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Evoluzioni di una bizzarria

anarcopatia

Ci siamo!
È arrivato dicembre, portando con sé la neve: quella di WordPress e quella vera, almeno dove vivo io.
Mese nuovo, anno vecchio, ormai agli sgoccioli.
Tempo di bilanci e rese dei conti.

Il 2017 è stato un anno strano, pieno di cambiamenti, e le cose sono cambiate così tanto che, per la maggior parte, non saprei dire se in meglio o in peggio.

Ad esempio, circa una settimana fa è stato il primo anniversario di quello che doveva essere “solo” un “breve” periodo di riposo forzato.
Ancora una volta, la vita ha deciso per me che dovessi fermarmi, ma questa volta non è riuscita a cogliermi impreparata.
Mi ci è voluto qualche mese per incassare e metabolizzare la recidiva, ma poi è arrivata la reazione: non un’esplosione come le altre volte, ma un’onda che, lenta e implacabile, è andata crescendo e facendosi sempre più inarrestabile.

No, in tutto questo turbinio di vicissitudini non mi sono dimenticata del blog, e sì, so di aver saltato anche la pubblicazione della fiaba russa nelle ultime settimane, ma sono stata “sequestrata” dai nuovi progetti a cui mi sto dedicando, nella speranza che il 2018 sia l’anno in cui li vedrò prendere una forma concreta.

Un passo alla volta, traballando, vacillando, molto spesso cadendo, mi sono rialzata ogni volta un po’ più forte, un po’ più consapevole e, cosa più importante, non mi sono mai fermata.
Giorno dopo giorno, in bilico fra gioie e frustrazioni, fra voglia di farcela e tentazione di gettare la spugna, ho imparato come fare delle mie debolezze i miei punti di forza.

Questa volta l’immobilità imposta non è riuscita a sopraffarmi e la vita, seppure a rilento, è andata avanti anche per me, invece di relegarmi al ruolo di spettatrice passiva.

Mi sono impegnata per comprendere più a fondo i nuovi ritmi del mio corpo invece di continuare ad arrabbiarmici, così da poter trovare nuovi equilibri che mi permettessero di restituire nitidezza alle mie idee, ai miei progetti, ai miei sogni.
Così sono arrivate le mie prime traduzioni retribuite, i miei primi seminari, uno di scrittura creativa e uno di traduzione editoriale, i miei primi mandala, il mio primo ciclo di fisioterapia, la ripresa dello studio di lingue che avevo perso per strada, i miei primi investimenti, economici e non solo, con la prospettiva di un cambiamento professionale e significative svolte sul fronte personale che, in quanto tali, per ora non approfondirò oltre.

Quel che conta più di tutto, però, sono le persone.
Le persone che, nonostante la complessità della situazione, si sono riconfermate delle costanti nella mia vita.
Le persone che, sparendo, in realtà mi hanno alleggerita, lasciando spazio ad altre persone, persone nuove, che durante questo anno mi hanno insegnato e donato tanto, senza chiedere nulla in cambio.
Le persone che hanno combattuto le piccole grandi battaglie quotidiane di questi lunghi mesi al mio fianco, senza permettere alle loro paure e preoccupazioni di trasparire ai miei occhi e offrendomi sostegno costante e incondizionato.

A un anno dal tracollo, però, c’è una persona a cui vorrei rivolgere un grazie speciale per aver continuato a lottare, per non aver mollato nemmeno nei momenti peggiori, per non aver permesso agli imprevisti di scalfire la determinazione, per avere almeno provato a cercare sempre il lato positivo di ogni situazione, per aver creduto nella possibilità di fare della propria “stranezza” il proprio tratto distintivo, per aver capito che il segreto della sopravvivenza, e chi lo sa, magari col tempo anche della felicità, è volersi bene, senza ‘se’ e senza ‘ma’: un grazie di cuore a me stessa!

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Tommaso

Giovedì 21 Settembre 2015 – Ore 03:17
Benvenuto Tommaso!!!

