Articoli con tag: Lettura

In Busta Chiusa.

busta-chiusa

 

Dopo il successo riscosso da “Lettera Aperta”, oggi CartaResistente dà il via al suo nuovo progetto: “In Busta Chiusa”.

26 autori, uno per ogni lettera dell’alfabeto, uno per ognuno dei prossimi 26 venerdì, che per tutta questa estate 2016 terranno compagnia ai lettori di CartaResistente.

Questo post, oltre a proporsi di promuovere questa bella iniziativa, vuole essere un ringraziamento per l’inivito di CartaResistente a parteciparvi.

Avendo io scelto la lettera V, dovrete aspettare fino alla fine di novembre per leggere il mio pezzo, ma vi invito a non perderne nessuno, a partire da quello di oggi, perché sono convinta che piacevolissime sorprese aspettino chiunque decida di seguire con costanza l’evolversi del progetto.

 

Buona lettura!!!

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Flusso di Coscienza. #11

 

Nuove batoste.

Silenzio.

Avrei bisogno di tempo, che non ho, per metabolizzarle.
La verità è che non so più dove andare a pescare la forza per affrontare questa ennesima pioggia di brutte notizie che mi si sta abbattendo addosso, come fossero le piaghe d’Egitto.

LEGGERE e SCRIVERE.

ALIENAZIONE e CONSAPEVOLEZZA.

ASSOLUZIONE e CONDANNA.

LEGGO.
Tanto. Tantissimo. Non ricordo nemmeno più quando mi sia capitato l’ultima volta di arrivare a leggere 8 libri in un mese, per un totale attuale di 2292 pagine, star già leggendo il nono e averne altri 4 “in corso” .
Leggere al momento è l’attività che più di ogni altra riesce ad alienarmi dall’alienazione, a estraniarmi dall’estraniamento, a isolarmi dal pensiero.

SCRIVO.
Tanto. Tantissimo. Ho perso il conto delle bozze a cui sono riuscita a dar vita in questi mesi. Quello che stupisce anche me è che, a rotazione, sto davvero lavorando su tutte. Io che spesso faticavo a essere costante quando la bozza in lavorazione era una sola.
Scrivere però è un massacro. Mi costringe ogni volta a immergermi in me stessa, a guardarmi in quello specchio che mi sembra ogni giorno più deformante, in cui non mi riconosco più ormai da mesi, a fissare negli occhi i pensieri e tutto quello che hanno da sbattermi in faccia, col loro ruolo da rappresentanti ufficiali della razionalità.

Raggomitolata sotto una coperta, nascosta dietro le palpebre chiuse, invoco quel sonno chimico che infinite volte, in queste ultime settimane, ho provato a disciplinare, invano. Cerco rifugio in un oblio che non si fa trovare.

“Cos’hai? Non stai bene?”
“Sono stanca.”
“E cos’hai combinato per stancarti così tanto?”
“Ho pianto.”

In fuga da uragani di lacrime che mi aggrediscono sempre più spesso, cogliendomi di sorpresa nei momenti e nelle circostanze più inaspettate, senza che io riesca a fare nulla per contrastarli, per proteggermi.

Non ne posso più.
E alla luce dei nuovi sviluppi, la ripresa si è trasformata da speranza a minaccia.

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Misantropica Serenità.

 

Mi siedo davanti alla schermata bianca con il viso gonfio di cortisone, gli occhi gonfi di lacrime, la pancia gonfia non so di che, vista la dieta, la gamba gonfia di dolenzie, la testa gonfia di domande dopo la prima assunzione del nuovo farmaco.
Non sono più sicura di essere del tutto padrona di me stessa, sembra infatti che alcuni dei farmaci influiscano anche sull’umore, ma non ho modo di sapere come e quanto, quindi sorvolo sulla questione.
Eppure oggi sono serena.
Pastiglie o istinto di sopravvivenza? Magari entrambi, chi lo sa. Sta di fatto che Miss Gamba, nonostante i dolori, sembra aver ridotto i capricci, la fame sembra essersi calmata almeno un po’

Il libro è finito e, nonostante l’AnarcoSocio definisca (molto) discutibili i miei gusti, a me è piaciuto: 5 stelline a Nele Neuhaus!
Ora però si ripresenta il più frequente e più classico dei miei dilemmi: cosa leggo ora?
Non che mi manchi da leggere, anzi, il contrario: la mia velocità di lettura, per quanto intensa, arranca rispetto alla mia ultra-velocità d’acquisto.
In genere mi basta qualche ora di pausa fra la fine di un libro e l’inizio del successivo, così ho deciso di approfittarne e di schiarirmi le idee scrivendo, qui e un paio di altre cosette sparse.
Nelle prossime ore dovrebbero arrivare i prossimi tre libri dei 16 attesi questa settimana e domani l’AnarcoSocio, spedito in missione per l’ennesima volta, completerà l’opera portandomi gli ultimi.

Ludwig Feuerbach ha detto: “Quanto più s’allarga la nostra conoscenza dei buoni libri, tanto più si restringe la cerchia degli uomini la cui compagnia ci è gradita.“, e forse è proprio questo che mi sta capitando. L’isolamento forzato dal genere umano, quello vero, in carne e ossa, ha disseppellito la mia misantropia, facendola riaffiorare in tutto il suo splendore. In questa fase della mia vita la compagnia di un libro mi è, spesso, più gradita di quella di una persona. I libri non chiedono spiegazioni, apprezzano i silenzi invece di restarne turbati, offrono la loro presenza in modo costante ma discreto. Le persone, ahimè, sono una responsabilità che in questo momento non sono proprio in grado di accollarmi.

Detto questo…

 

Buon venerdì 17 a tutte e tutti!!!
Всем с пятницей 17*!!!

 
 

*Vsjém s pjátnizej 17!!!

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Libri, Книги, Książki, Knjige, Books, Bücher… #1

 

Domani la Anarchiche Fiamme compiono un anno e mezzo e, con mio profondo senso di orrore e vergogna, ho realizzato solo stamattina che fra le mie mille saghe numerate, non ne ho ancora istituita una dedicata alla mia passione più grande: i libri.

Mi è venuto in mente di scriverne perché oggi ho ricevuto i primi 9 dei ben 16 libri che dovrebbero giungere fra le mie avide grinfie entro la fine di questa settimana.
Troppi? Non direi.

I libri non sono MAI troppi.

Oltre a narrativa varia, soprattutto thriller, sono in fase “facciamoci del male” e mi sto ingozzando di diari e libercoli vari sull’essere scrittrici/ori, tutti vergati dalle penne di grandi autrici/ori più o meno tormentate/i: Virginia Woolf, Franz Kafka, Sylvia Plath, Raymond Carver, Ray Bradbury, il tutto condito da un po’ di Gianni Rodari, che non fa mai male. Come accompagnamento altri manuali di scrittura e psico-libri sulle potenzialità terapeutiche dello scrivere. Insomma, libri che parlano di libri e scritti che parlano dello scrivere, ma che questo fosse il mood del momento credo l’aveste ormai già capito tutti.
Non chiedetemi recensioni, non sono proprio capace di farle, ma di sicuro se qualcuno dei nuovi acquisti dovesse rivelarsi meritevole di essere in qualche modo citato, prometto che non mancherò di farlo.

Non sono a caccia di ispirazione, ma di ordine.
La mia scrittura ha risentito, non poco aggiungerei, dello scossone emotivo, e ora ho bisogno di ridarle forma, di trovare la mia nuova via d’inchiostro, per riprendere a vivere la pagina bianca col giusto spirito. Non ho smesso di scrivere, anzi, ma fra un tentativo e l’altro, alcuni più o meno riusciti, altri davvero pessimi, mi dedico a letture che spero possano rivelarsi buone consigliere e suggeritrici di punti di vista interessanti finora inesplorati.

E ora, con permesso, vado a “riempirmi” la pancia con la mia magra cena dietetica, per poi dedicarmi in assoluta pace alle ultime 90 pagine del quarto libro del 2014!!!

