Articoli con tag: Lingue

Giornata Mondiale della Traduzione 2017

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Senza la traduzione
abiteremmo province
confinanti con il silenzio.

George Steiner

 

Sulla metafora del silenzio si basa anche il pensiero di Peter Bush, secondo cui “La letteratura non è un’arte universale come la pittura, o meglio lo è solo grazie alla traduzione. La letteratura è piuttosto come la musica, ha bisogno di un interprete per dar voce a note che altrimenti resterebbero mute”, mentre José Saramago, coerente ma forse un po’ più concreto, sostiene che “Gli scrittori creano la letteratura nazionale, mentre i traduttori rendono universale la letteratura”.

Domani si celebrerà la 26ª Giornata Mondiale della Traduzione, fissata il 30 settembre in onore di San Gerolamo, patrono ufficiale dei traduttori grazie alla sua colossale impresa di traduzione dell’intera Bibbia dall’ebraico al latino.

Ancora oggi in Italia la figura del traduttore riceve scarso riconoscimento, professionale ed economico, ma questo non smorza la dedizione che l’esercito dei traduttori riversa nello svolgimento del proprio lavoro.
Seppur a fronte del quasi anonimato e di una remunerazione di cui spesso non si riesce a vivere, i traduttori sono, e rimangono, ben consapevoli di quanto fondamentale sia il loro ruolo nella società iper-globalizzata dei giorni nostri.

Pensate alla piacevole sensazione che provate quando guardate un bel film o leggete un buon libro. Ora pensate che, in un buon 80% dei casi, ma forse anche di più, quella sensazione vi sarebbe negata se non esistessero i traduttori, dato che gran parte della letteratura, odierna e non, e ancor più della produzione cinematografica, non nasce certo in italiano.

Ecco allora che la giornata di domani dovrebbe essere un monito per tutti coloro che non si rendono conto di quanto fragile sia l’equilibrio della comunicazione interlinguistica e interculturale, ma ancor più vorrebbe essere un invito a provare a scoprire il mondo sommerso, e spesso bistrattato, della traduzione perché, proprio come molti altri ambiti lavorativi, è un universo fatto di persone che si danno da fare, ma, soprattutto, di persone che, a dispetto del risicato riscontro personale che ne ricevono, amano in modo viscerale e sincero quello che fanno.

 

Buona Giornata della Traduzione
a tutte e tutti!!!

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Giornata Europea delle Lingue 2017

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26 settembre: Giornata Europea delle Lingue.

Una giornata in cui emerge tutto l’amore per le lingue studiate negli anni, ma, a tratti, anche tutta la frustrazione del non avere possibilità o sbocchi professionali che mi permettano di usarle e mantenerle vive.

Obiettivi di questa giornata, proclamata nel 2001 dal Consiglio d’Europa, sono la sensibilizzazione sull’importanza dell’apprendimento delle lingue per migliorare il plurilinguismo e la comprensione interculturale, promuovere la diversità linguistica dell’Europa e incoraggiare uno studio delle lingue esteso a tutta la vita.

Ammetto di essermi domandata, da quando ne ho scoperta l’esistenza, perché questa giornata si limiti all’Europa e non sia estesa a livello globale, ma alla fine ho deciso che non ha senso dedicare tempo ed energie a questioni di cui non ho modo di venire a capo.

La cosa che più mi dispiace, in generale ma in maniera particolare in una giornata come questa, è la predominanza dell’inglese su tutte le altre lingue. Per avendone di recente riapprezzato le potenzialità e le squisitezze strettamente linguistiche, continuo a rammaricarmi di quanto questa prevalenza sia limitante.
Questa situazione porta infatti a una scelta quasi obbligata nell’ambito dello studio e a una, secondo me netta, diminuzione delle opportunità di lavoro, dato che la battaglia per eventuali posti disponibili finisce per farsi serratissima, ma all’interno di uno squadrone piuttosto omologato di candidati.

