più spesso.

La mia attuale condizione di “di-nuovo-disoccupata” fa di me una persona con una quantità smisurata di tempo libero.

A molti di voi non fregherà assolutamente nulla, ma confido nelle leggi delle probabilità, secondo cui esiste almeno un esserino che invece si sta chiedendo: “E come lo impieghi tutto quel tempo?”.

Come potrai immaginare, cara la mia creaturina interessata, molto del mio tempo viene speso fra lettura, scrittura e studio della lingua russa.
In più, finché il tempo, quello meteorologico, mi assiste, c’è un’altra attività che si è aggiudicata una bella fetta del mio tempo libero: camminare.
Innanzi tutto, inutile negare che le mie attuali condizioni di salute lo richiedono: nell’attesa di capirci qualcosa, non posso fermare le gambe.
A parte questo, camminare è quanto di più bello si possa fare e , pur avendo sempre amato farlo, non credo di averlo mai apprezzato tanto come ora che mi risulta difficoltoso.

Mentre si cammina si possono fare un sacco di cose. Si può pensare: può schiarire le idee, ma io lo sconsiglio, perché può anche dar vita a un sacco di inutili segoni mentali. Si può ascoltare musica, canticchiare, chiacchierare con un’amica, se si è bravi si possono addirittura fare foto e/o annotarsi appunti, ovvio, con l’inseparabile melafonino.

Quello che mi piace di più, però, è che camminando si può guardare il cielo negli occhi.
Occhi in cui è fin troppo facile perdersi, ma in cui spesso è difficile ritrovarsi.
Occhi immensi, capaci di cullarti, ma anche di aggredirti.
Occhi che ti infondono infinite sensazioni nella loro espressione estrema e poi tutte le annullano, lasciandoti vuota, ma finalmente leggera.

 
 

PS. Buon Venerdì 13 a tutte e tutti! Io lo adoro!!! *-*
PPS. Avevo una mezza idea di scrivere un post sul fattaccio dell’improvvisa comparsa della pubblicità su WP, ma stamattina ne ho già letti fin troppi, quindi credo che per il momento me lo risparmierò in attesa degli sviluppi di questa fastidiosa stronzata.

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Settembre: che sia la svolta??!

Могила Фёдора Михайловича Достоевского
Tomba di Fëdor Michajlovič Dostoevskij

Image Credit © Vera Marte

 

Niente. Sono ancora senza parole.

Per ragioni che mi sono ancora ignote, una volta conquistato il collegamento a internet in Russia, WordPress si è rifiutato di funzionare, quindi non ho potuto tenere un diario di bordo come avevo pensato prima di partire. Lo so, avrei comunque potuto scriverlo in cartaceo, o anche nelle note del melafonino, in modo che fosse già pronto per la pubblicazione, ma la sera il telefono era sempre scarico per le troppe foto e io ero più scarica del telefono per riuscire a tenere gli occhi aperti per più di poche righe, così alla fine non ho scritto nulla, o quasi.

Se ho intenzione di recuperare? Non lo so. Le sensazioni a caldo danno vita a scritti del tutto diversi da quelli che nascono da ricordi ormai già in fase di rielaborazione, quindi lascerò che le parole scorrano a caso, e vada come deve andare.

Forse è solo autosuggestione, ma le mie aspettative non sono state deluse: questo viaggio ha rappresentato una svolta, o almeno questa è la mia impressione al momento.
Mettermi alla prova “sul campo” col russo mi ha fatto venire ancora più voglia di continuare a studiarlo. Mi sono resa conto che posso sopravvivere, ma questo non è abbastanza, almeno non per me.
L’amore che il popolo russo ha per la cultura e l’arte in ogni sua forma è difficile da immaginare se non lo si sperimenta in prima persona. Mi sono sentita minuscola e ignorante, ma mi è tornata la voglia di scrivere come non la sentivo da tanto. Immergermi, anche se solo per 10 giorni, in una realtà in cui chi scrive, o si cimenta con qualunque altra forma d’arte, è ammirato e non considerato un pazzo visionario, mi ha fatto davvero bene.
Gli spazi immensi e le mille aree verdi ti fanno sentire a contatto con la natura perfino nel cuore della città, dove tutto rimane a portata di mano. L’ispirazione sembra nascondersi dietro ogni angolo, ovunque ci sono persone che leggono e gli artisti di strada sono un elemento fondamentale del “paesaggio” pietroburghese, da chi lo fa per raggranellare qualche rublo agli studenti che si esercitano.

