Articoli con tag: Cambiamento

Tartarughina Acciaccata.

tartaruga-черепаха

 

In un anonimo martedì di febbraio ho imboccato l’ennesima svolta imprevista della mia vita.

L’inizio della giornata è stato un po’ inquitante.
La mia storica tartarughina di occhio di tigre, sa il cavolo come, si è staccata dalla catenina e cadendo si è spezzata, finendo decapitata.
Guardo fuori dalla finestra e… neve.
Accendo il computer per il mio primo giorno di lavoro da casa e una collega mi avvisa che il programma sul mio pc dell’ufficio non va più, quindi aspetto che il collega esperto mi dia le istruzioni per scaricarne un altro.
Nonostante mille tentativi sembra non esserci verso di installare la tastiera cirillica sul computer che l’AnarcoSocio è riuscito a procurarmi per questo mese di lavoro casalingo. Non che sia indispensabile, ma quando si è abituati a usare una cosa, è abbastanza fastidioso doverne fare a meno.
L’ultimo pacco di Amazon arriva. Fighissimo, ma considerato il prezzo mi aspettavo fosse grande almeno il triplo!
Il pacco della Fabbri invece ancora latita. Di questo passo arriverà prima un eventuale sollecito di pagamento della merce.
La logistica per andare a vedere la mostra dell’Avanguardia Russa a Torino si sta rivelando ancora più complicata di quanto si fosse presentata fin dall’inizio, ma l’idea di perdermi anche questa, dopo l’enorme buco nell’acqua di Chagall a Milano, mi dà abbastanza ai nervi.
Avrei voluto fare almeno un po’ di compiti di russo, ma oggi l’energia scarseggiava.

Ciliegina sulla torta: domani ho la visita di controllo dalla reumatologa.

Mi consolo al pensiero che almeno sto scrivendo.
La verità è che il cambio di rotta non programmato mi ha disorientata.
Nell’ultimo anno la mia capacità di adattamento a circostanze tanto improvvise quanto imposte ha fatto passi da gigante, ma questo non significa che sia diventata il mio forte.
Imparare l’arte di accettare i fulmini a ciel sereno a testa alta, senza lasciarsi piegare dalle batoste, è una sfida enorme, ma l’ostacolo più ostico è imparare a farlo senza perdere l’entusiasmo e il sorriso.

Ci riuscirò?
Di sicuro non smetterò di provarci…

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

Annunci
Categorie: Blog, Buoni Propositi, Поток Сознания, Чернила, Flusso di Coscienza, Inchiostro, Ink, Malattie Rare, PolimioVita, PseudoNormalità, Rompiamo il Silenzio, Stream of Consciousness, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 5 commenti

Con i Suoi Occhi.

occhi-глаза

 

Questo nuovo episodio di riposo forzato, durante il quale la testa faceva troppo male perfino per leggere e scrivere, di studiare neanche a parlarne, mi ha lasciato due sole attività alternative: dormire o pensare.

La seconda mi ha dato tempo e modo di rendermi conto di una cosa, per me abbastanza devastante: non sono più capace di raccontare e, ancor peggio, non sono più capace di raccontarmi.

Quando mi capita di rileggermi, risulto banale, scontata e “vuota” ai miei stessi occhi.
Ripenso a quando non avevo bisogno di mille revisioni o di dedicare interi minuti alla scelta di un vocabolo, perché le parole uscivano da sole, spesso tanto impetuose da rendermi difficoltoso stare al loro passo con le dita.
Ora continuano a passarmi per la testa mille spunti, più o meno interessanti, ma fanno tutti la stessa fine: un misero naufragio nel nulla dopo al massimo un paio di paragrafi.
La nostalgia di quella che amavo definire “la mia logorrea scrittoria” è una lama affilata che colpisce a tradimento, affondando, inarrestabile, nello stomaco contratto.
Rivedo il mio nome, stampato nero su bianco sulle antologie in cui sono stata pubblicata, e stento a credere che quelle parole siano davvero farina di un mio sacco, per quanto vecchio e ormai vuoto da tempo. Ancora una volta mi trovo alla deriva nell’immensa mancanza della vecchia me stessa, quella che nelle parole aveva sempre trovato un rifugio, una realtà parallela serena e rassicurante, non la gabbia di emozioni inespresse e sentimenti pietrificati che mi rinchiude ora.

Ho bisogno di ritrovare l’armonia con le parole, perché solo loro sono sempre state la strada capace di guidarmi alla me stessa più autentica.
Il punto è che quando a tradirti è il tuo stesso corpo, non esistono parole “giuste” per parlarne.
Mi guardo dentro, d’improvviso incapace di comprendere quel che vedo, e prima ancora di provare a cercare le parole, realizzo che qualunque cosa di cui io abbia scritto fino a questo momento, non era altro che una sorta di specchio: ero io.
Ora però non lo so più chi sono. Da un momento all’altro mi sono trasformata nella più grande nemica di me stessa, vittima e carnefice allo stesso tempo.
Ho la sensazione di riuscire a vedere la realtà solo attraverso gli occhi dell’AnarcoPatia, invece che attraverso i miei, e la cosa che mi disturba più di tutte è che quegli occhi sono gli stessi.

