Mostre

Io e l’Unicorna.

unicorno-единорог

 

Sveglia alle 5:45.
Il tempo fuori fa schifo, freddo e pioggia, ma in fondo le previsioni lo annunciano da giorni, quindi mi limito a constatare che posso abbandonare anche le ultime speranze che si fossero sbagliati.
Incredibile ma vero, con i mezzi fila tutto liscio e alle 9:05 sono in aula.
Tre ore di lezione di russo, durante le quali faccio un altro passo avanti verso la triste consapevolezza che, per i quattro mesi a venire, dovrò riuscire a inventarmi uno stratagemma per ritagliare qualche altra ora nella mia settimana da dedicare allo studio.
Tappa fuori programma per recuperare in anticipo i biglietti del cinema.
Io non ci sono mai stata, ma secondo una mia compagna di corso si tratta di un cinemino, quindi meglio passare prima se si vogliono trovare dei posti decenti.
All’alba delle 13:45 riesco a infilarmi al Self Service, che per fortuna si è già liberato del pienone dell’ora di punta. Un trancio di margherita ingurgitato di corsa e una fetta di torta alla frutta che, seppur buona, ammazza ogni mia aspettativa rivelandosi del tutto priva di una qualsivoglia crema zuccherosa al di sotto del coloratissimo strato fruttoso.
Sono nei tempi, ma più che un sabato di svago mi sembra una maratona.
Attraverso Milano in metropolitana per raggiungere l’AnarcoSocio al parcheggio, scarico in macchina tutto ciò che serviva solo per la lezione, e… torniamo indietro. Ebbene sì, la tappa successiva prevede che io torni proprio alla fermata da cui sono partita solo 25 minuti prima.
Il cinema non è poi così piccolo, ma presumo che la percezione dello spazio di chi è nato e cresciuto a Milano sia un tantino diversa da quella di chi viene da un paesino di provincia in mezzo ai campi. In ogni caso, è un bene avere già i biglietti, perché alla biglietteria c’è la coda e i posti ancora disponibili non sono certo dei migliori.
Dal trailer mi aspettavo tutta un’altra cosa, ma non è importante: Birdman non è affatto male. Tanti spunti, approfonditi quanto basta da renderli interessanti, ma non tanto da annoiare.
Una volta fuori ci rituffiamo nel caos della metropolitana: destinazione Spazio Lambrate. Tutta la giornata è stata organizzata in funzione dell’evento serale, quindi siamo curiosi di arrivare e di scoprire come sarà…

Delusione.
Interessante l’idea, davvero carino il posto, ma l’organizzazione un vero disastro.
La locandina dell’evento è comparsa su internet solo due giorni fa, ma nel frattempo nessuno si è preoccupato di promuoverlo in qualche altro modo. Basta un colpo d’occhio per renderci conto che la partecipazione sarà scarsa. Poco importa, noi siamo lì per sostenere la pittura a olio “live” di un’amica, il resto è un di più.
Ce ne andiamo verso le 22:00, dopo il monologo teatrale.
La fame e il freddo ormai la fanno da padroni.
Io dico: si può organizzare un evento dalle 18:00 alle 22:00, a metà febbraio, senza peroccuparsi di riscaldare l’ambiente e di organizzare un piccolo buffet?
La mia risposta è irremovibile: NO, non si può!

Anche l’amica ne esce amareggiata. Addirittura si scusa.
Non è lei, però, a doversi giustificare. In alcun modo.
Chi dovrebbe, invece, sembra essere in pace col mondo: beata incompetenza.

Decidiamo di annegare la serataccia in un buon boccale di birra, ma la sorte si ostina a non assisterci.
Il birrificio è tanto pieno da poterci a mala pena entrare, figurarsi se sia concepibile la pretesa di un tavolo a cui sedersi per poter rimpinzare a dovere gli stomaci brontolanti.

