Articoli con tag: Amicizia

Evoluzioni di una bizzarria

anarcopatia

Ci siamo!
È arrivato dicembre, portando con sé la neve: quella di WordPress e quella vera, almeno dove vivo io.
Mese nuovo, anno vecchio, ormai agli sgoccioli.
Tempo di bilanci e rese dei conti.

Il 2017 è stato un anno strano, pieno di cambiamenti, e le cose sono cambiate così tanto che, per la maggior parte, non saprei dire se in meglio o in peggio.

Ad esempio, circa una settimana fa è stato il primo anniversario di quello che doveva essere “solo” un “breve” periodo di riposo forzato.
Ancora una volta, la vita ha deciso per me che dovessi fermarmi, ma questa volta non è riuscita a cogliermi impreparata.
Mi ci è voluto qualche mese per incassare e metabolizzare la recidiva, ma poi è arrivata la reazione: non un’esplosione come le altre volte, ma un’onda che, lenta e implacabile, è andata crescendo e facendosi sempre più inarrestabile.

No, in tutto questo turbinio di vicissitudini non mi sono dimenticata del blog, e sì, so di aver saltato anche la pubblicazione della fiaba russa nelle ultime settimane, ma sono stata “sequestrata” dai nuovi progetti a cui mi sto dedicando, nella speranza che il 2018 sia l’anno in cui li vedrò prendere una forma concreta.

Un passo alla volta, traballando, vacillando, molto spesso cadendo, mi sono rialzata ogni volta un po’ più forte, un po’ più consapevole e, cosa più importante, non mi sono mai fermata.
Giorno dopo giorno, in bilico fra gioie e frustrazioni, fra voglia di farcela e tentazione di gettare la spugna, ho imparato come fare delle mie debolezze i miei punti di forza.

Questa volta l’immobilità imposta non è riuscita a sopraffarmi e la vita, seppure a rilento, è andata avanti anche per me, invece di relegarmi al ruolo di spettatrice passiva.

Mi sono impegnata per comprendere più a fondo i nuovi ritmi del mio corpo invece di continuare ad arrabbiarmici, così da poter trovare nuovi equilibri che mi permettessero di restituire nitidezza alle mie idee, ai miei progetti, ai miei sogni.
Così sono arrivate le mie prime traduzioni retribuite, i miei primi seminari, uno di scrittura creativa e uno di traduzione editoriale, i miei primi mandala, il mio primo ciclo di fisioterapia, la ripresa dello studio di lingue che avevo perso per strada, i miei primi investimenti, economici e non solo, con la prospettiva di un cambiamento professionale e significative svolte sul fronte personale che, in quanto tali, per ora non approfondirò oltre.

Quel che conta più di tutto, però, sono le persone.
Le persone che, nonostante la complessità della situazione, si sono riconfermate delle costanti nella mia vita.
Le persone che, sparendo, in realtà mi hanno alleggerita, lasciando spazio ad altre persone, persone nuove, che durante questo anno mi hanno insegnato e donato tanto, senza chiedere nulla in cambio.
Le persone che hanno combattuto le piccole grandi battaglie quotidiane di questi lunghi mesi al mio fianco, senza permettere alle loro paure e preoccupazioni di trasparire ai miei occhi e offrendomi sostegno costante e incondizionato.

A un anno dal tracollo, però, c’è una persona a cui vorrei rivolgere un grazie speciale per aver continuato a lottare, per non aver mollato nemmeno nei momenti peggiori, per non aver permesso agli imprevisti di scalfire la determinazione, per avere almeno provato a cercare sempre il lato positivo di ogni situazione, per aver creduto nella possibilità di fare della propria “stranezza” il proprio tratto distintivo, per aver capito che il segreto della sopravvivenza, e chi lo sa, magari col tempo anche della felicità, è volersi bene, senza ‘se’ e senza ‘ma’: un grazie di cuore a me stessa!

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Ho deciso…

Image Credit © Vera Marte

 

Avevo un altro post pronto per la pubblicazione, ma all’ultimo minuto ho deciso di lasciarlo in bozza, almeno per ora.