È diffuso in tutta Italia, soprattutto nel Lazio e in Sardegna, anche nelle varianti Tomaso, Tommasino, Tomasso, Tomassino e nelle forme abbreviate Maso, Masino, Massino, tutte in uso anche al femminile. Alla base è il soprannome dell’apostolo dei Vangeli divenuto famoso per la sua incredulità a proposito della resurrezine di Cristo, fatto a cui credette solo dopo averne toccato le piaghe con il dito. Da quell’episodio il nome Tommaso è stato assunto come simbolo di incredulità, riferito alle che non credono finché non sperimentano i fatti con la propria mano. È un nome ampiamente diffuso in ambienti cristiani per il culto dello stesso apostolo, detto Didimo, patrono dei muratori e dei carpentieri; di San Tommaso d’Aquino, filosofo e teologo domenicano del Duecento, grande studioso in campo teologico, filosofico e scientifico, onorato come patrono degli studenti e festeggiato il 7 marzo; del beato Tommaso da Celano compagno e biografo di san Francesco; di san Thomas Becket, assassinato nella cattedrale di Canterbury nel 1170, ricordato il 29 dicembre; di san Tommaso Moro, statista e umanista inglese del XVI secolo, consigliere e ministro di Enrico VIII d’Inghilterra che lo fece giustiziare per tradimento. Tra i personaggi di maggior rilievo si ricordano i filosofi Campanella (1568-1639) e Hobbes (1588-1679); Tommaso Aniello detto ‘Masaniello’, capopopolo della rivolta napoletana contro gli Spagnoli nel 1647; lo scienziato statunitense Edison; il pittore del Quattrocento Masaccio; gli scrittori Tommaso da Celano e Thoas Mann (1875-1955); il poeta e letterato dell’Ottocento Grossi (1790-1853); il poeta e drammaturgo statunitense Stearns Eliot, morto nel 1965. Mai stanco, dotato di un’intelligenza raffinata e di uno spirito vivacissimo, Tommaso è un filosofo nato, uno scienziato brillante, un dotto, un erudito dedito alla lettura e agli studi. Contrariamente a quanto si possa pensare, non ama la soitudine del suo scrittoio ma fa dell’amicizia un punto fermo della propria vita. Generoso, dolce, stabile, fedele, è un marito di cui andare fieri e un padre davvero premuroso, che ama condividere con i propri figli le scoperte e le ricerche che conduce.

Nomi & Nomi, Ed. DEMETRA

 

Lasciarla senza un degno compare di malefatte sarebbe stato un delitto, così a poco più di due anni e mezzo dal debutto dell’AnarcoNipotinA, è fra noi anche l’AnarcoNipotinO.
Ahimè, temo che invece di dimezzarsi, la mia SiZA cronica raddoppierà…

Ben arrivato piccolo, tenero, tostissimo Tommy!!!

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Io, il Rientro e Miss Gamba.

Screenshot da Twitter, 07/01/2014, h 07:50
Image Credit © VeRA Marte

 

Il mio rientro, in condizioni “normali”, sarebbe iniziato così.
Col treno prima del mio in ritardo di 24 minuti, cosa che avrebbe avuto sicure ripercussioni anche sulla puntualità del mio, di treno. Non so bene se sorriderne o meno. So che, per sentirmi meno alienata, ho pensato bene di dedicare la mattinata a una serie di telefonate burocratiche che, a conti fatti, credo siano riuscite a farmi innervosire più di quanto avrebbe fatto il treno in ritardo, ma pazienza.