Portando la mia situazione a esempio, sono stata assunta 5 anni e mezzo fa perché studiavo russo. Da allora a oggi, almeno il 95% delle mansioni che mi sono state assegnate prevedevano l’uso esclusivo dell’inglese.
Che dire? Un tantino sbilanciata come proporzione, no?

Le lingue sono la concretizzazione “materiale” del pensiero e della cultura dei popoli, quindi trovo che sarebbe molto più affascinante se ci si sforzasse almeno un pochino di valorizzarle, invece di perseverare, imperterriti, nel voler uniformare il linguaggio. Forse questa scelta rende la comunicazione più rapida e agevole, ma comporta la perdita di infinite sfumature di significato, proprie di ogni singola lingua e, almeno a mio parere, un coseguente impoverimento collettivo. Se la parola è pensiero che si “materializza”, parlare tutti la stessa lingue significherebbe finire per pensare tutti allo stesso modo, o comunque secondo gli stessi schemi e le stesse linee guida.
Non trovate che sia triste?

Detto questo, me ne vado a festeggiare quel resta di questa magnifica giornata con una bella passeggiata, in piacevole compagnia di musica in italiano, inglese e russo!

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Giornata Internazionale della Lingua Russa 2017

 

Chi non condivide la mia famigerata russofilia potrebbe non sapere che oggi, 6 giugno, si celebra l’anniversario della nascita del signor Александр Сергеевич Пушкин (Aleksandr Sergeevič Puškin; 6 giugno 1799, Mosca – 10 febbraio 1837, San Pietroburgo) e, dal 2010 per proclamazione dell’ONU, anche la Giornata Internazionale della Lingua Russa.

Poeta, saggista, scrittore e drammaturgo del romanticismo russo, Puškin è considerato il fondatore della lingua letteraria russa contemporanea e le sue opere sono state fonte di ispirazione per numerosi scrittori, compositori e artisti.
Proprio “ispirazione”, in russo вдохновение, è la parola con cui ho festeggiato la Giornata Internazionale della Lingua Russa del 2017. Una parola imparata dai fantastici cartoni animati di Masha & Orso e poi riutilizzata, riscuotendo un enorme successo, durante l’esame orale per la Certificazione Internazionale TORFL.

Fra la definizioni di “ispirazione” fornite da Il Nuovo De Mauro, tengo in modo particolare a sottolineare le due che seguono:

  • potenza immaginativa, impulso che spinge alla creazione di un’opera dell’intelletto, specialmente artistica; motivo ispiratore di un’opera intellettuale o artistica
  • disposizione, impulso improvviso dell’animo che spinge ad agire in un determinato modo; intuizione, idea brillante

Qual è il legame fra le due cose? Semplice!
È così che mi sento ogni volta che mi immergo nella meravigliosa lingua russa: ispirata.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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25ª Giornata Mondiale della Traduzione.

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Innanzi tutto, tanti auguri San Gerolamo!
Ebbene sì, verso la fine del 300 d.C. il simpatico malandrino si imbarcò in un’impresa a dir poco epica: la prima traduzione della Bibbia dall’ebraico al latino.
Gli ci vollero ben 23 anni, ma il risultato fu che circa 1500 anni dopo, per la precisione nel 1953, la sua festa venne scelta come data ufficiale per la celebrazione della Giornata Mondiale della Traduzione.

Molte delle riflessioni che questa giornata mi suscita non differiscono granché da quelle espresse nel post di lunedì, quindi eviterò di annoiarvi con inutili ripetizioni, però vorrei citare le parole di Hado Lyria, traduttrice italiana di Manuel Vázquez Montalbán, Juan Marsé, Jorge Louis Borges e Pedro Almodóvar.

 

L’Europa tende sempre più a individuare nel traduttore (anche a livello legale) una sorta di co-autore. Ma è un argomento tuttora molto discusso. Voglio comunque ricordare che una buona esecuzione musicale viene sempre citata con i due nomi: quello dell’autore della partitura e quello del musicista che l’interpreta. Questo non avviene ancora per la traduzione letteraria, se non in casi assai rari. Si ricorda qualche Shakespeare di Montale, e via dicendo. Ma si tratta di eccezioni.