Come alcune/i di voi avevano ipotizzato, la mia stanchezza cronica non è solo stanchezza, ma un problema di salute di cui, per l’appunto, avevo scritto nel dettaglio nell’altro post. Poi però ho capito che avevo solo bisogno di scriverne, non di sbandierarlo, ergo ho scelto di tenermelo per me.

Sono preoccupata e spaventata a morte.

Ecco. L’ho detto.
Ma averlo detto non cambia le cose: continuo a essere TERRORIZZATA.

Negli ultimi mesi la mia vita è diventata un vero e proprio incubo a occhi aperti, ma quello che mi aspetta per venirne fuori non mi appare affatto incoraggiante.

E allora ho deciso di non pensarci e guardare il cielo, almeno per un po’, almeno fino al prossimo controllo.

Ho deciso che devo uscire di più.
Ho deciso che devo leggere di più.
Ho deciso che devo dedicare più tempo alle persone che amo.
Ho deciso che devo fotografare di più.
Ho deciso che devo sorridere di più.
Ho deciso che devo scrivere di più, tanto di più.

 

Ho deciso di non pensarci.
E guardare il cielo.
Almeno per un po’.

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Un Anno Fa.

 

Perché una volta che il male di leggere si è impadronito dell’organismo, lo indebolisce tanto da farne facile preda dell’altro flagello, che si annida nel calamaio e che suppura nella penna.

– Virginia Woolf –

 
 

Un anno fa nasceva Fuochi Anarchici.
Un anno fa rinascevo io.

Il proposito era quello di cambiare.

Rassegnata alla chiusura di Splinder, invece di importare tutto avevo deciso di fare un bel backup e poi ricominciare da zero con un blog tutto nuovo. Dopo anni di blog privati, neri, ermetici e piuttosto depressi, la scelta ideale per il cambiamento mi era sembrata quella di un blog pubblico e colorato in cui “vivere”, nei momenti brutti, sì, ma anche in quelli belli.

Ricordo che per la scelta del nome esasperai un’amica. L’elenco delle possibilità era diventato interminabile nell’arco di pochi giorni. Con fatica ero riuscita a ridurlo a una manciata di proposte che al momento, inutile dirlo, non ricordo. Alla fine la mia amica diede l’ok e… “Fuochi Anarchici” fu!

Se guardo indietro mi rendo conto che della persona che ero un anno fa è rimasto davvero poco, ma non saprei dire quale percentuale di questo enorme cambiamento possa essere attribuita allo sconvolgimento del mio approccio alla blogosfera, di sicuro non è stato irrilevante. Non che prima non lo sapessi, ma “aprire le porte” del blog è stato un po’ come aprire le porte del mondo. Tante, anzi tantissime persone nuove sono entrate nella mia vita. Non tutte fisicamente, causa distanza, ma che hanno comunque oltrepassato la linea di confine fra il magico mondo dei blog e quello reale. E sono tutte persone ME-RA-VI-GLIO-SE!!!

Per festeggiare, ho deciso di postare una citazione a cui sono molto legata e che, per ragioni ignote perfino alla sottoscritta, non era ancora apparsa su questo blog.
Poche righe in cui è racchiusa la mia storia.
Una storia per certi versi simile a quella di molte altre persone. Leggere, leggere, leggere: questo era l’imperativo assoluto. Fino a quando la lettura mi ha condotta per mano al gradino successivo: la scrittura.
Le prime poesie, perché la poesia mi sembrava più “figa”, più “artistica”, le ho scritte in quinta elementare. Crescendo non ho avuto esitazioni nell’ammettere che non era la mia strada e, poco alla volta, ho virato verso la prosa. Un prosa che, negli anni, è stata vittima delle più svariate influenze e sperimentazioni, fino a raggiungere il suo culmine con la pubblicazione di alcuni racconti circa due anni fa. In quel periodo ho scoperto che scrivere sul serio è una delle attività più impegnative che si possano immaginare. A un certo punto la precedenza alla vita quotidianità è stata obbligatoria e la mia fase da (aspirante) “professionista” ha subito un repentino blocco, proprio nel clou dell’entusiasmo. Al che mi sono concentrata sul dare vita a un blog che fosse il più possibile “normale”, un blog che potesse essere unico nella sua semplicità, che rivelasse una persona a 360 gradi, e non solo il lato “pazza-invasata-mitomane-aspirante-suicida-convinta-di-essere-sulla-via-della-fama-immortale”.

