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AnarcoEpifania 2014

Il regalino befanoso degli AnarcoZii.
Image Credit © VeRA Marte

 

In questo caso il prefisso Anarco- ci sta proprio!
Per motivi logistici, infatti, la mia Epifania è stata anticipata a ieri.
La necessità che ha portato all’aguzzarsi, neanche poi troppo in realtà, dell’ingegno organizzativo dell’AnarcoFamily è stato il desiderio che anche l’AnarcoSocio, in temporanea trasferta dalla sottoscritta per l’occasione, fosse presente all’apertura del pensierino per l’AnarcoNipotina, essendo lui co-artefice dell’acquisto.

Così eccomi qui. Reduce da una giornata di assoluto niente, in cui perfino la bilancia mi ha dato il buongiorno facendomi notare che, in fondo, la mia AnarcoEpifania non me la sono goduta quanto avrei potuto, anzi. Il malefico cortisone, infatti, non è riuscito ad accumulare che un misero chilogrammo netto: un’inezia contro il 1,1 kg del compleanno dell’AnarcoCognato, il 1,5 kg della festa di Natale all’asilo nido della Nipotonzola e il 1,8 kg del pranzo di Natale.
Emmenomale che l’Epifania dovrebbe essere la festa dei dolci…

Insomma, oggi nullafacenza totale. Ho smistato un po’ di posta elettronica, finito uno dei mille libri in lettura, guardato due film e sonnecchiato random sul divano, mentre aspettavo che pomata e ghiaccio facessero la loro parte sulla gamba ancora svirgola dopo il ribaltone dalle scale.

Domani la vita riprende.
Per gli altri.
Per me il solito tran tran.

Io vivo a casa, lavoro a casa, studio a casa, mi “diverto” a casa, faccio shopping da casa, trascorro le vacanze a casa, mi curo a casa… Vi viene in mente altro? Qualunque sia la vostra risposta, beh, sappiate che io lo faccio standomene a casa.
Sono abbastanza sicura che qualcuna/o di voi abbia già fatto in tempo a pensare “Beata te!”, ma credetemi, a lungo andare è logorante. Si perde la percezione delle proprie azioni, perché finiscono per essere tutte uguali. Niente luoghi, niente orari, niente interazioni umane, niente colori, niente meteo, niente odori, niente pause, niente di niente, come una sorta di pantomima teatrale a scenografia fissa.
Ci sono momenti in cui perfino i treni in perenne ritardo riescono (quasi) a mancarmi. Ho fotografato decine di magnifiche albe durante le attese impreviste sulle banchine della mia stazione dispersa nel nulla. Mi manca il piacere di entrare in una libreria e scegliere i libri sfogliandoli, invece che con un click. Mi manca la frenesia, altrui, dell’onnipresente coda negli uffici postali, a cui sopravvivo senza fatica grazie alla lettura. Mi manca il controllo quotidiano di ben tre app meteo per decidere quanto coprirmi il giorno successivo. Mi manca il tornado di suoni e odori che mi investe ogni volta che entro nel mio barettino della metropolitana, pronta a imbrattare d’inchiostro pagine ancora troppo bianche, col tepore di un cappuccino a scaldarmi lo stomaco da cui, molto spesso, sgorgano le parole migliori, quelle scritte d’impulso. Ah, il mio cappuccino extra zucchero di canna con brioche alla crema!

Devo aggiungere altro o si è già capito che mi annoio a morte?!
La quantità mastodontica di attività con cui mi impongo di impegnare il mio tempo si sta rivelando insufficiente, o meglio, l’ambientazione immobile e immutabile le sta fondendo tutte in un unico grande affaccendarsi che sembra non portare da nessuna parte, perché sfuocato, confusionario e indistinto.

So che appena rimetterò i miei pied(on)i instabili là fuori mi pentirò amaramente di ogni singola lagna digitata su questo blog. So che, per come sono ora, riprendere il ritmo costerà una fatica disumana sia al mio corpo che alla mia mente, ma non posso farci nulla: mi annoio. Mi sembra di star perdendo grandi fette di vita che, quando potrò di nuovo mangiarle, saranno ormai andate a male, acide, da buttare, e allora, concedetemelo e perdonatemelo, mi lamento: almeno scrivo, che è sempre una buona cosa.

 

Buona Epifania a tutte e tutti!!!

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Fra le Braccia.

 

Tutto finito. Per fortuna.

In fondo basta un attimo per ripiombare nello schifo.
Per due giorni, nonostante il mal tollerato clima natalizio, mi sono sentita una persona quasi normale. Certo, non sono mancate le occhiatacce dei vigilissimi AnarcoGenitori all’ennesimo cioccolatino ingurgitato, ma per circa 40 ore mi sono potuta permettere di mangiare e bere come i comuni mortali.

