Articoli con tag: Dizione

Telegiornalisti? No, grazie.

писать-scrivere

 

Oggi è difficile pensare che ci sia stato un tempo in cui, chi lavorava in televisione o alla radio, riceveva un minimo di preparazione, più o meno approfondita, in materia di corretta dizione italiana.

Sorvolando su eventuali imprecisioni nella pronuncia delle vocali aperte o chiuse, spesso dovute alla provenienza geografica, scopro che i mezzi busti più famosi d’Italia non sanno gestire in maniera corretta nemmeno l’accento logico delle frasi.
La necessità di enfatizzare, di spettacolarizzare la notizia fa sì che, invece di utilizzare nel modo corretto il tono della voce, finiscano per sottolineare le parole considerate più importanti spostandone l’accento tonico. Il risultato è una parlata dal ritmo martellante e monotono che rende difficoltosa la comprensione.

Per far capire meglio di cosa parlo, ho estratto e messo nel video che segue un brano dal CD che accompagna il “Manuale di dizione e pronuncia” di Ughetta Lanari, annunciatrice Rai per quasi vent’anni e conduttrice radiofonica.

 

 

Complicato spiegare a parole ciò che, grazie all’audio, appare chiaro fin dal primo ascolto, o almeno così è stato per me.

Questa piccola scoperta è stata lo spunto per una riflessione più ampia sulla NON-meritocrazia che regna sovrana ai giorni nostri.

Per certi versi sarei proprio io la prima a dover tacere, dato che avendo abbandonato ben due facoltà universitarie senza averle portate a termine, mi ritrovo con un Curriculum Vitae piuttosto scarno. So bene che, senza le paroline magiche “Laureata in…” gli esami sostenuti, magari anche con un buon punteggio, e le esperienze pregresse valgono ben poco. È anche vero, però, che un po’ d’esperienza senza i vincoli salariali imposti da una qualifica ufficiale permette ai datori di lavoro di proporti una retribuzione minore, quindi il conto per essere stata una scansafatiche non tarda mai a presentarsi.
Al di là di queste riflessioni spicciole, mi mette una gran tristezza dover assistere, impotente, al trattamento riservato alle potenzialità individuali delle risorse umane, molto spesso sprecate invecve che valorizzate.

Vedo pubblicare testi privi delle più banali caratteristiche di correttezza, quali punteggiatura e maiuscole, e i loro autori lodati per la rapidità con cui li hanno prodotti. Sbagliato. Sbagliatissimo!
Un buon testo ha bisogno di “decantare”, soprattutto se rivolto a un’utenza ampia ed eterogenea, così come una buona pronuncia richiede tempo e dedizione, ma è d’obbligo da parte di chi lavora nell’informazione pubblica.

Quand’è che la qualità ha smesso di essere un requisito fondamentale?

Mi rendo conto di essere di parte, ma sono convinta che possedere gli strumenti per fare un lavoro non sia sinonimo dell’essere in grado di farlo. Sedermi di fronte a una tela con una tavolozza e un pennello in mano, ad esempio, non farebbe di me una pittrice; allo stesso modo, indossare un camice bianco con uno stetoscopio al collo non farebbe di me un medico.

Questa cosa, però, sembra non valere per la scrittura
Certo non mi reputo una somma autorità in materia, ma di sicuro non mi si possono negare la costanza e la passione con cui mi dedico allo studio e agli approfondimenti sull’argomento.
Sempre più gente, invece, è convinta che il saper tenere in mano una penna o agitare le dita su una tastiera, aggiunto alle nozioni di ortografia e sintassi date da un’istruzione medio-alta, equivalga a “saper” scrivere.

Ebbene, Signore e Signori, Ladies and Gentlemen, Mesdames et Messieurs, Дамы и Господа, mi duole comunicarvi la mesta notizia: non è così!

Condivido la pretesa di rispetto e riconoscimento per la propria competenza, ma ad una condizione: che sia preceduta da un impegno serio nell’acquisirla.

Concludendo, so che la mia posizione è poco realistica e, forse, anche un po’ ingenua, ma proprio non riesco a non essere idealista, almeno non quando si tratta di purismo nella catartica e sublime arte della parola, scritta o parlata che sia.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Questióne d’Accènto. #9

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Image Credit © VeRA Marte

 

Come sempre, il tempo e l’energia scarseggiano, quindi per questa volta non vi annoierò con lunghi elenchi di vocali toniche, aperte e chiuse.

In occasione della 19ª Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, vorrei approfittarne per mostrarvi i tre manuali che mi accompagnano nelle mie “Questióni d’Accènto”.

L’avventura è iniziata con:

  • Manuale di Dizione e Pronuncia
    di Ughetta Lanari
    Edito da Giunti Demetra

Visto in libreria e acquiatato online. Considerati i 2 CD inclusi, non posso negare che il prezzo più che abbordabile sia stato un fattore determinante nella scelta.
Per mia fortuna, si è rivelato un libricino ottimo da cui iniziare. Chiaro, semplice, lineare e piuttosto completo. Anche i CD mi piacciono: pochi fronzoli e un sacco di materiale utile.

