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Le Tisane Insegnano…

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Image Credit © VeRA Marte

 

Da ex amante categorica ed esclusiva del tè verde, negli ultimi anni sono passata alla sperimentazione e degustazione delle più svariate tisane.
Escludendo quelle preparate “su misura” in erboristeria, fra quelle in commercio sono diventata un’accanita sostenitrice delle Yogi Tea: fantastiche!

Un tocco in più è dato dal fatto che ogni bustina contiene anche un piccolo aforisma.
Quello di ieri, su cui ho riflettuto mentre mi bevevo un litro buono di tisana foglie di lampone, citron verbena e lavanda, diceva così: “Be grateful to yourself.”, tradotto “Sii grato a te stesso.”.

Difficile se la comparsa di una malattia autoimmune ha sconvolto da cima a fondo la tua vita.
Già, perché le malattie autoimmuni sono il risultato della rivolta del tuo corpo contro se stesso, e allora come fai a esserti grata?
Ieri, però, quelle quattro parole hanno dato vita a un pensiero nuovo.
Le cose che più amo hanno a che fare con la vista: leggere, scrivere, studiare, osservare i dolci diventare dorati nel forno.
L’AnarcoPatia se l’è presa con i miei muscoli, ma come sarebbe stato se invece avesse mirato agli occhi?
E allora, seppur nel paradosso, eccomi grata a me stessa, al mio corpo ostile che, nell’ormai quotidiano conflitto, ha deciso di non intaccare lo strumento fondamentale per coltivare le mie passioni più sentite.

In realtà, a causa di alcuni farmaci, anche la vista risente della situazione, ma per ora le difficoltà sono gestibili, quindi ci penserò a tempo debito, se e quando sarà necessario pensarci.

È curioso come, spesso, proprio nelle difficoltà più grandi si finisca per scorgere delle piccole fortune capaci di rendere la vita un pochino più serena.

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Attesa. #1

attesa-ожидание

Image Credit © VeRA Marte

 

Questo, a mio parere, si chiama “pararsi il c**o”.
Con classe, aggiungerei, per carità, ma pur sempre pararsi il c**o.
(Ebbene sì, ogni tanto mi ricordo di auto-censurarmi le continue volgarità che eruttano dalla mia boccaccia polemica.)

Mi sta bene che non si possa essere marziali riguardo la durata di una visita medica, ma se da oltre un anno a questa parte il ritardo medio fra l’orario dell’appuntamento e quello dell’effettivo ingresso in ambulatorio non è MAI sceso al di sotto dell’ora e 15 minuti, non sono polemica io: c’è qualcosa che non va nell’organizzazione e nella gestione degli appuntamenti, eccome se c’è.

Sarà che dopo il ricovero a sorpresa l’ambiente ospedaliero si è fatto ancora più infido ai miei occhi.
Il riscaldamento a palla non è perché i malati non prendano freddo, ma per stordirli riproducendo le condizioni che provocano i colpi di calore d’estate, così si accasciano e non rompono.
Poi esci e ti ritrovi in 10 centimetri di neve con una temperatura di -3°. Il risultato è che, causa sbalzo termico, ti riammali, devi tornare in ospedale, e così via, in un infinito circolo vizioso.

Va beh, venendo al sodo, mercoledì avevo il controllo con la reumatologa fissato per le 12:30, ma il mio turno è giunto solo all’alba delle 14:00.
Entro e scopro che:

  • Non è vero che con la mia terapia non mi si dovrebbe alzare la febbre: diciamo che è molto poco probabile, ma non impossibile. Come io poi riesca a raggiungere i 39,9° nessuno me lo sa spiegare.
  • Mi hanno dato l’antibiotico senza sospendermi l’immunosoppressore??? Ma come è possibile???
    Così si rischia di prolungare, se non addirittura di peggiorare, l’infezione in corso.
    Peccato che questo fosse come minimo il quarto o quinto ciclo di antibiotici che la sottoscritta si è ingollata nell’ultimo anno.
  • Dimenticarsi della mia riabilitazione??!
    Ma come ho potuto anche solo pensare che potessero aver commesso cotanta oscenità??!
    Il punto sta nella pazienza: finché i valori degli esami non saranno come dicono loro, non è proprio il caso di pensare alla riabilitazione. In ogni caso, giusto perché ho avuto la malsana idea di chiederlo, se tutto sarà in ordine se ne potrebbe perlare verso l’inizio del 2016.
    STICAZZI!!! Aggiungo io.
    (Perdonatemi, ma qui proprio non me la sento di auto-censurarmi.)