Come perdere i chili presi durante le feste” sta già facendo la sua brava parte da must del momento, e questo sì che mi fa ridere, un riso amaro, ma pur sempre riso. Io dall’inizio delle feste, che in casa mia è coinciso con un compleanno festeggiato il 7 dicembre, sono dimagrita. Eppure ho mangiato, mi sono concessa degli sgarri che una volta mi sarebbero sembrati ovvi in relazione al periodo, ma che ora per me sono paragonabili a un pranzo di nozze: niente. Dopo i picchi, da attribuire in gran parte all’ingordigia del cortisone più che alla mia, ho chiuso le feste in ribasso di ciccia. Intendiamoci, non mi fa certo schifo, eh?! Non è il cosa a mettermi tristezza, ma il come. Sarebbe bello poter fare un applausone al mio metabolismo o, meglio ancora, alla mia buona volontà e al mio autocontrollo, ma non è questo il caso. La standing ovation va alla paura, al terrore del non saper quantificare l’entità del danno causabile da un cioccolatino in più infilato in bocca più o meno di nascosto. Così, per placare la fame, ho ripreso a ruminare gomme da masticare, rigorosamente senza zucchero, a volte anche per ore, a oltranza, col risultato che lo stomaco mi si riempie d’aria e l’interno delle guance è un massacro di morsiconi involontari, ma almeno mi concentro su questo e non sul fatto che, così dicono, anche le gomme da masticare fanno male, almeno considerato l’uso improprio che ne faccio io.

Mi accorgo che le feste sono finite solo per le grandi manovre di smantellamento Lapponia messe in atto dall’AnarcoMater, che ogni anno ingaggia, e vince, una sfida con se stessa per “La casa più decorata e illuminata del paese”. E per fortuna il pezzetto di giardino è condominiale, se no sarebbe capace di assoldare di tasca sua dei teatranti di strada per allestire un presepe vivente non-stop dall’8 dicembre al 6 gennaio.
Ebbene sì, la casa sta tornando al suo aspetto originario, quindi nell’arco di qualche giorno ho buone probabilità di smettere di ritrovarmi glitterata contro la mia volontà, rea colpevolissima dell’incresciosa malefatta di vivere qui.

Il punto è che io ero convinta che per questo rientro sarei stata in grado di rimettermi in pista. Certo, coi miei tempi e le mie modalità tutte nuove, ma comunque di nuovo in corsa, invece no: ancora a riposo forzato, anzi, forzatissimo dopo il ribaltone dalle scale.
E io ora come lo faccio passare il tempo? Almeno prima ero tornata a muovermi in maniera quasi accettabile, invece adesso ogni movimento è una fitta e non sembra esistere posizione umana che la mia gamba trovi di suo gradimento, maledetta stronza! Mai sentito parlare di karma? Prima mi fai finire col culo per terra e poi ti lamenti se ci sei finita in mezzo anche tu… Ma pensa te ‘sta presuntuosa di ‘sto piffero… Per la cura e l’attenzione che ti ho riservato in questi ultimi mesi, avresti dovuto improvvisarti Transformer, mutarti in elica, sollevarmi in volo e farmi atterrare, comoda e leggiadra, sul cuscino più morbido del divano. Invece no. Ha deciso di entrare in sciopero senza preavviso, la simpaticona, per di più mentre ero sulle scale, ché non è solo simpatica, ma anche burlona, la fetente… Stiramento del muscolo già lesionato, piede scorticato contro i gradini e dolori che neanche il giorno dopo l’intervento. Sai che ti dico? Che puoi anche andartene affan…

Scusate, eh, ma quanno ce vo’, ce vo’…

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AnarcoEpifania 2014

Il regalino befanoso degli AnarcoZii.
Image Credit © VeRA Marte

 

In questo caso il prefisso Anarco- ci sta proprio!
Per motivi logistici, infatti, la mia Epifania è stata anticipata a ieri.
La necessità che ha portato all’aguzzarsi, neanche poi troppo in realtà, dell’ingegno organizzativo dell’AnarcoFamily è stato il desiderio che anche l’AnarcoSocio, in temporanea trasferta dalla sottoscritta per l’occasione, fosse presente all’apertura del pensierino per l’AnarcoNipotina, essendo lui co-artefice dell’acquisto.