 

Questa considerazione è tratta da un’intervista pubblicata nella raccolta “Gli autori invisibili. Incontri sulla traduzione letteraria.”, realizzata da Ilide Carmignani ed edita da Besa Editrice.

Non credo ci sia molto da aggiungere, il confronto fra l’opera musicale e l’opera letteraria suggerito da Hado Lyria rende alla perfezione la situazione dei traduttori in Italia.

D’altronde, potevo forse io dannarmi l’anima all’inseguimento di obiettivi semplici, risolutivi e, soprattutto, fin da subito appaganti?
Ovvio che no!

 

Buona 25ª Giornata Mondiale
della Traduzione!

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Giornata Europea delle Lingue.

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Oggi, 26 settembre, si celebra la Giornata Europea delle Lingue, proclamata il 6 dicembre 2001 dal Consiglio d’Europa, con il patrocinio dell’Unione Europea.

Obiettivi di questa giornata sono la sensibilizzazione sull’importanza dell’apprendimento delle lingue per migliorare il plurilinguismo e la comprensione interculturale, promuovere la diversità linguistica dell’Europa e incoraggiare uno studio delle lingue esteso a tutta la vita.

Averne scoperto l’esistenza solo pochi giorni fa mi ha fatta stupire di me stessa: com’è possibile che non ne sapessi nulla??!

Sono quasi sicura che oggi, in Italia, saranno tutti concentrati sulla Giornata Mondiale di Qualunque-Cosa-È-Più-Importante-Delle-Lingue, forse per questo non ne avevo mai sentito parlare prima.

Stando alle indagini degli ultimi anni, infatti, il “Bel” Paese mantiene salda la sua posizione fra i peggiori in Europa riguardo la conoscenza della lingua straniera per eccellenza, l’inglese.

Io, che alle lingue straniere ho dedicato buona parte delle mie energie, del mio tempo e, più in generale, della mia vita, credo di poter dire che l’italiano medio è convinto che il nostro animato gesticolare abbia un potere comunicativo molto più efficace delle parole, così tende a improvvisare le lingua enfatizzando la mimica, e riuscendo in questo modo a renedere “maccheronica” qualsiasi lingua in cui decida di cimentarsi.

Egregi Signori, stimate Signore, mi duole informarvi che le cose non vanno proprio così.

Sapere una lingua straniera significa dedicarle l’intera vita, perché non esiste un punto d’arrivo da raggiungere, un traguardo da tagliare, esistono solo vocaboli, espressioni idiomatiche e strutture linguistiche da imparare, in continuazione, giorno dopo giorno.

Ne sa qualcosa l’AnarcoSocio che, dopo lo sciagurato incontro con la sottoscritta, si è ritrovato a confrontarsi con fenomeni quali la valenza semantica degli accenti, le riduzioni vocaliche, le consonanti vocalizzate, le coppie aspettuali dei verbi; tutte cose che, nello specifico, riguardano le lingue slave, dato che questo è il mio principale “campo d’azione”.
In fondo, però, chi non si è mai scontrato con i paradigmi dei verbi inglesi, con le lettere mute del francese, con i generi e le declinazioni del tedesco?

Imparare sul serio una lingua è faticoso, richiede impegno e dedizione, perché la differenza fra sapere una lingua e barcamenarcisi, il classico “farsi capire” all’italiana, non è cosa da poco.
C’è un abisso fra scimmiottare quel che si crede di star dicendo, nella speranza che i gesti chiarifichino eventuali dubbi dell’interlocutore, e padroneggiare le modalità comunicative proprie di ogni lingua.

Alla luce di tutto questo, in questa giornata proclamata per poi essere dimenticata, quanto meno dall’Italia, vorrei lanciare un piccolo appello: smettetela di chiedere a noi, bistrattati linguisti, cosa ce ne facciamo della grammatica approfondita e di tutte le regole fonetiche, morfologiche, lessicali, semantiche e sintattiche con cui ci facciamo scoppiare il cervello.

La risposta è una, quasi banale nella sua semplicità: noi, con tutta quella “robaccia”, ci muoviamo nelle retrovie, permettendo non solo la reale interazione fra paesi e culture diverse, ma anche una migliore qualità di vita a chi le lingue le guarda con supponenza, ritenendole inutili.

Siamo noi a tenere i rapporti lavorativi con i collaboratori esteri, noi a dedicarci al ramo traduttivo permettendo a ognuno di leggere un libro o guardare un film nella propria lingua d’appartenenza, noi a portarvi in giro per il mondo, non solo facendovi da guide, ma anche risolvendovi qualunque eventuale magagna vi capiti mentre vi godete le vacanze in un paese in cui sapete a mala pena salutare e ringraziare, sempre noi, attraverso l’insegnamento, a far sì che le nuove generazioni siano più “cittadine del mondo” delle precedenti.

Insomma, noi siamo ripetitori in carne o ossa, in grado di trasmettere dati e informazioni anche quando “non c’è campo” e la nostra batteria non si scarica mai, perché a muoverci è la passione per quello che facciamo.

 
 

Rompiamo il Silenzio…
… in tutte le lingue del mondo!

 
 

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Eight Days a Week

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Si è conclusa ieri, 21 settembre 2016, la proiezione del film-documentario «Eight Days A Week – The touring years», con cui Ron Howard ha scelto di rendere omaggio alla più grande band di tutti i tempi: The Beatles.

Da che parte cominciare?
Forse dall’immenso rimpianto di non essere vissuta negli anni ’60, quando la musica era più vissuta e meno monetizzata, sia per chi la faceva che per chi l’ascoltava.
Questo non toglie che i grandissimi nomi abbiano fatto soldi a palate, ma il prezzo da pagare era molto più alto di quanto non sia oggi, epoca in cui i “musicisti”, o sedicenti tali, riescono a guadagnare soldi perfino con un semplice e banale click del pubblico.

È stato curioso sentire persone che hanno avuto modo di ascoltare i Beatles “in tempo reale”, lamentarsi perché il film era in inglese con sottotitoli in italiano.
È vero che i sottotitoli attirano lo sguardo distraendolo dall’immagine, ma è vero anche che a me non era neanche passato per la testa che potesse essere doppiato.

Purtroppo non ho mai avuto la buona abitudine di approfondire la biografia dei musicisti che ascolto, lo faccio di rado perfino con gli autori che leggo, quindi figuratevi. Questo documentario, però, è stato un’esperienza commovente, un viaggio nel tempo di due ore e un quarto, un salto indietro di oltre 50 anni che mi ha catapultata in una realtà che mi ha conquistata.
Io, che nel mondo odierno mi sento sempre un po’ fuori luogo, ho scoperto che è esistito un periodo, fra l’altro neanche così lontano, in cui il mio essere alienata a causa di passioni più o meno condivise dalle masse, sarebbe stato la “normalità”. Un periodo in cui l’aspirare a fare della propria arte un’attività a tempo pieno non era visto come un’infantile e idealista utopia.

È stato interessante sentir svelare le origini autobiografiche di alcune canzoni e scoprire di più sulle personalità dei “Fab Four” di Liverpool, al punto che mi sono vergognata a morte dell’immensa ignoranza in cui galleggiavo quando, ragazzina in vacanza studio, mi è capitata la fortuna di visitare il museo loro dedicato proprio a Liverpool.

Con questo film Ron Howard non ha voluto celebrare l’immensa fama dei Beatles, ma ha voluto mostrare quali conseguenze questa fama abbia avuto sulle loro vite, personali e artistiche.
Venticinque concerti in trenta giorni, attraverso tutti gli Stati Uniti. Nella famosissima esibizione allo Shea Stadium di New York City, con 56.000 spettatori in delirio, i visi sono tirati, gli occhi stanchi, nonostante l’evidente sforzo per continuare a sorridere. Il grido d’aiuto di John Lennon nella canzone “Help!” mi ha colpita come un pugno allo stomaco.
La sensazione che ho provato io è stata che un sogno può spiccare il volo, ma se vola troppo in alto e troppo in fretta, non ti lascia il tempo di abituarti all’improvvisa mancanza d’ossigeno, finendo per soffocarti.

È stato davvero tremendo sbattere il naso contro il fatto che anche le aspirazioni più genuine, una volta realizzate, possono trasformarsi da inesauribili forze motrici a inarrestabili schiacciasassi che ti travolgono, annientandoti sotto il loro insostenibile peso.

Mi ha fatto riflettere parecchio sulla fase che sto vivendo.
Su quanto io mi stia perdendo il bello del viaggio perché troppo concentrata sulla meta, senza alcuna certezza che, se mai la raggiungerò, si riveli come io mi ostino a immaginarla.

 

E proprio con quel grido vorrei chiudere questo post, perché rimanga a monito dell’estrema delicatezza con cui sarebbe opportuno maneggiare i sogni.

 

 
 

Rompiamo il Silenzio…
…magari con della buona musica!

 
 

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Libri, Книги, Książki, Knjige, Books, Bücher… #1

 

Domani la Anarchiche Fiamme compiono un anno e mezzo e, con mio profondo senso di orrore e vergogna, ho realizzato solo stamattina che fra le mie mille saghe numerate, non ne ho ancora istituita una dedicata alla mia passione più grande: i libri.

Mi è venuto in mente di scriverne perché oggi ho ricevuto i primi 9 dei ben 16 libri che dovrebbero giungere fra le mie avide grinfie entro la fine di questa settimana.
Troppi? Non direi.

I libri non sono MAI troppi.

Oltre a narrativa varia, soprattutto thriller, sono in fase “facciamoci del male” e mi sto ingozzando di diari e libercoli vari sull’essere scrittrici/ori, tutti vergati dalle penne di grandi autrici/ori più o meno tormentate/i: Virginia Woolf, Franz Kafka, Sylvia Plath, Raymond Carver, Ray Bradbury, il tutto condito da un po’ di Gianni Rodari, che non fa mai male. Come accompagnamento altri manuali di scrittura e psico-libri sulle potenzialità terapeutiche dello scrivere. Insomma, libri che parlano di libri e scritti che parlano dello scrivere, ma che questo fosse il mood del momento credo l’aveste ormai già capito tutti.
Non chiedetemi recensioni, non sono proprio capace di farle, ma di sicuro se qualcuno dei nuovi acquisti dovesse rivelarsi meritevole di essere in qualche modo citato, prometto che non mancherò di farlo.

Non sono a caccia di ispirazione, ma di ordine.
La mia scrittura ha risentito, non poco aggiungerei, dello scossone emotivo, e ora ho bisogno di ridarle forma, di trovare la mia nuova via d’inchiostro, per riprendere a vivere la pagina bianca col giusto spirito. Non ho smesso di scrivere, anzi, ma fra un tentativo e l’altro, alcuni più o meno riusciti, altri davvero pessimi, mi dedico a letture che spero possano rivelarsi buone consigliere e suggeritrici di punti di vista interessanti finora inesplorati.

E ora, con permesso, vado a “riempirmi” la pancia con la mia magra cena dietetica, per poi dedicarmi in assoluta pace alle ultime 90 pagine del quarto libro del 2014!!!

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Buondì! #4

 

Sto sviluppando una seria dipendenza da cotanta sostanza: il caffellatte.

Bevanda che, durante i miei quasi 30 anni, non era neanche mai entrata nel ventaglio delle opzioni possibili, e che si è poi guadagnata con prepotenza il suo posto al sole mentre ero in ospedale.
Come? Semplice!
L’unica alternativa possibile a colazione era il tè più schifoso che io, devota cultrice dell’aromatico infuso in ogni sua forma, avessi mai assaggiato.
E poi, volendo essere anche un po’ più “materiale”, era più sostanziosa.
La colazione era il pasto più atteso durante il ricovero, l’unico che mi desse un minimo di soddisfazione, soprattutto perché, dopo una settimana, avevo trovato un modo per farmi dare due fette biscottate in più ogni mattina! 😛
Risultato è che tuttora faccio colazione con caffelatte e fette biscottate integrali e tuttora è il pasto che preferisco durante la mia dietetica giornata. Chissà, magari è solo perché, dosi misurate a parte, non ha nulla che lo faccia sembrare dietetico…

Da questa graditissima nuova abitudine, la mia mente bacata non poteva non trarre un dilemma esistenziale, ovvero: si scrive caffelatte o caffellatte? O esistono altre varianti ancora? Ad esempio è accettata la variante separata caffè latte?
Che brutta cosa essere linguisti per scelta di vita…
Ogni scemenza si trasforma in un assillo grammatico-ortografico di vitale importanza, capace di farmi arrovellare il cervello per giorni, spesso senza nemmeno giungere alla soluzione dato che, come insegnano nei primi minuti di qualunque corso di linguistica/glottologia/filologia, “la lingua è una creatura viva e in continua evoluzione“.
Per non parlare delle influenze dialettali, che spesso finiscono per rendere accettata e riconosciuta la forma sbagliata e “stonata” la forma giusta…
Voi, ad esempio, come lo scrivete questo squisito intruglio?

Passando alle cose serie…
La visita è andata bene. Sarebbe potuta andare anche meglio, ad esempio con la sospensione immediata delle odiate iniezioni, ma non mi lamento affatto: l’ultimo malefico foro sulla mia povera pancia-colabrodo-Milka sarà infatti quello di domani, alla faccia di chi ce l’ha col venerdì 13!
Un altro piccolo passo avanti verso la mèta della nuova normalità che sto imparando a costruirmi giorno dopo giorno, con lo sguardo sempre ben focalizzato sulla tappa successiva per non adagiarmi sugli allori e/o non perdermi d’animo, ma senza mai dimenticare di fermarmi un istante per poter apprezzare fino in fondo ogni singolo traguardo raggiunto.

E qualunque cosa voi beviate a colazione…

 

Buon giovedì a tutte e tutti!!!
Всем доброго четверга*!!!

 
 

*Vsiém dóbrava cjetvjergá!!!

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Un Futuro da Top Model.

Image Edit © VeRA Marte

 

Un mese esatto.

Il tempo che è passato da quando, ignara, ho messo piede nell’ambulatorio in cui hanno avuto inizio le mie rocambolesche peripezie ospedaliere.
Quello su cui stavo riflettendo oggi, però, è che un mese è anche il tempo passato dall’ultima volta che ho indossato dei vestiti. Di questo passo il mio cervello si convincerà che il pigiama sia il mio habitat naturale.
Potrei reinventarmi come organizzatrice professionista di pigiama party o, perché no vista la dieta, come modella professionista per pigiami da donna.

Ecco, questo è quello che voglio fare: reinventarmi.

Innanzi tutto, vorrei ritentare con la “Missione Spa”. In fondo la giornata è lunga da far passare a casa da sola, quindi perché non dedicarmi del tempo? L’idea sarebbe quella di riuscire a rendere meccanici alcuni piccoli gesti, come detergente, crema idratante, burrocacao, crema mani e via dicendo, in modo da non sentirli come dei “di più” quando riprenderò coi miei ritmi normali. Quando la mia mobilità migliorerà, potrò anche allargare i miei orizzonti benessere a bagni rigeneranti profumati e crema corpo a quintalate, ma per ora mi accontento di star restituendo un pochino di luce almeno al viso.
Ebbene sì, sto imparando ad avere rispetto del mio corpo, non per pura vanità, che fra l’altro spesso porta a eccessi che finiscono per risultare nocivi, ma perché ho finalmente capito che non è invincibile, nemmeno quando si è ccciovini e sbarbatelli, quindi merita tutta la cura di cui siamo capaci.
Quando ricomincerò a uscire, poi, riprenderà anche il divertimento: il trucco! Questo in effetti sì, potrebbe essere un segno di vanità, ma io adoro truccarmi, mi rilassa, e nell’attesa sto facendo scorta di prodotti nuovi da provare: nuove consistenze, nuovi abbinamenti, nuovi colori, perché sto scoprendo una nuova me, mille nuove me, e ognuna avrà le attenzioni che merita.

Non dimentico però che c’è un detto che dice: “Mens sana in corpore sano“.

Anche la mia “mens” avrà bisogno di qualche aggiustamento. Non so se sarò capace di reinventarla, a dire il vero ne dubito, soprattutto perché sono abbastanza convinta che le vicende di quest’ultimo mese abbiano già provveduto. Quello che posso fare è impegnarmi a elaborare al meglio delle mie possibilità tutti i cambiamenti. Trarre dalle lezioni impartitemi a forza gli insegnamenti giusti. Riorganizzare gli spazi mentali in modo che le incombenze inevitabili non invadano tutto, prevaricando le passioni e gli interessi. Impedire che le preoccupazioni superficiali della quotidianità soffochino le priorità essenziali.
Voglio imparare, non solo in pura via razionale, che si lavora per vivere, e non il contrario.
Voglio ricreare “l’ora del russo” nelle mie giornate, provando a organizzarla in modo da riuscire a non perdere il ritmo anche dopo che avrò ripreso la mia routine, perché l’esame a cui miro quest’anno è impegnativo, e non posso, ma soprattutto non voglio, permettermi di mancare l’obiettivo, anche se questa pausa forzata renderà più faticoso raggiungerlo.
Voglio riprendere a scrivere ogni giorno, fosse anche solo una frase, un banale appunto, ma non deve più passare nemmeno una giornata in cui la pagina, virtuale o reale che sia, rimanga bianca. Magari resterò una blogger fancazzista, magari riuscirò a riprendere in modo serio i miei esercizi di scrittura, o magari tornerò addirittura a pubblicare… Ho perso il conto di quanto tempo è passato dalla pubblicazione del mio ultimo racconto ben riuscito, ma questa non è che una prova che quel tempo passato è troppo. Non do per scontato di riuscire a far centro di nuovo, ma perché non provarci?
E poi voglio leggere, viaggiare, fotografare… Mi piacerebbe anche imparare a cantare, ma temo che quella sia una causa persa in partenza… -.-”

Cara la mia Signora Vita, è ora di saldare il tuo enorme debito nei miei confronti!
Eh sì, che ti piaccia o meno, sono tornata!
Provata, ammaccata, defraudata di un sacco di cose che forse non torneranno più, ma più che mai convinta a prendermi tutto quello che ancora mi spetta!

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Il Mese dell’Attesa.

 

Luglio. Come accennavo ieri, il mese dell’attesa.

Aspetto, senza poter alzare più di tanto la testa, di sapere se a settembre avrò ancora un lavoro.

Aspetto agosto, quando sarò finalmente a casa, da sola. Un sacco di tempo per riposarmi e prendermi cura di me stessa. Tempo per il sonno, per la dieta sana e per l’attività fisica. Tempo per leggere, scrivere e studiare.

Aspetto, sistemando le ultime cose, che arrivino i documenti dalla Russia per poter fare la richiesta del visto.

La Russia. IL viaggio.
La voglia, già a priori, di non tornare più.
Realizzare che ormai manca un mese e mezzo e di colpo sentirla così vicina, forse fin troppo. Sentirmi emozionata e impreparata allo stesso tempo.
La consapevolezza, a dire il vero un po’ triste, che quando avrò finalmente ingranato con la lingua, sarà già ora di tornare a casa.
Il sogno di una casa lì, di un lavoro lì, di una vita lì, che non deve essere per forza per sempre, ma almeno per un po’…

 

Buon martedì!!!
Доброго вторника!!!

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