La cosa inquietante è la confusione…
Mi è difficile capire se il ritorno alla “normalità” sia stato quello vissuto nei due giorni di festa appena passati, o il grigio risveglio di questa mattina, accompagnato dalla consapevolezza del ritorno alla (stramaledetta) dieta, agli orari e alla farmaco-tabella-di-marcia.
Non che per Natale io abbia sospeso i farmaci, non sia mai, ma fra un boccone di lasagna e un sorso di CocaCola per mandar giù meglio il pandoro con la crema al mascarpone, le pastiglie potevano facilmente essere scambiate per caramelle.

Qual è la mia “normalità”?
Non lo so più…
È quella che ha subito una brusca, bruschissima, interruzione a ottobre o quella che a ottobre ha avuto inizio?
Quale sarà la mia normalità? Tornerò pian piano ai vecchi ritmi con cambiamenti tanto minimi da riuscire a sembrare irrilevanti o dovrò rimodellare ogni singolo elemento della mia vita?
Il punto è che le domande si moltiplicano, ma delle risposte neanche l’ombra.

Ora mi attendono sette giorni di fuoco.
Sette giorni, una settimana: questo il tempo concessomi per smaltire tutto quel che il cortisone ha pensato bene di ammucchiare nel mio organismo prima di porgere il braccino all’ago e versare una nuova rata ematica, da cui dipenderà il prossimo aggiustamento della mia neo-vita a tavolino.
È tollerabile? A mio parere no.
Settimane di sacrifici e poi, grazie a due chimicissimi micro-bottoncini bianchi, basta un pranzo per mettere su quello che gli altri non metteranno su neanche sommando i pasti di Natale, Capodanno e i dolci dell’Epifania.
Mavvaff*****o!!!

Chiudendo l’angolo delle lamentele, veniamo al momento “l’altra faccia della medaglia”.
Un Natale tutto sommato tranquillo. Solo l’AnarcoFamily e tanti, tantissimi regali.
Utili e dilettevoli, come il cappello nuovo tutto viola-come-piace-a-me con tanto di pon pon in cima, che dall’AnarcoSocio a Capodanno fa freddo e io non mi posso permettere nella maniera più assoluta di aggiungere acciacchi di salute a quelli che ho già. Una valanga di aggeggi da pasticceria, al punto che ora non mi so decidere su quale possa essere la prossima impresa pasticciera da tentare. Un CD che aspettavo da tanto e che, proprio per questo, sto apprezzando ancora di più. I biglietti per un concerto di cui, per una serie di motivi validissimi, vi parlerò come si deve a tempo debito e di cui, per il momento, mi limto a dirvi: AnarcoSocio for President! ♥

C’è però un primo classificato fra i regali e l’assurdità è che i ringraziamenti vanno proprio alla schifosissima vita imposta di questi ultimi mesi.
Dopo quasi sei mesi di lacrime versate in silenzio, il più possibile di nascosto da occhi più o meno indiscreti, sono riuscita a prendere in braccio la gioia della mia vita, la splendida, unica, inimitabile, meravigliosa AnarcoNipotina!
Averla in giro per casa per tutta la giornata ha reso il Natale un’esperienza da ricordare col sorriso perfino per me, perché sorridere, non con le labbra, ma col cuore, è l’unica cosa che si può fare guardando quel piccolo terremoto che scorrazza da un giocattolo all’altro dopo averli disseminati ovunque.
Sbaciucchiarmela, mordicchiarmela, spupazzarmela, ma soprattutto stringerla forte, tenerla fra le braccia, con la consapevolezza di essere riuscita ad acchiapparmela da sola, senza che qualcuno dovesse sollevarla da terra per me, riuscire a stritolarmela per più di 5 minuti senza sentire braccia, gambe e schiena cedere sotto il suo peso piuma, e godermi la sua risata, le sue coccole e i suoi bacetti quando, di fronte alle braccine alzate, l’AnarcoZia se la agguanta come non riusciva più a fare da mesi.

 

Rimani sempre come sei ora,
un sole che splende e scalda il cuore
anche nei momenti più freddi e bui.

Grazie Letizia!!!
♥ ♥ ♥

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Io e i Buoni Propositi. #7

Image Edit © VeRA Marte

 

È di nuovo lunedì.

 

Dopo un weekend di festeggiamenti, ecco tirate le somme:

+ regali di Natale extra per 6 persone
+ 9 libri per me ♥
+ 1 nuovo aggeggio da pasticceria
+ 1 nuovo plaid per me
+ tanta voglia di rimettermi in gioco
+ 800 grammi

– frustrazione da carenza di zuccheri
– debiti
– 1 pastiglia al giorno

Che dire? Il bilancio finale è più che positivo!

