Articoli con tag: Leti

Ottobre Rosso.

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Image Credit © VeRA Marte

 

Scherzetto! Nonostante la mia conclamata russofilia, questo post nulla ha a che fare con gli eventi della rivoluzione d’ottobre avvenuta nel 1917 nella Grande Madre Russia.

L’unico sangue versato è stato il mio, infatti ho iniziato il mese con l’abituale gita trimestrale al Centro Prelievi: vi lascio immaginare con quale gaudio io abbia accolto il trillo della sveglia sabato mattina.

Non ho grandi aspettative rispetto a questo giro di analisi, forse perché le mie aspettative non coincidono mai con gli esiti effettivi, positivi o negativi che siano.

Spiegare la mia apparente indifferenza, in fondo, è semplice: arriva un momento in cui smetti di lasciarti ossessionare dai numeri stampati sui referti, e inizi a concentrarti su quale sia stato il reale impatto della malattia sulla tua vita e su cosa significhi davvero conviverci giorno dopo giorno.

Dopo aver pianto, dopo essermi arrabbiata, dopo aver finto che non fosse mai successo nulla, non ho potuto fare altro che prendere atto della realtà.

Così ho imparato a riposare gli occhi da computer e televisione almeno ogni due ore, a non sacrificare preziosi minuti di sonno per niente al mondo, a organizzare i pasti in modo da non interferire con l’assunzione dei farmaci.

Quelli nella foto, ad esempio, sono i miei 11 giorni di vacanza a Praga.
Una bella rottura, certo, ma nulla di ingestibile una volta preso il ritmo.

Quando i medici mi dicevano “Sarà una cosa lunga”, non avevo idea che si stesse parlando di anni, e per un sacco di tempo ho vissuto posticipando tutto a “quando sarei stata meglio”. Di sicuro la situazione è migliorata, ma col tempo ai benefici della terapia si sono aggiunti anche gli effetti collaterali, e la sensazione di prigionia si è amplificata.

Dover accettare di stare male per non stare peggio è una gran fregatura.

A un certo punto, però, è stata proprio questa consapevolezza a spingermi a ripartire, a riprendere le redini e le misure della mia (nuova) vita.
Seppur con ritmi molto più blandi, ho ripreso a scrivere, a leggere, a studiare e tradurre, ad andare fuori a cena e al cinema da sola in settimana.
Sono perfino tornata all’estero, prendendo un aereo e scarrozzandomi i bagagli.

Il prossimo obiettivo, tanto banale quanto complicato se si pensa che da mesi ho in nervi delle mani infiammati, è tornare a impastare biscotti di tutte le forme per gli AnarcoNipoti.

Sono convinta che a Leti non dispiacerà affatto riprendere questa vecchia abitudine ma, soprattutto, con ben 6 dentini già attivi e con il 7º e l’8º in arrivo, è proprio ora che anche Tommi si unisca a noi!

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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AnarcoEpifania 2014

Il regalino befanoso degli AnarcoZii.
Image Credit © VeRA Marte

 

In questo caso il prefisso Anarco- ci sta proprio!
Per motivi logistici, infatti, la mia Epifania è stata anticipata a ieri.
La necessità che ha portato all’aguzzarsi, neanche poi troppo in realtà, dell’ingegno organizzativo dell’AnarcoFamily è stato il desiderio che anche l’AnarcoSocio, in temporanea trasferta dalla sottoscritta per l’occasione, fosse presente all’apertura del pensierino per l’AnarcoNipotina, essendo lui co-artefice dell’acquisto.

Così eccomi qui. Reduce da una giornata di assoluto niente, in cui perfino la bilancia mi ha dato il buongiorno facendomi notare che, in fondo, la mia AnarcoEpifania non me la sono goduta quanto avrei potuto, anzi. Il malefico cortisone, infatti, non è riuscito ad accumulare che un misero chilogrammo netto: un’inezia contro il 1,1 kg del compleanno dell’AnarcoCognato, il 1,5 kg della festa di Natale all’asilo nido della Nipotonzola e il 1,8 kg del pranzo di Natale.
Emmenomale che l’Epifania dovrebbe essere la festa dei dolci…

Insomma, oggi nullafacenza totale. Ho smistato un po’ di posta elettronica, finito uno dei mille libri in lettura, guardato due film e sonnecchiato random sul divano, mentre aspettavo che pomata e ghiaccio facessero la loro parte sulla gamba ancora svirgola dopo il ribaltone dalle scale.

Domani la vita riprende.
Per gli altri.
Per me il solito tran tran.

Io vivo a casa, lavoro a casa, studio a casa, mi “diverto” a casa, faccio shopping da casa, trascorro le vacanze a casa, mi curo a casa… Vi viene in mente altro? Qualunque sia la vostra risposta, beh, sappiate che io lo faccio standomene a casa.
Sono abbastanza sicura che qualcuna/o di voi abbia già fatto in tempo a pensare “Beata te!”, ma credetemi, a lungo andare è logorante. Si perde la percezione delle proprie azioni, perché finiscono per essere tutte uguali. Niente luoghi, niente orari, niente interazioni umane, niente colori, niente meteo, niente odori, niente pause, niente di niente, come una sorta di pantomima teatrale a scenografia fissa.
Ci sono momenti in cui perfino i treni in perenne ritardo riescono (quasi) a mancarmi. Ho fotografato decine di magnifiche albe durante le attese impreviste sulle banchine della mia stazione dispersa nel nulla. Mi manca il piacere di entrare in una libreria e scegliere i libri sfogliandoli, invece che con un click. Mi manca la frenesia, altrui, dell’onnipresente coda negli uffici postali, a cui sopravvivo senza fatica grazie alla lettura. Mi manca il controllo quotidiano di ben tre app meteo per decidere quanto coprirmi il giorno successivo. Mi manca il tornado di suoni e odori che mi investe ogni volta che entro nel mio barettino della metropolitana, pronta a imbrattare d’inchiostro pagine ancora troppo bianche, col tepore di un cappuccino a scaldarmi lo stomaco da cui, molto spesso, sgorgano le parole migliori, quelle scritte d’impulso. Ah, il mio cappuccino extra zucchero di canna con brioche alla crema!

Devo aggiungere altro o si è già capito che mi annoio a morte?!
La quantità mastodontica di attività con cui mi impongo di impegnare il mio tempo si sta rivelando insufficiente, o meglio, l’ambientazione immobile e immutabile le sta fondendo tutte in un unico grande affaccendarsi che sembra non portare da nessuna parte, perché sfuocato, confusionario e indistinto.

So che appena rimetterò i miei pied(on)i instabili là fuori mi pentirò amaramente di ogni singola lagna digitata su questo blog. So che, per come sono ora, riprendere il ritmo costerà una fatica disumana sia al mio corpo che alla mia mente, ma non posso farci nulla: mi annoio. Mi sembra di star perdendo grandi fette di vita che, quando potrò di nuovo mangiarle, saranno ormai andate a male, acide, da buttare, e allora, concedetemelo e perdonatemelo, mi lamento: almeno scrivo, che è sempre una buona cosa.

 

Buona Epifania a tutte e tutti!!!

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