Articoli con tag: Persone

Evoluzioni di una bizzarria

anarcopatia

Ci siamo!
È arrivato dicembre, portando con sé la neve: quella di WordPress e quella vera, almeno dove vivo io.
Mese nuovo, anno vecchio, ormai agli sgoccioli.
Tempo di bilanci e rese dei conti.

Il 2017 è stato un anno strano, pieno di cambiamenti, e le cose sono cambiate così tanto che, per la maggior parte, non saprei dire se in meglio o in peggio.

Ad esempio, circa una settimana fa è stato il primo anniversario di quello che doveva essere “solo” un “breve” periodo di riposo forzato.
Ancora una volta, la vita ha deciso per me che dovessi fermarmi, ma questa volta non è riuscita a cogliermi impreparata.
Mi ci è voluto qualche mese per incassare e metabolizzare la recidiva, ma poi è arrivata la reazione: non un’esplosione come le altre volte, ma un’onda che, lenta e implacabile, è andata crescendo e facendosi sempre più inarrestabile.

No, in tutto questo turbinio di vicissitudini non mi sono dimenticata del blog, e sì, so di aver saltato anche la pubblicazione della fiaba russa nelle ultime settimane, ma sono stata “sequestrata” dai nuovi progetti a cui mi sto dedicando, nella speranza che il 2018 sia l’anno in cui li vedrò prendere una forma concreta.

Un passo alla volta, traballando, vacillando, molto spesso cadendo, mi sono rialzata ogni volta un po’ più forte, un po’ più consapevole e, cosa più importante, non mi sono mai fermata.
Giorno dopo giorno, in bilico fra gioie e frustrazioni, fra voglia di farcela e tentazione di gettare la spugna, ho imparato come fare delle mie debolezze i miei punti di forza.

Questa volta l’immobilità imposta non è riuscita a sopraffarmi e la vita, seppure a rilento, è andata avanti anche per me, invece di relegarmi al ruolo di spettatrice passiva.

Mi sono impegnata per comprendere più a fondo i nuovi ritmi del mio corpo invece di continuare ad arrabbiarmici, così da poter trovare nuovi equilibri che mi permettessero di restituire nitidezza alle mie idee, ai miei progetti, ai miei sogni.
Così sono arrivate le mie prime traduzioni retribuite, i miei primi seminari, uno di scrittura creativa e uno di traduzione editoriale, i miei primi mandala, il mio primo ciclo di fisioterapia, la ripresa dello studio di lingue che avevo perso per strada, i miei primi investimenti, economici e non solo, con la prospettiva di un cambiamento professionale e significative svolte sul fronte personale che, in quanto tali, per ora non approfondirò oltre.

Quel che conta più di tutto, però, sono le persone.
Le persone che, nonostante la complessità della situazione, si sono riconfermate delle costanti nella mia vita.
Le persone che, sparendo, in realtà mi hanno alleggerita, lasciando spazio ad altre persone, persone nuove, che durante questo anno mi hanno insegnato e donato tanto, senza chiedere nulla in cambio.
Le persone che hanno combattuto le piccole grandi battaglie quotidiane di questi lunghi mesi al mio fianco, senza permettere alle loro paure e preoccupazioni di trasparire ai miei occhi e offrendomi sostegno costante e incondizionato.

A un anno dal tracollo, però, c’è una persona a cui vorrei rivolgere un grazie speciale per aver continuato a lottare, per non aver mollato nemmeno nei momenti peggiori, per non aver permesso agli imprevisti di scalfire la determinazione, per avere almeno provato a cercare sempre il lato positivo di ogni situazione, per aver creduto nella possibilità di fare della propria “stranezza” il proprio tratto distintivo, per aver capito che il segreto della sopravvivenza, e chi lo sa, magari col tempo anche della felicità, è volersi bene, senza ‘se’ e senza ‘ma’: un grazie di cuore a me stessa!

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

Annunci
Categorie: Blog, Capita anche a me..., Поток Сознания, Flusso di Coscienza, Malattie Rare, PolimioVita, PseudoNormalità, Rompiamo il Silenzio, Stream of Consciousness, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

In Busta Chiusa.

busta-chiusa

 

Dopo il successo riscosso da “Lettera Aperta”, oggi CartaResistente dà il via al suo nuovo progetto: “In Busta Chiusa”.

