Articoli con tag: Natale

Caro Babbo…

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Caro Babbo Natalo,
come ti avrebbe appellato l’Abatantuono di qualche decennio fa, so che forse è un po’ tardi per scriverti, ma ho preferito aspettare che tu finissi di sbrigare il tuo compito più importante: portare i doni ai bimbi.

Non che io sia mai stata uno stinco di santa, ma proprio non mi era parso di essere stata tanto una cattiva persona quest’anno.
Visto quel che mi hai portato, però, il dubbio inizia a sorgermi: analisi peggiorate, nuove terapie con effetti collaterali sempre più manifesti e fastidiosi, un consulto obbligato con la dietista, nel tentativo di salvare un fegato a cui la buona volontà non sembra più essere sufficiente per smaltire tutte le scorie che gli vengono rifilate, chimiche o biologiche che siano.

Ora la sto buttando un po’ sul ridere, ma la verità è che è sempre più difficile mantenere un approccio positivo e ottimista alla situazione.
È difficile alzarti la mattina e non riuscire a vestirti perché quanto rimasto dei muscoli delle gambe non si alza abbastanza per infilare i piedi nei pantaloni, mentre quelli delle braccia non riescono a stare sollevati nemmeno il tempo necessario a pettinarti quei quattro capelli che ti sono rimasti in testa, se non al prezzo di dolori che, di sicuro, non aiutano a iniziare bene la giornata.
È difficile doverti portare l’utile in borsa, ma poterlo fare solo a patto di rinunciare al dilettevole, perché non riesci più a sostenerne il peso: scegliere i libri in base al loro spessore e non al loro contenuto, perché non puoi sacrificare la bottiglietta d’acqua, le salviettine o la cartellina coi documenti medici. Frustrante.
È difficile sentirti dire che il tuo fegato proprio non sta bene, nonostante tu, negli ultimi tre anni, non abbia raggiunto le dieci mangiate di fritto e non abbia mai bevuto più di un paio di birre medie al mese, spesso neanche quelle.
È difficile ritrovarmi di nuovo a non poter guidare, ma non solo, ad avere addirittura problemi a salire e scendere dalle auto delle anime pie che si offrono di scarrozzarmi, costringendole ad assistere ad acrobazie surreali, come se la rinnovata totale mancanza di autonomia non fosse già abbastanza.
È difficile cercare un nuovo lavoro che si adatti alle tue limitazioni di salute senza che nessuno te le riconosca in modo ufficiale. Rinunciare a cose che ti piacerebbe fare, ma su cui non ti puoi più permettere nemmeno di fantasticare, e cercare solo fra le offerte che si adattano alle tue possibilità, per poi vedertele negare a fronte di leggi attualmente in vigore, che non prevedono che qualcuno possa mettere nero su bianco che determinate mansioni ti spetterebbero di diritto.
È difficile smettere di essere il lampante risultato dello stile di vita che hai scelto di condurre, per diventare solo una conseguenza approssimativa e sfuocata del regime farmacologico che segui.

È difficile, più di ogni altra cosa, stare a guardare un intero squadrone di medici che brancolano nel buio, dando l’impressione di non avere la minima idea di quel che fanno, vederti trattare come una vera e propria cavia, sentirti dire che “Non esistono più i pazienti di una volta”, quelli in cui esami e sintomi avevano una corrispondenza che portava a diagnosi facili e, spesso, risolutive.

E allora, caro Babbo Natalo, cosa avrò mai fatto di tanto terribile da meritare cotanta ritorsione da parte tua? E che ne diresti di concordare un congruo conguaglio per l’anno prossimo?
Perché, se questi sono i risultati del mettercela tutta per “fare la brava”, chi me lo fa fare? Tanto varrebbe darsi ai bagordi e vivacchiare, malaticcia sì, ma almeno felice e soddisfatta.

Detto tutto questo, per dimostrarti che non c’è nulla di personale nelle mie recriminazioni, ti dedico il mio personale tormentone delle feste 2016, nella speranza che ti strappi un sorriso e, magari, ti corrompa a essere un tantino più magnanimo nel 2017.

 

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Facebookiane Sorprese Natalizie.

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Image Credit © VeRA Marte

 

A suo tempo, si parla quindi di oltre due anni fa, mi ero sbattuta all’impossibile per promuovere la pagina facebook legata a questo blog, con risultati che definire pessimi sarebbe ancora un eufemismo, infatti ero a malapena riuscita, importunando amici e conoscenti, a raggiungere i 30 “Mi piace” indispensabili per poter almeno accedere alle statistiche della pagina.
Alla luce della quantità di lavoro, tanto enorme quanto inutile, che era servita a raggiungere 33 miserrimi “Mi piace”, avevo deciso di concentrarmi solo sul blog, lasciando i vari canali social a se stessi.
Ora, quel che è successo è che, qualche giorno fa, incuriosita da un numero insolito di notifiche segnalato sull’iconcina dell’app, ho sbirciato e, alle 21:40 di ieri sera, la situazione che mi sono trovata davanti è quella che si può vedere nell’immagine, dimensioni e risoluzione permettendo.
Oltre 50 nuovi “Mi piace” in una settimana e parametri vari alle stelle in positivo.
Cosa ho fatto? Nulla.
Proprio qui sta il bello. All’improvviso sono iniziati a fioccare nuovi fans senza alcun apparente motivo. Ho curiosato qualche profilo qua e là, pescandoli a caso fra i nuovi arrivati, ma non ho contatti in comune con nessuno di quelli visti. La parte più divertente è che questa tendenza sembra continuare: inarrestabile…

In quest’ultimo anno ho pian piano assimilato il categorico divieto, se mai mi fosse passato per la testa, di dedicarmi a scolpire quella zampogna saccagnata di corpicino che mi ritrovo, quindi, per ovvia, scontata e inevitabile deduzione, non mi resta che ripiegare su un attento rimodellamento della mia testaccia dura.
In un post dello scorso anno sostenevo l’assoluta inutilità del formulare buoni propositi per l’anno in arrivo, poi ho riflettuto sul fatto che non fare buoni propositi è a sua volta un proposito e mi sono detta “Al diavolo…!”.
Se, per una serie di motivi con cui non starò ad annoiarvi ora, non mi è più dato di poter contare su un minimo di tonicità muscolare, su una pelle presentabile e su una folta chioma fluente, vorrà dire che mi impegnerò a infradiciare quella spugna malconcia del mio cervello con tutto quello che sarò in grado di fargli assorbire, e d’ora in poi me la giocherò facendo onore al mio lato “nerd” e intellettualoide, ammesso che tale si possa definire.

Partendo dal presupposto che, ahimè, in realtà nemmeno la capoccia è del tutto immune agli effetti collaterali dei farmaci, ho pensato di propinarvi una delle mie famigerate liste per dare un’idea di quali siano i miei piani, almeno nelle intenzioni:

  • Leggere, leggere, leggere.
  • Scrivere, scrivere, scrivere.
  • Cucinare, soprattutto dolci, ma non escludo la possibilità di cimentarmi anche col salato. Magari così riuscirei a frenare almeno un po’ le accuse, mossemi ormai da chiunque mi circondi, di voler attentare alla loro linea/salute.
  • Studiare RUSSO. La docente che tiene il corso di quest’anno è un vero osso duro, ma il suo grado di preparazione mi lascia a bocca aperta, sempre di più di lezione in lezione. Trovare la giusta modalità per fare tesoro di questa opportunità vorrebbe dire mettere a segno proprio un bel colpo, sia a livello personale che, non si sa mai, a livello professionale.
  • Riprendere a studiare almeno una delle lingue abbandonate. È vero, oltre all’italiano e al russo, il lavoro mi richiede l’uso quotidiano dell’inglese, ma a parte le indiscutibili ragioni per cui, a oggi, è impossibile farne a meno, è una lingua che ha perso ogni capacità di solleticare il mio interesse, salvo rare e isolate eccezioni più o meno obbligate. Pensavo al tedesco, ma si vedrà…

Mi piacerebbe un sacco anche porre rimedio alla mia imbarazzante incapacità nel disegno, nella fotografia e nel canto, ma credo che questa sia tutta un’altra storia…

 

Buona serata a tutte e tutti!!!
Всем весёлого вечера*!!!

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

*Vsjém visjólava vjécera!!!

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Fra le Braccia.

 

Tutto finito. Per fortuna.

In fondo basta un attimo per ripiombare nello schifo.
Per due giorni, nonostante il mal tollerato clima natalizio, mi sono sentita una persona quasi normale. Certo, non sono mancate le occhiatacce dei vigilissimi AnarcoGenitori all’ennesimo cioccolatino ingurgitato, ma per circa 40 ore mi sono potuta permettere di mangiare e bere come i comuni mortali.

La cosa inquietante è la confusione…
Mi è difficile capire se il ritorno alla “normalità” sia stato quello vissuto nei due giorni di festa appena passati, o il grigio risveglio di questa mattina, accompagnato dalla consapevolezza del ritorno alla (stramaledetta) dieta, agli orari e alla farmaco-tabella-di-marcia.
Non che per Natale io abbia sospeso i farmaci, non sia mai, ma fra un boccone di lasagna e un sorso di CocaCola per mandar giù meglio il pandoro con la crema al mascarpone, le pastiglie potevano facilmente essere scambiate per caramelle.

Qual è la mia “normalità”?
Non lo so più…
È quella che ha subito una brusca, bruschissima, interruzione a ottobre o quella che a ottobre ha avuto inizio?
Quale sarà la mia normalità? Tornerò pian piano ai vecchi ritmi con cambiamenti tanto minimi da riuscire a sembrare irrilevanti o dovrò rimodellare ogni singolo elemento della mia vita?
Il punto è che le domande si moltiplicano, ma delle risposte neanche l’ombra.

Ora mi attendono sette giorni di fuoco.
Sette giorni, una settimana: questo il tempo concessomi per smaltire tutto quel che il cortisone ha pensato bene di ammucchiare nel mio organismo prima di porgere il braccino all’ago e versare una nuova rata ematica, da cui dipenderà il prossimo aggiustamento della mia neo-vita a tavolino.
È tollerabile? A mio parere no.
Settimane di sacrifici e poi, grazie a due chimicissimi micro-bottoncini bianchi, basta un pranzo per mettere su quello che gli altri non metteranno su neanche sommando i pasti di Natale, Capodanno e i dolci dell’Epifania.
Mavvaff*****o!!!

Chiudendo l’angolo delle lamentele, veniamo al momento “l’altra faccia della medaglia”.
Un Natale tutto sommato tranquillo. Solo l’AnarcoFamily e tanti, tantissimi regali.
Utili e dilettevoli, come il cappello nuovo tutto viola-come-piace-a-me con tanto di pon pon in cima, che dall’AnarcoSocio a Capodanno fa freddo e io non mi posso permettere nella maniera più assoluta di aggiungere acciacchi di salute a quelli che ho già. Una valanga di aggeggi da pasticceria, al punto che ora non mi so decidere su quale possa essere la prossima impresa pasticciera da tentare. Un CD che aspettavo da tanto e che, proprio per questo, sto apprezzando ancora di più. I biglietti per un concerto di cui, per una serie di motivi validissimi, vi parlerò come si deve a tempo debito e di cui, per il momento, mi limto a dirvi: AnarcoSocio for President! ♥

C’è però un primo classificato fra i regali e l’assurdità è che i ringraziamenti vanno proprio alla schifosissima vita imposta di questi ultimi mesi.
Dopo quasi sei mesi di lacrime versate in silenzio, il più possibile di nascosto da occhi più o meno indiscreti, sono riuscita a prendere in braccio la gioia della mia vita, la splendida, unica, inimitabile, meravigliosa AnarcoNipotina!
Averla in giro per casa per tutta la giornata ha reso il Natale un’esperienza da ricordare col sorriso perfino per me, perché sorridere, non con le labbra, ma col cuore, è l’unica cosa che si può fare guardando quel piccolo terremoto che scorrazza da un giocattolo all’altro dopo averli disseminati ovunque.
Sbaciucchiarmela, mordicchiarmela, spupazzarmela, ma soprattutto stringerla forte, tenerla fra le braccia, con la consapevolezza di essere riuscita ad acchiapparmela da sola, senza che qualcuno dovesse sollevarla da terra per me, riuscire a stritolarmela per più di 5 minuti senza sentire braccia, gambe e schiena cedere sotto il suo peso piuma, e godermi la sua risata, le sue coccole e i suoi bacetti quando, di fronte alle braccine alzate, l’AnarcoZia se la agguanta come non riusciva più a fare da mesi.

 

Rimani sempre come sei ora,
un sole che splende e scalda il cuore
anche nei momenti più freddi e bui.

Grazie Letizia!!!
♥ ♥ ♥

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Christmas Effect.

Il mio albero di Natale…
Image Credit © VeRA Marte

 

Come previsto, l’effetto Natale è esploso.
Un po’ in ritardo, lo ammetto, ma alla fine eccolo qui.
Niente da fare, io il Natale proprio non lo tollero!

L’euforia (isteria) natalizia è un qualcosa che proprio non mi appartiene.
E pensare che quest’anno ci stavo almeno provando… In preda all’entusiasmo pasticciere, mi ero offerta di provvedere al dolce, ma alla fine è stato deciso che, viste le mille portate del pranzo, un po’ di crema al mascarpone su un pandoro qualunque sarà più che sufficiente, dunque addio alla mia partecipazione.

A questo punto, però, un vaffan***o mi sembra dovuto, perché è solo questione di tempo: i rimproveri per il mio non-spirito natalizio si abbatteranno implacabili su di me entro sera. Non è pessimismo mio: è collaudata tradizione famigliare.

E allora io oggi mi sono fatta gli affari miei, risparmiandomi perfino lo sbattone di fare il mio personale albero di Natale, un alberello IKEA-style, pronto in 5 minuti, che in genere viene allestito il 24 e archiviato il 26 di dicembre con assoluta e indifferente nonchalance, giusto per accontentare l’AnarcoFamily.

In sostanza, il Natale continua a farmi schifo, e considerato tutto quello che ho già ricevuto da gennaio a oggi, deduco che qualcuno se ne sia accorto e anche che devo essere stata davvero un sacco cattiva, ergo non spero certo in un’improvviso cambio di rotta in quest’ultima settimana, ma per chi invece ci crede e ci tiene…

 

Buon Natale!!!
С Рождеством*!!!

 
 

*S Raždjestvóm!!!

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Io e i Buoni Propositi. #7

Image Edit © VeRA Marte

 

È di nuovo lunedì.

 

Dopo un weekend di festeggiamenti, ecco tirate le somme:

+ regali di Natale extra per 6 persone
+ 9 libri per me ♥
+ 1 nuovo aggeggio da pasticceria
+ 1 nuovo plaid per me
+ tanta voglia di rimettermi in gioco
+ 800 grammi

– frustrazione da carenza di zuccheri
– debiti
– 1 pastiglia al giorno

Che dire? Il bilancio finale è più che positivo!

 

A volte una fetta di torta può fare miracoli e, considerato che questo weekend, oltre al Primo AnarcoAnniversario, abbiamo festeggiato anche il compleanno dell’AnarcoCognato, le fette di torta sono state ben 2 e mezza, quindi vi lascio immaginare l’immenso gaudio della sottoscritta!

In preda all’euforia da improvviso picco di zuccheri, tornano i buoni propositi del lunedì, rubrica rimasta in sospeso dall’ormai lontano 22 luglio di questo anno strano.
Tante cose sono cambiate, piccole e grandi, importanti e superflue, ma più di tutto, sono cambiate le priorità. Nonostante la precarietà costante nella vita della mia generazione, ho imparato che lo stesso diamo per scontate troppe cose: la salute innanzi tutto, ma spesso anche le persone, noi stessi in cima alla lista.
Ho imparato che volersi bene non può, non deve, essere un di più, ma il modo per vivere meglio, perché solo prendendosi cura di se stessi, fisico e mente, anima e corpo si può riuscire a cavare qualcosa da questa vitaccia, già abbastanza difficile e complicata di suo.
Il tempo a nostra disposizione è sempre meno, quindi perché investirlo in occupazioni sterili che non ci portano alcun riscontro? Dedichiamolo a noi stessi!
Se il corpo sta bene, ci “assiste” meglio in qualunque cosa decidiamo di fare, rendendosi un ottimo vice della mente e rendendo noi più efficienti, in modo da poterci concentrare su quel che ci fa star bene anche nello spirito: le nostre passioni. È a queste che dobbiamo trovare tempo e spazio nella nostra quotidianità, non importa quanto possiamo permettercene, ciò che conta è trovare un modo di ritagliarseli questi momenti di “auto-attenzione”.

È quindi con questo stato d’animo che voglio augurare…

 

Buona settimana a tutte e tutti!!!
Всем весёлой недели*!!!

 
 

* Vsiém visiólaj njedjégli!!!

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Un Sorriso a Voi!

Non credo nel natale, da talmente tanto tempo ormai che non ricordo nemmeno più da quando…
Però credo nel potere di un sorriso quindi, qualunque sia la vostra posizione in merito, un sorriso di cuore a ognuna e ognuno di voi!

 

Categorie: Musica, PseudoNormalità, Vita | Tag: , , , , , | 20 commenti

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