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

Categorie: Blog, Capita anche a me..., Che Schifo!, Поток Сознания, Чернила, Flusso di Coscienza, Inchiostro, Ink, Malattie Rare, PolimioVita, PseudoNormalità, Rompiamo il Silenzio, Sclero, Scrittura, Stream of Consciousness, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

Fra Due Inverni.

inverno-зима

Image Edit © VeRA Marte

 

Strana stagione l’inverno.
Imperturbabile fuori. Caotica dentro.

È la stagione delle finestre chiuse, che però incorniciano camini scoppiettanti.
È la stagione della terra spoglia, che però nasconde il fermento della natura che si prepara a sbocciare.
È la stagione dei cappotti ben chiusi, che però nascondono il tipico guazzabuglio emotivo delle feste, positivo o negativo che sia.

Mi sono presa un momento di riflessione.
In bilico fra due inverni, l’imminente europeo e il già iniziato russo.
Per un solo istante mi sono guardata da fuori e non mi è piaciuto quel che ho visto.
Quest’ultimo anno mi ha trasformata in una persona troppo esausta per perseguire i propri sogni.
A mettermi tristezza è il fatto che, spesso, non sono perseveranza e forza di volontà a mancarmi, come succedeva prima, quando l’incostanza regnava sovrana, ma le energie fisiche, concrete.
È davvero frustrante.

Quello su cui voglio concentrarmi in questo momento sono gli obiettivi, fra quelli ancora plausibili, che vorrei raggiungere, pur con i miei nuovi tempi.

Mi manca la magia dell’inchiostro che si fa parola quando incontra la pagina bianca.
Mi manca il profumo dei dolci fatti in casa.
Mi manca lei, l’incrollabile Madre Russia, con le sue imponenti meraviglie e i suoi impenetrabili lati oscuri.
Mi manca la sensazione, così piacevole e rassicurante, di avere sempre qualcosa da scrivere.
Più di tutto, però, mi manca l’equilibrio. Fra quella che ero e quella che sono diventata da poco più di un anno a questa parte.

In bilico, come dicevo.
Fra due inverni: europeo e russo.
Fra due vite: sana e malata.
Fra due me stessa: prima e dopo l’AnarcoPatia.

L’unico modo per uscirne è sbilanciarsi e buttarsi.
Di sicuro da qualche parte dovrò pur atterrare, magari anche in malo modo, ma almeno sarò fuori da questo limbo.

 

Buon inverno a tutte e tutti!!!
Всем счастливой зимы*!!!

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

*Vsjém scjasctlívaj zimý!!!

Categorie: Abisso, Blog, Поток Сознания, Чернила, Flusso di Coscienza, Inchiostro, Ink, PolimioVita, PseudoNormalità, Russia, Sclero, Scrittura, Stream of Consciousness, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 3 commenti

Menù del Giorno.

 

Ci sono voluti febbre alta e un principio di bronchite perché, di nuovo costretta al riposo in casa, io riuscissi a trovare il tempo per un post.

Il mio menù del giorno prevede:
– 13 pastiglie
– due fialette
– una bustina
– varie e abbondanti spalmate di pomata balsamica

La ripresa non sta affatto andando come mi ero prospettata.
Non sto spaccando il mondo come mi auguravo di fare negli ultimi, (fin troppo) ottimisti post pre-rientro, anzi, ancora una volta è la vita che sta massacrando me.
Che poi, quale vita?
Quella “nuova”, che mi aspettavo più complicata, ma tutto sommato accettabile, si sta rivelando non-vita.
Avevo deciso che il “dovuto” non avrebbe più preso il sopravvento sul “voluto”, e in un certo senso forse sta anche andando così, ma solo perché è cambiato l’attore che recita questo ruolo. Prima il dovuto erano gli obblighi di tutti i comuni mortali, primo su tutti il lavoro, ora il dovuto è quello medico e non è un dovuto che posso declassare sulla scala delle priorità. Così, una volta fatto tutto ciò che la gestione della mia routine farmacologica quotidiana richiede, le mie 24 ore sono finite. L’unica cosa che riesco ancora a fare è leggere un po’ sul treno del ritorno, perché all’andata ne approfitto per recuperare un po’ di sonno.

