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8 Marzo: the day after.

8-marzo

 

Bene. L’8 Marzo è passato. E oggi?

Un solo giorno all’anno per celebrare le donne mi sembra davvero una gran presa in giro a fronte del trattamento che poi ci viene riservato negli altri 364, per questo tendo a non festeggiarlo.

Trovo alquanto paradossale che moltissime donne in tutto il mondo abbiamo passato questo 8 Marzo, loro presunta festa, in piazza, manifestando per rivendicare diritti che dovrebbero esser loro riconosciuti in quanto esseri umani, ancor prima che in quanto donne.

Se vuoi fare figli i costi sono proibitivi, se vuoi abortire devi sperare in quella risicata fetta di medici non obiettori, una volta che i figli ce li hai nessuno ti aiuta con un minimo di servizi.
Sul lavoro, sorvolando sulle innegabili influenze del fattore figli anche in questo ambito, a parità di competenze ed esperienza, siamo pagate dal 16% al 30% in meno dei colleghi uomini, in tutti i settori e qualunque sia la mansione. Per non parlare di quando un lavoro proprio non ce l’hai e, nel cercarlo, la domanda principale che ti senti sottoporre è, per l’appunto: «Ha figli? Ha intenzione di averne?» E se fosse? Mi dicano, lor signori, quale improvviso e irreparabile deficit apporterebbe la cosa alle mie capacità professionali?
Uomini incapaci di ammettere che una donna possa essere brava quanto loro, magari anche di più, uomini incapaci di accettare che una donna possa lasciarli, uomini incapaci di capire che una donna è, innanzi tutto, una persona, proprio come loro.

Credo non si contino gli approfondimenti possibili sulla questione della discriminazione di genere, ma per chi volesse dilettarcisi è sufficiente aprire qualunque quotidiano, ascoltare qualunque notiziario, alla radio o in TV, prendere in biblioteca uno dei molti saggi, frequentare gli incontri di una delle tante associazioni, insomma, ce n’è per tutti i gusti.

In questo triste scenario, per rimanere fedele a me stessa, io voglio proporvi due libri:

Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 vite di donne straordinarie.
di Francesca Cavallo e Elena Favilli; tradotto da L. Baldinucci
Edito da: Mondadori

Cattive ragazze. 15 storie di donne audaci e creative.
di Assia Petricelli e Sergio Riccardi
Edito da: Sinnos

Recentissimo il primo, un po’ meno il secondo, sono due libri che parlano di donne alle donne. Un totale di 111 storie di donne semplici ma meravigliosamente complesse, come solo le donne sanno essere, incredibili e comuni allo stesso tempo, raccolte perché le donne non dimentichino mai il loro valore e quanto lontano la loro passione e la loro determinazione possano portarle.

 
 

Donne, rompiamo il Silenzio!

 
 

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Tu sei una favola!


 

Un bicchierone di latte macchiato, un caffè americano fumante e una curiosa chiacchierata con l’AnarcoSocio sulle conseguenze della discriminazione di genere sul lavoro.

Si ragionava su quanto le donne, costrette da retaggi culturali inamovibili a fare molto più degli uomini per ottenere un trattamento lavorativo paritario, finiscano per diventare acide arpie senza cuore.
L’aspetto bizzarro è che, in genere, questo atteggiamento viene riservato alle altre donne, quasi mai ai colleghi uomini. L’ipotesi che ne è uscita più accreditata è stata quella di una sorta di “guerra fra poverE”, che cercano in qualche modo di emergere nel contesto delle loro ‘pari’, ben consapevoli che provare a fare altrettanto rispetto alla controparte maschile sarebbe una battaglia persa in partenza.

Parlando, mi è tornato in mente l’ultimo cartone animato visto, davvero bellissimo: “Ballerina”.
Una coppia di amici inseparabili, una femmina e un maschio, entrambi orfani, scappano a Parigi nella speranza di realizzare i propri sogni. Alla fine, fra i due, è lei quella che ce la fa, grazie a un’incrollabile determinazione.

Tralasciando la riflessione femminista da cui questo post è nato, vorrei concentrarmi sul messaggio che questo fantastico cartone animato trasmette.
A differenza delle eroine di molti suoi predecessori, forse perfino più gettonati, la protagonista è una ragazzina “normale”, solo un po’ fantasiosa e molto intraprendente. Niente fate, animaletti prodigiosi o magie varie, solo tanta buona volontà e un’incredibile voglia di farcela, condite da qualche momento di debolezza e dall’umanissima tendenza ad approfittare di eventuali circostanze favorevoli, a volte perfino al costo di commettere qualche piccola scorrettezza.

Un invito, semplice ma efficace, a non arrendersi, a lottare per ottenere ciò che si desidera davvero, a scegliere il sentiero indicato dall’istinto, a credere sempre e innanzi tutto in sé stessi, a fare appello alla propria passione quando niente sembra andare per il verso giusto.
Un insegnamento prezioso per grandi e piccini, basato su quel principio di meritocrazia tanto oscuro all’epoca in cui viviamo, ma in cui non voglio smettere di credere.

 

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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