26 autori, uno per ogni lettera dell’alfabeto, uno per ognuno dei prossimi 26 venerdì, che per tutta questa estate 2016 terranno compagnia ai lettori di CartaResistente.

Questo post, oltre a proporsi di promuovere questa bella iniziativa, vuole essere un ringraziamento per l’inivito di CartaResistente a parteciparvi.

Avendo io scelto la lettera V, dovrete aspettare fino alla fine di novembre per leggere il mio pezzo, ma vi invito a non perderne nessuno, a partire da quello di oggi, perché sono convinta che piacevolissime sorprese aspettino chiunque decida di seguire con costanza l’evolversi del progetto.

 

Buona lettura!!!

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

Categorie: Arte Varia, Autori, Blog, Capita anche a me..., Чернила, Inchiostro, Ink, PolimioVita, PseudoNormalità, Rompiamo il Silenzio, Scrittura, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 5 commenti

Perversi Parallelismi.

comandante-auschwitz

 

Trovo doveroso iniziare questo post con una premessa.
Le elucubrazioni mentali che seguono non si permettono in alcun modo di paragonare in modo serio la situazione descritta a quanto letto nell’autobiografia di Rudolf Höss.

Detto questo…

Innanzi tutto due parole sul libro.
Può sembrare bizzarro che Primo Levi abbia scritto la prefazione per l’autobiografia di uno dei personaggi più noti del genocidio nazista, ma non è così: leggendola appare subito chiaro che nessun altro avrebbe potuto scrivere una prefazione migliore a questa fondamentale testimonianza storica.

Di seguito ne cito giusto uno stralcio:

 

Di solito, chi accetta di scrivere la prefazione di un libro lo fa perché il libro gli sembra bello: gradevole da leggersi, di nobile livello letterario, tale da suscitare simpatia o almeno ammirazione per chi lo ha scritto. Questo libro sta all’estremo opposto. È pieno di nefandezze raccontate con una ottusità burocratica che sconvolge; la sua lettura opprime, il suo livello letterario è scadente, ed il suo autore, a dispetto dei suoi sforzi di difesa, appare qual è, un furfante stupido, verboso, rozzo, pieno di boria, ed a tratti palesemente mendace. Eppure questa autobiografia del Comandante di Auschwitz è uno dei libri più istruttivi che mai siano stati pubblicati, perché descrive con precisione un itinerario umano che è, a suo modo, esemplare: in un clima diverso da quello in cui gli è toccato di crescere, secondo ogni previsione Rudolf Höss sarebbe diventato un grigio funzionario qualunque, ligio alla disciplina ed amante dell’ordine: tutt’al più un carrierista dalle ambizioni moderate. Invece, passo dopo passo, si è trasformato in uno dei maggiori criminali della storia umana.
A noi superstiti dei Lager nazionalsocialisti viene spesso rivolta, specialmente dai giovani, una domanda sintomatica: com’erano, chi erano «quelli dall’altra parte»? Possibile che fossero tutti dei malvagi, che nei loro occhi non si leggesse mai una luce umana? A questa domanda il libro risponde in modo esauriente: mostra con quale facilità il bene possa cedere al male, esserne assediato e infine sommerso, e sopravvivere in piccole isole grottesche: un’ordinata vita famigliare, l’amore per la natura, un moralismo vittoriano. Appunto perché il suo autore è un incolto, non lo si può sospettare di una colossale e sapiente falsificazione della storia: non ne sarebbe stato capace. Nelle sue pagine affiorano bensì ritorni meccanici alla retorica nazista, bugie piccole e grosse, sforzi di autogiustificazione, tentativi di abbellimento, ma sono talmente ingenui e trasparenti che anche il lettore più sprovveduto non ha difficoltà ad identificarli: spiccano sul tessuto del racconto come mosche nel latte.
Il libro è insomma un’autobiografia sostanzialmente veridica, ed è l’autobiografia di un uomo che non era un mostro né lo è diventato, neppure al culmine della sua carriera, quando per suo ordine si uccidevano ad Auschwitz migliaia di innocenti al giorno. Intendo dire che gli si può credere quando afferma di non aver mai goduto nell’infliggere dolore e nell’uccidere: non è stato un sadico, non ha nulla di satanico (qualche cosa di satanico si cglie invece nel ritratto che egli traccia di Eichmann, suo pari grado ed amico: ma Eichmann era molto più intelligente di Höss, e si ha l’impressione che Höss abbia prese per buone certe vanterie di Eichmann che non reggono ad un’analisi seria ). È stato uno dei massimi criminali mai esistiti, ma non era fatto di una sostanza diversa da quella di qualsiasi altro borghese di qualsiasi altro paese; la sua colpa, non scritta nel suo patrimonio genetico né nel suo esser nato tedesco, sta tutto nel non aver saputo resistere alla pressione che un ambiente violento aveva esercitato su di lui, già prima della salita di Hitler al potere.