Al momento sono qui, con le idee molto confuse riguardo alla mia identità scrittoria, con la certezza assoluta che non potrei mai smettere, ma soprattutto in ottima compagnia!

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Family Award!

Dopo due giorni piuttosto impegnativi, riesco finalmente a tornarmene con un po’ di calma nella blogosfera e… sorpresa!

L’Egregia Signorina beta endorphin mi ha assegnato un altro premio! 😀

Innanzi tutto, sbrighiamo la burocrazia da premiazione, che se inizio a blaterare per i fatti miei finisce che me ne dimentico…

1) Visitare e ringraziare il blogger che ti ha nominato.

Come Donna Gemella (beta endorphin) ben sa, la visito ogni volta che accedo alla blogosfera.

2) Citare nel tuo post il blogger che ti ha nominato.

Già fatto due volte! 😉

3) Copiare il logo ed inserirlo nel post.

Fatto! E mi è anche costato un grande sforzo mentale, dato che WordPress sembra aver cambiato le modalità d’inserimento delle immagini…

4) Creare un anagramma con la parola “FAMILY”.

Non sono affatto brava con queste cose…
L’unica cosa che mi viene in mente è un pasticcio di lingue: “Fly Ami” (=vola amico).

5) Nominare almeno 4 blog e comunicare loro che li hai nominati.

Quattro??? Solo quattro??!?! o_O
Non me ne vogliano gli esclusi…

9 Drops Of Ink
Angel Cage
Beauty Is Always Freakish
Buona Ventura
Capitolo 11
piopiocipciripxxxyyyzzz
Prigioniera Del Deserto
Quando l’Amore Non Basta
Undisclosed Resistance
Vicozza Records
XeroSignal2

6) Copiare e incollare il premio sul tuo blog da qualche parte.

Fatto. Di questo passo mi toccherà prendere in considerazione l’idea di un blog con due colonne laterali…

È un periodo impegnativo per me.
Il lavoro, lo studio, la famiglia, le amiche che reclamano per la mia imperante latitanza nei weekend, i lavoretti extra per arrotondare il mio stipendio part-time e le inevitabili incombenze e commissioni della vita di tutti i giorni.
Mi manca un sacco il tempo che riuscivo a dedicare ai blog, il mio e quelli altrui, fino a qualche settimana fa, perché per me erano momenti di serentità.

Ne approfitto quindi per augurare a tutte e tutti voi una buona domenica, lasciandovi una citazione scovata in questi ultimi giorni, in cui mi sono ritrovata e in cui credo possa ritrovarsi ognuno di voi, assuefatte/i alla scrittura.

Scrivere è stato per me un veleno che m’inoculavo per morire e insieme l’antidoto che mi permetteva di sopravvivergli.

– Philippe Forest –

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A Voi!

Sapevo che avrei ritrovato molte e molti di voi al mio ritorno, ma non mi sarei mai aspettata tanto calore.
Per questo, anche se oggi sono un po’ di corsa, una cosa che vorrei dirvi c’è…
 

ВСЕМ СПАСИБО БОЛЬШОЕ!!! – GRAZIE MILLE A TUTTI!!!

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È lunedì. Si ricomincia.

È lunedì e si ricomincia.