Io e l’Anarco Socio ci rassegniamo.
Siamo vincolati dagli orari dei mezzi e non possiamo permetterci di tirare tardi.
Salutiamo e ci avviamo verso la metro: 9 minuti di attesa.
I 9 minuti passano, ma il trenino sferragliante ci passa davanti senza fermarsi, con una scritta luminosa che ci informa che il suddetto è “fuori servizio”. Altri 10 minuti.
Attesi con pazienza i 19 interminabili minuti, scendiamo per cambiare linea: altri 6 minuti.
Il treno arriva, ci accasciamo sui sedili, ben 15 fermate ci separano dal parcheggio dove ci aspetta la nostra confortevole, ma soprattutto calda, macchinina.

È mezzanotte.
Siamo in macchina e almeno il problema del freddo l’abbiamo risolto.
I pancini però si sono fatti rabbiosi, quindi non possiamo ancora rilassarci.
Suo malgrado, con uno sforzo disumano, l’Anarcosocio propone il McDonald’s a pochi minuti da casa mia, sempre che sia aperto, dato che non saremo lì prima dell’una di notte.
Controllo. Il sabato notte chiude alle due: sarebbe fattibile.
La tentazione c’è, anche se mi chiedo fin da subito quando digerirei il tutto, ma poi una lampadina si accende nel mio cervello annebbiato dal freddo e dalla fame: l’Autogrill.
Di sicuro lì ci sarà qualcosa di buono anche per il mio vegetarianissimo compare e per l’onnivora sottoscritta ci sarà l’imbarazzo della scelta.
La trovata si conferma vincente!
Paninone al sesamo con cotoletta di pollo, insalata, pomodoro e salsa tartara, mentre l’AnarcoSocio, meno avvezzo a ingollare schifezze, si lancia su una focaccia con i pomodorini, il tutto accompagnato da due ottime spremute d’arancia. Il “lauto” spuntino notturno si chiude con la condivisione di un Mars: 10% all’AnarcoSocio, il resto a me!
Esco dall’Autogrill saltellando, per lo meno col pensiero, dato che la devastante stanchezza non mi permette di farlo anche con le gambe. In mano due peluches morbidosi con gli occhioni enormi e tanto dolci: una tartaruga per me e un’unicorna (perché io ho deciso che è femmina) per l’AnarcoNipotina.

Di nuovo in macchina: direzione cuscino!

Ammesso che a qualcuno possa interessare, ho trascorso la domenica mettendo in atto profetiche minacce fatte all’AnarcoSocio almeno due giorni prima: ronf, ronf, ronf…

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

Categorie: Arte Varia, Blog, Capita anche a me..., Поток Сознания, Film, Flusso di Coscienza, Malattie Rare, Mostre, PolimioVita, PseudoNormalità, Rompiamo il Silenzio, Sclero, Stream of Consciousness, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 3 commenti

Scoprendo Evgenija Magaril…

avanguardia-russa

Image Credit © VeRA Marte

 

Passare il pomeriggio a una mostra che conta circa 300 opere e rimanere folgorata dall’unico, sconosciutissimo, pezzo esposto di un’autrice altrettanto sconosciuta: Евгения Марковна Магарил (Evgenija Markovna Magaril), classe 1902.

Avrei potuto fotografare il suo quadro, come ho fatto con altri (lo so che non si dovrebbe… -.-“), e invece no.
Non avevo idea che non l’avrei trovato su internet, nemmeno cercando sui portali russi, ma non importa.
A fine mostra ho comprato il catalogo, quindi avrei potuto fotografarlo da lì, o addirittura provare a scansionarlo, ma ho deciso di no.
Il punto è che, realizzato negli anni ’20, il dipinto “Costruzione” è un’opera di dimensioni piuttosto modeste, una rappresentazione astratta tutta sviluppata coi toni del marrone.