Così eccomi qui. Reduce da una giornata di assoluto niente, in cui perfino la bilancia mi ha dato il buongiorno facendomi notare che, in fondo, la mia AnarcoEpifania non me la sono goduta quanto avrei potuto, anzi. Il malefico cortisone, infatti, non è riuscito ad accumulare che un misero chilogrammo netto: un’inezia contro il 1,1 kg del compleanno dell’AnarcoCognato, il 1,5 kg della festa di Natale all’asilo nido della Nipotonzola e il 1,8 kg del pranzo di Natale.
Emmenomale che l’Epifania dovrebbe essere la festa dei dolci…

Insomma, oggi nullafacenza totale. Ho smistato un po’ di posta elettronica, finito uno dei mille libri in lettura, guardato due film e sonnecchiato random sul divano, mentre aspettavo che pomata e ghiaccio facessero la loro parte sulla gamba ancora svirgola dopo il ribaltone dalle scale.

Domani la vita riprende.
Per gli altri.
Per me il solito tran tran.

Io vivo a casa, lavoro a casa, studio a casa, mi “diverto” a casa, faccio shopping da casa, trascorro le vacanze a casa, mi curo a casa… Vi viene in mente altro? Qualunque sia la vostra risposta, beh, sappiate che io lo faccio standomene a casa.
Sono abbastanza sicura che qualcuna/o di voi abbia già fatto in tempo a pensare “Beata te!”, ma credetemi, a lungo andare è logorante. Si perde la percezione delle proprie azioni, perché finiscono per essere tutte uguali. Niente luoghi, niente orari, niente interazioni umane, niente colori, niente meteo, niente odori, niente pause, niente di niente, come una sorta di pantomima teatrale a scenografia fissa.
Ci sono momenti in cui perfino i treni in perenne ritardo riescono (quasi) a mancarmi. Ho fotografato decine di magnifiche albe durante le attese impreviste sulle banchine della mia stazione dispersa nel nulla. Mi manca il piacere di entrare in una libreria e scegliere i libri sfogliandoli, invece che con un click. Mi manca la frenesia, altrui, dell’onnipresente coda negli uffici postali, a cui sopravvivo senza fatica grazie alla lettura. Mi manca il controllo quotidiano di ben tre app meteo per decidere quanto coprirmi il giorno successivo. Mi manca il tornado di suoni e odori che mi investe ogni volta che entro nel mio barettino della metropolitana, pronta a imbrattare d’inchiostro pagine ancora troppo bianche, col tepore di un cappuccino a scaldarmi lo stomaco da cui, molto spesso, sgorgano le parole migliori, quelle scritte d’impulso. Ah, il mio cappuccino extra zucchero di canna con brioche alla crema!

Devo aggiungere altro o si è già capito che mi annoio a morte?!
La quantità mastodontica di attività con cui mi impongo di impegnare il mio tempo si sta rivelando insufficiente, o meglio, l’ambientazione immobile e immutabile le sta fondendo tutte in un unico grande affaccendarsi che sembra non portare da nessuna parte, perché sfuocato, confusionario e indistinto.

So che appena rimetterò i miei pied(on)i instabili là fuori mi pentirò amaramente di ogni singola lagna digitata su questo blog. So che, per come sono ora, riprendere il ritmo costerà una fatica disumana sia al mio corpo che alla mia mente, ma non posso farci nulla: mi annoio. Mi sembra di star perdendo grandi fette di vita che, quando potrò di nuovo mangiarle, saranno ormai andate a male, acide, da buttare, e allora, concedetemelo e perdonatemelo, mi lamento: almeno scrivo, che è sempre una buona cosa.

 

Buona Epifania a tutte e tutti!!!

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Fra le Braccia.

 

Tutto finito. Per fortuna.

In fondo basta un attimo per ripiombare nello schifo.
Per due giorni, nonostante il mal tollerato clima natalizio, mi sono sentita una persona quasi normale. Certo, non sono mancate le occhiatacce dei vigilissimi AnarcoGenitori all’ennesimo cioccolatino ingurgitato, ma per circa 40 ore mi sono potuta permettere di mangiare e bere come i comuni mortali.

La cosa inquietante è la confusione…
Mi è difficile capire se il ritorno alla “normalità” sia stato quello vissuto nei due giorni di festa appena passati, o il grigio risveglio di questa mattina, accompagnato dalla consapevolezza del ritorno alla (stramaledetta) dieta, agli orari e alla farmaco-tabella-di-marcia.
Non che per Natale io abbia sospeso i farmaci, non sia mai, ma fra un boccone di lasagna e un sorso di CocaCola per mandar giù meglio il pandoro con la crema al mascarpone, le pastiglie potevano facilmente essere scambiate per caramelle.

Qual è la mia “normalità”?
Non lo so più…
È quella che ha subito una brusca, bruschissima, interruzione a ottobre o quella che a ottobre ha avuto inizio?
Quale sarà la mia normalità? Tornerò pian piano ai vecchi ritmi con cambiamenti tanto minimi da riuscire a sembrare irrilevanti o dovrò rimodellare ogni singolo elemento della mia vita?
Il punto è che le domande si moltiplicano, ma delle risposte neanche l’ombra.

Ora mi attendono sette giorni di fuoco.
Sette giorni, una settimana: questo il tempo concessomi per smaltire tutto quel che il cortisone ha pensato bene di ammucchiare nel mio organismo prima di porgere il braccino all’ago e versare una nuova rata ematica, da cui dipenderà il prossimo aggiustamento della mia neo-vita a tavolino.
È tollerabile? A mio parere no.
Settimane di sacrifici e poi, grazie a due chimicissimi micro-bottoncini bianchi, basta un pranzo per mettere su quello che gli altri non metteranno su neanche sommando i pasti di Natale, Capodanno e i dolci dell’Epifania.
Mavvaff*****o!!!

Chiudendo l’angolo delle lamentele, veniamo al momento “l’altra faccia della medaglia”.
Un Natale tutto sommato tranquillo. Solo l’AnarcoFamily e tanti, tantissimi regali.
Utili e dilettevoli, come il cappello nuovo tutto viola-come-piace-a-me con tanto di pon pon in cima, che dall’AnarcoSocio a Capodanno fa freddo e io non mi posso permettere nella maniera più assoluta di aggiungere acciacchi di salute a quelli che ho già. Una valanga di aggeggi da pasticceria, al punto che ora non mi so decidere su quale possa essere la prossima impresa pasticciera da tentare. Un CD che aspettavo da tanto e che, proprio per questo, sto apprezzando ancora di più. I biglietti per un concerto di cui, per una serie di motivi validissimi, vi parlerò come si deve a tempo debito e di cui, per il momento, mi limto a dirvi: AnarcoSocio for President! ♥

C’è però un primo classificato fra i regali e l’assurdità è che i ringraziamenti vanno proprio alla schifosissima vita imposta di questi ultimi mesi.
Dopo quasi sei mesi di lacrime versate in silenzio, il più possibile di nascosto da occhi più o meno indiscreti, sono riuscita a prendere in braccio la gioia della mia vita, la splendida, unica, inimitabile, meravigliosa AnarcoNipotina!
Averla in giro per casa per tutta la giornata ha reso il Natale un’esperienza da ricordare col sorriso perfino per me, perché sorridere, non con le labbra, ma col cuore, è l’unica cosa che si può fare guardando quel piccolo terremoto che scorrazza da un giocattolo all’altro dopo averli disseminati ovunque.
Sbaciucchiarmela, mordicchiarmela, spupazzarmela, ma soprattutto stringerla forte, tenerla fra le braccia, con la consapevolezza di essere riuscita ad acchiapparmela da sola, senza che qualcuno dovesse sollevarla da terra per me, riuscire a stritolarmela per più di 5 minuti senza sentire braccia, gambe e schiena cedere sotto il suo peso piuma, e godermi la sua risata, le sue coccole e i suoi bacetti quando, di fronte alle braccine alzate, l’AnarcoZia se la agguanta come non riusciva più a fare da mesi.