Per amor di cronaca, finite le rimostranze, trovo giusto dire anche che, dopo circa 8 mesi di stallo, l’agognata riduzione dei farmaci c’è stata, e questa volta ha addirittura superato le mie aspettative, che tanto erano rimaste deluse la volta scorsa. Da 10 mg di cortisone al giorno a 7,5 mg per tutto il prossimo mese e poi, udite, udite, si passa a 5 mg al giorno fino al prossimo controllo, ai primi di ottobre.

Intanto fuori è tutto bianco, coperto da 15/20 centimetri buoni di neve che in realtà non ho vissuto granché, se non per il mortale gelo casalingo alla facciazza dei caloriferi bollenti, perché questa è stata anche la mia prima settimana di lavoro da casa. Fra l’ufficio, i compiti di russo, il blog e la mia pessima (pessimissima, pessimerrima) gestione degli acquisti (compulsivissimi) online, mi resta poco tempo perfino per guardare fuori dalla finestra.
È curioso come, nonostante ora risparmi le 3 ore giornaliere che di solito mi portano via i vari spostamenti, il tempo continui a rivelarsi troppo poco per tutto quello che vorrei fare. Le due alternative più plausibili sono: fare tutto in maniera abbastanza superficiale oppure dedicarmi a una sola cosa al giorno, però facendola bene.
Il problema è che alcune cose, lo studio del russo su tutte, richiederebbero un minimo d’applicazione quotidiana per portare a dei risultati decenti, quindi il problema rimane.

Detto questo, forse è il caso che io vada a fare almeno un paio di russ-esercizi…

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Facebookiane Sorprese Natalizie.

statistiche-facebook

Image Credit © VeRA Marte

 

A suo tempo, si parla quindi di oltre due anni fa, mi ero sbattuta all’impossibile per promuovere la pagina facebook legata a questo blog, con risultati che definire pessimi sarebbe ancora un eufemismo, infatti ero a malapena riuscita, importunando amici e conoscenti, a raggiungere i 30 “Mi piace” indispensabili per poter almeno accedere alle statistiche della pagina.
Alla luce della quantità di lavoro, tanto enorme quanto inutile, che era servita a raggiungere 33 miserrimi “Mi piace”, avevo deciso di concentrarmi solo sul blog, lasciando i vari canali social a se stessi.
Ora, quel che è successo è che, qualche giorno fa, incuriosita da un numero insolito di notifiche segnalato sull’iconcina dell’app, ho sbirciato e, alle 21:40 di ieri sera, la situazione che mi sono trovata davanti è quella che si può vedere nell’immagine, dimensioni e risoluzione permettendo.
Oltre 50 nuovi “Mi piace” in una settimana e parametri vari alle stelle in positivo.
Cosa ho fatto? Nulla.
Proprio qui sta il bello. All’improvviso sono iniziati a fioccare nuovi fans senza alcun apparente motivo. Ho curiosato qualche profilo qua e là, pescandoli a caso fra i nuovi arrivati, ma non ho contatti in comune con nessuno di quelli visti. La parte più divertente è che questa tendenza sembra continuare: inarrestabile…

In quest’ultimo anno ho pian piano assimilato il categorico divieto, se mai mi fosse passato per la testa, di dedicarmi a scolpire quella zampogna saccagnata di corpicino che mi ritrovo, quindi, per ovvia, scontata e inevitabile deduzione, non mi resta che ripiegare su un attento rimodellamento della mia testaccia dura.
In un post dello scorso anno sostenevo l’assoluta inutilità del formulare buoni propositi per l’anno in arrivo, poi ho riflettuto sul fatto che non fare buoni propositi è a sua volta un proposito e mi sono detta “Al diavolo…!”.
Se, per una serie di motivi con cui non starò ad annoiarvi ora, non mi è più dato di poter contare su un minimo di tonicità muscolare, su una pelle presentabile e su una folta chioma fluente, vorrà dire che mi impegnerò a infradiciare quella spugna malconcia del mio cervello con tutto quello che sarò in grado di fargli assorbire, e d’ora in poi me la giocherò facendo onore al mio lato “nerd” e intellettualoide, ammesso che tale si possa definire.

