Articoli con tag: Надежда

La Danza.

 

Fra un fiocco di neve e l’altro danzava la follia, avvolta in un abito iridescente che riluceva di riflessi effimeri e cangianti a ogni suo movimento.
Voci la rincorrevano senza mai riuscire a raggiungerla, dita la sfioravano senza mai riuscire ad afferrarla.
Svaniva dietro un ricciolo di vento, per riapparire pochi istanti dopo adagiata su un ramo spoglio.

La osservavo, in silenzio, da dietro il vetro della mia gabbia domestica, lasciando che il tè verde al gelsomino si insinuasse nello stomaco, sperando che il suo calore riuscisse a sciogliere il nodo che lo stringeva.

Contagiate, anche le parole si avventurano in un timido ballo nella mia testa confusa, disegnando immagini astratte in cui trovano rifugio i pensieri più fragili. Al riparo dalle ossessioni e dalle fobie germogliano, regalandomi sogni dai colori vividi, allucinazioni dai profumi inebrianti, sussurri vibranti che riscuotono l’anima dalla paresi emotiva.

Parole e follia.
Da sempre le mie amiche più intime, le mie più fidate confidenti.
Il solo barlume di viva speranza nella sconfinatezza della morte inferta a tradimento.

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Let it snow… Ma anche no!

Image Edit © VeRA Marte

 

A VeraLandia è arrivata la neve.
Avrei voluto postare una foto self-made, ma essendo in reclusione forzata ho dovuto rinunciare alla scampagnata in cerca di scatti personali, e da quando i campi intorno a casa si sono trasformati in un tranquillo quartiere residenziale, dalle mie finestre non si riescono a immortalare inquadrature degne di nota.
Oggi, per la prima volta dal mio ritorno da OspedaLandia, il freddo di cui tutti mi parlano da settimane sta riuscendo a infiltrarsi in casa. Potrei far partire il riscaldamento, forzando l’orario programmato, magari addirittura alzarlo di un grado o due, ma scelgo la variante “romantica” e opto per la maxi coperta all’uncinetto fatta a manina dall’AnarcoMadre; per intenderci, una di quelle coperte che sembrano fatte di fiorelloni di lana colorati, sempre presenti sulle poltrone vicino ai camini nelle baite di montagna. Mancherebbe solo una tazzona di tisana fumante, ma mal si sposa con le pastiglie di metà mattina, quindi tengo buona l’idea per il pomeriggio. Inutile dire che nell’equipaggiamento di sopravvivenza alla noia mortale non mancano mai la scorta di buone letture, carta e penna e il pc per navigare random o documentarmi su qualunque scemenza mi passi per la testa.

Non ho mai avuto un buon rapporto con la neve, e anche in questo caso non mi smentisco.
Il mio pensiero infatti è volato subito a una domanda fondamentale: “Quanto prevedono che duri questa robaccia?”.
No, perché io ho mille visite e controlli da fare e mi manca solo di restare incastrata su strade bloccate causa neve. Lo so, sono paranoica, o quanto meno lo sembro, ma non riesco a farci nulla. Ho quasi fretta di andare a farmi esaminare da bravo fenomeno da baraccone quale sono diventata, e la causa è sempre e solo una: la speranza.
Speranza che gli esami siano migliorati ancora. Speranza che mi riducano i farmaci. Speranza che il tempo si pronunci a favore della variante non cronica. Speranza che mi diano il permesso per ricominciare a mangiare come le persone comuni e a uscire. Speranza che mi dicano che da qualche parte, nel mondo, uno scienziato sociopatico, nel suo bunker anti-umanità, ha scoperto la cura definitiva a questa cosaccia che ce l’ha coi miei muscoli.

Mentre scrivevo, la neve si è trasformata in pioggia, per poi smettere del tutto di cadere.
Ora è addirittura spuntato qualche pallido raggio di sole, che sta dipingendo su tutto un riflesso di un giallo caldo, così strano dopo il gelido e asettico biancore di qualche ora fa.
Come a volermi dire che tutto, anche la cosa più imprevedibile e inaspettata, può accadere: BASTA CREDERCI.

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