Non saprei proprio dire cosa mi abbia colpita così tanto. I colori non sono fra quelli che in genere attirano la mia attenzione, le dimensioni e la relativa semplicità della composizione fanno sì che si collochi nella corrente del suprematismo senza però occuparvi una posizione di particolare rilievo, eppure non so…
Mi ha trasmesso una sensazione di calore: per questo mi è piaciuto.

Per quasi tutto il tempo ho fatto ammattire l’AnarcoSocio, stressandolo a morte con le mie maniacali osservazioni, molto linguistiche e molto poco artistiche, su tutte le scritte in russo arcaico che campeggiavano sulle opere più datate.

Una domenica pensata da tanto, ma organizzata all’ultimo, si è rivelata un vero e proprio concentrato di passioni: arte, Russia, Torino, e tutto con l’AnarcoSocio!

Giornate che, sarà un luogo comune, ma davvero vorresti non finissero mai.
Giornate che ti insegnano più lezioni di qualunque scuola.
Giornate da cui esci esausta, ma FELICE!!!

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

Categorie: Arte Varia, Blog, Mostre, PolimioVita, Rompiamo il Silenzio, Russia, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

I STILL LOVE

Da due giorni ormai vi rifilo scemenze e direi che è più che sufficiente.

È ora di tirar fuori un po’ di arte, quella che piace a me, quella che vivo in un modo tanto viscerale da passare ore in contemplazione davanti a una singola opera senza nemmeno rendermene conto.

Mi sono chiesta da cosa, o meglio da chi, avrei potuto iniziare, e la risposta nella mia mente è stata immediata: Franko B.

Sono passati quasi due anni da quando ho visto la sua mostra al PAC di Milano, e ancora non ho smesso di rodermi il fegato per non essere andata alla serata d’inaugurazione.
Non so quante ore ho passato lì dentro. Non so quante volte ho rifatto l’intero percorso espositivo. Non so quante volte ho ricontato i soldi, perché non riuscivo a credere di averne con me abbastanza da potermi comprare il catalogo, quanto meno quello non autografato. Non so per quanti giorni, settimane, mesi l’eco di quelle sensazioni mi ha riverberato dentro come se fossi ancora lì. Non so quante parole sono nate dalle quelle emozioni. Non so quante lacrime ho versato senza riuscire a controllarle, in preda alla frustrazione di non aver nemmeno mai pensato di dare a determinate mie esperienze la stessa prospettiva che gli aveva dato Franko B, lacrime che non sono bastate a lavare via la paura e l’orrore dell’improvvisa consapevolezza dell’uso estremo e pericoloso che stavo facendo di mezzi espressivi in apparenza così simili ai suoi.

Sono tornata a casa incantata.
Sono tornata a casa cambiata.
Sono tornata a casa contro voglia, avrei voluto raggomitolarmi su me stessa in un angolo e restare lì, sul pavimento, fino a perdere la percezione dello scorrere del tempo, dopo aver combattutto per affrontare la terribile scelta: accanto a quale opera abbandonarmi in balìa di quella me così istintiva e selvatica?

È stato come carta vetrata che accarezza i nervi. Un dolore così acuto da essere quasi estatico.

Poi c’è stata la ricerca spasmodica. Su internet non si trova granché. La selezione delle opere è fin troppo rigorosa, e delle performances neanche a parlarne: troppo forti, troppo violente, troppo istigatrici.
A mio parere, solo troppo incomprensibili per chi vive l’arte come un lavoro, ben comodo nella sua poltroncina finto-intellettuale da critico.

I STILL LOVE — Questo il titolo di quella mostra così graffiante, tagliente, penetrante. Una continua provocazione su quanto infinite e imprevedibili siano le vie che il bisogno d’amore può decidere di percorrere per manifestarsi.