  • Manuale Professionale di Dizione e Pronuncia
    di Giancarlo Carboni con Patrizia Sorianello
    Edito da Hoepli

Cercato e acquistato online. Un solo CD, un po’ più costoso, ma alla fine la mia fedeltà alle grammatiche delle varie lingue straniere ha avuto la meglio. Ero sicura a priori che fosse un buon manuale e, almeno finora, ho trovato conferma alle mie previsioni.

  • La Parola che Conquista
    di Anna Maria Romagnoli
    Edito da Mursia

Citato in una delle recensioni online riferite al manuale della Hoepli, mi ha incuriosito da subito. Probabilmente uno dei primi manuali stampati per i “profani” di questa disciplina, ma la mia personalissima opinione è che sia un po’ datato e meno efficace degli altri due. Piccola chicca da apprezzare, l’approfondimento sulle varianti di pronuncia regionali: non indispensabile, ma di sicuro curioso e divertente.

Magari nessuno prenderà mai in considerazione nemmeno l’ipotesi di procurarsi uno di questi libri, ma rimango dell’idea che parlarvene, e soprattutto farlo oggi, potesse essere un pensiero carino, perché un libro è una delle massime espressioni del tanto semplice quanto meraviglioso strumento che è la lingua.

Alla prossima Questióne d’Accènto!

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Questióne d’Accènto. #4

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Nuovo giovedì, nuovo giro di accenti.
Ogni tanto mi sfiora l’idea malata di mettermi ad accentare l’intero post, parola per parola, ma poi mi rendo conto che sarebbe pura follia.
Oltre a essere un lavoraccio, e un gran pasticcio da vedere, temo sarebbe il poverbiale “troppo che stroppia”, capace di scoraggiare perfino le lettrici e i lettori più assidui e audaci.

Così, per dare sfogo a questo entusiastico e perverso raptus formativo, istruttivo e propagandistico, per questa settimana ho scelto “La Scuola” come tema dei miei sproloqui linguistici.

Vi avverto che questa volta l’elenco sarà lungo e ben nutrito ma, come sempre, nel caso aveste dubbi o voleste chiarimenti su vocaboli omessi dalla sottoscritta, non esitate a scrivermi per chiedere.

Abbecedàrio
Acquerèllo → e aperta
Allièva → e aperta
Allièvo → e aperta
Alùnna
Alùnno
Amìca
Amìco
Assemblèa → e aperta
Bànco
Bidèlla → e aperta
Bidèllo → e aperta
Blòcco → o aperta
Calamàio
Càrta
Cartèlla → e aperta
Càttedra
Compàgna
Compàgno
Compàsso
Cómpito → o chiusa
Córso → o chiusa
Diplòma → o aperta
Diségno → e chiusa
Dizionàrio
Docènte → e aperta
Esàme
Evidenziatóre → o chiusa
Fòglio → o aperta
Gessétto → e chiusa
Gèsso → e aperta
Gìta
Ginnàstica
Gómma → o chiusa
Goniòmetro → o aperta
Inchiòstro → o aperta
Insegnànte
Intervàllo
Istitùto
Laboratòrio → o aperta
Làurea
Lavàgna
Lezióne → o chiusa
Lìbro
Maèstra → e aperta
Maèstro → e aperta
Matèria → e aperta
Matìta
Maturità
Merènda → e aperta
Mìna
Pastèllo → e aperta
Pénna → e chiusa
Pennarèllo → e aperta
Pennèllo → e aperta
Pennìno
Pofessóre → o chiusa
Professoréssa → e chiusa
Quadèrno → e aperta
Ricreazióne → o chiusa
Righèllo → e aperta
Scolàra
Scolàro
Scuòla → o aperta
Sèdia → e aperta
Sèggiola → e aperta
Squàdra
Studènte → e aperta
Studentéssa → e chiusa
Tèma → e aperta
Temperìno
Università
Verìfica
Vocabolàrio
Zàino

Che altro dire? Questo giovedì mi sono sfogata mica male, anche se, lo ammetto, nonostante la determinazione a voler imparare gli accenti corretti permanga, metterla in pratica è davvero una fatica disumana.

Alla prossima settimana!!!

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Questióne d’Accènto. #2

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L’intento iniziale del post di lunedì era quello di lanciarmi in una riflessione su come la “mala” organizzazione possa rischiare di sminuire perfino la più interessante delle proposte artistiche. Il risultato, invece, è stato una semplice cronaca del mio movimentato sabato perché, presa dal raccontare, mi sono persa la riflessione per strada.

Fatta questa premessa, a cui tenevo in maniera particolare, posso tornare al post di oggi.