Partendo dal presupposto che, ahimè, in realtà nemmeno la capoccia è del tutto immune agli effetti collaterali dei farmaci, ho pensato di propinarvi una delle mie famigerate liste per dare un’idea di quali siano i miei piani, almeno nelle intenzioni:

  • Leggere, leggere, leggere.
  • Scrivere, scrivere, scrivere.
  • Cucinare, soprattutto dolci, ma non escludo la possibilità di cimentarmi anche col salato. Magari così riuscirei a frenare almeno un po’ le accuse, mossemi ormai da chiunque mi circondi, di voler attentare alla loro linea/salute.
  • Studiare RUSSO. La docente che tiene il corso di quest’anno è un vero osso duro, ma il suo grado di preparazione mi lascia a bocca aperta, sempre di più di lezione in lezione. Trovare la giusta modalità per fare tesoro di questa opportunità vorrebbe dire mettere a segno proprio un bel colpo, sia a livello personale che, non si sa mai, a livello professionale.
  • Riprendere a studiare almeno una delle lingue abbandonate. È vero, oltre all’italiano e al russo, il lavoro mi richiede l’uso quotidiano dell’inglese, ma a parte le indiscutibili ragioni per cui, a oggi, è impossibile farne a meno, è una lingua che ha perso ogni capacità di solleticare il mio interesse, salvo rare e isolate eccezioni più o meno obbligate. Pensavo al tedesco, ma si vedrà…

Mi piacerebbe un sacco anche porre rimedio alla mia imbarazzante incapacità nel disegno, nella fotografia e nel canto, ma credo che questa sia tutta un’altra storia…

 

Buona serata a tutte e tutti!!!
Всем весёлого вечера*!!!

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

*Vsjém visjólava vjécera!!!

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Menù del Giorno.

 

Ci sono voluti febbre alta e un principio di bronchite perché, di nuovo costretta al riposo in casa, io riuscissi a trovare il tempo per un post.

Il mio menù del giorno prevede:
– 13 pastiglie
– due fialette
– una bustina
– varie e abbondanti spalmate di pomata balsamica

La ripresa non sta affatto andando come mi ero prospettata.
Non sto spaccando il mondo come mi auguravo di fare negli ultimi, (fin troppo) ottimisti post pre-rientro, anzi, ancora una volta è la vita che sta massacrando me.
Che poi, quale vita?
Quella “nuova”, che mi aspettavo più complicata, ma tutto sommato accettabile, si sta rivelando non-vita.
Avevo deciso che il “dovuto” non avrebbe più preso il sopravvento sul “voluto”, e in un certo senso forse sta anche andando così, ma solo perché è cambiato l’attore che recita questo ruolo. Prima il dovuto erano gli obblighi di tutti i comuni mortali, primo su tutti il lavoro, ora il dovuto è quello medico e non è un dovuto che posso declassare sulla scala delle priorità. Così, una volta fatto tutto ciò che la gestione della mia routine farmacologica quotidiana richiede, le mie 24 ore sono finite. L’unica cosa che riesco ancora a fare è leggere un po’ sul treno del ritorno, perché all’andata ne approfitto per recuperare un po’ di sonno.

Ero convinta che tornare in superficie, riemergere dall’abisso che mi stava inghiottendo, mi avrebbe aiutata, invece mi sento come se una sorta di onda anomala mi avesse scaraventata da una piccola baia al riparo dalle correnti, dove però già faticavo a stare a galla, all’oceano aperto, con tutti i rischi e pericoli che questo comporta.
Sveglia alle 5:30 per scaldare i miei vari pasti dietetici preconfezionati e infilarli nei thermos.
Treno pendolari all’ora di punto conciata come se stessi andando in campeggio per una settimana.
Metropolitane inaccessibili per chi ha un equilibrio precario e la necessità di riuscire a incamerare aria che non provenga dagli scarti respiratori di centinaia di estranei.
Scale mobili che erano “in riparazione” da mesi già prima del mio ricovero. Non so se nel frattempo siano tornate in attività per poi arrendersi di nuovo, sta di fatto che non funzionano, e che a quelle che io ricordavo se ne sono aggiunte altre.
Persone che scorrazzano senza guardare dove vanno, schiantando i loro trolley contro Miss Gamba che, fra l’altro, è reduce da nuove mirabolanti disavventure di cui non ho avuto tempo per raccontare.
L’ufficio che continua a essere il malsano cantiere di sempre, continuando ad alimentare il dubbio che proprio qualche schifezza respirata lì dentro possa essere fra i principali candidati a fattore scatenante che ha risvegliato l’AnarcoPatia.
L’assoluta incapacità, con rincaro di mancanza di voglia, di correre. Il segnale che la vita mi ha inviato riguardo al fatto che dovessi rallentare è stato fin troppo eloquente, quindi ora mi guardo bene dal forzare troppo i ritmi, in qualunque cosa io mi trovi ad affrontare.
Il ritorno a casa, di sicuro meno caotico dell’andata, durante il quale riesco a concedermi ben 45 minuti per me, per leggere, scrivere, pensare o fare qualunque altra cosa sia fattibile in treno.
Una volta a casa ci sono tutti i thermos da lavare, ché quei materiali lì non vanno in lavastoviglie e, appena è tutto pulito, si prepara tutto da capo per il giorno dopo.
Ri-allestito il circo culinario per il dì seguente, è già ora di cena. Mangio, se così si può dire, e mentre aspetto l’orario dell’ultima pastiglia rifornisco il portapillole, controllo la batteria del lettore mp3 e preparo i vestiti puliti, dopo di che collasso, nel migliore dei casi sulla poltrona, che a volte almeno ci provo a stare sveglia un po’ di più se c’è un film che mi interessa, se no direttamente a letto.
In tutto ciò, per mero amor di cronaca, ancora non ho ripreso a guidare, quindi continuo a dover dipendere dagli altri per qualunque spostamento superi le mie, ancora ridotte, autonomie pedonali.

Non male, vero?!
Vorrei proprio scambiare due chiacchiere con chi sosteneva, e continua a sostenere che, pastiglie a parte, la mia vita sarebbe tornata tale e quale a prima. Vorrei proprio raccontare a queste care persone quanto poco sia rimasto della mia vita, quanto più frustrante sia già riuscita a rivelarsi questa nuova variante, nonostante conti appena poche settimane di vita contro i 29 anni di quella che mi sono dovuta lasciare alle spalle.
Vorrei sapere da loro dove sta la normalità nel non potermi bere un cappuccio con brioche a colazione o nel non potermi ordinare una pizza con una birra media il sabato sera. Vorrei sapere dove sta la normalità nel non poter schiodare gli occhi dall’orologio nemmeno nel fine settimana e nell’avere il proprio tempo scandito e vincolato dai farmaci. Vorrei sapere dove sta la normalità nel terrore di prendere un banale raffreddore di stagione, dato dal sapere che mi ci vorrà come minimo il doppio del tempo a guarire perché i farmaci che già prendo mi annientano il sistema immunitario. Vorrei sapere dove sta la normalità nel dover passare due giorni al mese in ambulatori vari per “monitorare” l’AnarcoPatia. Vorrei sapere dove sta la normalità nell’avere (quasi) 30 e sentirmi sempre addosso la stanchezza di un’ottantenne, per di più acciaccata. Vorrei sapere dove la normalità nel non poter fare, tuttora, la riabilitazione post intervento e quindi nell’avere una gamba che fa quel che vuole, facendomi deambulare come se fossi rimasta storpia. Nulla contro chi, purtroppo, lo è, anzi, avete tutta la mia comprensione, ma il mio malanno è già un altro, se riuscissi a evitare almeno gli extra evitabili non è che mi dispiacerebbe. Vorrei sapere dove sta la normalità nello stare a guardare una tabella di marcia dietetico-farmacologica che si divora il mio tempo, non lasciandomene neanche uno scampolo per dedicarmi alle poche cose che davvero hanno ancora il potere di farmi sorridere. Vorrei sapere dove sta la normalità nell’avere in corpo talmente tante schifezze chimiche da non avere più alcun controllo nemmeno sulle emozioni e sull’umore.
E queste sono solo alcune delle circostanze in cui non riesco più a vederla, la normalità, alcune delle più stupide e banali, perché pensare a quelle serie fa troppo male.

La verità è che questa nuova “vita” fa schifo.
La verità è che, pur continuando a non voler fare la vittima, la differenza fra essere malati e non esserlo c’è eccome, altro che patologie “modulabili” con farmaci che le rendono “assolutamente gestibili”.
Balle! Un’enorme, infinita camionata di balle!
Ancor di più quando è il tuo stesso corpo a rivoltartisi contro, a costringerti a bombardarlo per evitare che ti/si faccia altro male, che ti/si autodistrugga.
È devastante: questa è la verità.

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Caro Blog… #2

 

Non avrei mai pensato che questo blog avrebbe preso le sembianze del diario, anche se online, al passo coi tempi, e invece alla fine è andata proprio così. Non che mi dispiaccia, ma per me è una cosa nuova, tutto qui.

I miei blog precedenti erano tutti privati, quindi procedevano con dinamiche molto diverse da quelle che, nel tempo, si sono sviluppate intorno a questo. Fuochi Anarchici, rispetto agli altri, è vivo: non posso ridurlo a una sorta di caotico archivio virtuale, come i suoi predecessori.
Inevitabile conseguenza è stata la riorganizzazione del mio scrivere in vari “settori”.
Il blog è diventato un capitolo a sé stante, ma nel frattempo io ho imparato a gestire tutti gli altri scritti in maniera un po’ più seria. Prima, qualunque cosa scrivessi, era “carne da macello” pronta alla pubblicazione indiscriminata, perché tanto non c’era nessuno a leggere.
Ora invece ogni cosa sta trovando il suo posto: i post nel blog, le mail inviate ai destinatari invece che solo abbozzate, il “diario di bordo” nel quadernino custode, le dediche, scritte a mano, all’inizio dei libri regalati, gli appunti, gli esercizi di scrittura, i pezzi finiti e i compiti di russo in cartelle dedicate, virtuali o fisiche che siano. Lo so, nell’elenco mancano le lettere, quelle vere, scritte facendo scorrere la penna sulla carta, ma in questo periodo, per questioni di urgenza, ammetto di aver privilegiato le mail. Chi lo sa, forse prima o poi imparerò a scrivere perfino le odiate recensioni e allora, nel computer o su uno scaffale, ci sarà una cartellina in più, o forse a fare la sua comparsa sarà un enorme plico di fogli che troverà rifugio in fondo a un cassetto, destinato a restarci per sempre o a prendere il volo e andare per la sua strada.
Come ho ripetuto spesso: mai dire mai.
In fondo chi avrebbe potuto prevedere, un anno e mezzo fa, tutte le rocambolesche vicissitudini che hanno finito per ravvivare le Anarchiche Fiamme? Lavoro, studio, persone, passioni, a volte anche emerite scemenze, ma soprattutto la malattia: ci sono momenti in cui mi chiedo come sarebbe dover affrontare questa situazione senza il sostegno di molti di voi, che proprio in questa occasione poco felice si sono trasformate/i da blogger in persone reali, capaci di offrire sostegno e sollievo concreti con la loro stessa esistenza.

Insomma, il blog come specchio della mia evoluzione come essere umano: l’ultima cosa che mi sarei immaginata.

 

Grazie di cuore a tutte e tutti voi,
e buon sabato!!!

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Misantropica Serenità.

 

Mi siedo davanti alla schermata bianca con il viso gonfio di cortisone, gli occhi gonfi di lacrime, la pancia gonfia non so di che, vista la dieta, la gamba gonfia di dolenzie, la testa gonfia di domande dopo la prima assunzione del nuovo farmaco.
Non sono più sicura di essere del tutto padrona di me stessa, sembra infatti che alcuni dei farmaci influiscano anche sull’umore, ma non ho modo di sapere come e quanto, quindi sorvolo sulla questione.
Eppure oggi sono serena.
Pastiglie o istinto di sopravvivenza? Magari entrambi, chi lo sa. Sta di fatto che Miss Gamba, nonostante i dolori, sembra aver ridotto i capricci, la fame sembra essersi calmata almeno un po’

Il libro è finito e, nonostante l’AnarcoSocio definisca (molto) discutibili i miei gusti, a me è piaciuto: 5 stelline a Nele Neuhaus!
Ora però si ripresenta il più frequente e più classico dei miei dilemmi: cosa leggo ora?
Non che mi manchi da leggere, anzi, il contrario: la mia velocità di lettura, per quanto intensa, arranca rispetto alla mia ultra-velocità d’acquisto.
In genere mi basta qualche ora di pausa fra la fine di un libro e l’inizio del successivo, così ho deciso di approfittarne e di schiarirmi le idee scrivendo, qui e un paio di altre cosette sparse.
Nelle prossime ore dovrebbero arrivare i prossimi tre libri dei 16 attesi questa settimana e domani l’AnarcoSocio, spedito in missione per l’ennesima volta, completerà l’opera portandomi gli ultimi.

Ludwig Feuerbach ha detto: “Quanto più s’allarga la nostra conoscenza dei buoni libri, tanto più si restringe la cerchia degli uomini la cui compagnia ci è gradita.“, e forse è proprio questo che mi sta capitando. L’isolamento forzato dal genere umano, quello vero, in carne e ossa, ha disseppellito la mia misantropia, facendola riaffiorare in tutto il suo splendore. In questa fase della mia vita la compagnia di un libro mi è, spesso, più gradita di quella di una persona. I libri non chiedono spiegazioni, apprezzano i silenzi invece di restarne turbati, offrono la loro presenza in modo costante ma discreto. Le persone, ahimè, sono una responsabilità che in questo momento non sono proprio in grado di accollarmi.

Detto questo…

 

Buon venerdì 17 a tutte e tutti!!!
Всем с пятницей 17*!!!

 
 

*Vsjém s pjátnizej 17!!!

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Bye Bye, Campana…!

 

Non possiamo mica tenerla sotto una campana di vetro a oltranza ‘sta ragazza.
– La Mia Reumatologa –

 

Direi proprio di no che non possiamo!
E via libera fu!

Con molta calma e moltissima attenzione si riparte.
Fra 3 settimane la parola FINE troverà il suo posticino, subito dopo la parola reclusione, definizione da me assegnata a quello che tutti gli altri si ostinano a chiamare “riposo” e/o “recupero”.

A febbraio si torna in trincea!
Sembrerà strano, ma non so come mi sento a riguardo.
Ancora non riesco nemmeno a immaginare come sarà nel concreto la mia nuova vita.
Il punto è che non sarà un semplice ritorno al “prima”: ci sono un sacco di cose che nel “prima” non erano contemplate, ma che nel “dopo” dovranno essere tassative e categoriche, come i farmaci e la dieta, ben più difficili da gestire se vanno incastrati con i ritmi lavorativi. Ovvio che le esigenze di salute verranno sempre prima di quelle d’ufficio.
Incombenze obbligate e problematiche a queste relative a parte, ci sono anche pensieri banali che contribuiscono ad affollarmi la mente in questo momento. Ad esempio, mi toccherà fare una revisione del mio armadio, perché non so più quali vestiti mi vadano bene e quali no. Era dai tempi delle medie che non pesavo così “poco” (non che io pesi poco davvero), e dopo tre mesi passati fra pigiami e tute, non vorrei trovarmi a riaffrontare la grande e caotica metropoli milanese con un solo paio di pantaloni a mia disposizione.
Almeno per i primi tempi, dovrò riorganizzarmi i pesi nella borsa, e anche questa sarà una sfida non da poco per una come me, fedele seguace delle maxi borse in stile Mary Poppins. Dovrò imparare che già due libri sono troppi, più di due un’incomprensibile follia, soprattutto considerando che non mancano mai un blocchetto per gli appunti random e lo storico quadernino custode delle mie (dis)avventure.
Fra treni e metropolitane dovrò fare i conti con la mia neonata germofobia, che post dimissioni dall’ospedale si è di sicuro ridimensionata, ma non è ancora del tutto sotto controllo.
Dovrò marchiarmi a fuoco da qualche parte che la ripresa del dovere non può, NON DEVE, rappresentare un nuovo abbandono del piacere. Non devo permettermi di perdere per strada i tempi e gli spazi per la lettura, la pasticceria, lo studio, i maldestri tentativi di fotografia e la scrittura, riconquistati con tanta fatica in questo periodo di convalescenza in cui a mancare erano la mobilità e la forza fisica, e gli ostacoli più grandi si sono rivelati i dolori vari ed eventuali causati da esami e terapie, che per alcune settimane mi hanno costretta a letto, incapace di sedermi e perfino di tenere la penna in mano.

Sarà un po’ come rinascere, dovrò reimparare a vivere.
Non so se sia un bene o un male, credo che in buona parte dipenda dallo spirito con cui finirò per affrontare la cosa, che però al momento appare piuttosto confuso anche a me. Troppi dubbi, troppe difficoltà, troppe imposizioni, troppa burocrazia, troppe incertezze, troppi vincoli, troppa aridità umana, troppe domande ancora senza risposte, e soprattutto troppe paure che dovrò affrontare per forza da sola.
Le emozioni in fondo allo stomaco si scontrano, ma sono tutte battaglie sterili, che non portano da nessuna parte. L’equilibrio sembra un’utopia irragiungibile, che racchiude in sé l’agognata serenità.
Vorrei solo un po’ di pace, poter dimenticare questi ultimi mesi anche solo per qualche istante, fingere che non sia successo nulla, che sia stato tutto soltanto un brutto sogno, svegliarmi e ritrovare la rassicurante noia della mia vecchia realtà.

 

Ho paura.
Una paura fottuta.
E non mi vergogno ad ammetterlo.

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E se… #1

Image Credit © VeRA Marte
with Bitstrips

 

E se dietro la nebbia di questa mattina ci fosse il sole più luminoso che io abbia mai visto?
E se questa settimana, racchiusa fra due date che per me significano molto, portasse davvero con sé dei cambiamenti importanti?
E se i dolci non fossero solo dolci, ma una via d’espressione pratica della creatività?
E se dalle migliaia di pagine di cui mi sono circondata scaturisse un mondo nuovo, migliore di quello vecchio?
E se i farmaci diminuissero?
E se mi proponessero un contratto di lavoro degno di questo nome?
E se riuscissi a fare delle mie debolezze dei punti di forza?
E se Miss Gamba riprendesse a fare quanto le viene richiesto al momento opportuno, invece che quando pare a lei?
E se il mio peso smettesse di essere un fattore determinante?
E se imparassi a disegnare?
E se iniziassi a “inciampare” solo in persone “giuste”?
E se tutto lo schifo si smaterializzasse, così, nel nulla?
E se scoprissi come svaligiare la pentola di monete d’oro in fondo all’arcobaleno?
E se mi decidessi a vendere almeno i libri che so per certo che non leggerò mai e reinvestissi i soldi recuperati in qualcosa di costruttivo?
E se, per una volta, la mente riuscisse ad avere la meglio sui limiti del corpo?
E se mi ritirassi a vivere in un enorme loft pieno di libri in luogo sperduto e pacifico?
E se mi riconcedessi la compagnia di una tartaruga?
E se le persone non mi riconoscessero più?

 

E se uno di questi giorni mi svegliassi
libera dalla sensazione
di essere solo un’ospite in un corpo non mio?

 

E se d’improvviso riscoprissi me stessa?

 

E se la pagina bianca smettesse di far paura?

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Momento Zen. #1

 

Imperativo del giorno: non lasciarmi sfuggire l’assaggino di positività che la sorte mi offre.

Nonostante il ribaltone, gli esiti degli esami hanno mostrato un netto miglioramento rispetto a quelli precedenti.
Ci sono alcuni valori sballati ma, mi suggeriscono dalla regia, si riferiscono a parametri generici che risulterebbero simili ai miei in chiunque fosse affetto da banale raffreddore, da un dente cariato o da un dito affettato per distrazione mentre cucinava. Unico accorgimento che verrà, così sembra, riservato alla mia sciagurata persona, sarà l’accertarsi che il problema non sia connesso in maniera diretta alla caduta o a un’eventuale sofferenza di qualche organo per accumulo di farmaci.
A parte questo, carta canta, e pare si tratti di melodia allegra: i numeri dicono che sto meglio.