Vi lascio con la trascrizione dell’intervista che Franko B rilasciò al PAC in quell’occasione. L’italiano non è frutto di una mia temporanea assenza mentale: è il suo.
Ancora in tenerissima età, si sposta dall’Italia al Regno Unito, a causa di un trasferimento della famiglia. Nonostante sia poi cresciuto lì, Franko parla ancora la nostra lingua, ma a modo suo. Correggerlo sarebbe stato un errore dozzinale e imperdonabile, nonché un’enorme perdita, dato che, a mio parere, l’efficacia con cui Franko riesce a trasmettere il suo messaggio è anche frutto della sua parlata italiana zoppicante ma semplice. Niente paroloni a ostentare la magnificenza della propria opera: solo un uomo e la sua arte.

 

Sono su un percorso, che non so dove mi porta, però sono contento di stare. È come essere su una cintura di un aeroporto e continui ad andare. Non sai dove ti sta portando, però ti piace quello che vedi
[…]
Perché il mio rapporto non è con l’arte. Cosa succede è che… è arte. È la maniera che descriviamo quello che faccio. Il mio rapporto è con il linguaggio più che con l’arte. Non vedevo un futuro, non dal punto di vista carriera, ma dal punto di vista umano. Non vedevo una ragione di andare avanti, questo quando avevo 23 anni. Ma devi fare questo, ma devi fare quello, ok, poi passi quell’ostacolo, adesso puoi fare un degree, ok, poi ostacolo, ok, passi quegli ostacoli. Questa cosa maniaca, di corsa, di voler fare, distruggere, prendere cose come te le presentano. A un certo punto devi creare il tuo ordine, anche se è caos. Sentirti, e ascoltare. Leggi libri perché li vuoi leggere, non perché devi fare una tesi. Guardi l’arte perché fa parte della tua vita, del tuo linguaggio, non èperché ne devi parlare.
[…]
Il corpo non è solo carnale. Il corpo è la politica, il desiderio. La lingua del corpo, l’invisibile del corpo, la disabilità, il razzismo, il linguaggio, l’accento, la statura, tutto, è complesso. Non è solo un pezzo di carne su un tavolo. Chiaramente la gente delle volte pensa che la body art ha a che fare solo con fare qualcosa su sé stesso. Siamo tutti body artist, perché dobbiamo lavorare. Per vivere e essere vivi lavoriamo col nostro corpo, che siamo consapevoli o no. Dobbiamo accettare che abbiamo un corpo cha va dato da mangiare, che va pulito, o che non va pulito, che non va dato da mangiare, per ragioni psicologiche e profonde, anche neurotiche, però se non c’era il corpo non c’era questa neurosi.
[…]
Gli animali li ho scelti come uno sceglie di avere figli. Non li puoi scegliere. Chiaramente nella vita non puoi scegliere che tipo di figli avrai. Io in questo caso, forse, posso scegliere che tipo di animale imbalsamato ho. Io ho cominciato a vedere gli animali imbalsamati in un mercatino cinque, sei anni fa. Ho cominciato a collettarne uno, due, tre, poi a averli in casa, e a viverli, usarli come animale domestici, bellissimi. E ho capito che in quel periodo loro avevano già avuto una vita e questa era la loro seconda vita. Era una vita un po’ triste, la seconda, allora ho cercato di dargli un’altra vita. Ho cominciato a pitturarli. […] Usando l’acrilico ho anche pensato che li protegge. Considero oggetto trovato anche cose che non sono fisiche. Memoria, pensiero, speranza, anche musica. Cose che sono nella tua testa.
[…]
E all’ultimo momento ho deciso di pitturarmi di nero. Non lo sapevo che l’avrei fatto. Volevo essere con gli animali, ma volevo essere una maniera che anch’io sono un animale come loro, che non c’è differenza. L’unica differenza è che io sembro più vivo di loro.
[…]
Non ho neanche un piano B, il piano è… forse il modo per rispondere alla domanda è che quello che è veramente importante è quello che mi fa alzare dal letto. Io non credo che ad aspettare Godot, Godot si farà vedere.

– Franko B –

 

I MISS YOU (Performance)

Categorie: Abisso, Arte Varia, Mostre | Tag: , , , , | Lascia un commento

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: