Articoli con tag: Племянница

Sarebbe possibile?

epifania-2017-befana

 

Grazie all’AnarcoPatia mi ritrovo, per l’ennesima volta, a trascorrere le feste a dieta.

Sfornare tre teglie di biscotti al cioccolato, con cui riempire le calze degli AnarcoNipotini, senza assaggiarne neanche uno non è da tutti e, di sicuro, non è da me: nonostante questo ce l’ho fatta.

Alla luce di questo, cara Signora Befana, per quest’anno sarebbe possibile sostituire i dolciumi che non potrò permettermi di rubacchiare con qualcos’altro?
Non saprei, delle gambe sane, ad esempio, o delle braccia funzionanti, o magari anche un fegato un po’ meno intossicato dai farmaci.
Lo so, lo so, sono la solita esosa, quindi abbasserò un po’ il tiro, ripiegando sui libri, come prevedibile, ma anche un posto tutto mio dove custodirli, leggerli, tradurli e, chi lo sa, magari anche iniziare a scriverli sul serio, in parallelo a un nuovo lavoro più consono alle mie condizioni di (non) salute.
Ancora troppo, eh? Va bene, allora rilancio con un po’ più di forza, innanzi tutto emotiva, ma anche fisica, perché è proprio quella a mancarmi: l’energia. L’energia per restare sveglia un’ora in più la sera per leggere, scrivere o anche solo per riuscire a vedere un film fino alla fine, l’energia per stare in piedi il tempo necessario a visitare una mostra con l’AnarcoSocio, l’energia per impastare e poi stendere un intero panetto di pasta frolla al cacao, perché come i biscotti della zia non ce n’è.

Insomma, per quest’anno sarebbe possibile avere una calza piena di serenità e di un pizzico di “normalità”?
Così, giusto per cambiare un po’…

 

Buona Epifania 2017!!!

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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E sono già 3…

Letizia-3-tre-anni

 
 

BUON COMPLEANNO LETI!!!

 
 

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Tommaso

Giovedì 21 Settembre 2015 – Ore 03:17
Benvenuto Tommaso!!!

È diffuso in tutta Italia, soprattutto nel Lazio e in Sardegna, anche nelle varianti Tomaso, Tommasino, Tomasso, Tomassino e nelle forme abbreviate Maso, Masino, Massino, tutte in uso anche al femminile. Alla base è il soprannome dell’apostolo dei Vangeli divenuto famoso per la sua incredulità a proposito della resurrezine di Cristo, fatto a cui credette solo dopo averne toccato le piaghe con il dito. Da quell’episodio il nome Tommaso è stato assunto come simbolo di incredulità, riferito alle che non credono finché non sperimentano i fatti con la propria mano. È un nome ampiamente diffuso in ambienti cristiani per il culto dello stesso apostolo, detto Didimo, patrono dei muratori e dei carpentieri; di San Tommaso d’Aquino, filosofo e teologo domenicano del Duecento, grande studioso in campo teologico, filosofico e scientifico, onorato come patrono degli studenti e festeggiato il 7 marzo; del beato Tommaso da Celano compagno e biografo di san Francesco; di san Thomas Becket, assassinato nella cattedrale di Canterbury nel 1170, ricordato il 29 dicembre; di san Tommaso Moro, statista e umanista inglese del XVI secolo, consigliere e ministro di Enrico VIII d’Inghilterra che lo fece giustiziare per tradimento. Tra i personaggi di maggior rilievo si ricordano i filosofi Campanella (1568-1639) e Hobbes (1588-1679); Tommaso Aniello detto ‘Masaniello’, capopopolo della rivolta napoletana contro gli Spagnoli nel 1647; lo scienziato statunitense Edison; il pittore del Quattrocento Masaccio; gli scrittori Tommaso da Celano e Thoas Mann (1875-1955); il poeta e letterato dell’Ottocento Grossi (1790-1853); il poeta e drammaturgo statunitense Stearns Eliot, morto nel 1965. Mai stanco, dotato di un’intelligenza raffinata e di uno spirito vivacissimo, Tommaso è un filosofo nato, uno scienziato brillante, un dotto, un erudito dedito alla lettura e agli studi. Contrariamente a quanto si possa pensare, non ama la soitudine del suo scrittoio ma fa dell’amicizia un punto fermo della propria vita. Generoso, dolce, stabile, fedele, è un marito di cui andare fieri e un padre davvero premuroso, che ama condividere con i propri figli le scoperte e le ricerche che conduce.

Nomi & Nomi, Ed. DEMETRA

 

Lasciarla senza un degno compare di malefatte sarebbe stato un delitto, così a poco più di due anni e mezzo dal debutto dell’AnarcoNipotinA, è fra noi anche l’AnarcoNipotinO.
Ahimè, temo che invece di dimezzarsi, la mia SiZA cronica raddoppierà…

Ben arrivato piccolo, tenero, tostissimo Tommy!!!

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Questióne d’Accènto. #3

accento-ударение

Una scoperta tremenda ha dissestato il mio neo-intrapreso cammino sulla via del corretto accento.
Il settentrione ha il potere di deformare non solo la pronuncia delle vocali, ma anche quella delle consonanti.
Prima o poi troverò il coraggio di affrontare anche quelle, ma per il momento rimaniamo alle vocali toniche, aperte o chiuse che siano.

Questa settimana, pensando a quale tema affrontare, ho preso spunto da una visita a sorpresa dell’AnarcoNipotina, e ho deciso di rifilarvi una bella lista di animali.
Chi non ha bimbi che gli gravitano intorno, forse faticherà a comprendere questa scelta, ma vi assicuro che chiedere ai pargoli di fare i versi degli animali è uno dei passatempi più divertenti a cui ci si possa dedicare.
Solo di recente, ad esempio, il gatto dell’AnarcoNipotina ha smesso di sembrare una tigre del bengala digiuna da un mese di fronte a un grosso trancio di carne fresca, ovvero un’indomita belva assetata di sangue.

Mi pare superfluo dire che non sia possibile elencare tutti gli animali esistenti, quindi mi limiterò a quelli imitati dalla duenne di famiglia. Come sempre, se qualcuno volesse chiarimenti sull’accento correto di una bestiola non citata, si senta libero di chiedere nei commenti.

Àsino
Càne
Cavàllo
Coccinèlla → e aperta
Conìglio
Cricèto → e aperta
Delfìno
Elefànte
Farfàlla
Formìca
Gàtto
Giràffa
Leóne → o chiusa
Maiàle
Mùcca
Pàpera
Pècora → e aperta
Pésce → e chiusa
Ràgno
Ràna
Scìmmia
Serpènte → e aperta
Tartarùga
Tòpo → o aperta
Uccèllo → e aperta
Zanzàra
Zèbra → e aperta

Ok, ok, ho un po’ barato, di sicuro la nipotina non imita creaturine come la giraffa, il delfino o la tartaruga, ma li riconosce sui libretti degli animali e le piacciono, quindi li ho aggiunti per rimpolpare un po’ la lista.
Fra l’altro mi sono impegnata a “fare l’adulta”, perché con la mia baby socia gli animali sembrano tutti in miniatura: coniglietto, scimmietta, asinello e così via.

E anche per questa settimana, credo di aver dato.
Al prossimo giovedì!

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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AnarcoEpifania 2014

Il regalino befanoso degli AnarcoZii.
Image Credit © VeRA Marte

 

In questo caso il prefisso Anarco- ci sta proprio!
Per motivi logistici, infatti, la mia Epifania è stata anticipata a ieri.
La necessità che ha portato all’aguzzarsi, neanche poi troppo in realtà, dell’ingegno organizzativo dell’AnarcoFamily è stato il desiderio che anche l’AnarcoSocio, in temporanea trasferta dalla sottoscritta per l’occasione, fosse presente all’apertura del pensierino per l’AnarcoNipotina, essendo lui co-artefice dell’acquisto.

Così eccomi qui. Reduce da una giornata di assoluto niente, in cui perfino la bilancia mi ha dato il buongiorno facendomi notare che, in fondo, la mia AnarcoEpifania non me la sono goduta quanto avrei potuto, anzi. Il malefico cortisone, infatti, non è riuscito ad accumulare che un misero chilogrammo netto: un’inezia contro il 1,1 kg del compleanno dell’AnarcoCognato, il 1,5 kg della festa di Natale all’asilo nido della Nipotonzola e il 1,8 kg del pranzo di Natale.
Emmenomale che l’Epifania dovrebbe essere la festa dei dolci…

Insomma, oggi nullafacenza totale. Ho smistato un po’ di posta elettronica, finito uno dei mille libri in lettura, guardato due film e sonnecchiato random sul divano, mentre aspettavo che pomata e ghiaccio facessero la loro parte sulla gamba ancora svirgola dopo il ribaltone dalle scale.

Domani la vita riprende.
Per gli altri.
Per me il solito tran tran.

Io vivo a casa, lavoro a casa, studio a casa, mi “diverto” a casa, faccio shopping da casa, trascorro le vacanze a casa, mi curo a casa… Vi viene in mente altro? Qualunque sia la vostra risposta, beh, sappiate che io lo faccio standomene a casa.
Sono abbastanza sicura che qualcuna/o di voi abbia già fatto in tempo a pensare “Beata te!”, ma credetemi, a lungo andare è logorante. Si perde la percezione delle proprie azioni, perché finiscono per essere tutte uguali. Niente luoghi, niente orari, niente interazioni umane, niente colori, niente meteo, niente odori, niente pause, niente di niente, come una sorta di pantomima teatrale a scenografia fissa.
Ci sono momenti in cui perfino i treni in perenne ritardo riescono (quasi) a mancarmi. Ho fotografato decine di magnifiche albe durante le attese impreviste sulle banchine della mia stazione dispersa nel nulla. Mi manca il piacere di entrare in una libreria e scegliere i libri sfogliandoli, invece che con un click. Mi manca la frenesia, altrui, dell’onnipresente coda negli uffici postali, a cui sopravvivo senza fatica grazie alla lettura. Mi manca il controllo quotidiano di ben tre app meteo per decidere quanto coprirmi il giorno successivo. Mi manca il tornado di suoni e odori che mi investe ogni volta che entro nel mio barettino della metropolitana, pronta a imbrattare d’inchiostro pagine ancora troppo bianche, col tepore di un cappuccino a scaldarmi lo stomaco da cui, molto spesso, sgorgano le parole migliori, quelle scritte d’impulso. Ah, il mio cappuccino extra zucchero di canna con brioche alla crema!

Devo aggiungere altro o si è già capito che mi annoio a morte?!
La quantità mastodontica di attività con cui mi impongo di impegnare il mio tempo si sta rivelando insufficiente, o meglio, l’ambientazione immobile e immutabile le sta fondendo tutte in un unico grande affaccendarsi che sembra non portare da nessuna parte, perché sfuocato, confusionario e indistinto.

So che appena rimetterò i miei pied(on)i instabili là fuori mi pentirò amaramente di ogni singola lagna digitata su questo blog. So che, per come sono ora, riprendere il ritmo costerà una fatica disumana sia al mio corpo che alla mia mente, ma non posso farci nulla: mi annoio. Mi sembra di star perdendo grandi fette di vita che, quando potrò di nuovo mangiarle, saranno ormai andate a male, acide, da buttare, e allora, concedetemelo e perdonatemelo, mi lamento: almeno scrivo, che è sempre una buona cosa.

 

Buona Epifania a tutte e tutti!!!

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Fra le Braccia.

 

Tutto finito. Per fortuna.

In fondo basta un attimo per ripiombare nello schifo.
Per due giorni, nonostante il mal tollerato clima natalizio, mi sono sentita una persona quasi normale. Certo, non sono mancate le occhiatacce dei vigilissimi AnarcoGenitori all’ennesimo cioccolatino ingurgitato, ma per circa 40 ore mi sono potuta permettere di mangiare e bere come i comuni mortali.