Potrei fare mille obiezioni a cotanta sfrontata affermazione, ma stamattina, del tutto sovrappensiero come mio solito, mi è venuto spontaneo sollevare Miss Gamba nell’atavico istinto di fare le scale alternando le gambe e… magia! Miss Gamba si è degnata di sollevarsi fino al gradino successivo e poi di sollevarci anche me, il tutto senza che comparissero psichedeliche stelline lampeggianti nell’aria davanti ai miei occhi: niente dolore. Ora, non esageriamo, diciamo che il dolore non se n’è andato a cercare di farsi asciugare l’umidità dalle ossa su lidi tropicali, ma almeno sembra aver imboccato la via della regressione, passando da intollerabile a fastidioso.

Questo episodio, unito ai risultati non perfetti ma buoni delle analisi, mi ha fatto optare per un atteggiamento di pacata indulgenza verso il fato che, da qualche mese a questa parte, mi si è dichiarato acerrimo nemico, ma a cui, almeno per oggi, voglio provare a guardare come a un’opportunità di riflettere con attenzione su me stessa e sulla condotta di vita tenuta finora. Per quanto grigie e sfuocate mi appaiano ora, delle prospettive future dovranno pur esserci: quello che credo di dover provare a fare è metterle a fuoco per poi poterle animare coi colori che più mi piacciono.

Dunque, momento zen…

 

Buona serata a tutte e tutti!!!
Всем замечательного вечера*!!!

 
 

*Vsjém zamiciátjel’nava vjécera!!!

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Flusso di Coscienza. #10

 

VeraLandia è innevata. Di nuovo.
Incredibile a dirsi, ma la cosa pare non disturbarmi più di tanto.
Il pensiero va sempre alla stessa cosa: le strade. Sarà che, come l’altra volta, la neve è arrivata alla vigilia di un controllo medico, ma non si tratta certo di metri di neve e io non posso ancora guidare, quindi è inutile stare a rimuginarci su: non è un problema mio.

Sono in tensione da inattività forzata.
Non avendo potuto festeggiare nel senso letterale del termine, ed essendo a riposo ormai da settimane, i cosiddetti “giorni festivi” mi appaiono solo come ostacoli che rallentano qualunque attività comune, come i movimenti bancari, le spedizioni, la disponibilità degli uffici informazioni e via dicendo.
Sono stata costretta a rimanere ferma per troppo tempo e ora ho bisogno di rimettermi in movimento, di fare, fare, fare. Nel concreto della quotidianità per me è “festa” da più di due mesi ormai e la ricerca di cose nuove e interessanti con cui confrontarmi e cimentarmi è diventata costante.
Così ecco i nuovi esperimenti culinari, il cartonaggio, le creazioni di panno, la lettura, gli approfondimenti di russo e le nuove sfide nella scrittura, anche se autoimposte.

L’unica cosa che ancora scarseggia sono le risorse economiche. Per quanto io faccia del mio meglio per evitare sprechi, reinventare i materiali e valutare in modo quasi maniacale il rapporto qualità/prezzo degli acquisti che finisco per classificare come indispensabili, i fondi continuano a essere pochi. Però chi lo sa, magari divento davvero brava almeno in una delle nuove attività a cui mi sto dedicando, al punto da cavarne un business che farà di me, in questo 2014, una donna acciaccata ma ricca! Muahahah!!! L’astinenza da zuccheri raffinati inizia a rendere manifeste le sue conseguenze.

In fondo, però, un po’ di speranza c’è: non potrà mica andare peggio dell’anno appena trascorso, no??!
A questo punto confido perfino nel calcolo delle probabilità. Se poi a livello lavorativo la situazione dovesse davvero degenerare, beh, nel frattempo avrò imparato a fare un sacco di altre cose con cui provare a “riqualificarmi” per cercare alternative.
Per il momento mi concentro sull’ennesimo giorno di “sacrifici di gola”, che i peccati in tal senso sono acqua talmente passata da farne risultare sfuocato perfino il ricordo.
E domani si inizia la giornata offrendo il braccino ai brutti ceffi del centro prelievi, ma sarà pur sempre un altro giorno…

 

Buona serata a tutte e tutti!!!
Всем доброго вечера*!!!

 
 

*Vsjém dóbrava vjécera!!!

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