 

Dal libro emerge come Rudolf Höss altro non fosse che un inetto, incapace di pensare con la propria testa e per questo dedito al cieco adempimento di qualunque ordine ricevesse da un’autorità superiore.
Difficile, se non impossibile, comprendere come un essere umano possa essere tanto insignificante. Tremendo, ma invece comprensibilissimo, il fatto che proprio nelle mani di un individuo simile sia stato riposto il comando del più tristemente famoso campo di concentramento nazista: Auschwitz.
La sua ottusa obbedienza, perfino a fronte di incarichi di cui non condivideva obiettivi e mezzi, ne ha fatto il sottoposto perfetto, un ecellente burattino animato dalle abili quanto crudeli dita di Hitler e dei suoi fedelissimi.

Proprio di questi giorni è il “caso-scandalo” del quotidiano che ha proposto, come allegato gratuito, il Mein Kampf di Adolf Hitler.
Io, ad esempio, non ho problemi a dire di averlo acquistato.
Capisco lo sdegno dei più, ma non sono del tutto contraria alla posizione di chi, sostenendo la propria scelta, l’ha motivata dicendo che si debbano conoscere a fondo le origini di certi fenomeni per evitare che si ripetano, soprattutto alla luce dell’attuale clima di posizioni estreme e di terrore generale che si sta diffondendo a livello globale.

 

Dopo questa riflessione, ragionata e sentita, allenterei un attimo la tensione passando all’immagine cretina che si è formata nella mia mente dopo aver letto questo libro.
Ribadendo che il pragaone non si permette in alcun modo di ritenersi serio, sono giunta alla conclusione che, partendo dall’ottica perversa di Höss, il mio ufficio ha un che del campo di concentramento.

C’è un vecchio pazzo a capo di tutto.
Intorno al vecchio pazzo una cerchia di “eletti e fidatissimi” che, in buona parte, sono affetti dalla stessa follia in modo ormai irreversibile.
Seguono coloro che “eseguono gli ordini”, indipendentemente dal fatto che li condividano o meno, un po’ come Höss, per pura devozione al vecchio pazzo o, per come la vedo io, per il quieto vivere dato dall’evitare lo scontro con lui.
Chiudono la fila quelli a cui non resta altra alternativa che obbedire agli ordini dei superiori quieto-viventi, sempre sostenuti dalla speranza, un giorno, di trovare la via per la libertà al di fuori del “campo”.

Come già detto, sono consapevole che il paragone non abbia possibilità alcuna di “stare in piedi”, sarebbe una pretesa eccessiva che l’avesse.
La mia intenzione, però, è quella di focalizzare l’attenzione su quanto dannose siano, ancora oggi, persone come Höss. Persone “mediocri”, per usare il termine scelto da Moravia nell’articolo che si trova a commento del libro, persone anonime che si adagiano nelle scelte che altri, più carismatici, fanno per loro. Con questo non voglio dire che le gerarchie non esistano o non contino, e nemmeno che non vadano rispettate, ma un conto è non sconfinare dal proprio ruolo, ben altro è annichilirsi al punto di rinunciare a ciò che si è e a ciò che si pensa.

Gli inetti di Levi, gli ignavi di Dante, i mediocri di Moravia: queste sono le persone da cui germoglia la frustrazione dei disadattati, di coloro che, pur aperti al confronto in nome della crescita, a rinunciare a se stessi non ci pensano proprio, e cadono in una passività obbligata, dettata dall’istinto di soprevvivenza, unica alternativa all’omologazione quando l’insurrenzione non è attuabile.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

Categorie: Blog, Capita anche a me..., Che Schifo!, Поток Сознания, Flusso di Coscienza, Libri, PolimioVita, PseudoNormalità, Rompiamo il Silenzio, Stream of Consciousness, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

If I were…

if-I-were

 

Non saprei dire da quanto tempo non partecipo a una cosa del genere e non sono nemmeno sicura che andasse riportato anche il titolo, ma è lunedì: troppa fatica sbattermi a trovarne uno personalizzato.