Io ricomincio dalla sveglia puntata venti minuti prima per fare in tempo a fare la prima commissione del giorno.
Alle 5:40 sono in piedi, per poter ricominciare da un mazzolino di lilium gialli per una collega che compie gli anni.
Non conosco il linguaggio dei fiori, a dire il vero non mi interessa conoscerlo, aver imparato almeno qualche nome per me è già un successo. Li scelgo in base all’ispirazione del momento e alla persona per cui li compro.
La collega adora le rose gialle, me l’ha detto lei, ma non so, le rose a me sembravano troppo scontate e banali per una persona così esuberante e poliedrica, e allora ho tenuto conto del colore, ma mi sono lanciata su un fiore più “importante”.
I fiori sono cose da donne e io me la cavo davvero maluccio…

Ricomincio dalle parole, anche se mi rendo conto che questo fosse prevedibile.
D’altronde, non conosco altro modo per dipingere le sfumature sempre diverse che l’anima assume giorno dopo giorno.

Ricomincio dalla serenità di una buona notizia piccolina ricevuta ieri sera. Alla ranocchietta hanno dato le aggiunte di latte perché faceva la pigrona e si addormentava invece di mangiare. Ora, col biberon, sembra un’alcolizzata incallita come la zia… Ihihih! Ma almeno è passata la preoccupazione per il peso ballerino e capriccioso.

Ricomincio da un pomeriggio trascorso con un’Amica, di quelle che davvero meritano la “A” maiuscola, quelle che magari non possono esserci sempre, ma ci sono quando ne hai davvero bisogno. Siamo state a una mostra su cui, come spesso accade, ci siamo scornate in allegria. Il “libro d’artista” è un tema “scottante” quando lo affrontiamo insieme. Lei va in estasi di fronte alla follia assoluta di quella gentaglia che brucia, incolla, dipinge o fa a pezzetti il dio libro per farne “arte”, per dargli una nuova collocazione artistica, un nuovo ruolo che sia “altro” da quello narrativo. Io, inutile dirlo, farei a loro quello che loro fanno ai libri.
Grasse risate e scambi pregnanti sul concetto indubbiamente soggettivo di arte, che si concludono sempre con merende di lusso accompagnate da chiacchiere random: sogni e quotidianità, pettegolezzi e riflessioni esistenziali.
In fondo qualcosa di femminile dovrò pur averlo anch’io, no?!

Ricomincio da un progettino editoriale umile e semplicissimo, tanto che la definizione “editoriale” mi suona esagerata. Ho deciso di tentare un genere che non ho mai affrontato prima: chissà se ne verrà fuori qualcosa di buono… Perdonatemi se non vi dico altro, ma ho il brutto vizio di essere scaramantica. Se non ne esce una schifezza cosmica, prometto di riaggiornarvi a lavori finiti.

Ricomincio in compagnia dei soliti, fedeli compagni nella borsa: un libro da leggere, uno di russo per studiare, IL quaderno, un blocchetto per annotare ogni scemenza, millemila penne, che non si sa mai, e l’ormai inseparabile super telefono, da cui pubblico quasi tutta la robaccia che vi proprino, mentre il treno mi scarrozza dal Paese-di-Vera alla metropoli.

È lunedì e si ricomincia.
Io ricomincio da me. O almeno ci provo…

 

ВСЕМ ДОБРОГО ПОНЕДЕЛЬНИКА!!! – BUON LUNEDÌ A TUTTI!!!

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Questo Blog siete VOI!

NON SOLO NUMERI

 

Non sono brava con i numeri, non lo sono mai stata, ma il nostro rapporto è civile quanto basta perché io oggi dica un grosso GRAZIE a tutti voi!

Per chi, come me, ha come suo monotema, o quasi, la scrittura, vedere il numero di lettori aumentare di giorno in giorno come è successo questo mese è davvero un bel modo per chiudere ogni giornata con un sorriso.
Sapere che quel raptus che mi prende ogni volta che una manciata di parole si mette in fila nella mia testa è riuscito a trasmettere qualcosa.
Non importa che abbia strappato un sorriso, una lacrima o una riflessione, ciò che conta è che non abbia lasciato un vuoto a chi ha deciso di dedicarmi un frammento del suo tempo.
E poi ci sono i commenti… Io che, da molti di voi, non so mai cosa scrivere, perché ho sempre la sensazione di avere da dire solo delle banalità ovvio e scontate. Per me è sempre una piacevolissima sorpresa scoprire che le mie parole hanno dato a qualcuno quanto basta perché decidesse di ribattere, fosse anche per una critica.