 

Rimani sempre come sei ora,
un sole che splende e scalda il cuore
anche nei momenti più freddi e bui.

Grazie Letizia!!!
♥ ♥ ♥

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Christmas Effect.

Il mio albero di Natale…
Image Credit © VeRA Marte

 

Come previsto, l’effetto Natale è esploso.
Un po’ in ritardo, lo ammetto, ma alla fine eccolo qui.
Niente da fare, io il Natale proprio non lo tollero!

L’euforia (isteria) natalizia è un qualcosa che proprio non mi appartiene.
E pensare che quest’anno ci stavo almeno provando… In preda all’entusiasmo pasticciere, mi ero offerta di provvedere al dolce, ma alla fine è stato deciso che, viste le mille portate del pranzo, un po’ di crema al mascarpone su un pandoro qualunque sarà più che sufficiente, dunque addio alla mia partecipazione.

A questo punto, però, un vaffan***o mi sembra dovuto, perché è solo questione di tempo: i rimproveri per il mio non-spirito natalizio si abbatteranno implacabili su di me entro sera. Non è pessimismo mio: è collaudata tradizione famigliare.

E allora io oggi mi sono fatta gli affari miei, risparmiandomi perfino lo sbattone di fare il mio personale albero di Natale, un alberello IKEA-style, pronto in 5 minuti, che in genere viene allestito il 24 e archiviato il 26 di dicembre con assoluta e indifferente nonchalance, giusto per accontentare l’AnarcoFamily.

In sostanza, il Natale continua a farmi schifo, e considerato tutto quello che ho già ricevuto da gennaio a oggi, deduco che qualcuno se ne sia accorto e anche che devo essere stata davvero un sacco cattiva, ergo non spero certo in un’improvviso cambio di rotta in quest’ultima settimana, ma per chi invece ci crede e ci tiene…

 

Buon Natale!!!
С Рождеством*!!!

 
 

*S Raždjestvóm!!!

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Tempismo da Sorella.

 

E poi ci sono quei giorni in cui non hai voglia nemmeno di lavarti i denti, in cui resistere alla tentazione di un cioccolatino è uno sforzo sovrumano, in cui la ferita alla gamba si riapre e ti chiedi cosa ti stai sbattendo a fare, se tanto il tuo corpo non collabora.

Giorni in cui la bilancia ti sbatte in faccia che 50 miseri milligrammi di cortisone hanno il potere di farti rimettere su un chilo e mezzo in una giornata, alla faccia di tutto il tuo nervosismo da privazione causa dieta.
Giorni in cui finisci per addormentarti in posizioni da provetta contorsionista perché è l’unico modo per placare i dolori.
Giorni in cui la prepagata è smagnetizzata e la banca non ti fa partire i bonifici, unica alternativa attualmente a tua disposizione per ricaricare la suddetta carta.
Giorni in cui il tuo pc e quello dell’ufficio decidono di mettersi il muso e si rifiutano di comunicare, inchiodandoti al lavoro due ore in più del previsto.
Giorni in cui, nonostante le 16 coperte in cui sei infagottata, continui a essere ibernata.
Giorni in cui ti scopri a fissare il vuoto con l’elettroencefalogramma piatto e non sapresti dire da quanto tempo lo stai facendo.
Giorni in cui l’intera famiglia impazzisce a cercare una carta che serve per le tue faccende “da malata” e tu ti senti una merda perché non hai nemmeno la forza di alzarti dalla sedia.

Giorni in cui vorresti solo spegnere la luce su tutto e dormire a oltranza, per non vedere lo schifo. Per non pensare.