La cosa inquietante è la confusione…
Mi è difficile capire se il ritorno alla “normalità” sia stato quello vissuto nei due giorni di festa appena passati, o il grigio risveglio di questa mattina, accompagnato dalla consapevolezza del ritorno alla (stramaledetta) dieta, agli orari e alla farmaco-tabella-di-marcia.
Non che per Natale io abbia sospeso i farmaci, non sia mai, ma fra un boccone di lasagna e un sorso di CocaCola per mandar giù meglio il pandoro con la crema al mascarpone, le pastiglie potevano facilmente essere scambiate per caramelle.

Qual è la mia “normalità”?
Non lo so più…
È quella che ha subito una brusca, bruschissima, interruzione a ottobre o quella che a ottobre ha avuto inizio?
Quale sarà la mia normalità? Tornerò pian piano ai vecchi ritmi con cambiamenti tanto minimi da riuscire a sembrare irrilevanti o dovrò rimodellare ogni singolo elemento della mia vita?
Il punto è che le domande si moltiplicano, ma delle risposte neanche l’ombra.

Ora mi attendono sette giorni di fuoco.
Sette giorni, una settimana: questo il tempo concessomi per smaltire tutto quel che il cortisone ha pensato bene di ammucchiare nel mio organismo prima di porgere il braccino all’ago e versare una nuova rata ematica, da cui dipenderà il prossimo aggiustamento della mia neo-vita a tavolino.
È tollerabile? A mio parere no.
Settimane di sacrifici e poi, grazie a due chimicissimi micro-bottoncini bianchi, basta un pranzo per mettere su quello che gli altri non metteranno su neanche sommando i pasti di Natale, Capodanno e i dolci dell’Epifania.
Mavvaff*****o!!!

Chiudendo l’angolo delle lamentele, veniamo al momento “l’altra faccia della medaglia”.
Un Natale tutto sommato tranquillo. Solo l’AnarcoFamily e tanti, tantissimi regali.
Utili e dilettevoli, come il cappello nuovo tutto viola-come-piace-a-me con tanto di pon pon in cima, che dall’AnarcoSocio a Capodanno fa freddo e io non mi posso permettere nella maniera più assoluta di aggiungere acciacchi di salute a quelli che ho già. Una valanga di aggeggi da pasticceria, al punto che ora non mi so decidere su quale possa essere la prossima impresa pasticciera da tentare. Un CD che aspettavo da tanto e che, proprio per questo, sto apprezzando ancora di più. I biglietti per un concerto di cui, per una serie di motivi validissimi, vi parlerò come si deve a tempo debito e di cui, per il momento, mi limto a dirvi: AnarcoSocio for President! ♥

C’è però un primo classificato fra i regali e l’assurdità è che i ringraziamenti vanno proprio alla schifosissima vita imposta di questi ultimi mesi.
Dopo quasi sei mesi di lacrime versate in silenzio, il più possibile di nascosto da occhi più o meno indiscreti, sono riuscita a prendere in braccio la gioia della mia vita, la splendida, unica, inimitabile, meravigliosa AnarcoNipotina!
Averla in giro per casa per tutta la giornata ha reso il Natale un’esperienza da ricordare col sorriso perfino per me, perché sorridere, non con le labbra, ma col cuore, è l’unica cosa che si può fare guardando quel piccolo terremoto che scorrazza da un giocattolo all’altro dopo averli disseminati ovunque.
Sbaciucchiarmela, mordicchiarmela, spupazzarmela, ma soprattutto stringerla forte, tenerla fra le braccia, con la consapevolezza di essere riuscita ad acchiapparmela da sola, senza che qualcuno dovesse sollevarla da terra per me, riuscire a stritolarmela per più di 5 minuti senza sentire braccia, gambe e schiena cedere sotto il suo peso piuma, e godermi la sua risata, le sue coccole e i suoi bacetti quando, di fronte alle braccine alzate, l’AnarcoZia se la agguanta come non riusciva più a fare da mesi.

 

Rimani sempre come sei ora,
un sole che splende e scalda il cuore
anche nei momenti più freddi e bui.

Grazie Letizia!!!
♥ ♥ ♥

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