Non che si possa parlare di un successone clamoroso ma, stando ai miei recenti standard, mi ha sorpresa la partecipazione suscitata dal mio post sugli accenti.
Pur essendo poca cosa, non me l’aspettavo: il mio ego si è lasciato cullare dai numeri e la mia testolina bacata è stata presa in ostaggio dall’ennesima delle mie trovate malsane.
Mi sono detta: “E se io ne facessi una sorta di rubrica settimanale?”.
E… si può forse dire di no a se stessi? Per citare me stessa, mania di grandezza portami via: NO, non si può!
Così rieccomi con i miei sproloqui linguistici.

Ci ho rimuginato su per qualche giorno prima di decidere che impostazione dare alla cosa, poi ho pensato che fosse carino suddividere le parole per tematiche, un po’ come quando si gioca a “Nomi, Cose, Città”.
La seconda domanda che mi sono posta è stata un’inevitabile conseguenza: “Da quale tema partire?”.
La risposta è giunta, per ragioni che non mi è dato di capire, da una vocina nella testa: i COLORI!
Sono semplici, poco impegnativi e utilizzabili in qualunque contesto si riesca a immaginare.

Prima di iniziare, una piccola nota che potrà sembrare scontata, ma che io ho trovato interessante.
In italiano esistono due tipi di accento: acuto e grave.
L’accento acuto «é» indica la pronuncia chiusa, mentre l’accento grave «è» indica la pronuncia aperta.
Nella nostra lingua questa distinzione è fondamentale per la pronuncia delle vocali «e» ed «o». Per quanto riguarda le vocali «a», «i» ed «u», si utilizza l’accento grave, che però serve a identificarle quando svolgono la funzione di vocale tonica all’interno della parola, ovvero la vocale su cui cade l’accento principale del vocabolo.

Detto questo, possiamo cominciare:

Biànco
Giàllo
Arancióne → o chiusa / Aràncio
Rósso → o chiusa
Ròsa → o aperta
Pórpora → o chiusa
Viòla → o aperta
Blù
Azzùrro
Vérde → e chiusa
Marróne → o chiusa
Grìgio
Néro → e chiusa
Òro → o aperta
Argènto → e aperta

In genere, quando non hanno funzione di vocale tonica, le vocali «e» ed «o» vengono pronunciate chiuse.

Come avrete notato, mi sono limitata ai colori principali.
Se ci fossero dubbi sulla corretta pronuncia di qualche colore di quelli omessi, sentitevi liberi di scrivermi per chiedere.

Al prossimo giovedì!

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Questióne d’Accènto. #1

accento-ударение

 

Le mie ossessioni filologico-linguistiche stanno peggiorando in maniera drastica.

Dopo la slavofilia, la grammatica, la linguistica, le tecniche di traduzione, l’ortografia, la stilistica, l’editing, ho aggiunto un nuovo componente all’allegra combriccola con cui affronto, giorno per giorno, questo mio bizzarro viaggio nel rocambolesco mondo della parola: la dizione.

All’età di 8 anni ho iniziato a studiare inglese e francese. Ai tempi non c’era alcuna legge che prevedesse l’obbligo di insegnamento di una lingua straniera fin dalla prima elementare, ma la scelta si rivelò azzeccata: amore a prima vista.
Arrivata al liceo, inutile dire che ho frequentato un linguistico, ho deciso di cimentarmi anche col tedesco e di iscrivermi a un corso di spagnolo da frequentare dopo le lezioni.
Il colpo di fulmine, però, è arrivato con l’università: le lingue slave.

Nel frattempo divoravo libri e scrivevo tantissimo.

La passione cresceva e, man mano che gli studi si facevano più approfonditi, anche la competenza e, soprattutto, la curiosità.

Lingue straniere a parte, la mia attenzione è sempre stata molto più concentrata sulla parola scritta, quindi la dizione è sempre stata un tarlo latente che stava lì, in un angolino remoto del cervello, senza dare troppo fastidio.

La svolta è stata innescata dall’incontro(/scontro) con l’AnarcoSocio.
Nati e cresciuti in regioni diverse: impossibile non notare le differenze di pronuncia dovute alle influenze regionali e dialettali.
Su tutto spiccano le “e” e le “o”: aperte o chiuse?
Istigata dalle continue parodie della sottoscritta scimmiottate dall’AnarcoSocio, sono passata all’azione, acquistando un manuale di dizione professionale, con tanto di CD allegato, e il delirio ha avuto inizio!

Imparate poche regoline di base, almeno per quanto riguarda le due vocali dello scandale, eccomi pronta a dare libero sfogo alla mania compulsiva: ho ragoine io o ha ragione l’AnarcoSocio?

Al momento sono in vantaggio, ma la gara è aperta…

Vérde: e chiusa – Vera
Fréccia: e chiusa – Vera
Lèggere (verbo): e aperta – AnarcoSocio
Tòpo: o aperta – Vera
Mòto: o aperta – Vera

Tirando le somme, almeno per il momento:

Vera 4 – AnarcoSocio 1

Tiè!!!

Le prossime parole candidate per una pronta verifica sono: parcheggio, foto e qualunque altra parola si permetta di incitare l’Anarcosocio a scimmiottarmi ancora!

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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