Ero convinta che tornare in superficie, riemergere dall’abisso che mi stava inghiottendo, mi avrebbe aiutata, invece mi sento come se una sorta di onda anomala mi avesse scaraventata da una piccola baia al riparo dalle correnti, dove però già faticavo a stare a galla, all’oceano aperto, con tutti i rischi e pericoli che questo comporta.
Sveglia alle 5:30 per scaldare i miei vari pasti dietetici preconfezionati e infilarli nei thermos.
Treno pendolari all’ora di punto conciata come se stessi andando in campeggio per una settimana.
Metropolitane inaccessibili per chi ha un equilibrio precario e la necessità di riuscire a incamerare aria che non provenga dagli scarti respiratori di centinaia di estranei.
Scale mobili che erano “in riparazione” da mesi già prima del mio ricovero. Non so se nel frattempo siano tornate in attività per poi arrendersi di nuovo, sta di fatto che non funzionano, e che a quelle che io ricordavo se ne sono aggiunte altre.
Persone che scorrazzano senza guardare dove vanno, schiantando i loro trolley contro Miss Gamba che, fra l’altro, è reduce da nuove mirabolanti disavventure di cui non ho avuto tempo per raccontare.
L’ufficio che continua a essere il malsano cantiere di sempre, continuando ad alimentare il dubbio che proprio qualche schifezza respirata lì dentro possa essere fra i principali candidati a fattore scatenante che ha risvegliato l’AnarcoPatia.
L’assoluta incapacità, con rincaro di mancanza di voglia, di correre. Il segnale che la vita mi ha inviato riguardo al fatto che dovessi rallentare è stato fin troppo eloquente, quindi ora mi guardo bene dal forzare troppo i ritmi, in qualunque cosa io mi trovi ad affrontare.
Il ritorno a casa, di sicuro meno caotico dell’andata, durante il quale riesco a concedermi ben 45 minuti per me, per leggere, scrivere, pensare o fare qualunque altra cosa sia fattibile in treno.
Una volta a casa ci sono tutti i thermos da lavare, ché quei materiali lì non vanno in lavastoviglie e, appena è tutto pulito, si prepara tutto da capo per il giorno dopo.
Ri-allestito il circo culinario per il dì seguente, è già ora di cena. Mangio, se così si può dire, e mentre aspetto l’orario dell’ultima pastiglia rifornisco il portapillole, controllo la batteria del lettore mp3 e preparo i vestiti puliti, dopo di che collasso, nel migliore dei casi sulla poltrona, che a volte almeno ci provo a stare sveglia un po’ di più se c’è un film che mi interessa, se no direttamente a letto.
In tutto ciò, per mero amor di cronaca, ancora non ho ripreso a guidare, quindi continuo a dover dipendere dagli altri per qualunque spostamento superi le mie, ancora ridotte, autonomie pedonali.

Non male, vero?!
Vorrei proprio scambiare due chiacchiere con chi sosteneva, e continua a sostenere che, pastiglie a parte, la mia vita sarebbe tornata tale e quale a prima. Vorrei proprio raccontare a queste care persone quanto poco sia rimasto della mia vita, quanto più frustrante sia già riuscita a rivelarsi questa nuova variante, nonostante conti appena poche settimane di vita contro i 29 anni di quella che mi sono dovuta lasciare alle spalle.
Vorrei sapere da loro dove sta la normalità nel non potermi bere un cappuccio con brioche a colazione o nel non potermi ordinare una pizza con una birra media il sabato sera. Vorrei sapere dove sta la normalità nel non poter schiodare gli occhi dall’orologio nemmeno nel fine settimana e nell’avere il proprio tempo scandito e vincolato dai farmaci. Vorrei sapere dove sta la normalità nel terrore di prendere un banale raffreddore di stagione, dato dal sapere che mi ci vorrà come minimo il doppio del tempo a guarire perché i farmaci che già prendo mi annientano il sistema immunitario. Vorrei sapere dove sta la normalità nel dover passare due giorni al mese in ambulatori vari per “monitorare” l’AnarcoPatia. Vorrei sapere dove sta la normalità nell’avere (quasi) 30 e sentirmi sempre addosso la stanchezza di un’ottantenne, per di più acciaccata. Vorrei sapere dove la normalità nel non poter fare, tuttora, la riabilitazione post intervento e quindi nell’avere una gamba che fa quel che vuole, facendomi deambulare come se fossi rimasta storpia. Nulla contro chi, purtroppo, lo è, anzi, avete tutta la mia comprensione, ma il mio malanno è già un altro, se riuscissi a evitare almeno gli extra evitabili non è che mi dispiacerebbe. Vorrei sapere dove sta la normalità nello stare a guardare una tabella di marcia dietetico-farmacologica che si divora il mio tempo, non lasciandomene neanche uno scampolo per dedicarmi alle poche cose che davvero hanno ancora il potere di farmi sorridere. Vorrei sapere dove sta la normalità nell’avere in corpo talmente tante schifezze chimiche da non avere più alcun controllo nemmeno sulle emozioni e sull’umore.
E queste sono solo alcune delle circostanze in cui non riesco più a vederla, la normalità, alcune delle più stupide e banali, perché pensare a quelle serie fa troppo male.

La verità è che questa nuova “vita” fa schifo.
La verità è che, pur continuando a non voler fare la vittima, la differenza fra essere malati e non esserlo c’è eccome, altro che patologie “modulabili” con farmaci che le rendono “assolutamente gestibili”.
Balle! Un’enorme, infinita camionata di balle!
Ancor di più quando è il tuo stesso corpo a rivoltartisi contro, a costringerti a bombardarlo per evitare che ti/si faccia altro male, che ti/si autodistrugga.
È devastante: questa è la verità.