 

A volte una fetta di torta può fare miracoli e, considerato che questo weekend, oltre al Primo AnarcoAnniversario, abbiamo festeggiato anche il compleanno dell’AnarcoCognato, le fette di torta sono state ben 2 e mezza, quindi vi lascio immaginare l’immenso gaudio della sottoscritta!

In preda all’euforia da improvviso picco di zuccheri, tornano i buoni propositi del lunedì, rubrica rimasta in sospeso dall’ormai lontano 22 luglio di questo anno strano.
Tante cose sono cambiate, piccole e grandi, importanti e superflue, ma più di tutto, sono cambiate le priorità. Nonostante la precarietà costante nella vita della mia generazione, ho imparato che lo stesso diamo per scontate troppe cose: la salute innanzi tutto, ma spesso anche le persone, noi stessi in cima alla lista.
Ho imparato che volersi bene non può, non deve, essere un di più, ma il modo per vivere meglio, perché solo prendendosi cura di se stessi, fisico e mente, anima e corpo si può riuscire a cavare qualcosa da questa vitaccia, già abbastanza difficile e complicata di suo.
Il tempo a nostra disposizione è sempre meno, quindi perché investirlo in occupazioni sterili che non ci portano alcun riscontro? Dedichiamolo a noi stessi!
Se il corpo sta bene, ci “assiste” meglio in qualunque cosa decidiamo di fare, rendendosi un ottimo vice della mente e rendendo noi più efficienti, in modo da poterci concentrare su quel che ci fa star bene anche nello spirito: le nostre passioni. È a queste che dobbiamo trovare tempo e spazio nella nostra quotidianità, non importa quanto possiamo permettercene, ciò che conta è trovare un modo di ritagliarseli questi momenti di “auto-attenzione”.

È quindi con questo stato d’animo che voglio augurare…

 

Buona settimana a tutte e tutti!!!
Всем весёлой недели*!!!

 
 

* Vsiém visiólaj njedjégli!!!

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Improbabili Bontà… #1

Image Credit © VeRA Marte

 

L’AnarcoMadre.
Ottima cuoca, pessima pasticcera.

Ieri, approfittando della mia prima escursione nel mondo esterno causa visita di controllo, ho chiesto di aggiungere un paio di tappe alla scampagnata, tempistiche e stanchezza permettendo.
L’ultima prevedeva un giro di ricognizione nel supermercato della zona a caccia di un termometro da pasticceria, quelli fighi che arrivano fino a 220°, con cui controllare la temperatura di creme e glasse.
Poco prima del ricovero, il mio rapporto con la pasticceria si stava facendo piuttosto stretto. Per qualche ragione che tuttora non mi spiego, la mia creatività si era riversata sui dolci, fra l’altro con risultati inaspettati e sorprendenti.
Tornando a ieri, importuno chi di dovere per sapere dove avrei potuto trovare il suddetto termometro e, appurata l’assenza dell’oggetto delle mie attuali fisse culinarie, sono pronta a tornarmene all’AnarcoDimora.
Raggiungo l’AnarcoMadre, che nel frattempo ha procacciato un interessante diversivo per la mia cena dietetica, e la ritrovo che curiosa di fronte allo scaffale con le attrezzature da pasticceria: queste sconosciute…
Mi cazzia per un istante di malsano interesse nei confronti di un dosatore in vetro: “Per cortesia, controllati! A casa c’è già un dosatore!” Poi, d’un tratto, ecco che agguanta un secchiellino di plastica trasparente pieno di piccole meraviglie colorate.
Nella mia testa la maledico per avermele fatte notare. So già che non me le comprerà mai, e il mio portafoglio è talmente vuoto che ho addirittura mollato la borsa in macchina, portandomi dietro solo un pacchetto di fazzoletti di carta e il cellulare.
Invece no: sorpresa! Me le compra, anzi, me le regala!
Chi l’avrebbe mai detto??!

Il prossimo passo? Una giusta dimostrazione di riconoscenza!
Dunque oggi ci si dedica a spulciare i miei millemila libri di cucina, che nell’ultimo periodo si erano moltiplicati a dismisura, a caccia di una ricetta che anch’io possa mangiare.
La parte divertente, però, sarà la preparazione. Cucinare senza poter assaggiare è una sfida non da poco, soprattutto per chi come me, nonostante il passionale slancio e lo sfrenato entusiasmo, è in realtà alle prime, ma che dico prime, primissime armi.

Insomma, io ci provo, e ne approfitto per dare vita a una nuova rubrica con cui infestare il blog… 😛

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