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E se… #1

Image Credit © VeRA Marte
with Bitstrips

 

E se dietro la nebbia di questa mattina ci fosse il sole più luminoso che io abbia mai visto?
E se questa settimana, racchiusa fra due date che per me significano molto, portasse davvero con sé dei cambiamenti importanti?
E se i dolci non fossero solo dolci, ma una via d’espressione pratica della creatività?
E se dalle migliaia di pagine di cui mi sono circondata scaturisse un mondo nuovo, migliore di quello vecchio?
E se i farmaci diminuissero?
E se mi proponessero un contratto di lavoro degno di questo nome?
E se riuscissi a fare delle mie debolezze dei punti di forza?
E se Miss Gamba riprendesse a fare quanto le viene richiesto al momento opportuno, invece che quando pare a lei?
E se il mio peso smettesse di essere un fattore determinante?
E se imparassi a disegnare?
E se iniziassi a “inciampare” solo in persone “giuste”?
E se tutto lo schifo si smaterializzasse, così, nel nulla?
E se scoprissi come svaligiare la pentola di monete d’oro in fondo all’arcobaleno?
E se mi decidessi a vendere almeno i libri che so per certo che non leggerò mai e reinvestissi i soldi recuperati in qualcosa di costruttivo?
E se, per una volta, la mente riuscisse ad avere la meglio sui limiti del corpo?
E se mi ritirassi a vivere in un enorme loft pieno di libri in luogo sperduto e pacifico?
E se mi riconcedessi la compagnia di una tartaruga?
E se le persone non mi riconoscessero più?

 

E se uno di questi giorni mi svegliassi
libera dalla sensazione
di essere solo un’ospite in un corpo non mio?

 

E se d’improvviso riscoprissi me stessa?

 

E se la pagina bianca smettesse di far paura?

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Flusso di Coscienza. #10

 

VeraLandia è innevata. Di nuovo.
Incredibile a dirsi, ma la cosa pare non disturbarmi più di tanto.
Il pensiero va sempre alla stessa cosa: le strade. Sarà che, come l’altra volta, la neve è arrivata alla vigilia di un controllo medico, ma non si tratta certo di metri di neve e io non posso ancora guidare, quindi è inutile stare a rimuginarci su: non è un problema mio.

Sono in tensione da inattività forzata.
Non avendo potuto festeggiare nel senso letterale del termine, ed essendo a riposo ormai da settimane, i cosiddetti “giorni festivi” mi appaiono solo come ostacoli che rallentano qualunque attività comune, come i movimenti bancari, le spedizioni, la disponibilità degli uffici informazioni e via dicendo.
Sono stata costretta a rimanere ferma per troppo tempo e ora ho bisogno di rimettermi in movimento, di fare, fare, fare. Nel concreto della quotidianità per me è “festa” da più di due mesi ormai e la ricerca di cose nuove e interessanti con cui confrontarmi e cimentarmi è diventata costante.
Così ecco i nuovi esperimenti culinari, il cartonaggio, le creazioni di panno, la lettura, gli approfondimenti di russo e le nuove sfide nella scrittura, anche se autoimposte.

L’unica cosa che ancora scarseggia sono le risorse economiche. Per quanto io faccia del mio meglio per evitare sprechi, reinventare i materiali e valutare in modo quasi maniacale il rapporto qualità/prezzo degli acquisti che finisco per classificare come indispensabili, i fondi continuano a essere pochi. Però chi lo sa, magari divento davvero brava almeno in una delle nuove attività a cui mi sto dedicando, al punto da cavarne un business che farà di me, in questo 2014, una donna acciaccata ma ricca! Muahahah!!! L’astinenza da zuccheri raffinati inizia a rendere manifeste le sue conseguenze.

In fondo, però, un po’ di speranza c’è: non potrà mica andare peggio dell’anno appena trascorso, no??!
A questo punto confido perfino nel calcolo delle probabilità. Se poi a livello lavorativo la situazione dovesse davvero degenerare, beh, nel frattempo avrò imparato a fare un sacco di altre cose con cui provare a “riqualificarmi” per cercare alternative.
Per il momento mi concentro sull’ennesimo giorno di “sacrifici di gola”, che i peccati in tal senso sono acqua talmente passata da farne risultare sfuocato perfino il ricordo.
E domani si inizia la giornata offrendo il braccino ai brutti ceffi del centro prelievi, ma sarà pur sempre un altro giorno…

 

Buona serata a tutte e tutti!!!
Всем доброго вечера*!!!

 
 

*Vsjém dóbrava vjécera!!!

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Frammenti. #3

 

Il nevischiolo no, non l’avevo considerato…
Scema io, che da quando sono reclusa non mi pongo più il problema di guardare le previsioni del tempo.
Per dirla in altre parole, di quando VeRA fa un pensierino ai mercatini di Natale di VeraLandia, fra l’altro evento mai verificatosi prima.
Eh già, domani, per la prima volta nella storia, nel mio paesucolo ci saranno i mercatini di Natale, con tanto di attività varie ed eventuali per i bimbi. Quale occasione migliore per testare il mio attuale potenziale deambulatorio? Niente orari da rispettare, niente permanenze di durata obbligatoria e prestabilita, libertà di fuga nel caso la ressa si facesse eccessiva e, quindi, pericolosa, insomma, libero arbitrio assoluto.
I soldini nelle tasche sono davvero pochi, ma se non si trovano cose economiche ai mercatini di un paesino di circa 7.000 anime, dove si trovano? Il percorso è di difficoltà medio-bassa, in compenso il rischio di incontrare gente poco gradita è altissimo, ma in fondo, con l’AnarcoSocio come bodyguard, il problema potrebbe risultare meno rilevante del previsto.
Tutto questo per dire che… Stamattina mi alzo e, invece del solito, pallido raggio di sole, fuori dalle finestre c’è la neve che mi fa “ciao”, tipo le caprette di Heidi.
A tempo di record è partito l’auto-insulto a briglia sciolta!
Dopo un mese e mezzo mi si presenta un’occasione di uscita ragionevole e compatibile con la situazione e io cosa faccio? Mi dimentico di controllare le previsioni del tempo…
Va beh, mi auto-censuro e auto-liquido con un diplomatico e fin troppo clemente “no comment“…

Parlando d’altro, così magari evito di innervosirmi oltre, il mio ritmo del sonno ha ripreso a farsi “li cazzi sua”, come direbbero nell’Urbe.
Ci sono giorni in cui sprofondo in rilassanti pennichelle non solo nel pomeriggio, ma perfino a metà mattina, dato che i farmaci mi impongono una sveglia abbastanza mattiniera. Sere in cui, poco dopo cena, infilo la mia manina con la pelle rinsecchita dai medicinali nella manona di Morfeo (chissà perché me lo immagino grande e grosso) e lascio che mi porti a zonzo nel suo magico regno di luci e ombre.
Poi però ci sono notti come quella appena trascorsa, in cui gli occhi non si chiudono, le palpebre sembrano troppo leggere per riuscire a tenerle giù dopo averle abbassate. Il cervello non si decide a staccare la spina, neanche se gli faccio presente che la bolletta energetica dell’organismo in questo periodo mi costa davvero cara. La gamba mi fa i dispetti, punzecchiandomi con fitte e dolorini ogni volta che sembro aver trovato la via del rilassamento. Le dita fremono a caccia di pagine, non importa che siano da sfogliare o da scrivere.

Così, alle quattro del mattino, partorisco “perle” di cui nemmeno io riesco a cogliere a pieno il senso, e mi appunto nei promemoria del cellulare per la mattina dopo, a cui in realtà mancano solo poche ore, di rifletterci su, ché in fondo potrebbe uscirne un bel post…

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Flusso di Coscienza. #9

Image Credit © VeRA Marte

 

La lista della spesa con gli ingredienti mancanti per le mie creazioni culinarie, ahimè, dovrà attendere ancora qualche giorno, così ieri mi sono dedicata a un’altra lista: quella farmacologica.

Un po’ triste, me ne rendo conto, ma di tempo all’AnarcoFamily ne è già stato rubato troppo in quest’ultimo periodo, quindi ci si organizza per non buttarne altro in ripetute e (fin troppo) frequenti gitarelle dal medico e in farmacia.
È stato un lavoraccio! Io non sono brava coi numeri e mi ci è voluto un sacco di tempo per fare e ricontrollare tutti i calcoli di quante compresse ci sono in ogni confezione di ogni farmaco e quante scatoline me ne servono di ognuno per arrivare a coprire il periodo fino al prossimo controllo.
In tempo record, le mie povere rotelline cerebrali hanno iniziato a emettere malsani fumi da sovraccarico.

Ieri, dopo varie peripezie, ho anche autografato un magico pezzo di carta secondo cui, per il mese di dicembre, verrò retribuita per lavorare da casa. Ammetto che iniziavo a disperare, ma forse, considerato che il mio stipendio di ottobre (e solo il mio in tutto l’ufficio) è in ritardo di ben 18 giorni, si tratta di compensazione universale. Chi lo sa…

Altra attività che ieri ha contribuito a far passare il mio tempo è stata la gestione dei millemila ordini online che ho fatto nelle ultime settimane. Conscia del fatto che sarei stata in reclusione forzata, ho cercato di gestire la questione “Natale” interamente via web, col risultato che al momento il Bel Paese è pieno di pacchi miei itineranti. Nell’arco di quest’ultimo mese, infatti, sono riuscita a collezionare un totale di 16 pacchi, di cui 4 ancora in viaggio, con immensa gioia dell’AnarcoSocio, di recente nominato Vice Destinatario Ufficiale di tutte le mie consegne, dato che io non sono in grado di percorrere in tempi decenti la distanza dalla mia porta di casa al cancelletto pedonale, limite massimo oltre il quale postini e corrieri non osano avventurarsi.
Conseguenza di ciò è l’irreversibile mutazione dell’AnarcoSocio nel mio personale AnarcoBabboNatale. Ogni weekend-trasferta si trasforma in una maxi consegna di pacchi alla sottoscritta, per non parlare degli acquisti extra che il malcapitato viene spedito a fare di persona… Santo AnarcoSocio!

Libri dei più svariati generi, aggeggi vari per darmi alla pasticceria creativa, manuali di scrittura e di cucina, oggettistica varia, da regalare o solo perché mi girava di togliermi questo o quello sfizio, creme e cosmetici per tutti i gusti. Insomma, secondo il mio solito mantra morale: non mi faccio mancare nulla!

Eppure quello che vorrei più di tutto è scrivere, scrivere, scrivere.
Non che io non lo faccia, anzi, eppure le parole che più di tutte le altre avrei bisogno di buttare fuori non escono.
Scrivo qui sul blog, scrivo pagine e pagine di appunti su una serie di cose, scrivo una quantità che non avrei mai immaginato di mail, personali e non, scrivo perfino una sorta di “quaderno di bordo” del mio viaggio nella quotidianità, abitudine che avevo abbandonato ormai da mesi, ma non riesco a scrivere quello che davvero vorrei.
Non riesco a mettere a fuoco le idee, disturbate dal continuo e incomprensibile borbottio dell’inconscio traumatizzato, così le parole si srotolano in lunghi sentieri d’inchiostro che però non portano da nessuna parte e la malinconia fa capolino dietro ogni curva di questo tortuoso cammino.

Portare pazienza: è l’unica cosa che posso fare.
I nodi si scioglieranno e, quando meno me l’aspetterò, il filo delle parole tornerà a scivolare libero fra le dita.

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Let it snow… Ma anche no!

Image Edit © VeRA Marte

 

A VeraLandia è arrivata la neve.
Avrei voluto postare una foto self-made, ma essendo in reclusione forzata ho dovuto rinunciare alla scampagnata in cerca di scatti personali, e da quando i campi intorno a casa si sono trasformati in un tranquillo quartiere residenziale, dalle mie finestre non si riescono a immortalare inquadrature degne di nota.
Oggi, per la prima volta dal mio ritorno da OspedaLandia, il freddo di cui tutti mi parlano da settimane sta riuscendo a infiltrarsi in casa. Potrei far partire il riscaldamento, forzando l’orario programmato, magari addirittura alzarlo di un grado o due, ma scelgo la variante “romantica” e opto per la maxi coperta all’uncinetto fatta a manina dall’AnarcoMadre; per intenderci, una di quelle coperte che sembrano fatte di fiorelloni di lana colorati, sempre presenti sulle poltrone vicino ai camini nelle baite di montagna. Mancherebbe solo una tazzona di tisana fumante, ma mal si sposa con le pastiglie di metà mattina, quindi tengo buona l’idea per il pomeriggio. Inutile dire che nell’equipaggiamento di sopravvivenza alla noia mortale non mancano mai la scorta di buone letture, carta e penna e il pc per navigare random o documentarmi su qualunque scemenza mi passi per la testa.

Non ho mai avuto un buon rapporto con la neve, e anche in questo caso non mi smentisco.
Il mio pensiero infatti è volato subito a una domanda fondamentale: “Quanto prevedono che duri questa robaccia?”.
No, perché io ho mille visite e controlli da fare e mi manca solo di restare incastrata su strade bloccate causa neve. Lo so, sono paranoica, o quanto meno lo sembro, ma non riesco a farci nulla. Ho quasi fretta di andare a farmi esaminare da bravo fenomeno da baraccone quale sono diventata, e la causa è sempre e solo una: la speranza.
Speranza che gli esami siano migliorati ancora. Speranza che mi riducano i farmaci. Speranza che il tempo si pronunci a favore della variante non cronica. Speranza che mi diano il permesso per ricominciare a mangiare come le persone comuni e a uscire. Speranza che mi dicano che da qualche parte, nel mondo, uno scienziato sociopatico, nel suo bunker anti-umanità, ha scoperto la cura definitiva a questa cosaccia che ce l’ha coi miei muscoli.

Mentre scrivevo, la neve si è trasformata in pioggia, per poi smettere del tutto di cadere.
Ora è addirittura spuntato qualche pallido raggio di sole, che sta dipingendo su tutto un riflesso di un giallo caldo, così strano dopo il gelido e asettico biancore di qualche ora fa.
Come a volermi dire che tutto, anche la cosa più imprevedibile e inaspettata, può accadere: BASTA CREDERCI.

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“Io leggo come mangio.”

Image Credit © VeRA Marte

 

Pensavo che tutti leggessero come me; io leggo come mangio: questo non significa solo che ne ho bisogno. Significa soprattutto che entra nelle mie componenti e che le modifica. Non si è gli stessi che si mangi sanguinaccio o caviale; allo stesso modo non si è gli stessi se si è appena letto Kant (Dio ne scampi) o Queneau. In realtà, quando dico ’si’, dovrei dire ’io e qualche altro’, perché la maggior parte della gente emerge da Proust o da Simenon in uno stato identico, senza aver perduto una briciola di ciò che erano e senza aver acquisito una briciola in più. Hanno letto, ecco tutto: nel migliore dei casi, sanno ’di che cosa parla’. Non pensi che esagero. Quante volte ho domandato a persone intelligenti: ’Questo libro vi ha cambiato?’ E mi hanno guardato, gli occhi sgranati, con l’aria di dire: ’Perché avrebbe dovuto cambiarmi?’

Igiene dell’Assassino, Amélie Nothomb –

 

Amélie Nothomb riesce sempre a dimostrarsi, in un modo o nell’altro, una curiosa rivelazione. Davvero non riesco a capire se sia geniale a livelli incomprensibili o pazza a livelli irrecuperabili…
Detto questo, oggi non ho voglia di fare proprio una beata mazza, quindi mi do allo svacco assoluto e proseguo questa interessantissima lettura…

 

Buona domenica!!!
Доброго воскресенья!!!

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