Articoli con tag: Felicità

The Space In Between.

space-between-Marina-Abramović

 

Lo scorso martedì sera mi sono imbarcata in una delle mie serate cinematrografiche da solista.
Ho appoggiato il mio sederone nella PandaMobile e sono partita alla volta DEL Multisala (con la M maiuscola), a 20 km da casa, che a differenza dei consimili della mia zona, è abbastanza chic da potersi permettere la proiezione dei “film-evento”.

Attenzione puntata su “The Space In Between”, docu-film che testimonia il viaggio che Marina Abramović ha intrapreso nel 2013 in Brasile, alla ricerca di una spiritualità più profonda e trascendente.

Bello, ma un tantino al di sotto delle aspettative.
L’artista, sessantasettenne all’epoca del viaggio, sembra aver perso smalto e originalità. Condizione accettabile se la si pensa come naturale evoluzione di un essere umano che, col passare degli anni, va incontro a un possibile calo fisiologico d’energia, ma difficile da concepire in relazione a Marina Abramović.

Nonostante questo, si coglie ancora almeno l’ombra di quel che Marina Abramović è stata e, per quanto mi riguarda, è stata comunque una visione interessante.

Ho letto e sentito critiche feroci riguardo questo documentario e mi rendo conto che, forse, il mio giudizio è “ammorbidito” dall’effetto catartico che le performance della Abramović hanno avuto su di me negli anni.

Non posso negare l’oggettività di alcune delle osservazioni mosse contro “The Space In Between”, ma, personalmente, non ho trovato il passaggio dallo scioccare il pubblico al suggestionarlo così disturbante e deludente.

Un percorso che, compiuto da chiunque altro, risulterebbe emozionante, mentre trattandosi di Marina Abramović dà l’idea di essere di essere quasi banale.
Durante il suo viaggio l’artista ha incontrato guaritori e guaritrici rappresentanti di diverse correnti sciamaniche del Brasile e si è sottoposta ad alcuni dei loro rituali purificatori.
A farmi percepire ancora lo spirito di sperimentazione della Abramović è stata la consapevolezza che ben poche persone provenienti da paesi “civilizzati” si sottoporrebbero a pratiche simili, perfino se fossero la loro ultima speranza. Interventi chirurgici eseguiti con strumenti di fortuna e senza anestesia, intrugli potenzialmente letali e permanenze in contesti naturali sconfinati e ostili.

Quel che più mi è rimasto è un insegnamento, tanto semplice da risultare scontato, ma difficile da vivere nella quotidianità:

Ho capito che la felicità non viene dall’esterno, viene da me. Da dentro.

 

space-between-Marina-Abramović

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Benvenuto Autunno!

Autunno-Осень

San Pietroburgo, Russia

 

Giovedì scorso, 15 Settembre, a Milano è stato il primo giorno al di sotto dei 30°, con tanto di pioggia: era ora!
Unico fastidio, la comprovata incapacità del milanese medio a gestire se stesso e l’ombrello in contemporanea.

Nonostante la temperatura sia finalmente arrivata a un livello tollerabile, per quanto mi riguarda ancora non ci siamo.
Mi rendo conto che, forse, il mio termine di paragone è un tantino irrealistico, ma trattandosi di me la scelta era inevitabile e quasi scontata.

 

Per farvi capire:

15/09/2016. Milano. Ore 6:00. → 20°
Temperatura massima della giornata: 25°

15/09/2016. San Pietroburgo. Ore 7:00. → 8°
Temperatura massima della giornata: 16°

E parlando di oggi:

23/09/2016. Milano. Ore 6:00. → 15°
Temperatura massima della giornata: 23°

23/09/2016. San Pietroburgo. Ore 7:00. → 10°
Temperatura massima della giornata: 10°

 

Non credo servano commenti.

Così, mentre tutti si lamentano da ormai una settimana dell’infausto clima sopraggiunto, sgradito profeta annunciatore della fine dell’estate, io quasi rinasco, galvanizzata come non mai dalla manciata di gradi Celsius in meno.

Ribadendo il concetto con parole più semplici e dirette:

È arrivato l’autunno!

 

Tutti depressi dal progressivo e insesorabile assopirsi della natura, io invece inizio a sentire il cervello che si risveglia.

Certo, il freddo rattrappisce i miei muscoli acciaccati, ma non riesce a scalfire la mia opinione: se fa freddo, non c’è limite al numero di strati sotto cui posso infilarmi, se fa caldo, una volta che sono in mutande cosa faccio?

Vi faccio un altro esempio…

CALDO.
Rientrate dopo una giornata pesante, appiccicaticci e grondanti di sudore.
Vi rinfrescate, vi infilate addosso quel che di più leggero riuscite a trovare nell’armadio, spalancate le finestre seguendo una strategia ben precisa, per far sì che l’aria circoli, aprire il frigorifero e… orrore!
Vi siete dimenticati di mettere qualcosa da bere in fresco, o peggio, qualcuno è arrivato alle scorte prima di voi, ma poi si è scordato di rifornire il frigo.

FREDDO.
Rientrate dopo una giornata pesante, a un passo dall’ibernazione. Vi liberate della tenuta da lavoro, qualsiasi essa sia, sostituendola con numerosi strati di morbidi maglioni di lana e comode felpone di pile, aprite le finestre giusto quei 10 minuti necessari ad arieggiare la casa, tanto semi-congelati come siete non saranno certo quei 10 minuti a uccidervi, soprattutto considerando che ora siete provvisti di un’armatura riscaldante inaccessibile al più infido degli spifferi.
Mentre fate tutto questo, il bollitore che avete messo sul fuoco appena rientrati inizia a borbottare. Cosa manca da fare? Una cosa soltanto: scegliere da quale tè o tisana bollente farvi tenere compagnia.
Mio unico rammarico sarebbe di aver usato, da occidentale, un bollitore al posto di un samovar

Insomma, checché possano dirne gli amanti dell’estate, per me non c’è confronto: non esiste una stagione migliore dell’autunno!

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Tommaso

Giovedì 21 Settembre 2015 – Ore 03:17
Benvenuto Tommaso!!!

È diffuso in tutta Italia, soprattutto nel Lazio e in Sardegna, anche nelle varianti Tomaso, Tommasino, Tomasso, Tomassino e nelle forme abbreviate Maso, Masino, Massino, tutte in uso anche al femminile. Alla base è il soprannome dell’apostolo dei Vangeli divenuto famoso per la sua incredulità a proposito della resurrezine di Cristo, fatto a cui credette solo dopo averne toccato le piaghe con il dito. Da quell’episodio il nome Tommaso è stato assunto come simbolo di incredulità, riferito alle che non credono finché non sperimentano i fatti con la propria mano. È un nome ampiamente diffuso in ambienti cristiani per il culto dello stesso apostolo, detto Didimo, patrono dei muratori e dei carpentieri; di San Tommaso d’Aquino, filosofo e teologo domenicano del Duecento, grande studioso in campo teologico, filosofico e scientifico, onorato come patrono degli studenti e festeggiato il 7 marzo; del beato Tommaso da Celano compagno e biografo di san Francesco; di san Thomas Becket, assassinato nella cattedrale di Canterbury nel 1170, ricordato il 29 dicembre; di san Tommaso Moro, statista e umanista inglese del XVI secolo, consigliere e ministro di Enrico VIII d’Inghilterra che lo fece giustiziare per tradimento. Tra i personaggi di maggior rilievo si ricordano i filosofi Campanella (1568-1639) e Hobbes (1588-1679); Tommaso Aniello detto ‘Masaniello’, capopopolo della rivolta napoletana contro gli Spagnoli nel 1647; lo scienziato statunitense Edison; il pittore del Quattrocento Masaccio; gli scrittori Tommaso da Celano e Thoas Mann (1875-1955); il poeta e letterato dell’Ottocento Grossi (1790-1853); il poeta e drammaturgo statunitense Stearns Eliot, morto nel 1965. Mai stanco, dotato di un’intelligenza raffinata e di uno spirito vivacissimo, Tommaso è un filosofo nato, uno scienziato brillante, un dotto, un erudito dedito alla lettura e agli studi. Contrariamente a quanto si possa pensare, non ama la soitudine del suo scrittoio ma fa dell’amicizia un punto fermo della propria vita. Generoso, dolce, stabile, fedele, è un marito di cui andare fieri e un padre davvero premuroso, che ama condividere con i propri figli le scoperte e le ricerche che conduce.

Nomi & Nomi, Ed. DEMETRA

 

Lasciarla senza un degno compare di malefatte sarebbe stato un delitto, così a poco più di due anni e mezzo dal debutto dell’AnarcoNipotinA, è fra noi anche l’AnarcoNipotinO.
Ahimè, temo che invece di dimezzarsi, la mia SiZA cronica raddoppierà…

Ben arrivato piccolo, tenero, tostissimo Tommy!!!