All’inizio ero molto scettica all’idea di tenere un blog pubblico, non ero abituata, ed ero convinta che sarebbe stata un’esperienza frustrante e limitante, invece, grazie a tutti voi, si sta rivelando un’esperienza imprevedibile ed entusiasmante.

ВСЕМ БОЛЬШОЕ СПАСИБО!!! – GRAZIE DI CUORE A TUTTI!!!

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Pancakes e Caffè Americano.

ВОСКРЕСНЫЙ ПОЛДНИК – MERENDA DOMENICALE

 

 

Le merende della domenica alla Bakery con te sono sempre una festa!

A volte basta davvero poco per essere sereni. Una merenda improvvisata dopo una mostra fotografica, anche questa programmata all’ultimo minuto. Chiacchiere e risate, pettegolezzi e discorsoni seri, il tutto a colpi di caffè americano e cioccolata al pistacchio, torta di carote e pancakes ai frutti di bosco.

È la compagnia giusta a rendere speciali le piccole cose.

Grazie per la tua amicizia!

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Maqquantoèffiga??!!!

Rieccomi qua!
Un grazie a tutte le persone che sono passate a trovarmi ieri.
È sempre bello sapere che c’è chi ti pensa anche quando non ci puoi essere.

La giornata di ieri, 16 ottobre, per me è una ricorrenza, un compleanno per essere più precisa. Festeggio il mio battesimo dell’inchiostro.

Quale modo migliore di festeggiare se non facendomi inchiostrare un altro po’?!
Ogni volta mi torna in mente quando, in uno scritto di un po’ di tempo fa, reclamavo trasfusioni d’inchiostro, convinta che l’inchiostro fosse meno tossico per il mio corpo di quanto non lo fosse il mio stesso sangue.
Era il periodo in cui sentivo il sangue corrodermi le vene come fosse acido, incancrenirle come fosse veleno.
L’inchiostro che imbrattava la pagine di parole ossessive e violente era l’unico sollievo.
A un certo punto però, le pagine hanno smesso di bastarmi, e sono passata alla pelle. Ero sicura che quel prodigioso liquido scuro avrebbe fatto miracoli, e così è stato.

La parte strana di tutto questo era il ribaltamento dei ruoli. Da penna diventavo pagina, da imbrattatrice diventavo imbrattata. Io che per vizio coloro le persone coi pennarelli, lasciavo a qualcun altra libertà di colorare me.

Un sacco di sensazioni contrastanti mi si aggrovigliano dentro ogni volta. Dal disorientamento per questo passaggio all’altro lato della barricata, alla catarsi dell’unione di inchiostro e sangue.

Premetto che io ADORO TUTTE le mie creaturine, ma ieri Jaco non mi ha solo tatuata, ha fatto una sorta di magia.
Nell’ultima nata infatti è davvero riuscito a racchiudere molto di quello che è la mia essenza.
L’amore per la scrittura, la passione per il russo, l’apparenza corazzata che nasconde interi mondi per chi sa guardare oltre.
Ha rafforzato la mia convinzione che quando l’arte si scontra con altra arte, non può che nascerne un capolavoro.

A dire il vero sono anche un po’ indispettita, perché ancora non riesco a trovare le parole giuste per parlarne come vorrei, ma d’altro canto sono convinta che l’unico modo per capire un tatuaggio sia farne uno. Inutile dire che parlo di chi se lo fa perché gli attribuisce un significato, non di chi lo vuole perché “va di moda”.
E forse sta proprio qui l’intoppo dell’apparente inadeguatezza delle parole…
Ci sono stati d’animo che le parole faticano a descrivere, o forse sono io che fatico a tradurli in parole. C’è talmente tanto di me nella nuova creaturina che io stessa mi ci riscopro, quasi non mi conoscessi affatto, ogni volta che lo sguardo si posa su un dettaglio diverso.