Dato il vuoto assoluto che trabocca dal mio cervello, ho pensato che potesse essere un’idea carina cogliere l’occasione per rispondere al tag di Emily.

Allora, cominciamo…

1) Se tu fossi un romanzo?
La Bambina che Salvava i Libri”, di Markus Zusak. Oggi meglio conosciuto come ‘Storia di una Ladra di Libri’, ma letto dalla sottoscritta ben prima che ne traessero un film.

2) Se tu fossi un film?
The Number 23”, con Jim Carrey, diretto da Joel Schumacher.

3) Se tu fossi cattivo, dannatamente cattivo (da film, non personaggi reali)?
Liz, interpretata da Tora Birch nel film “The Hole” del 2001: follia pura docet!

4) Se tu fossi musica?
Summer Overture” di Clint Mansell.

5) Se tu fossi una fiaba?
Coraline di Neil Gaiman è una fiaba? Per me sì, quindi… “Coraline”!

6) Se tu fossi un’opera d’arte?
Orchestra di Stracci” di Michelangelo Pistoletto.

7) Se tu fossi un artista?
Evgenija Olegovna Kanaeva, per me anche questa è arte.

8) Se tu fossi una poesia?
SILENTIUM! di Fëdor Ivanovič Tjutčev, postata qui dalla sottoscritta circa un mese fa.

9) Se tu fossi una frase?
Cosa d’alta magia non ferirsi mai.” (Isabella Santacroce)

10) Se tu fossi un personaggio storico?
Caterina II di Russia.

11) Se tu fossi un mezzo di trasporto?
Una barca. L’acqua mi rilassa.

12) Se tu fossi una città?
San Pietroburgo, indiscussa capitale artistica della Grande Madre Russia.

13) Se tu fossi un personaggio dei fumetti?
Nemi.

14) Se tu fossi un colore?
Viola scuro.

15) Se tu fossi un profumo?
Profumo di agrumi.

16) Se tu fossi un suono della natura?
Acqua che scorre fra le rocce.

17) Se tu fossi un fiore?
Un tulipano nero.

18) Se tu fossi un animale?
Una tartaruga: ben corazzata.

19) Se tu fossi una pianta?
Un salice piangente.

20) Se tu fossi una pizza?
Una schifezzata epica… Che ne so?! Tipo mozzarella, pomodoro, salame piccante, zola e cipolla.

21) Se tu fossi un dolce?
Pancakes! Una montagna di pancakes con i frutti di bosco!!!

22) Se tu fossi una bevanda?
Un qualche tè particolarmente forte e aromatico.

23) Se tu fossi una salsa/un condimento per le patatine fritte?
Salsa barbecue!

 

Non sono brava con le “nominescion”, quindi non faccio nomi, ma chiunque avesse voglia di dedicare qualche spensierato minuto a rispondere a queste domande si senta libero di farlo.
Insomma, siete tutte/i taggate/i! 😉

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

Categorie: Blog, Capita anche a me..., PolimioVita, PseudoNormalità, Rompiamo il Silenzio, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Tommaso

Giovedì 21 Settembre 2015 – Ore 03:17
Benvenuto Tommaso!!!

È diffuso in tutta Italia, soprattutto nel Lazio e in Sardegna, anche nelle varianti Tomaso, Tommasino, Tomasso, Tomassino e nelle forme abbreviate Maso, Masino, Massino, tutte in uso anche al femminile. Alla base è il soprannome dell’apostolo dei Vangeli divenuto famoso per la sua incredulità a proposito della resurrezine di Cristo, fatto a cui credette solo dopo averne toccato le piaghe con il dito. Da quell’episodio il nome Tommaso è stato assunto come simbolo di incredulità, riferito alle che non credono finché non sperimentano i fatti con la propria mano. È un nome ampiamente diffuso in ambienti cristiani per il culto dello stesso apostolo, detto Didimo, patrono dei muratori e dei carpentieri; di San Tommaso d’Aquino, filosofo e teologo domenicano del Duecento, grande studioso in campo teologico, filosofico e scientifico, onorato come patrono degli studenti e festeggiato il 7 marzo; del beato Tommaso da Celano compagno e biografo di san Francesco; di san Thomas Becket, assassinato nella cattedrale di Canterbury nel 1170, ricordato il 29 dicembre; di san Tommaso Moro, statista e umanista inglese del XVI secolo, consigliere e ministro di Enrico VIII d’Inghilterra che lo fece giustiziare per tradimento. Tra i personaggi di maggior rilievo si ricordano i filosofi Campanella (1568-1639) e Hobbes (1588-1679); Tommaso Aniello detto ‘Masaniello’, capopopolo della rivolta napoletana contro gli Spagnoli nel 1647; lo scienziato statunitense Edison; il pittore del Quattrocento Masaccio; gli scrittori Tommaso da Celano e Thoas Mann (1875-1955); il poeta e letterato dell’Ottocento Grossi (1790-1853); il poeta e drammaturgo statunitense Stearns Eliot, morto nel 1965. Mai stanco, dotato di un’intelligenza raffinata e di uno spirito vivacissimo, Tommaso è un filosofo nato, uno scienziato brillante, un dotto, un erudito dedito alla lettura e agli studi. Contrariamente a quanto si possa pensare, non ama la soitudine del suo scrittoio ma fa dell’amicizia un punto fermo della propria vita. Generoso, dolce, stabile, fedele, è un marito di cui andare fieri e un padre davvero premuroso, che ama condividere con i propri figli le scoperte e le ricerche che conduce.

Nomi & Nomi, Ed. DEMETRA

 

Lasciarla senza un degno compare di malefatte sarebbe stato un delitto, così a poco più di due anni e mezzo dal debutto dell’AnarcoNipotinA, è fra noi anche l’AnarcoNipotinO.
Ahimè, temo che invece di dimezzarsi, la mia SiZA cronica raddoppierà…

Ben arrivato piccolo, tenero, tostissimo Tommy!!!

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

Categorie: AnarcoFamily, Blog, Capita anche a me..., PolimioVita, PseudoNormalità, Rompiamo il Silenzio, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 6 commenti

Rare Disease Day 2015

 

Il 28 Febbraio si è celebrata l’8ª Giornata Mondiale delle Malattie Rare.
La seconda per me, la prima per questo blog.

L’anno scorso l’ho scoperto troppo tardi e quest’anno, per non smentirmi, me ne sono ricordata troppo tardi.

Sono circa 30.000.000 le persone che, solo in Europa, sono affette da una delle oltre 6.000 malattie rare identificate fino a oggi.
La maggior parte rientrano in due principali gruppi: autoimmuni e genetiche. Ad accomunarle, oltre alla rarità, alcuni dati di fatto.

  • Non se ne conoscono le cause.
  • La diagnosi è spesso lunga e costellata di esami che tendono a farsi via via più invasivi e dolorosi.
  • In genere, non esiste una cura definitiva e risolutiva.
  • Le attuali terapie adottate hanno lo scopo di “gestire” e tenere sotto controllo i sintomi. Molte danno buoni risultati, ma spesso nessuno si preoccupa di informare in modo esauriente la persona interessata riguardo agli effetti collaterali.
  • In quanto “rare”, e di conseguenza poco conosciute, gli organi sanitari, sociali e legali che se ne occupano, o meglio, che dovrebbero occuparsene, lo fanno in maniera nebulosa, evasiva, vaga e approssimativa.
  • Il sostegno psicologico non è previsto, anzi, non è proprio contemplato. A meno che, s’intende, una persona non decida di investirci tempo, energia e denaro per via privata.

Il tema proposto quest’anno è stato “Vivere con una malattia rara: giorno per giorno, mano nella mano”.
Come ogni anno, l’intento è, in primis, quello di sensibilizzare le persone, le autorità, i vari enti, gli operatori di settore, aumentandone la consapevolezza. Obiettivo del 2015, in particolare, cercare di focalizzare l’attenzione della società su quanto sia profondo l’impatto che la comparsa di una malattia rara ha su tutti gli aspetti della vita di una persona, illustrando con semplicità come questa possa trasformare anche i più piccoli gesti quotidiani in ostacoli insormontabili e rischiare di logorare anche i rapporti più saldi.

Come per molte altre esperienze, anche meno “esclusive”, non si può capire cosa significhi convivere con una malattia rara se non si prova in prima persona.
D’improvviso il mondo si sfuoca, e inizia la lotta per tornare a vederlo nitido, ben definito. Le certezze si sbriciolano e ogni nuovo giorno è un’enorme incognita.

Vorrei concludere citando una frase trovata sul web che mi è piaciuta molto: “Nessuna malattia è così rara da non meritare attenzione”.

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

Categorie: Blog, Capita anche a me..., Поток Сознания, Flusso di Coscienza, Malattie Rare, PolimioVita, PseudoNormalità, Rompiamo il Silenzio, Stream of Consciousness, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 5 commenti

Facebookiane Sorprese Natalizie.

statistiche-facebook

Image Credit © VeRA Marte

 

A suo tempo, si parla quindi di oltre due anni fa, mi ero sbattuta all’impossibile per promuovere la pagina facebook legata a questo blog, con risultati che definire pessimi sarebbe ancora un eufemismo, infatti ero a malapena riuscita, importunando amici e conoscenti, a raggiungere i 30 “Mi piace” indispensabili per poter almeno accedere alle statistiche della pagina.
Alla luce della quantità di lavoro, tanto enorme quanto inutile, che era servita a raggiungere 33 miserrimi “Mi piace”, avevo deciso di concentrarmi solo sul blog, lasciando i vari canali social a se stessi.
Ora, quel che è successo è che, qualche giorno fa, incuriosita da un numero insolito di notifiche segnalato sull’iconcina dell’app, ho sbirciato e, alle 21:40 di ieri sera, la situazione che mi sono trovata davanti è quella che si può vedere nell’immagine, dimensioni e risoluzione permettendo.
Oltre 50 nuovi “Mi piace” in una settimana e parametri vari alle stelle in positivo.
Cosa ho fatto? Nulla.
Proprio qui sta il bello. All’improvviso sono iniziati a fioccare nuovi fans senza alcun apparente motivo. Ho curiosato qualche profilo qua e là, pescandoli a caso fra i nuovi arrivati, ma non ho contatti in comune con nessuno di quelli visti. La parte più divertente è che questa tendenza sembra continuare: inarrestabile…

In quest’ultimo anno ho pian piano assimilato il categorico divieto, se mai mi fosse passato per la testa, di dedicarmi a scolpire quella zampogna saccagnata di corpicino che mi ritrovo, quindi, per ovvia, scontata e inevitabile deduzione, non mi resta che ripiegare su un attento rimodellamento della mia testaccia dura.
In un post dello scorso anno sostenevo l’assoluta inutilità del formulare buoni propositi per l’anno in arrivo, poi ho riflettuto sul fatto che non fare buoni propositi è a sua volta un proposito e mi sono detta “Al diavolo…!”.
Se, per una serie di motivi con cui non starò ad annoiarvi ora, non mi è più dato di poter contare su un minimo di tonicità muscolare, su una pelle presentabile e su una folta chioma fluente, vorrà dire che mi impegnerò a infradiciare quella spugna malconcia del mio cervello con tutto quello che sarò in grado di fargli assorbire, e d’ora in poi me la giocherò facendo onore al mio lato “nerd” e intellettualoide, ammesso che tale si possa definire.

Partendo dal presupposto che, ahimè, in realtà nemmeno la capoccia è del tutto immune agli effetti collaterali dei farmaci, ho pensato di propinarvi una delle mie famigerate liste per dare un’idea di quali siano i miei piani, almeno nelle intenzioni:

  • Leggere, leggere, leggere.
  • Scrivere, scrivere, scrivere.
  • Cucinare, soprattutto dolci, ma non escludo la possibilità di cimentarmi anche col salato. Magari così riuscirei a frenare almeno un po’ le accuse, mossemi ormai da chiunque mi circondi, di voler attentare alla loro linea/salute.
  • Studiare RUSSO. La docente che tiene il corso di quest’anno è un vero osso duro, ma il suo grado di preparazione mi lascia a bocca aperta, sempre di più di lezione in lezione. Trovare la giusta modalità per fare tesoro di questa opportunità vorrebbe dire mettere a segno proprio un bel colpo, sia a livello personale che, non si sa mai, a livello professionale.
  • Riprendere a studiare almeno una delle lingue abbandonate. È vero, oltre all’italiano e al russo, il lavoro mi richiede l’uso quotidiano dell’inglese, ma a parte le indiscutibili ragioni per cui, a oggi, è impossibile farne a meno, è una lingua che ha perso ogni capacità di solleticare il mio interesse, salvo rare e isolate eccezioni più o meno obbligate. Pensavo al tedesco, ma si vedrà…

Mi piacerebbe un sacco anche porre rimedio alla mia imbarazzante incapacità nel disegno, nella fotografia e nel canto, ma credo che questa sia tutta un’altra storia…

 

Buona serata a tutte e tutti!!!
Всем весёлого вечера*!!!

