Articoli con tag: Американский Кофе

Tu sei una favola!


 

Un bicchierone di latte macchiato, un caffè americano fumante e una curiosa chiacchierata con l’AnarcoSocio sulle conseguenze della discriminazione di genere sul lavoro.

Si ragionava su quanto le donne, costrette da retaggi culturali inamovibili a fare molto più degli uomini per ottenere un trattamento lavorativo paritario, finiscano per diventare acide arpie senza cuore.
L’aspetto bizzarro è che, in genere, questo atteggiamento viene riservato alle altre donne, quasi mai ai colleghi uomini. L’ipotesi che ne è uscita più accreditata è stata quella di una sorta di “guerra fra poverE”, che cercano in qualche modo di emergere nel contesto delle loro ‘pari’, ben consapevoli che provare a fare altrettanto rispetto alla controparte maschile sarebbe una battaglia persa in partenza.

Parlando, mi è tornato in mente l’ultimo cartone animato visto, davvero bellissimo: “Ballerina”.
Una coppia di amici inseparabili, una femmina e un maschio, entrambi orfani, scappano a Parigi nella speranza di realizzare i propri sogni. Alla fine, fra i due, è lei quella che ce la fa, grazie a un’incrollabile determinazione.

Tralasciando la riflessione femminista da cui questo post è nato, vorrei concentrarmi sul messaggio che questo fantastico cartone animato trasmette.
A differenza delle eroine di molti suoi predecessori, forse perfino più gettonati, la protagonista è una ragazzina “normale”, solo un po’ fantasiosa e molto intraprendente. Niente fate, animaletti prodigiosi o magie varie, solo tanta buona volontà e un’incredibile voglia di farcela, condite da qualche momento di debolezza e dall’umanissima tendenza ad approfittare di eventuali circostanze favorevoli, a volte perfino al costo di commettere qualche piccola scorrettezza.

Un invito, semplice ma efficace, a non arrendersi, a lottare per ottenere ciò che si desidera davvero, a scegliere il sentiero indicato dall’istinto, a credere sempre e innanzi tutto in sé stessi, a fare appello alla propria passione quando niente sembra andare per il verso giusto.
Un insegnamento prezioso per grandi e piccini, basato su quel principio di meritocrazia tanto oscuro all’epoca in cui viviamo, ma in cui non voglio smettere di credere.

 

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Un lunedì mattina… bollente!

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Image Credit © VeRA Marte

 

La mia settimana è iniziata così, e credo che questo la dica lunga sullo stato in cui potrei versare ora di venerdì…

Non ricordo nemmeno più l’ultima volta che mi sono “ubriacata” di caffè americano, ma credo si possa parlare in termini di anni.
La speranza era che il beverone mi aiutasse a carburare, ma non è stato così.
Rimbambita per essere stata costretta a prendere il treno prima, ho pensato bene di completare l’opera dandomi a commissioni varie e finendo per tornare col treno dopo.

Lo so, lo so, si tratta di una sola ora aggiunta alla mia giornata milanese, ma di lunedì, col torpore del fine settimana ancora addosso, ogni singolo minuto in più può essere davvero traumatico, figuriamoci un’ora.

Mi spiego meglio…
Come accennavo, stamattina la logistica famigliare mi ha imposto il treno prima, così ho pensato di approfittare del motruoso anticipo per passare da Arnold Coffee a fare rifornimento di caffè americano, nella ferma convinzione che fosse l’unico modo per sopravvivere al lunedì mattina.
Entro. Quasi non ci credo quando mi accorgo che la cassa è già libera.
Mentre il mio cervello fatica a mettersi d’accordo con se stesso su una questione di importanza vitale, “medio o grande?”, una cassiera tanto arzilla da sembrare fatta di anfetamina mi accoglie, con uno squillantissimo e rumorosissimo “Buongiorno!”.

 

Con le monetine già in mano, mi concentro per scandire bene: «Buongiorno a te! Vorrei un caffè americano grande da portar via, grazie.».

Prima domanda a tradimento: «Caldo?».