Categorie: Abisso, Blog, Che Schifo!, Dieta, Поток Сознания, Чернила, Flusso di Coscienza, Inchiostro, Ink, PseudoNormalità, Sclero, Scrittura, Strano Pianeta, Stream of Consciousness, Vita, Vita da Pendolare | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 10 commenti

Ora tutto, tutto deve cambiare.

 

FEDE NELLA PRIMAVERA

Le dolci brezze si sono risvegliate
Spirano e sussurrano giorno e notte;
Si muovono ovunque.
Oh aria fresca, oh nuovo suono!
Ora, povero cuore, non temere,
Ora tutto, tutto deve cambiare.

Il mondo diventa più bello ogni giorno,
Non si sa cosa diventerà.
La fioritura non accenna a finire
Fiorisce anche la valle più lontana e profonda.
Ora, povero cuore, dimentica il tuo tormento.
Ora tutto, tutto deve cambiare.

– Ludwig Uhland –

 
 

I cambiamenti obbligati iniziano a palesarsi in tutta la loro importanza e non so quanto mi ci vorrà per abituarmici.
Le normali attività del quotidiano richiedono impegno doppio. Non posso decidere che non ho voglia di prepararmi il pranzo e, magari solo per un giorno, prendermi un panino, e non posso limitarmi a “farne un po’ di più” quando cucino la sera, perché il mio menù prevede portate diverse per mezzogiorno e sera.

Nell’attesa che la dieta veda la parola “FINE” e il peso si stabilizzi, ho reputato inutile rifare ora il guardaroba, anche considerando che la stagione va a finire, quindi coi vestiti mi arrabatto come posso, cercando di non coprirmi troppo né troppo poco. Faccio del mio meglio per non sembrare un clown, dato che buona parte dei pantaloni mi va larga e sto prendendo confidenza con le nuove scarpe da combattimento: stringhe, in modo da regolarle a seconda di come stanno le gambe la mattina, impermeabili, con l’imbottitura per tenere caldo e, inutile dirlo, senza tacchi.

Da non credere! Nella mia borsa c’è UN SOLO libro. Ahimè, non sono riuscita a mantenere il proposito di evitare quelli con la copertina rigida, ma solo perché ormai avevo iniziato a leggerlo. Finita la lettura in corso, però, ho già pronta una delle mie tante, amate liste, piena di libri interessanti e… in brossura!

Con la scrittura sto un pochino latitando, lo ammetto, ma non ho ancora preso il nuovo ritmo e in treno, dopo massimo quindici, venti minuti, mi addormento. La cosa buona è che quei pochi minuti sono sufficienti almeno per mettere a fuoco la pianificazione di alcune ideuzze che se ne vanno a spasso per la mia testa da qualche settimana e che, poco alla volta, sembra stiano prendendo forma. Così programmo, abbozzo, progetto, schematizzo, nell’attesa di metabolizzare i nuovi bioritmi al punto da riuscire a reincastrarci anche il tempo per scrivere come si deve. Per ora mi è riuscito solo di ridurre ai minimi termini anche il peso del mio kit da scrittura portatile, ma chi lo sa, magari prima o poi dai miei vaneggiamenti verrà fuori qualcosa di buono. Di sicuro non mi manca l’entusiasmo, e credo che già questo sia un buon punto di partenza.

Sono passati solo tre giorni, eppure una cosa mi è già ben chiara: qualcosa è cambiato, e molto deve ancora cambiare.
Io sono cambiata. E anch’io devo ancora cambiare parecchio.
Per me stessa, per la mia serenità, perché ho imparato a rimettere in ordine le priorità e sto cercando di imparare anche a dare alle cose il giusto peso, quello che davvero gli spetta.
Non mi aspetto che sia semplice, anzi, so per certo che non lo sarà, ma come mi ha fatto notare una persona, sarebbe stupido arrendersi proprio ora, quindi stringo i denti e vado avanti.
Non ho idea di dove porti questa nuova strada che sono stata in qualche modo costretta a imboccare, ma per il momento io mi limito a camminare, con calma, un passo alla volta, un giorno alla volta, e a godermi i panorami che questo nuovo viaggio ha da offrirmi e le lezioni che ha da insegnarmi.

 
 

Buona giornata a tutte e tutti!!!
Всем доброго дня*!!!

 
 

*Vsjém dóbrava dnjá!!!

Categorie: Abisso, Autori, Blog, Buoni Propositi, Capita anche a me..., Поток Сознания, Flusso di Coscienza, PseudoNormalità, Sclero, Scrittura, Stream of Consciousness, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

Shopping Funzionale.