Domani riprende la dieta e iniziano le telefonate per prenotare tutte le visite del caso. In Russia ho camminato talmente tanto che sono tornata con 3 kg in meno, ma le gambe ancora non funzionano, e questo mi spaventa e mi manda in bestia allo stesso tempo. Per fortuna, nel mio caso, la frustrazione si sta rivelando un’ottima materia prima che, una volta rielaborata, si trasforma in determinazione.
Ci sono posti che non mi sono potuta permettere di visitare, perché la quantità di scalini da affrontare era davvero eccessiva per le mie attuali possibilità, e la mia ranocchietta cresce, diventando sempre più veloce e sempre più pesante, e io non ho intenzione di perdermi nessun possibile gioco con lei solo perché il mio corpo ha deciso di dare di matto. Farò tutto il necessario per rimettermi in forma e il secondo round russo sarà perfino più avventuroso e temerario del primo, perché sì, prima o poi ci sarà un secondo round.

Insomma, tabula rasa e si ricomincia.

 

Buon settembre!!!
Всем доброго сентября!!!

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Back to Italy…

E così rieccomi in Italia…

Non ci sono parole per descrivere la vacanza in Russia, quindi vi lascio a qualche fotografia…

 

Чесменская Церковь
Chiesa di Chesma

Image Credit © Vera Marte

 

Никольский Собор
Chiesa di San Nicola

Image Credit © Vera Marte

 

Цветы на Улице
Fiori sulla Strada

Image Credit © Vera Marte

 

Только в России… XD
Solo in Russia… XD

Image Credit © Vera Marte

 

Собор Петра и Павла (Петергоф)
Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo (Peterhof)

Image Credit © Vera Marte

 

Эрмитаж
Ermitage

Image Credit © Vera Marte

 

Парк на Улице Турку
Parco in Via Turku

Image Credit © Vera Marte

 

Внимание!
Attenzione!

Image Credit © Vera Marte

 

Собор Спас-на-Крови
Cattedrale del Salvatore sul Sangue Versato

Image Credit © Vera Marte

 

Всем доброго воскресенья!!!
Buona domenica!!!

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Ho deciso…

Image Credit © Vera Marte

 

Avevo un altro post pronto per la pubblicazione, ma all’ultimo minuto ho deciso di lasciarlo in bozza, almeno per ora.

Come alcune/i di voi avevano ipotizzato, la mia stanchezza cronica non è solo stanchezza, ma un problema di salute di cui, per l’appunto, avevo scritto nel dettaglio nell’altro post. Poi però ho capito che avevo solo bisogno di scriverne, non di sbandierarlo, ergo ho scelto di tenermelo per me.

Sono preoccupata e spaventata a morte.

Ecco. L’ho detto.
Ma averlo detto non cambia le cose: continuo a essere TERRORIZZATA.

Negli ultimi mesi la mia vita è diventata un vero e proprio incubo a occhi aperti, ma quello che mi aspetta per venirne fuori non mi appare affatto incoraggiante.

E allora ho deciso di non pensarci e guardare il cielo, almeno per un po’, almeno fino al prossimo controllo.

Ho deciso che devo uscire di più.
Ho deciso che devo leggere di più.
Ho deciso che devo dedicare più tempo alle persone che amo.
Ho deciso che devo fotografare di più.
Ho deciso che devo sorridere di più.
Ho deciso che devo scrivere di più, tanto di più.

 

Ho deciso di non pensarci.
E guardare il cielo.
Almeno per un po’.

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