Io: *Rispondi, puoi farcela!*
«Ehm… Sì, caldo, grazie…»

Lei: «Se vuoi, con la bevanda grande, puoi avere anche la mug di Arnold a 4 euro…»

Io: *La cosa??? Mi guardo intorno smarrita, seguendo la direzione verso cui ha fatto un cenno col il mento.*
«Ah, la mug… Ehm… Non saprei… Più che altro non ho dove metterla e avrei paura di romperla… Va beh, dài, la prendo! Per il trasporto m’inventerò qualcosa…»

Lei: *Mi fa lo scontrino, prende i soldi e mi saluta mettendomi in una mano un saccheto che, di mug, avrebbe potuto contenerne almeno 10, e nell’altra un bicchierone da mezzo litro di caffè americano a temperatura lava vulcanica.*

 

Insomma, alla fine ho raggiunto il mio scopo: svegliarmi!
Peccato che io contassi sulla caffeina, non su un’ustione di terzo grado al palmo di una mano…

Il lato positivo di questo allegro siparietto mattutino è che ora ho una fantastica tazzona, la mitologica mug per l’appunto, con il bellissimo logo di Arnold Coffee.

Che altro dire? L’ennesimo lunedì è andato, speriamo che il prossimo sia un po’ meno… “scottante”!

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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American Coffee Time.

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Erano anni che non mi sedevo al tavolino di un bar con la sola compagnia di una quantità indecente di caffè. Un pacco di fogli di recupero e una penna blu rubacchiata in ufficio all’ultimo minuto.

Due ore da riempire, causa primo sciopero ferroviario dopo la chiusura di Expo.
Il libro di russo c’è, ma se il momento si presenta propizio, la pagina bianca ha la precedenza su tutto.

Sottofondo musicale piacevole, soprattutto perché non è eccessivo. Citazioni a tema “caffè” sulle pareti.
Mi guardo intorno.
C’è chi legge, chi scrive, chi studia, chi lavora, chi naviga sui social network da computer, telefonini e tablet, e chi chiacchiera con gli amici.
Questo posto mi fa pensare a Emily, persa nelle sue riflessioni mentre osserva la vita muoversi al di là delle vetrate delle caffetterie londinesi.

I minuti passano e le parole scorrono come non facevano da tantissimo tempo.
Certo, ho ripulito con cura il tavolo con le mie super salviettine prima di appoggiarmici o di metterci le mie cose, ma mentre scrivo riesco a distrarmi dal pensiero dell’enorme quantità di germi che questa marea umana spande a ogni secondo nell’aria che sto respirando. Non posso bere con la mascherina, quindi non ho potuto far altro che trovare il coraggio di affrontare un luogo affollato senza il suo aiuto.
Un altro punto a favore della scrittura.

Mezzo litro di caffè americano, con sciroppo al cioccolato, panna montata e tre bustine di zucchero di canna. L’AnarcoSocio, purista dell’espresso liscio, mi ripudierà per questo, ma continuerà a esserne valsa la pena.

Il tavolino traballa e mi viene il dubbio che fosse proprio questo il motivo per cui era libero. Ogni volta che mi appoggio devo stare attenta a non ribaltare il bicchierone del caffè, ma queste due ore sono dedicate a me stessa e posso permettermi di fare con calma, prestando attenzione perfino ai movimenti più banali.

Dopo quasi un mese di totale inerzia ho ripreso in mano i libri di russo, e continuo a ripetermi che dovrei fare lo stesso con i manuali di scrittura e di editing, per non parlare dei miei studi di dizione, naufragati nel nulla poco dopo il loro inizio.
A smuovermi, la rinata voglia di fare delle parole una professione, una qualunque, purché basata sulle parole. Inchiostro o pixel non fa differenza, anche se la penna continua a esercitare su di me un effetto catartico.

Mi accorgo che il tempo è volato, fra una ventina di minuti al massimo farei bene ad avviarmi. Avevo deciso di aspettare il secondo treno dopo il termine dello sciopero, ma scrivere mi ha fatto recuperare un briciolo di ottimismo, quindi rischierò confidando che, per una volta, la buona sorte faccia sì che “possibili ritardi e ripercussioni anche oltre l’orario stabilito” non si abbattano proprio sulla mia linea.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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