Image Credit © VeRA Marte

 

Iniziano le grandi manovre.
La domenica pomeriggio, nonostante il diluvio universale, è stata dedicata a una trasferta improvvisata per procurarmi l’equipaggiamento da trasporto cibo. Si ringrazia l’AnarcoSocio per essersi accollato senza lamentele la mansione di autista-singing-in-the-rain, che nella PandaMobile non c’è il lettore CD e da qualche mese la radio ha deciso che le aggrada solo la frequenza di Radio Cuore, così oltre a guidare, il sant’uomo mi ha anche fatto da jukebox umano.

Come ormai sapete fin troppo bene, sono a dieta ferrea e rigorosa, quindi la questione pasti è una delle tante che dovrò imparare a gestire al mio rientro in ufficio, fra due settimane.
Nel male delle porzioni pesate al grammo e, ahimè, piuttosto ridotte, ho risolto con due maxi thermos per alimenti. Prove d’ingombro fatte: ci sta tutto alla perfezione, e già questo mi ha sollevata non poco.
Il prossimo passo sono le prove d’ingombro dei liquidi. Archiviato il mio vecchio thermos da 0,5 L addetto alla tisana, sono passata a due da 0,4 L in modo da potermi portare sia la tisana che il caffelatte previsto dalla colazione, che dal 3 di febbraio verrà “celebrata” alla scrivania. Alla faccia della pausa caffè fighettosa in tipico stile milanese: almeno a colazione, mangerò tre volte tanto rispetto alle colleghe, ma senza spendere niente. Ok, cappuccio e brioche alla crema sono un’altra cosa, ma sto cercando di vedere i lati positivi.
A corredare la mia collezione di thermos nuovissimi, ecco i bicchieroni di plastica da campeggio, che nei bicchierini/tappo dei thermos le fette biscottate non riesco proprio a inzupparcele, non ci passano.
Il tutto è destinato a essere portato a spasso nel mio meraviglioso zaino da escursionismo, nuovo anche lui, insieme alle posate e ai miei millemila litri d’acqua giornalieri obbligatori.
Insomma, per la fine di febbraio, metà marzo al massimo, conto, oltre alla gamba, di essere riuscita a stortarmi la schiena… Ihihih!!!

Riflettevo sul fatto che, contenuto dello zaino a parte, in effetti non sono molte le cose che mi restano da portarmi dietro.
Posto che io riesca a tener fede ai miei buoni propositi riguardanti i libri, potrei addirittura riuscire a compiere il grande passo: sostituire la maxi borsa in stile Mary Poppins con una borsa “normale”, ovvero contenente soltanto un mini-kit di sopravvivenza composto da documenti, portafoglio, salviettine, fazzolettini, UN SOLO libro, il mini blocnotes, il quadernino, un paio di penne, uno specchietto, gomme da masticare, burrocacao e crema per le mani. Una valutazione a sé verrà riservata, a tempo debito, alla gestione del materiale di russo nei giorni in cui c’è lezione e ai cosmetici, indispensabili da quando mi sono riempita di sfoghi causa farmaci. Elencate sembrano un sacco di cose, ma se ci pensate bene peso e ingombro sono davvero ridotti.

Che dire? Il ghiaccio è rotto.
Il primo passo verso la ripresa è fatto e, mentre mi domando perché il caricamento online abbia trasformato la mia fiquissima foto da moderna natura morta a orrenda sgranatura complessiva, penso a come organizzare le prossime tappe del mio ritorno al mondo esterno.

Categorie: Abisso, Blog, Buoni Propositi, Capita anche a me..., Dieta, Поток Сознания, Flusso di Coscienza, Fotografia, PseudoNormalità, Sclero, Scrittura, Stream of Consciousness, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 8 commenti

Un po’ di Serietà… #1

ANMAR
Associazione Nazionale Malati Reumatici

 
 

La malattia: un passaggio dal lutto, all’accettazione, alla scoperta di sé attraverso l’aiuto psicologico