Giorni in cui l’AnarcoSorellina, con un tempismo quasi telepatico, ti invia questo video, strappandoti quel sorriso che cercavi disperatamente di afferrare da tutto il giorno senza riuscirci, condito da un pizzico di inevitabile commozione nel realizzare per l’ennesima volta che persona speciale sia la tua sorellina!!! ♥

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С Пятницей 13!!!

 

Sono una persona ossessivo-compulsiva, su questo non c’è alcun dubbio, ma superstiziosa no.
Ho una serie di rituali tutti miei che eseguo in maniera maniacale, ma non do adito alle comuni credenze, a meno che io non abbia delle convinzioni del tutto personali che mi portino a farlo.
Per questo il fatto che oggi sia venerdì 13 non mi disturba affatto, anzi, per tutta una serie di ragioni, mi entusiasma, mi riempie di ottimismo.
Si prospetta infatti una giornata piuttosto piena per me.
Mattinata impegnata da una serie di telefonate “burocratiche” e preparativi per la trasferta pomeridiana, causa ennesima visita. Circa 270 km fra andata e ritorno, con l’incognita della “Protesta dei Forconi” che incombe sulla sottoscritta e sugli AnarcoGenitori, promossi ormai da un po’ anche al grado di autisti/assistenti/accompagnatori personali.
Per assurdo, nonostante le mille cose da fare oggi, l’unica cosa su cui riesco a concentrarmi è: cosa mi porto per passare il tempo del viaggio? Quale libro? Quale musica carico nel lettore mp3? Perché di sicuro al ritorno sarà buio e io mi annoio se devo tenere il libro e la lucina in contemporanea. Sì, ce l’ho quella che si attacca al libro, ma fra le mie fisse rientra anche quella che quegli aggeggi malefici li rovinino, i libri, quindi mi serve anche la musica. In italiano? In inglese? In russo? Un po’ di tutte e tre? Boh, ci penserò… Di sicuro non mancheranno carta e penna, ma credo che questo fosse prevedibile e scontato.
Nel frattempo il lato destro della pancia è tornato ad avere un aspetto quasi normale, mentre il lato sinistro è un unico, enorme, per di più dolorante, ematoma viola scuro ma almeno, per chiudere in bellezza, quella di stasera sarà l’ultima delle malefiche iniezioni.

Ora scappo, anche se vista l’ora mi sono lasciata sfuggire ancora una volta l’occasione di smentire la mia fama di ritardataria cronica… -.-”

 

Buon venerdì 13 a tutte e tutti!!!
Всем с пятницей 13*!!!

 
 

*Vsiém s pjátnizej trinazatym!!!

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Io e i Buoni Propositi. #7

Image Edit © VeRA Marte

 

È di nuovo lunedì.

 

Dopo un weekend di festeggiamenti, ecco tirate le somme:

+ regali di Natale extra per 6 persone
+ 9 libri per me ♥
+ 1 nuovo aggeggio da pasticceria
+ 1 nuovo plaid per me
+ tanta voglia di rimettermi in gioco
+ 800 grammi

– frustrazione da carenza di zuccheri
– debiti
– 1 pastiglia al giorno

Che dire? Il bilancio finale è più che positivo!

 

A volte una fetta di torta può fare miracoli e, considerato che questo weekend, oltre al Primo AnarcoAnniversario, abbiamo festeggiato anche il compleanno dell’AnarcoCognato, le fette di torta sono state ben 2 e mezza, quindi vi lascio immaginare l’immenso gaudio della sottoscritta!

