Articoli con tag: Incontri

Piter, sto arrivando!!!

Non so quanto tempo sia passato, non ricordo proprio quando ho messo da parte i primi 10 €, ma a quanto pare ci siamo…

Primo passo compiuto:
ho i biglietti per San Pietroburgo!

Per l’appunto, è solo l’inizio. Ora ci sono i documenti, i regolamenti della compagnia aerea, dovrò procurarmi un trolley, dato che sono passati più di dieci anni dall’ultima volta che ho preso un aereo e otto dall’ultima volta che sono andata in vacanza, bisognerà capire se servono adattatori per le prese della corrente, informarmi dal mio operatore telefonico per i costi all’estero, e poi ci sarà la mia inevitabile paranoia da bagaglio, insomma, ho ancora un sacco di cose da fare.

All’improvviso mi sento come la mattina di un esame: mi sembra di non ricordare nemmeno una parola di russo.
Vorrei dedicare più tempo alla full immersion linguistica in questi mesi, ma so già che sarà difficile…

PITER, STO ARRIVANDO!!!

ПИТЕР, Я ПРИЛЕЧУ!!!

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Osservando Riflessi.

La pazienza può far germogliare delle pietre, a condizione di saper aspettare.

Une Enquete au pays, Driss Chraibi 1981 –

 

 

Bolle di sapone scivolano giù dal cielo.
Come biglie impazzite si spargono sul pavimento di ferro battuto dell’anima.
Spiragli di luce le aggrediscono dai vetri sporchi.
Resto raggomitolata nell’angolo più buio. Le osservo dibattersi fra un riflesso e l’altro, disorientate, cariche di promesse fasulle, appensantite da un fardello di illusioni immortali.

Io rimango nel mio angolo.
Le osservo.
Aspetto.

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Questo Blog siete VOI!

NON SOLO NUMERI

 

Non sono brava con i numeri, non lo sono mai stata, ma il nostro rapporto è civile quanto basta perché io oggi dica un grosso GRAZIE a tutti voi!

Per chi, come me, ha come suo monotema, o quasi, la scrittura, vedere il numero di lettori aumentare di giorno in giorno come è successo questo mese è davvero un bel modo per chiudere ogni giornata con un sorriso.
Sapere che quel raptus che mi prende ogni volta che una manciata di parole si mette in fila nella mia testa è riuscito a trasmettere qualcosa.
Non importa che abbia strappato un sorriso, una lacrima o una riflessione, ciò che conta è che non abbia lasciato un vuoto a chi ha deciso di dedicarmi un frammento del suo tempo.
E poi ci sono i commenti… Io che, da molti di voi, non so mai cosa scrivere, perché ho sempre la sensazione di avere da dire solo delle banalità ovvio e scontate. Per me è sempre una piacevolissima sorpresa scoprire che le mie parole hanno dato a qualcuno quanto basta perché decidesse di ribattere, fosse anche per una critica.

All’inizio ero molto scettica all’idea di tenere un blog pubblico, non ero abituata, ed ero convinta che sarebbe stata un’esperienza frustrante e limitante, invece, grazie a tutti voi, si sta rivelando un’esperienza imprevedibile ed entusiasmante.

ВСЕМ БОЛЬШОЕ СПАСИБО!!! – GRAZIE DI CUORE A TUTTI!!!

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Perche l’accento NON E indispensabile…

La saga di “Perché la marematica È un’opinione…” continua!

Ieri, a tre stazioni dalla mia, mentre mi beavo dell’insolita puntualità del treno, sale la solita orda barbarica di ragazzini urlanti, che nemmeno la scimmia sentinella di Toy Story 3.

Abbastanza irritata, mi rassegno a ricorrere agli auricolari, come sempre del resto. Mentre mi do da fare per sciogliere i mille nodi sul cavo, ecco la perla!

 

A   Quella str**a di una prof di m***a!

B   Cosa ti ha fatto?

A   Mi ha messo 5 nel tema. Dai, ma come si fa?! Ca**o è un tema! Cosa ti costa mettermi 6? Mica ti ho chiesto un 10!

B   Ma è quello che dicevi prima?

A   Eh, sì… Dai… 5…

B   Eh, va beh, però se non hai messo gli accenti…

A   Ma cosa vuol dire? Mica esisterà solo la voce “accenti” nell’elenco dei criteri di valutazione!

 

A questo punto, soluzione abituale: auricolari in posizione e volume ai massimi livelli di tollerabilità.

Dico io, che razza di personaggi si trovano arruolati nei battaglioni dell’insegnamento!
Negare una sufficienza in italiano SOLO perché mancano gli accenti.

Io ho iniziato la mia carriera “scolastica” con l’asilo nido e l’ho conclusa frequentando ben due facoltà universitarie, per poi non portarne a termine nessuna. Di cose da raccontare sulla classe docente italiana, di ogni livello, ne avrei eccome. Sempre più spesso, però, episodi come questo mi portano a simpatizzare con quello che, una volta, era il nemico.
Al momento studio per scelta, e la differenza si nota, perché studiare non è più un obbligo, ma un piacere. Piacevoli conseguenze e vantaggi dello studio di una materia che appassiona. Questo però non significa che quando studiavo “per forza” non mi dessi da fare. Certo, in certe materie non mi sforzavo più di quanto fosse necessario per raggiungere la sufficienza, ma almeno a quella mi imponevo di arrivarci. In fondo mica può piacere tutto, no?!

Tornando all’episodio specifico, io ho dedicato 8 dei miei 11 anni di studi “scelti” (leggi: dalle superiori in poi) alle lingue, per poi fissarmi col russo che porto avanti tuttora. Questo tipo di studi ti porta, senza via di scampo, a conoscere in modo piuttosto approfondito tutto ciò che è grammatica, sintassi, analisi linguistica e via dicendo. La parte traduttologica, inoltre, fa sì che questi approfondimenti vengano inevitabilmente applicati anche all’italiano. Se a tutto ciò aggiungiamo il mio amore viscerale per le parole come mezzo d’espressione artistica, potete ben capire quanta fatica mi è costata il trattenermi dall’impulso di dar fuoco alla ragazzina in questione, usando l’acqua piena di goccine alcoliche antinfluenzali che avevo in borsa come accelerante.

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Perché la matematica È un’opinione…

Oggi ho un solo obiettivo per la giornata: non pensare all’incontro imminente con Mr Costume!

Per fortuna la provvidenza fa il suo lavoro e… provvede!
Come? Fornendomi di che scrivere oggi su un piatto d’argento!

Ieri ero in treno, me ne tornavo beata verso casa, con lo stomaco pieno di penne all’arrabbiata e il cervello concentrato sull’Aleph di Jorge Luis Borges. Tornando presto, credo fossero all’incirca le 14:30, riesco a leggere anche senza il sostegno della musica che in genere uso per isolarmi dal caos degli altri passeggeri.
A un certo punto, il passaggio del controllore mi distrae dal mio universo parallelo e, mentre rimetto a posto l’abbonamento, si offre alle mie orecchie lo sfoggio di ignoranza più epico a cui abbia mai assistito.

Le protagoniste dell’opera magna sono tre ragazze, chiamiamole A, B e C, dato che tanto sono delle estranee incrociate per caso su un treno qualunque. Età media non superiore ai 20 anni, almeno così è sembrato a me. Capelli da vamp, trucco impeccabile, manicure dai colori fluorescenti corredata di glitter, montagne di bijoux vari, vestiti all’ultimo grido e accessori corredati.
Fin qui, nulla di male, peccato per l’infausta idea di aprire bocca…

 
 

A Stavo pensando… Magari voi potete aiutarmi con un calcolo che non riesco a fare… Se ci frequentiamo dal primo gennaio 2010, perché era il 2010, vero?

B e C (Presumo abbiano annuito, dandole conferma del suo ricordo, ma a me era dato di vedere solo A)

A Ecco allora, se era il primo genna 2010, quest’anno, a Capodanno, quanti anni sono che stiamo insieme? Tre o quattro?

IO ( o__O )

B Scusa sono 3… Da 2010 a 2013 sono 3 anni…

C Ma no, è che lei fa un conto diverso… Ti spiego. Lei dice: “Se era il primo gennaio 2010, siamo stati insieme tutto il 2010, tutto il 2011, tutto il 2012 e quindi il 2013 è il quarto anno”. Quindi sono 4…”

A Eh, vedi che dipende da come li conti…

IO (Chiudo il libro, mi infilo gli auricolari, alzo il volume al limite della tollerabilità, seleziono Trivium e premo “play”)

 
 

Ah, ma prima o poi la figaggine vi molla figliole mie, e allora verrà la resa dei conti e io, da bruttina pensante, godrò come una matta!!!

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Mr Costume e le metamorfosi.

Ci sono amiche a cui non sfugge nulla.
Nemmeno la comparsa della cazzata dell’anno fra i tag di questo postaccio virtuale, e non ho detto categorie, ma addirittura tag.

L’acume di questa donna merita un atto celebrativo da parte della sottoscritta, motivo per cui ho deciso che da oggi il prezioso/arrogante/ce-l’ho-solo-io si guadagna la nomina ufficiale di Mr Costume.

Contenta? So che la risposta è sì!
Però prometti di farmi un report costante delle risate extra apportate nella tua tediosa vita da tale manovra strategica, vero?!
Perché sì, se hai tempo, ma soprattutto voglia, di stare sul mio blog quanto serve per notare la new entry fra i tag, la tua vita dev’essere l’incarnazione terrena del concetto astratto di tedio.
Okey, ora puoi odiarmi, e sono sicura che non mancherai di farlo!

Tornando al succulento…
Non avendo la certezza assoluta che tutti/e i/le lettori/trici di questo blog abbiano raggiunto, meglio ancora se abbondantemente superato, la maggiore età, il perché di “Mr Costume” non verrà illustrato in questa sede.
Il massimo che posso fare è citare il commento di un’altra amica: “Oddio, mi fai morire dal ridere! Non sono abituata a vederti in preda all’ormone impazzito!“.

La verità è che c’è il rischio che l’interessato capiti da queste parti, e a quel punto contenere il suo ego strabordante diventerebbe un’impresa eroica di proporzioni epiche.
Non essendo io Tom Cruise, anche se credo di fargli un’ottima concorrenza in fatto di non-altezza, la mission impossible me la risparmio volentieri.

Rimane il fatto che questa falsissima prudenza virtuale, fra l’altro simulata molto male, non mi risolve i dilemmi concreti, che sempre più spesso finiscono per coincidere con le metamorfosi a tradimento in femmina petulante.

Un esempio esaustivo dello strano fenomeno? Ci provo!
Il quesito esistenziale odierno, ad esempio, è: si potrà osare uno stacco cromatico dal total black costituito solo da trucco, smalto e borsa?
So che se potessi vedervi ora scorgerei una distesa di teste che si scrollano lente, colte da improvvisa e sconsolata rassegnazione.

E a questo punto, come non citare anche la mia terza guru?!

 

IO: Mi sa che tu e l’AnarcoAmica D dovrete insegnarmi
a fare la femmina, e credo di aver bisogno di un corso intensivo,
perché non sono proprio capace…

ANARCOAMICA M: Suvvia cara, non scoraggiarti, sono sicura
che c’è almeno un po’ di potenziale su cui io e D possiamo provare
a lavorare…

 

Concludendo, se tutto dovesse andar bene Mr Costume si vedrà costretto a offrire la cena a ben quattro splendidi esemplari di donna, invece che a una sola!

Meno male che ci siete!!!
Che catastrofe naturale sarei senza tre meraviglie come voi?!

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Non è solo una battuta…

Ok, va bene, mi tocca ammetterlo: non sono un cyborg!

E sì, è una bieca giustificazione per il nervosismo che riesce a mettermi adosso un banalissimo sms inaspettato.

Mica è colpa mia, però, se gli uomini sono creature incomprensibili…
La cara e vecchia battuta del fatto che le persone andrebbero corredate del libretto d’istruzioni, diventa una questione di sopravvivenza mentale quando la creatura in questione è un uomo.

Al momento mi sento una specializzanda a pieno titolo nella categoria prestigiatore/illusionista. Uomini che sembrano provare un divertimento impareggiabile nello scomparire e ricomparire a cazzo quando pare a loro.
Ora, io ho la fortuna di non essere vittima di quel brutto male chiamato gelosia, men che meno quando non si tratta nemmeno di vere e proprie relazioni, ma di semplici frequentazioni, però mi hanno insegnato quella cosaccia chiamata educazione, secondo cui sarebbe carino, nel caso in cui una persona ti scrivesse, risponderle.

Altra precisazione. Io NON ho l’usanza di scrivere 2548 sms al secondo, bensì UNO al giorno per sapere come se la passano le persone che mi stanno a cuore, ovvero poche elette. Sì, elette, perché sono quasi tutte donne. Detto ciò, in quanto uomo, dovresti ritenerti fortunato del fatto che mi freghi di sapere qualcosa della tua vita, e non fare il prezioso/arrogante/ce-l’ho-solo-io, perché credimi, non ce l’hai solo tu… E su questo mi fermo qui per evitare di scadere nella volgarità.

Tutto questo allegro sproloquio, come è facile immaginare, non placa di certo l’istinto omicida misto a iperattività ansiosa data dall’imprevisto. A inquietarmi più di ogni altra cosa le mie repentine metamorfosi in presunta femmina. Di colpo prendo consapevolezza dell’esistenza di vestiti, capelli, trucco, tacchi e chi più ne ha più ne metta.

Per fortuna rinsavisco in fretta, e torno a essere un perfetto scaricatore di porto in tempi record.

To be continued… Ma anche no! Insomma, si vedrà…

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Abbronzatura Picasso.

Basta davvero poco per diventare grandi…
E ancora meno per diventare felici…

Sì, sono diventata ottimista tutto d’un colpo!
E no, non c’è stato alcun cambiamento rilevante nella mia vita.

Credo sia il mare…

Dev’essere magico per forza.
Al mare è nata la mia passione per le lingue slave. Al mare ha visto la luce uno dei miei pochissimi racconti pubblicati. Al mare ho conosciuto quelli che per anni ho considerati quasi come dei genitori adottivi. Al mare ha preso forma uno dei miei tatuaggi.

Quest’anno il mare mi ha regalato un incontro.
Una persona che mi ha insegnato tanto di me stessa, delle mie potenzialità, di quanti motivi ho per volermi bene.

Non che nessuno avesse mai tentato prima questa impresa, anzi, di persone splendide accanto ne ho, ma quando vengono da qualcuno che è riemerso dal tuo stesso infermo, le parole sembrano acquisire un significato tutto diverso, una consistenza nuova.
Fa uno strano effetto guardare in occhi che sorridono insieme alle labbra, se non di più, e realizzare che allora è possibile chiudere la porta del tormento, buttare la chiave e farne un ricordo innocuo.

Tutt’a un tratto rimetti a fuoco chi sei. Capisci che hai permesso a persone che non lo meritavano di convincerti che i tuoi pregi fossero difetti.
Quello è il momento in cui dici BASTA!

Per quanto riguarda il titolo di questo post, beh, volevo solo rendere omaggio a una cosa che non si può spiegare a parole. Bisogna vedere di persona per capire il disastro che ho combinato fra arrossamenti, overdose di crema protettiva e ustioni di gradi vari.

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