Molto spesso viviamo il nostro corpo come un nemico, come qualcosa che sfugge al proprio controllo ed alla nostra volontà.
Trovarsi faccia a faccia con la diagnosi di una malattia e con ciò che essa comporta attiva vissuti emotivi intensi di angoscia, rabbia e tristezza in cui prevale il senso di impotenza da cui nascono mille domande: “Perché proprio a me? Perché questo? Perché adesso? Cosa ne sarà di me?”.
La malattia ci costringe a rivedere la scala delle priorità della propria esistenza e ci porta ad aprire gli occhi di fronte all’illusione della nostra eternità.
Rispetto alle cause dell’insorgenza di una malattia (qualunque essa sia) si deve considerare una molteplicità di fattori tra cui quelli ambientali, ereditario-genetici e anche di tipo psicologico.
Il sostegno psicologico diventa un’occasione importante per la persona, in cui la terapia diventa uno spazio, un tempo ed una relazione in cui poter essere ascoltato nella propria sofferenza psico-emotiva all’interno di un luogo protetto in cui lasciarsi attraversare dal dolore della perdita di ciò che si era e di ciò che non si è più, sentendo il profondo dispiacere per se stessi per poi riuscire a lasciarsi tutto alle spalle trovando la forza di conoscersi per ciò che si è nelle proprie capacità, risorse e limiti del presente. Ciò libera energie trovando la forza di concedersi qualcosa di nuovo spingendosi in nuove direzioni.
La persona non è la sua malattia e non esaurisce il suo potenziale in essa; per questo è importante essere aiutati a distinguere il fatto che avere un problema non significa essere il problema, che la persona è molto di più e molto altro rispetto alla malattia.
Il sintomo, nel dolore che porta con sé, racconta qualcosa di prezioso nel suo significato simbolico espressione dell’indissolubile rapporto Mente-Corpo: racconta di una vita in cui blocchiamo, tradiamo e reprimiamo bisogni, desideri, emozioni autentiche creando una vita stressante rispetto al nostro ben-essere e alla vita che vorremmo vivere ma che non ci permettiamo.
Il nostro corpo fedele a se stesso ha qualcosa da dirci e da insegnarci sulla direzione da prendere per poter stare meglio con noi stessi. Ascoltare ciò che il corpo con la sua “saggezza” ha da dirci, diventa quindi un’occasione importante per poter ri-decidere della propria esistenza.

C’è stato un tempo in cui da bambini abbiamo compreso che per sentirci amati e amabili, dovevamo comportarci in un certo modo. Abbiamo imparato a compiacere, ad essere perfetti sforzandoci di non sbagliare mai, richiedendo a noi stessi l’efficienza e la forza di chi non deve mostrare segni di fragilità e di chi non può chiedere aiuto. E’ anche per questo motivo che la malattia può insorgere.
La malattia nel dolore che porta con sé ci può portare quindi a compiere un viaggio dal fuori al dentro di noi, al nostro stato interiore per ritrovare la propria spinta vitale.
Il supporto psicologico nasce dalla necessità di aiutare la persona a compiere questo viaggio attraversando il proprio dolore verso l’accettazione di sé (e della malattia) all’interno di un processo di comprensione via via più profondo in cui capire cosa sta capitando nella propria vita: “Che cosa mi sto impedendo di pensare, di sentire, di dire, di fare? Chi sono io se lascio ciò che devo essere? Cosa posso fare per me e per migliorare la mia qualità di vita in relazione a questa malattia?”
Sono queste alcune delle domande a cui trovare risposta attraverso il percorso psicologico in cui dare valore alla persona nella sua storia e nella sua unicità per tornare in armonia con se stessi anche imparando ad esprimere quei “NO” , quei “SI”, quei “BASTA” soffocati ed ingoiati nella paura del rifiuto e dell’abbandono e nella convinzione deleteria di non essere meritevoli di amore.
Il percorso psicologico come metafora di un viaggio per ri-tornare al proprio sé, prendendosi cura del proprio sentire a partire da un nuovo modo di stare con se stessi e con gli altri nella possibilità di volersi bene e di sentire di andar bene così come si è; nella possibilità di riuscire a realizzarsi e di godere della vita; nella possibilità di recuperare la vicinanza dell’altro, sentendo di avere un posto in un mondo che sa anche accoglierci; nella possibilità di sentire la propria forza e anche la propria fragilità; di poter stare sulle proprie gambe ma anche di farsi sorreggere; di stare solo e anche di stare “con” ascoltando, chiedendo e dicendo, nella certezza che si può cadere e rialzarsi sbagliando ed imparando dalla vita e dal nostro corpo.

Dott.ssa Silvia Polin
Psicologa-Psicoterapeuta in Analisi Transazionale e Gestalt
Fonte – Per saperne di più

 
 

Non c’è molto che io mi senta di aggiungere a quanto si dice nell’articolo; forse perché alcune affermazioni hanno dato voce a concetti a cui io stessa cercavo di dare forma da settimane senza riuscirci, o forse perché, seppur affidandomi a parole altrui, ho trovato per la prima volta il coraggio di guardare in faccia quello che sto vivendo.

Non è solo un brutto sogno: è tutto vero.

C’è un mondo sommerso a cui si fa volentieri a meno di pensare finché non ci si cade dentro, come inciampando in una pozzanghera che si rivela più profonda di quanto sembrasse. In Italia vengono definite malattie sistemiche autoimmuni rare tutte quelle patologie che colpiscono una percentuale di popolazione inferiore allo 0,05%. Se ci si concentra sulle cifre, dà l’idea di un qualcosa di tanto irrisorio da poter essere ignorato, ma quando ti scopri parte di quel “così poco da sembrare trascurabile”, ti rendi conto che, nel nostro paese, lo 0,05% della popolazione è pari a circa 30.000 persone: vista così i numeri non appaiono più tanto insignificanti.
Non dimentichiamo che, oltre ai “malati rari”, ci sono i malati meno rari, ma non per questo meno malati, e i disabili.

