Articoli con tag: Ispirazione

Giornata Internazionale della Lingua Russa 2017

 

Chi non condivide la mia famigerata russofilia potrebbe non sapere che oggi, 6 giugno, si celebra l’anniversario della nascita del signor Александр Сергеевич Пушкин (Aleksandr Sergeevič Puškin; 6 giugno 1799, Mosca – 10 febbraio 1837, San Pietroburgo) e, dal 2010 per proclamazione dell’ONU, anche la Giornata Internazionale della Lingua Russa.

Poeta, saggista, scrittore e drammaturgo del romanticismo russo, Puškin è considerato il fondatore della lingua letteraria russa contemporanea e le sue opere sono state fonte di ispirazione per numerosi scrittori, compositori e artisti.
Proprio “ispirazione”, in russo вдохновение, è la parola con cui ho festeggiato la Giornata Internazionale della Lingua Russa del 2017. Una parola imparata dai fantastici cartoni animati di Masha & Orso e poi riutilizzata, riscuotendo un enorme successo, durante l’esame orale per la Certificazione Internazionale TORFL.

Fra la definizioni di “ispirazione” fornite da Il Nuovo De Mauro, tengo in modo particolare a sottolineare le due che seguono:

  • potenza immaginativa, impulso che spinge alla creazione di un’opera dell’intelletto, specialmente artistica; motivo ispiratore di un’opera intellettuale o artistica
  • disposizione, impulso improvviso dell’animo che spinge ad agire in un determinato modo; intuizione, idea brillante

Qual è il legame fra le due cose? Semplice!
È così che mi sento ogni volta che mi immergo nella meravigliosa lingua russa: ispirata.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Tu sei una favola!


 

Un bicchierone di latte macchiato, un caffè americano fumante e una curiosa chiacchierata con l’AnarcoSocio sulle conseguenze della discriminazione di genere sul lavoro.

Si ragionava su quanto le donne, costrette da retaggi culturali inamovibili a fare molto più degli uomini per ottenere un trattamento lavorativo paritario, finiscano per diventare acide arpie senza cuore.
L’aspetto bizzarro è che, in genere, questo atteggiamento viene riservato alle altre donne, quasi mai ai colleghi uomini. L’ipotesi che ne è uscita più accreditata è stata quella di una sorta di “guerra fra poverE”, che cercano in qualche modo di emergere nel contesto delle loro ‘pari’, ben consapevoli che provare a fare altrettanto rispetto alla controparte maschile sarebbe una battaglia persa in partenza.

Parlando, mi è tornato in mente l’ultimo cartone animato visto, davvero bellissimo: “Ballerina”.
Una coppia di amici inseparabili, una femmina e un maschio, entrambi orfani, scappano a Parigi nella speranza di realizzare i propri sogni. Alla fine, fra i due, è lei quella che ce la fa, grazie a un’incrollabile determinazione.

Tralasciando la riflessione femminista da cui questo post è nato, vorrei concentrarmi sul messaggio che questo fantastico cartone animato trasmette.
A differenza delle eroine di molti suoi predecessori, forse perfino più gettonati, la protagonista è una ragazzina “normale”, solo un po’ fantasiosa e molto intraprendente. Niente fate, animaletti prodigiosi o magie varie, solo tanta buona volontà e un’incredibile voglia di farcela, condite da qualche momento di debolezza e dall’umanissima tendenza ad approfittare di eventuali circostanze favorevoli, a volte perfino al costo di commettere qualche piccola scorrettezza.

Un invito, semplice ma efficace, a non arrendersi, a lottare per ottenere ciò che si desidera davvero, a scegliere il sentiero indicato dall’istinto, a credere sempre e innanzi tutto in sé stessi, a fare appello alla propria passione quando niente sembra andare per il verso giusto.
Un insegnamento prezioso per grandi e piccini, basato su quel principio di meritocrazia tanto oscuro all’epoca in cui viviamo, ma in cui non voglio smettere di credere.

 

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Io sono lo scrittore.

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Io sono lo scrittore.
È così che mi chiamano tutti. I miei amici, i miei genitori, i miei parenti, e anche le persone che non conosco e che tuttavia mi riconoscono in un luogo pubblico e mi dicono: “Lei non è quello scrittore…?” Io sono lo scrittore: è la mia identità.
La gente crede che, in quanto scrittore, la tua vita sia abbastanza tranquilla. Recentemente un mio amico, dopo essersi lamentato per i suoi spostamenti quotidiani tra casa e ufficio, mi ha detto: “Tu, in fondo, la mattina ti alzi, ti siedi alla scrivania e scrivi. Tutto qua.” Non gli ho risposto niente, forse per lo sconforto di rendermi conto fino a che punto, nell’immaginario collettivo, il mio lavoro consista nel non far niente. La gente pensa che non combini nulla, ma è proprio quando non fai niente che lavori di più.
Scrivere un libro è come aprire una colonia estiva. La tua vita, in genere solitaria e tranquilla, viene improvvisamente scombussolata da una moltitudine di personaggi che un giorno giungono senza preavviso e ti stravolgono l’esistenza. Arrivano una mattina, a bordo di un grande pullman, dal quale scendono rumorosamente, eccitati per il ruolo che hanno ottenuto. E tu devi rassegnarti, devi occupartene, devi dargli da mangiare, devi ospitarli. Sei responsabile di tutto. Perché tu, appunto, sei lo scrittore.

♦ “Il libro dei Baltimore”,
di Joël Dicker

 

Lunedì, nel “mondo là fuori”, la vita di tutti i giorni ha ripreso il suo corso.
Io, ancora blindata in casa grazie a una nuova fase acuta di AnarcoPatia, ho scelto di riprendere con questo paragrafo, che apre il primo capitolo de “Il libro dei Baltimore”, l’ultimo romanzo di Joël Dicker, nella speranza che possa essere profetico e portarmi fortuna.

Mi piace molto l’immagine creata da Dicker.
Non è necessario che si tratti di romanzi, e nemmeno di veri e propri personaggi, quando ti metti a scrivere subisci un assedio, un’invasione: immagini, luoghi, suoni, colori, profumi. Interi mondi si riversano nella tua testa da passaggi segreti invisibili, per lasciarla solo quando sta bene a loro.

La prima volta che mi sono ritrovata allettata, ero convinta che avrei scritto tantissimo, invece niente. Al di là delle vene esplose a causa dei farmaci nelle flebo, che mi rendevano quasi impossibile qualsiasi movimento delle dita, la cosa più grave era la testa del tutto vuota. Nessuna idea, zero.

Mi ero convinta che le parole sarebbero state il mio ponte di salvezza per attraversare l’impervio fiume della malattia in cui mi sentivo affogare, ma non è stato così. È subentrato un inaspettato silenzio mentale che mi ha portata a rimuginare sulle cose più di quanto io non facessi già di mio, rendendomi una persona rabbiosa, rancorosa e pessimista.

Questa volta, però, vorrei che fosse diverso.
Risfoderati i libri del caso, mi sono riarmata di carta e penna e mi sono rimessa a studiare e a esercitarmi.
Mi ci sono voluti tre anni, ma c’è una lezione che, alla fine, sono stata costretta ad imparare, ed è questa: quando il corpo non ti assiste, punta tutto sulla mente.
Concentrati su quello che sai e su come trasformarlo in un’opportunità di svolta, approfondisci e specializzati, così da poterti dedicare a quello che ti piace e ti appassiona, magari riuscendo anche a trarne dei progetti innovativi o un qualcosa di unico da offrire sul piano professionale, a cui nessun altro sia in grado di tenere testa.

E allora, in quest’ottica, viviamoci in allegria e assoluta tranquillità questo Venerdì 13, che tanto, per una questione di equilibrio universale superiore, è quasi impossibile che anche la prossima razione di sfiga cosmica sia destinata a me.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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The Space In Between.

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Lo scorso martedì sera mi sono imbarcata in una delle mie serate cinematrografiche da solista.
Ho appoggiato il mio sederone nella PandaMobile e sono partita alla volta DEL Multisala (con la M maiuscola), a 20 km da casa, che a differenza dei consimili della mia zona, è abbastanza chic da potersi permettere la proiezione dei “film-evento”.

Attenzione puntata su “The Space In Between”, docu-film che testimonia il viaggio che Marina Abramović ha intrapreso nel 2013 in Brasile, alla ricerca di una spiritualità più profonda e trascendente.

Bello, ma un tantino al di sotto delle aspettative.
L’artista, sessantasettenne all’epoca del viaggio, sembra aver perso smalto e originalità. Condizione accettabile se la si pensa come naturale evoluzione di un essere umano che, col passare degli anni, va incontro a un possibile calo fisiologico d’energia, ma difficile da concepire in relazione a Marina Abramović.

Nonostante questo, si coglie ancora almeno l’ombra di quel che Marina Abramović è stata e, per quanto mi riguarda, è stata comunque una visione interessante.

Ho letto e sentito critiche feroci riguardo questo documentario e mi rendo conto che, forse, il mio giudizio è “ammorbidito” dall’effetto catartico che le performance della Abramović hanno avuto su di me negli anni.

Non posso negare l’oggettività di alcune delle osservazioni mosse contro “The Space In Between”, ma, personalmente, non ho trovato il passaggio dallo scioccare il pubblico al suggestionarlo così disturbante e deludente.

Un percorso che, compiuto da chiunque altro, risulterebbe emozionante, mentre trattandosi di Marina Abramović dà l’idea di essere di essere quasi banale.
Durante il suo viaggio l’artista ha incontrato guaritori e guaritrici rappresentanti di diverse correnti sciamaniche del Brasile e si è sottoposta ad alcuni dei loro rituali purificatori.
A farmi percepire ancora lo spirito di sperimentazione della Abramović è stata la consapevolezza che ben poche persone provenienti da paesi “civilizzati” si sottoporrebbero a pratiche simili, perfino se fossero la loro ultima speranza. Interventi chirurgici eseguiti con strumenti di fortuna e senza anestesia, intrugli potenzialmente letali e permanenze in contesti naturali sconfinati e ostili.

Quel che più mi è rimasto è un insegnamento, tanto semplice da risultare scontato, ma difficile da vivere nella quotidianità:

Ho capito che la felicità non viene dall’esterno, viene da me. Da dentro.

 

space-between-Marina-Abramović

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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L’Ispirazione è un Continuo “Non lo so”.

Ho scoperto che i post pubblicati di mattina fanno il botto, mentre quelli pubblicati la sera non se li caga nessuno, anche se (magari) sono più merotevoli di quelli mattutini. E son scoperte…!

 

 

[…] Quando mi viene posta questa domanda, anche io esito. Ma la mia risposta è: l’ispirazione non è un privilegio esclusivo di poeti o artisti in generale. C’è, c’è stata e sempre ci sarà una serie di persone che riceve la sua visita. Di questo gruppo di individui fanno parte quanti banno consapevolmente scelto la propria vocazione e svolgono il proprio lavoro con amore e immaginazione. Può trattarsi di medici, insegnanti, giardinieri – e potrei andare avanti a elencare migliaia di altre professioni. Il lavoro di queste persone diventa un’avventura continua, nella misura in cui riescono a trovarvi sempre nuove sfide. Le difficoltà e le battute d’arresto non soffocano la loro curiosità, e da ogni problema che risolvono scaturisce un nugolo di nuove domande. Qualunque cosa sia l’ispirazione, nasce da un continuo “Non lo so”.

La prima frase è sempre la più difficile,
Wysława Szymborska –

 

Dove sta dunque il problema?
Nel fatto che, se anche l’ispirazione è un lusso alla portata di tutti, non è propensa a timbrare il cartellino. È una libera professionista che si dà da fare quando le pare, senza tener conto che la quotidianità di noi comuni mortali spesso ci impedisce di darle retta.

Così ho deciso di dedicarle questo post, nella speranza che la persuada a presentarsi al momento giusto.

 

BUONA ISPIRAZIONE A TUTTE E TUTTI!!!

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