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Scoprendo Evgenija Magaril…

avanguardia-russa

Image Credit © VeRA Marte

 

Passare il pomeriggio a una mostra che conta circa 300 opere e rimanere folgorata dall’unico, sconosciutissimo, pezzo esposto di un’autrice altrettanto sconosciuta: Евгения Марковна Магарил (Evgenija Markovna Magaril), classe 1902.

Avrei potuto fotografare il suo quadro, come ho fatto con altri (lo so che non si dovrebbe… -.-“), e invece no.
Non avevo idea che non l’avrei trovato su internet, nemmeno cercando sui portali russi, ma non importa.
A fine mostra ho comprato il catalogo, quindi avrei potuto fotografarlo da lì, o addirittura provare a scansionarlo, ma ho deciso di no.
Il punto è che, realizzato negli anni ’20, il dipinto “Costruzione” è un’opera di dimensioni piuttosto modeste, una rappresentazione astratta tutta sviluppata coi toni del marrone.

Non saprei proprio dire cosa mi abbia colpita così tanto. I colori non sono fra quelli che in genere attirano la mia attenzione, le dimensioni e la relativa semplicità della composizione fanno sì che si collochi nella corrente del suprematismo senza però occuparvi una posizione di particolare rilievo, eppure non so…
Mi ha trasmesso una sensazione di calore: per questo mi è piaciuto.

Per quasi tutto il tempo ho fatto ammattire l’AnarcoSocio, stressandolo a morte con le mie maniacali osservazioni, molto linguistiche e molto poco artistiche, su tutte le scritte in russo arcaico che campeggiavano sulle opere più datate.

Una domenica pensata da tanto, ma organizzata all’ultimo, si è rivelata un vero e proprio concentrato di passioni: arte, Russia, Torino, e tutto con l’AnarcoSocio!

Giornate che, sarà un luogo comune, ma davvero vorresti non finissero mai.
Giornate che ti insegnano più lezioni di qualunque scuola.
Giornate da cui esci esausta, ma FELICE!!!

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Fra le Braccia.

 

Tutto finito. Per fortuna.

In fondo basta un attimo per ripiombare nello schifo.
Per due giorni, nonostante il mal tollerato clima natalizio, mi sono sentita una persona quasi normale. Certo, non sono mancate le occhiatacce dei vigilissimi AnarcoGenitori all’ennesimo cioccolatino ingurgitato, ma per circa 40 ore mi sono potuta permettere di mangiare e bere come i comuni mortali.

La cosa inquietante è la confusione…
Mi è difficile capire se il ritorno alla “normalità” sia stato quello vissuto nei due giorni di festa appena passati, o il grigio risveglio di questa mattina, accompagnato dalla consapevolezza del ritorno alla (stramaledetta) dieta, agli orari e alla farmaco-tabella-di-marcia.
Non che per Natale io abbia sospeso i farmaci, non sia mai, ma fra un boccone di lasagna e un sorso di CocaCola per mandar giù meglio il pandoro con la crema al mascarpone, le pastiglie potevano facilmente essere scambiate per caramelle.

Qual è la mia “normalità”?
Non lo so più…
È quella che ha subito una brusca, bruschissima, interruzione a ottobre o quella che a ottobre ha avuto inizio?
Quale sarà la mia normalità? Tornerò pian piano ai vecchi ritmi con cambiamenti tanto minimi da riuscire a sembrare irrilevanti o dovrò rimodellare ogni singolo elemento della mia vita?
Il punto è che le domande si moltiplicano, ma delle risposte neanche l’ombra.

Ora mi attendono sette giorni di fuoco.
Sette giorni, una settimana: questo il tempo concessomi per smaltire tutto quel che il cortisone ha pensato bene di ammucchiare nel mio organismo prima di porgere il braccino all’ago e versare una nuova rata ematica, da cui dipenderà il prossimo aggiustamento della mia neo-vita a tavolino.
È tollerabile? A mio parere no.
Settimane di sacrifici e poi, grazie a due chimicissimi micro-bottoncini bianchi, basta un pranzo per mettere su quello che gli altri non metteranno su neanche sommando i pasti di Natale, Capodanno e i dolci dell’Epifania.
Mavvaff*****o!!!

Chiudendo l’angolo delle lamentele, veniamo al momento “l’altra faccia della medaglia”.
Un Natale tutto sommato tranquillo. Solo l’AnarcoFamily e tanti, tantissimi regali.
Utili e dilettevoli, come il cappello nuovo tutto viola-come-piace-a-me con tanto di pon pon in cima, che dall’AnarcoSocio a Capodanno fa freddo e io non mi posso permettere nella maniera più assoluta di aggiungere acciacchi di salute a quelli che ho già. Una valanga di aggeggi da pasticceria, al punto che ora non mi so decidere su quale possa essere la prossima impresa pasticciera da tentare. Un CD che aspettavo da tanto e che, proprio per questo, sto apprezzando ancora di più. I biglietti per un concerto di cui, per una serie di motivi validissimi, vi parlerò come si deve a tempo debito e di cui, per il momento, mi limto a dirvi: AnarcoSocio for President! ♥

C’è però un primo classificato fra i regali e l’assurdità è che i ringraziamenti vanno proprio alla schifosissima vita imposta di questi ultimi mesi.
Dopo quasi sei mesi di lacrime versate in silenzio, il più possibile di nascosto da occhi più o meno indiscreti, sono riuscita a prendere in braccio la gioia della mia vita, la splendida, unica, inimitabile, meravigliosa AnarcoNipotina!
Averla in giro per casa per tutta la giornata ha reso il Natale un’esperienza da ricordare col sorriso perfino per me, perché sorridere, non con le labbra, ma col cuore, è l’unica cosa che si può fare guardando quel piccolo terremoto che scorrazza da un giocattolo all’altro dopo averli disseminati ovunque.
Sbaciucchiarmela, mordicchiarmela, spupazzarmela, ma soprattutto stringerla forte, tenerla fra le braccia, con la consapevolezza di essere riuscita ad acchiapparmela da sola, senza che qualcuno dovesse sollevarla da terra per me, riuscire a stritolarmela per più di 5 minuti senza sentire braccia, gambe e schiena cedere sotto il suo peso piuma, e godermi la sua risata, le sue coccole e i suoi bacetti quando, di fronte alle braccine alzate, l’AnarcoZia se la agguanta come non riusciva più a fare da mesi.

 

Rimani sempre come sei ora,
un sole che splende e scalda il cuore
anche nei momenti più freddi e bui.

Grazie Letizia!!!
♥ ♥ ♥

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Tempismo da Sorella.

 

E poi ci sono quei giorni in cui non hai voglia nemmeno di lavarti i denti, in cui resistere alla tentazione di un cioccolatino è uno sforzo sovrumano, in cui la ferita alla gamba si riapre e ti chiedi cosa ti stai sbattendo a fare, se tanto il tuo corpo non collabora.

Giorni in cui la bilancia ti sbatte in faccia che 50 miseri milligrammi di cortisone hanno il potere di farti rimettere su un chilo e mezzo in una giornata, alla faccia di tutto il tuo nervosismo da privazione causa dieta.
Giorni in cui finisci per addormentarti in posizioni da provetta contorsionista perché è l’unico modo per placare i dolori.
Giorni in cui la prepagata è smagnetizzata e la banca non ti fa partire i bonifici, unica alternativa attualmente a tua disposizione per ricaricare la suddetta carta.
Giorni in cui il tuo pc e quello dell’ufficio decidono di mettersi il muso e si rifiutano di comunicare, inchiodandoti al lavoro due ore in più del previsto.
Giorni in cui, nonostante le 16 coperte in cui sei infagottata, continui a essere ibernata.
Giorni in cui ti scopri a fissare il vuoto con l’elettroencefalogramma piatto e non sapresti dire da quanto tempo lo stai facendo.
Giorni in cui l’intera famiglia impazzisce a cercare una carta che serve per le tue faccende “da malata” e tu ti senti una merda perché non hai nemmeno la forza di alzarti dalla sedia.

Giorni in cui vorresti solo spegnere la luce su tutto e dormire a oltranza, per non vedere lo schifo. Per non pensare.

Giorni in cui l’AnarcoSorellina, con un tempismo quasi telepatico, ti invia questo video, strappandoti quel sorriso che cercavi disperatamente di afferrare da tutto il giorno senza riuscirci, condito da un pizzico di inevitabile commozione nel realizzare per l’ennesima volta che persona speciale sia la tua sorellina!!! ♥

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Io e i Buoni Propositi. #7

Image Edit © VeRA Marte

 

È di nuovo lunedì.

 

Dopo un weekend di festeggiamenti, ecco tirate le somme:

+ regali di Natale extra per 6 persone
+ 9 libri per me ♥
+ 1 nuovo aggeggio da pasticceria
+ 1 nuovo plaid per me
+ tanta voglia di rimettermi in gioco
+ 800 grammi

– frustrazione da carenza di zuccheri
– debiti
– 1 pastiglia al giorno

Che dire? Il bilancio finale è più che positivo!

 

A volte una fetta di torta può fare miracoli e, considerato che questo weekend, oltre al Primo AnarcoAnniversario, abbiamo festeggiato anche il compleanno dell’AnarcoCognato, le fette di torta sono state ben 2 e mezza, quindi vi lascio immaginare l’immenso gaudio della sottoscritta!

In preda all’euforia da improvviso picco di zuccheri, tornano i buoni propositi del lunedì, rubrica rimasta in sospeso dall’ormai lontano 22 luglio di questo anno strano.
Tante cose sono cambiate, piccole e grandi, importanti e superflue, ma più di tutto, sono cambiate le priorità. Nonostante la precarietà costante nella vita della mia generazione, ho imparato che lo stesso diamo per scontate troppe cose: la salute innanzi tutto, ma spesso anche le persone, noi stessi in cima alla lista.
Ho imparato che volersi bene non può, non deve, essere un di più, ma il modo per vivere meglio, perché solo prendendosi cura di se stessi, fisico e mente, anima e corpo si può riuscire a cavare qualcosa da questa vitaccia, già abbastanza difficile e complicata di suo.
Il tempo a nostra disposizione è sempre meno, quindi perché investirlo in occupazioni sterili che non ci portano alcun riscontro? Dedichiamolo a noi stessi!
Se il corpo sta bene, ci “assiste” meglio in qualunque cosa decidiamo di fare, rendendosi un ottimo vice della mente e rendendo noi più efficienti, in modo da poterci concentrare su quel che ci fa star bene anche nello spirito: le nostre passioni. È a queste che dobbiamo trovare tempo e spazio nella nostra quotidianità, non importa quanto possiamo permettercene, ciò che conta è trovare un modo di ritagliarseli questi momenti di “auto-attenzione”.

È quindi con questo stato d’animo che voglio augurare…

 

Buona settimana a tutte e tutti!!!
Всем весёлой недели*!!!

 
 

* Vsiém visiólaj njedjégli!!!

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Improbabili Bontà… #1

Image Credit © VeRA Marte

 

L’AnarcoMadre.
Ottima cuoca, pessima pasticcera.

Ieri, approfittando della mia prima escursione nel mondo esterno causa visita di controllo, ho chiesto di aggiungere un paio di tappe alla scampagnata, tempistiche e stanchezza permettendo.
L’ultima prevedeva un giro di ricognizione nel supermercato della zona a caccia di un termometro da pasticceria, quelli fighi che arrivano fino a 220°, con cui controllare la temperatura di creme e glasse.
Poco prima del ricovero, il mio rapporto con la pasticceria si stava facendo piuttosto stretto. Per qualche ragione che tuttora non mi spiego, la mia creatività si era riversata sui dolci, fra l’altro con risultati inaspettati e sorprendenti.
Tornando a ieri, importuno chi di dovere per sapere dove avrei potuto trovare il suddetto termometro e, appurata l’assenza dell’oggetto delle mie attuali fisse culinarie, sono pronta a tornarmene all’AnarcoDimora.
Raggiungo l’AnarcoMadre, che nel frattempo ha procacciato un interessante diversivo per la mia cena dietetica, e la ritrovo che curiosa di fronte allo scaffale con le attrezzature da pasticceria: queste sconosciute…
Mi cazzia per un istante di malsano interesse nei confronti di un dosatore in vetro: “Per cortesia, controllati! A casa c’è già un dosatore!” Poi, d’un tratto, ecco che agguanta un secchiellino di plastica trasparente pieno di piccole meraviglie colorate.
Nella mia testa la maledico per avermele fatte notare. So già che non me le comprerà mai, e il mio portafoglio è talmente vuoto che ho addirittura mollato la borsa in macchina, portandomi dietro solo un pacchetto di fazzoletti di carta e il cellulare.
Invece no: sorpresa! Me le compra, anzi, me le regala!
Chi l’avrebbe mai detto??!

Il prossimo passo? Una giusta dimostrazione di riconoscenza!
Dunque oggi ci si dedica a spulciare i miei millemila libri di cucina, che nell’ultimo periodo si erano moltiplicati a dismisura, a caccia di una ricetta che anch’io possa mangiare.
La parte divertente, però, sarà la preparazione. Cucinare senza poter assaggiare è una sfida non da poco, soprattutto per chi come me, nonostante il passionale slancio e lo sfrenato entusiasmo, è in realtà alle prime, ma che dico prime, primissime armi.

Insomma, io ci provo, e ne approfitto per dare vita a una nuova rubrica con cui infestare il blog… 😛

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Festa Nazionale a Veralandia!

 

Giorno di tregua per i racconti dalla Grande Madre.

Già, perché oggi a Veralandia è Festa Nazionale: la Wonder AnarcoNipotina compie 1 ANNO!!!

Il grande evento mi fa sentire… vecchia!
Vedere una bimba che cresce, cambiando ogni singolo giorno, ti fa rendere conto di quanto in fretta passi il tempo. Eppure ogni progresso è una vittoria per tutti, perché dimostra che, nonostante tutto, andare avanti si può.

 

С ПЕРВЫМ ДНЁМ РОЖДЕНИЯ, МАЛЫШКА!!!
BUON PRIMO COMPLEANNO, PICCOLINA!!!

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VeRA #2 e l’AnarcoSocio

 

Come promesso, ora vi spiego…
Sotto il titolo VeRA troverete buona parte dei racconti sulla vacanza in Russia, o almeno tutti quelli a cui non mi sbatterò a trovare un titolo specifico per pura pigrizia. Tiè!
Con mia immensa gioia, già la seconda mattina sono stata scambiata per russa, accento incluso. Immaginate il picco di esaltazione mitomane… XD
Nasce così l’acronimo VeRA, che sta per Vera: Russa nell’Anima!!!

Data la dovuta spiegazione, posso proseguire.
Il video sopra è tratto da uno dei CD che mi sono portata a casa. Da zia devota, non potrei permettere all’AnarcoNipotina di crescere senza risentire nemmeno un pochino della russofilia imperante della sottoscritta, e quale modo migliore delle canzoncine, dato che la Piccinina mostra già un certo amore per la musica?!

Venendo al dunque, di domande sulla trasferta russa ne ho ricevute davvero tante, ma una mi ha colpita più di tutte: “E dimmi, l’AnarcoSocio com’è come compagno di viaggio?”.
In tutta onestà? Un vero gentleman!!!
Gambe in sciopero, valigia pesante, gradini ostici, attese varie, incapacità di comunicare civilmente con una cartina… Questi sono solo alcuni degli ostacoli che, da sola, mi sarebbero sembrati insormontabili e mi avrebbero gettata nella depressione più nera, rovinandomi la vacanza. Invece con l’AnarcoSocio tutto è diventato gestibile, a volte magari difficile, ma fattibile.

Questa domanda mi ha fatto riflettere sull’importanza dei compagni di viaggio.
Quando si parte per un paese diverso dal proprio ci si preoccupa sempre delle solite cose: il cambio, il cibo, le abitudini, le regole, i punti di riferimento in caso di necessità, il clima e via dicendo.
Nessuno si sofferma a priori a riflettere sulle persone con cui si affronta l’esperienza. In fondo, a meno che non si tratti di compagnie vacanziere ormai consolidate, è un fattore fondamentale per il buon esito di un viaggio.
Ricordo che il mio primo viaggio all’estero da sola, una vacanza-studio in Inghilterra, fu devastata dalla follia assoluta della compagna di stanza che mi era stata assegnata per le prime due settimane. La pazza furiosa in questione aveva smesso di mangiare e iniziato a piangere per la nostalgia di casa al suo terzo giorno. Io invece escogitavo metodi per convincere gli AnarcoGenitori a mandarmi dei soldi extra e posticiparmi il volo del rientro, fate un po’ voi. Per fortuna lei è ripartita una settimana prima di me: una vera liberazione!

Insomma, per tornare alla domanda, la presenza dell’AnarcoSocio è stata determinante nel rendere questa vacanza indimenticabile, quindi ne approfitto anche qui per dirgli ancora una volta: СПАСИБО!!!

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