Non sono a caccia di compassione. Ci sono infatti una serie di fattori per cui io posso ritenermi un membro “fortunato”, passatemi il termine, di questa enorme sub-popolazione di persone “scomode” e difficili da gestire: dal punto di vista medico, pratico, emotivo e, non prendiamoci in giro, anche economico.
Vorrei solo che ci si soffermasse più spesso a pensare , fosse anche solo per un istante, a come ci sentiremmo se, al posto loro, ci fossimo noi.

 

Buona settimana a tutte e tutti!!!
Всем замечательной недели*!!!

 
 

*Vsjém zamjeciátjelnoj njedjégli!!!

Categorie: Abisso, Autori, Blog, Capita anche a me..., Che Schifo!, Dieta, Поток Сознания, Flusso di Coscienza, PseudoNormalità, Sclero, Stream of Consciousness, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 13 commenti

Bye Bye, Campana…!

 

Non possiamo mica tenerla sotto una campana di vetro a oltranza ‘sta ragazza.
– La Mia Reumatologa –

 

Direi proprio di no che non possiamo!
E via libera fu!

Con molta calma e moltissima attenzione si riparte.
Fra 3 settimane la parola FINE troverà il suo posticino, subito dopo la parola reclusione, definizione da me assegnata a quello che tutti gli altri si ostinano a chiamare “riposo” e/o “recupero”.

A febbraio si torna in trincea!
Sembrerà strano, ma non so come mi sento a riguardo.
Ancora non riesco nemmeno a immaginare come sarà nel concreto la mia nuova vita.
Il punto è che non sarà un semplice ritorno al “prima”: ci sono un sacco di cose che nel “prima” non erano contemplate, ma che nel “dopo” dovranno essere tassative e categoriche, come i farmaci e la dieta, ben più difficili da gestire se vanno incastrati con i ritmi lavorativi. Ovvio che le esigenze di salute verranno sempre prima di quelle d’ufficio.
Incombenze obbligate e problematiche a queste relative a parte, ci sono anche pensieri banali che contribuiscono ad affollarmi la mente in questo momento. Ad esempio, mi toccherà fare una revisione del mio armadio, perché non so più quali vestiti mi vadano bene e quali no. Era dai tempi delle medie che non pesavo così “poco” (non che io pesi poco davvero), e dopo tre mesi passati fra pigiami e tute, non vorrei trovarmi a riaffrontare la grande e caotica metropoli milanese con un solo paio di pantaloni a mia disposizione.
Almeno per i primi tempi, dovrò riorganizzarmi i pesi nella borsa, e anche questa sarà una sfida non da poco per una come me, fedele seguace delle maxi borse in stile Mary Poppins. Dovrò imparare che già due libri sono troppi, più di due un’incomprensibile follia, soprattutto considerando che non mancano mai un blocchetto per gli appunti random e lo storico quadernino custode delle mie (dis)avventure.
Fra treni e metropolitane dovrò fare i conti con la mia neonata germofobia, che post dimissioni dall’ospedale si è di sicuro ridimensionata, ma non è ancora del tutto sotto controllo.
Dovrò marchiarmi a fuoco da qualche parte che la ripresa del dovere non può, NON DEVE, rappresentare un nuovo abbandono del piacere. Non devo permettermi di perdere per strada i tempi e gli spazi per la lettura, la pasticceria, lo studio, i maldestri tentativi di fotografia e la scrittura, riconquistati con tanta fatica in questo periodo di convalescenza in cui a mancare erano la mobilità e la forza fisica, e gli ostacoli più grandi si sono rivelati i dolori vari ed eventuali causati da esami e terapie, che per alcune settimane mi hanno costretta a letto, incapace di sedermi e perfino di tenere la penna in mano.

Sarà un po’ come rinascere, dovrò reimparare a vivere.
Non so se sia un bene o un male, credo che in buona parte dipenda dallo spirito con cui finirò per affrontare la cosa, che però al momento appare piuttosto confuso anche a me. Troppi dubbi, troppe difficoltà, troppe imposizioni, troppa burocrazia, troppe incertezze, troppi vincoli, troppa aridità umana, troppe domande ancora senza risposte, e soprattutto troppe paure che dovrò affrontare per forza da sola.
Le emozioni in fondo allo stomaco si scontrano, ma sono tutte battaglie sterili, che non portano da nessuna parte. L’equilibrio sembra un’utopia irragiungibile, che racchiude in sé l’agognata serenità.
Vorrei solo un po’ di pace, poter dimenticare questi ultimi mesi anche solo per qualche istante, fingere che non sia successo nulla, che sia stato tutto soltanto un brutto sogno, svegliarmi e ritrovare la rassicurante noia della mia vecchia realtà.

 

Ho paura.
Una paura fottuta.
E non mi vergogno ad ammetterlo.