In preda all’euforia da improvviso picco di zuccheri, tornano i buoni propositi del lunedì, rubrica rimasta in sospeso dall’ormai lontano 22 luglio di questo anno strano.
Tante cose sono cambiate, piccole e grandi, importanti e superflue, ma più di tutto, sono cambiate le priorità. Nonostante la precarietà costante nella vita della mia generazione, ho imparato che lo stesso diamo per scontate troppe cose: la salute innanzi tutto, ma spesso anche le persone, noi stessi in cima alla lista.
Ho imparato che volersi bene non può, non deve, essere un di più, ma il modo per vivere meglio, perché solo prendendosi cura di se stessi, fisico e mente, anima e corpo si può riuscire a cavare qualcosa da questa vitaccia, già abbastanza difficile e complicata di suo.
Il tempo a nostra disposizione è sempre meno, quindi perché investirlo in occupazioni sterili che non ci portano alcun riscontro? Dedichiamolo a noi stessi!
Se il corpo sta bene, ci “assiste” meglio in qualunque cosa decidiamo di fare, rendendosi un ottimo vice della mente e rendendo noi più efficienti, in modo da poterci concentrare su quel che ci fa star bene anche nello spirito: le nostre passioni. È a queste che dobbiamo trovare tempo e spazio nella nostra quotidianità, non importa quanto possiamo permettercene, ciò che conta è trovare un modo di ritagliarseli questi momenti di “auto-attenzione”.

È quindi con questo stato d’animo che voglio augurare…

 

Buona settimana a tutte e tutti!!!
Всем весёлой недели*!!!

 
 

* Vsiém visiólaj njedjégli!!!

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Improbabili Bontà… #1

Image Credit © VeRA Marte

 

L’AnarcoMadre.
Ottima cuoca, pessima pasticcera.

Ieri, approfittando della mia prima escursione nel mondo esterno causa visita di controllo, ho chiesto di aggiungere un paio di tappe alla scampagnata, tempistiche e stanchezza permettendo.
L’ultima prevedeva un giro di ricognizione nel supermercato della zona a caccia di un termometro da pasticceria, quelli fighi che arrivano fino a 220°, con cui controllare la temperatura di creme e glasse.
Poco prima del ricovero, il mio rapporto con la pasticceria si stava facendo piuttosto stretto. Per qualche ragione che tuttora non mi spiego, la mia creatività si era riversata sui dolci, fra l’altro con risultati inaspettati e sorprendenti.
Tornando a ieri, importuno chi di dovere per sapere dove avrei potuto trovare il suddetto termometro e, appurata l’assenza dell’oggetto delle mie attuali fisse culinarie, sono pronta a tornarmene all’AnarcoDimora.
Raggiungo l’AnarcoMadre, che nel frattempo ha procacciato un interessante diversivo per la mia cena dietetica, e la ritrovo che curiosa di fronte allo scaffale con le attrezzature da pasticceria: queste sconosciute…
Mi cazzia per un istante di malsano interesse nei confronti di un dosatore in vetro: “Per cortesia, controllati! A casa c’è già un dosatore!” Poi, d’un tratto, ecco che agguanta un secchiellino di plastica trasparente pieno di piccole meraviglie colorate.
Nella mia testa la maledico per avermele fatte notare. So già che non me le comprerà mai, e il mio portafoglio è talmente vuoto che ho addirittura mollato la borsa in macchina, portandomi dietro solo un pacchetto di fazzoletti di carta e il cellulare.
Invece no: sorpresa! Me le compra, anzi, me le regala!
Chi l’avrebbe mai detto??!

Il prossimo passo? Una giusta dimostrazione di riconoscenza!
Dunque oggi ci si dedica a spulciare i miei millemila libri di cucina, che nell’ultimo periodo si erano moltiplicati a dismisura, a caccia di una ricetta che anch’io possa mangiare.
La parte divertente, però, sarà la preparazione. Cucinare senza poter assaggiare è una sfida non da poco, soprattutto per chi come me, nonostante il passionale slancio e lo sfrenato entusiasmo, è in realtà alle prime, ma che dico prime, primissime armi.

Insomma, io ci provo, e ne approfitto per dare vita a una nuova rubrica con cui infestare il blog… 😛

Categorie: AnarcoFamily, Arte Varia, Capita anche a me..., Cucina, PseudoNormalità, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , | 15 commenti

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