Per non smentire quanto scritto finora… vorrei blaterare di questa cosa ancora per secoli, ma non saprei cos’altro aggiungere.

Davvero grazie di cuore a quel sant’uomo di Jaco, che ieri ha battuto i suoi già altissimi livelli di tolleranza nei confronti della sottoscritta.

 

Non mi resta che presentarvi l’Opera d’Arte:

 

PS. Se davvero dovessi assecondare la malsana idea di darle un nome, vi aggiornerò! ;P

PPS. I ghirigori e le faccine sceme intorno al capolavoro di Jaco le ho aggiunte io. Chiamasi: non avere una beata mazza da fare nell’attesa dei mezzi e possedere un iPhone strabordante di app inutili! 😛

PPPS. Per vedere il link all’album con le foto dei lavori di Jaco, è necessario aver effettuato l’accesso a Facebook.

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Mr Costume e le metamorfosi.

Ci sono amiche a cui non sfugge nulla.
Nemmeno la comparsa della cazzata dell’anno fra i tag di questo postaccio virtuale, e non ho detto categorie, ma addirittura tag.

L’acume di questa donna merita un atto celebrativo da parte della sottoscritta, motivo per cui ho deciso che da oggi il prezioso/arrogante/ce-l’ho-solo-io si guadagna la nomina ufficiale di Mr Costume.

Contenta? So che la risposta è sì!
Però prometti di farmi un report costante delle risate extra apportate nella tua tediosa vita da tale manovra strategica, vero?!
Perché sì, se hai tempo, ma soprattutto voglia, di stare sul mio blog quanto serve per notare la new entry fra i tag, la tua vita dev’essere l’incarnazione terrena del concetto astratto di tedio.
Okey, ora puoi odiarmi, e sono sicura che non mancherai di farlo!

Tornando al succulento…
Non avendo la certezza assoluta che tutti/e i/le lettori/trici di questo blog abbiano raggiunto, meglio ancora se abbondantemente superato, la maggiore età, il perché di “Mr Costume” non verrà illustrato in questa sede.
Il massimo che posso fare è citare il commento di un’altra amica: “Oddio, mi fai morire dal ridere! Non sono abituata a vederti in preda all’ormone impazzito!“.

La verità è che c’è il rischio che l’interessato capiti da queste parti, e a quel punto contenere il suo ego strabordante diventerebbe un’impresa eroica di proporzioni epiche.
Non essendo io Tom Cruise, anche se credo di fargli un’ottima concorrenza in fatto di non-altezza, la mission impossible me la risparmio volentieri.

Rimane il fatto che questa falsissima prudenza virtuale, fra l’altro simulata molto male, non mi risolve i dilemmi concreti, che sempre più spesso finiscono per coincidere con le metamorfosi a tradimento in femmina petulante.

Un esempio esaustivo dello strano fenomeno? Ci provo!
Il quesito esistenziale odierno, ad esempio, è: si potrà osare uno stacco cromatico dal total black costituito solo da trucco, smalto e borsa?
So che se potessi vedervi ora scorgerei una distesa di teste che si scrollano lente, colte da improvvisa e sconsolata rassegnazione.

E a questo punto, come non citare anche la mia terza guru?!

 

IO: Mi sa che tu e l’AnarcoAmica D dovrete insegnarmi
a fare la femmina, e credo di aver bisogno di un corso intensivo,
perché non sono proprio capace…

ANARCOAMICA M: Suvvia cara, non scoraggiarti, sono sicura
che c’è almeno un po’ di potenziale su cui io e D possiamo provare
a lavorare…

 

Concludendo, se tutto dovesse andar bene Mr Costume si vedrà costretto a offrire la cena a ben quattro splendidi esemplari di donna, invece che a una sola!

Meno male che ci siete!!!
Che catastrofe naturale sarei senza tre meraviglie come voi?!

Categorie: Capita anche a me..., La Creatura Uomo, PseudoNormalità | Tag: , , , , , , | 8 commenti

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