Categorie: Abisso, Blog, Buoni Propositi, Capita anche a me..., Поток Сознания, Чернила, Flusso di Coscienza, Inchiostro, Ink, PseudoNormalità, Sclero, Scrittura, Sproloqui d'Inchiostro, Stream of Consciousness, Vita, Vita da Pendolare | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 17 commenti

Flusso di Coscienza. #10

 

VeraLandia è innevata. Di nuovo.
Incredibile a dirsi, ma la cosa pare non disturbarmi più di tanto.
Il pensiero va sempre alla stessa cosa: le strade. Sarà che, come l’altra volta, la neve è arrivata alla vigilia di un controllo medico, ma non si tratta certo di metri di neve e io non posso ancora guidare, quindi è inutile stare a rimuginarci su: non è un problema mio.

Sono in tensione da inattività forzata.
Non avendo potuto festeggiare nel senso letterale del termine, ed essendo a riposo ormai da settimane, i cosiddetti “giorni festivi” mi appaiono solo come ostacoli che rallentano qualunque attività comune, come i movimenti bancari, le spedizioni, la disponibilità degli uffici informazioni e via dicendo.
Sono stata costretta a rimanere ferma per troppo tempo e ora ho bisogno di rimettermi in movimento, di fare, fare, fare. Nel concreto della quotidianità per me è “festa” da più di due mesi ormai e la ricerca di cose nuove e interessanti con cui confrontarmi e cimentarmi è diventata costante.
Così ecco i nuovi esperimenti culinari, il cartonaggio, le creazioni di panno, la lettura, gli approfondimenti di russo e le nuove sfide nella scrittura, anche se autoimposte.

L’unica cosa che ancora scarseggia sono le risorse economiche. Per quanto io faccia del mio meglio per evitare sprechi, reinventare i materiali e valutare in modo quasi maniacale il rapporto qualità/prezzo degli acquisti che finisco per classificare come indispensabili, i fondi continuano a essere pochi. Però chi lo sa, magari divento davvero brava almeno in una delle nuove attività a cui mi sto dedicando, al punto da cavarne un business che farà di me, in questo 2014, una donna acciaccata ma ricca! Muahahah!!! L’astinenza da zuccheri raffinati inizia a rendere manifeste le sue conseguenze.

In fondo, però, un po’ di speranza c’è: non potrà mica andare peggio dell’anno appena trascorso, no??!
A questo punto confido perfino nel calcolo delle probabilità. Se poi a livello lavorativo la situazione dovesse davvero degenerare, beh, nel frattempo avrò imparato a fare un sacco di altre cose con cui provare a “riqualificarmi” per cercare alternative.
Per il momento mi concentro sull’ennesimo giorno di “sacrifici di gola”, che i peccati in tal senso sono acqua talmente passata da farne risultare sfuocato perfino il ricordo.
E domani si inizia la giornata offrendo il braccino ai brutti ceffi del centro prelievi, ma sarà pur sempre un altro giorno…

 

Buona serata a tutte e tutti!!!
Всем доброго вечера*!!!

 
 

*Vsjém dóbrava vjécera!!!

Categorie: Abisso, Arte Varia, Blog, Buoni Propositi, Capita anche a me..., Cucina, Поток Сознания, Чернила, Flusso di Coscienza, Inchiostro, Ink, Libri, PseudoNormalità, Russia, Sclero, Scrittura, Stream of Consciousness, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 9 commenti

Io che…

 

Io che in dio ho smesso di credere non ricordo nemmeno più da quanto, o che forse non ci ho mai creduto davvero.
Io che spesso ho invidiato chi crede senza remore, senza condizioni, non tanto per quello in cui crede, ma per il modo in cui lo fa, per l’incrollabilità della fede in sé.
Io che ora, da un tempo che è niente eppure mi sembra già infinito, mi sento in balìa di un qualcosa più grande di me.
Io che oscillo in maniera imprevedibile e spaventosa fra il pensiero di chi sta peggio e quello di chi sta meglio, con conseguenti picchi e tracolli d’umore.
Io che creavo con le parole, adesso mi sento paralizzata dall’incapacità di trovare quelle giuste per raccontare il mio stato d’animo.
Io che sono sempre stata fiera di vivere nel mio mondo, ora mi ritrovo a non sapere come fare ad affrontare quello reale.
Io che non pianificavo percorsi, lasciandomi guidare dalle sensazioni, ora devo avanzare al ritmo di una tabella di marcia obbligata, misurando bene ogni singolo passo.
Io che non chiedevo aiuto nemmeno quando ero al limite, ora sono lo stendardo della non-autonomia, perfino in molte banalità del quotidiano.
Io che sapevo quello che volevo e tiravo dritto, a testa bassa, per raggiungerlo, ora sopravvivo di compromessi che prima avrei classificato come inaccettabili.

 

Io che ero convinta di sapere chi ero,
e tutto sommato mi piacevo anche abbastanza,
ora non mi (ri)conosco più.

Categorie: Abisso, Arte Varia, Blog, Capita anche a me..., Поток Сознания, Чернила, Flusso di Coscienza, Inchiostro, Ink, Musica, PseudoNormalità, Sclero, Scrittura, Sproloqui d'Inchiostro, Stream of Consciousness, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 6 commenti

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: