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La quercia profetica

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È brutto che una moglie abbia un marito vecchio, è male che un vecchio abbia una moglie giovane! Da un orecchio entra, dall’altro esce, in un baleno — te la fa sotto gli occhi, dall’acqua esce asciutta: e vedi e sai, ma non la prendi mai!
A un buon vecchio toccò una moglie giovane, una furbacchiona. Lui la istruisce, e lei in risposta: «Non è per te, vecchio fannullone, bere, né mangiare, né camicie bianche portare!». E se non hai pazienza, dici un’iiriverenza: una vecchia storia! Ecco che ebbe l’idea di dare una lezione alla moglie. Andò al bosco, riportò un fascio di legna e dice: «Al mondo succedono prodigi prodigiosi: nel bosco una vecchia quercia mi ha detto quel che è stato, il futuro ha indovinato!». «Oh, anch’io ci corro! Perché sai vecchio: ci muoiono le galline, il bestiame non sta in piedi… Vado a farci due chiacchiere; forse mi dirà qualcosa». «Bene, vai alla svelta, finché la quercia parla; se si azzittisce, non le cavi una parola». Il tempo che la moglie si preparasse, il vecchio andò avanti, si infilò nel cavo della quercia e l’aspetta.
Arrivò la donna, si inchinò alla quercia, pregò, urlò: «Quercia querciosa, nonna verbosa, che devo fare? Non voglio il vecchio amare, voglio mio marito accecare; insegnami come fare». E la quercia in risposta: «Non c’è nulla da fare, è inutile il veleno sprecare, inizia a farlo ben mangiare. Arrostisci una gallina con della panna acida, non essere avara: che mangi lui — tu non ti sedere a tavola. Cuoci un semolino di latte, mettici in più del burro; lascia che mangi, non te ne pentirai! Fai delle frittelle; offrim inchinati, che le intinga nel burro e ne faccia una scorpacciata: e diventerà il tuo vecchio più cieco di una talpa».
Arrivò la moglie a casa, il marito geme sulla stufa. «Ehi tu, vecchino mio, ti fa male di nuovo qualcosa? o di nuovo sei deperito? Se vuoi: ammazzerò una gallina, o farò delle frittelle, o preparerò del semolino col burro. Vuoi o no?» «Mangerei, ma dove prendere tutto?» «Non ti preoccupare! Anche se mi sgridi, mi fai pena!… Ecco, vecchinetto, mangia, gusta, bevi: non te ne pentirai!» «Siediti anche tu con me». «Eh no, per quale motivo? Io devo solo saziarti! Io spizzicherò qui e là — e sarò sazia. Mangia, colombello, aggiungici un po’ di burro!» «Oh, ferma, moglie! Dammi un sorso d’acqua». «L’acqua è sul tavolo». «Dove sul tavolo? Non vedo». «Sta davanti a te!» «Ma dove? I miei occhi si sono oscurati». «Be’, stenditi sulla stufa». «Mostrami un po’ dov’è la stufa. Non trovo neanche quella». «Eccola, arrampicati alla svelta». Il vecchio sta per infilare la testa nella stufa. «Ma che hai? Sei diventato cieco forse?» «Oh, ho peccato, moglie! Ho mangiato troppo bene, ed ecco che la luce divina si è oscurata ai miei occhi. Ohi-ohi!» «Che guaio! Be’, stenditi intanto; vado a prenderti qualcosa».
Corse, volò, ospiti invitò, e ci fu un banchetto favoloso. Bevvero-bevvero, il vino non bastò; corse la donna a prendere il vino. Il vecchio vede che la moglie non c’è, e gli ospiti sono satolli e depressi; scese dalla stufa e giù a picchiarli — chi in fronte, chi sulla schiena; tutti li fece fuori e ficcò loro in bocca una frittella ciascuno, come se si fossero soffocati da soli; dopodiché risalì sulla stufa e si mise a riposare. Arrivò la moglie, guardò e rimase di stucco: tutti gli amici, tutti i conoscenti stanno stesi come porci, tra i denti emergono le frittelle; che fare? dove i cadaveri ficcare? Giurò la donna di non invitare più ospiti, giurò di non abbandonare il vecchio. Nel frattempo passava di lì un babbeo. «Batjuška su, batjuška giù!» grida la donna. «Eccoti dell’oro, lascia l’anima col corpo, togli da noi questo torto!» Il babbeo prese i soldi e trascinò via i cadaveri: chi mise in un burrone, chi nascose nel fango, e occultò tutte le prove.

 

♦ “Masha e l’Orso e altre fiabe popolari russe”,
Raccolte da A. N. Afanas’ev

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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