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

*Vsjém visjólava vjécera!!!

Categorie: Blog, Buoni Propositi, Capita anche a me..., PolimioVita, PseudoNormalità, Strano Pianeta, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 8 commenti

Menù del Giorno.

 

Ci sono voluti febbre alta e un principio di bronchite perché, di nuovo costretta al riposo in casa, io riuscissi a trovare il tempo per un post.

Il mio menù del giorno prevede:
– 13 pastiglie
– due fialette
– una bustina
– varie e abbondanti spalmate di pomata balsamica

La ripresa non sta affatto andando come mi ero prospettata.
Non sto spaccando il mondo come mi auguravo di fare negli ultimi, (fin troppo) ottimisti post pre-rientro, anzi, ancora una volta è la vita che sta massacrando me.
Che poi, quale vita?
Quella “nuova”, che mi aspettavo più complicata, ma tutto sommato accettabile, si sta rivelando non-vita.
Avevo deciso che il “dovuto” non avrebbe più preso il sopravvento sul “voluto”, e in un certo senso forse sta anche andando così, ma solo perché è cambiato l’attore che recita questo ruolo. Prima il dovuto erano gli obblighi di tutti i comuni mortali, primo su tutti il lavoro, ora il dovuto è quello medico e non è un dovuto che posso declassare sulla scala delle priorità. Così, una volta fatto tutto ciò che la gestione della mia routine farmacologica quotidiana richiede, le mie 24 ore sono finite. L’unica cosa che riesco ancora a fare è leggere un po’ sul treno del ritorno, perché all’andata ne approfitto per recuperare un po’ di sonno.

Ero convinta che tornare in superficie, riemergere dall’abisso che mi stava inghiottendo, mi avrebbe aiutata, invece mi sento come se una sorta di onda anomala mi avesse scaraventata da una piccola baia al riparo dalle correnti, dove però già faticavo a stare a galla, all’oceano aperto, con tutti i rischi e pericoli che questo comporta.
Sveglia alle 5:30 per scaldare i miei vari pasti dietetici preconfezionati e infilarli nei thermos.
Treno pendolari all’ora di punto conciata come se stessi andando in campeggio per una settimana.
Metropolitane inaccessibili per chi ha un equilibrio precario e la necessità di riuscire a incamerare aria che non provenga dagli scarti respiratori di centinaia di estranei.
Scale mobili che erano “in riparazione” da mesi già prima del mio ricovero. Non so se nel frattempo siano tornate in attività per poi arrendersi di nuovo, sta di fatto che non funzionano, e che a quelle che io ricordavo se ne sono aggiunte altre.
Persone che scorrazzano senza guardare dove vanno, schiantando i loro trolley contro Miss Gamba che, fra l’altro, è reduce da nuove mirabolanti disavventure di cui non ho avuto tempo per raccontare.
L’ufficio che continua a essere il malsano cantiere di sempre, continuando ad alimentare il dubbio che proprio qualche schifezza respirata lì dentro possa essere fra i principali candidati a fattore scatenante che ha risvegliato l’AnarcoPatia.
L’assoluta incapacità, con rincaro di mancanza di voglia, di correre. Il segnale che la vita mi ha inviato riguardo al fatto che dovessi rallentare è stato fin troppo eloquente, quindi ora mi guardo bene dal forzare troppo i ritmi, in qualunque cosa io mi trovi ad affrontare.
Il ritorno a casa, di sicuro meno caotico dell’andata, durante il quale riesco a concedermi ben 45 minuti per me, per leggere, scrivere, pensare o fare qualunque altra cosa sia fattibile in treno.
Una volta a casa ci sono tutti i thermos da lavare, ché quei materiali lì non vanno in lavastoviglie e, appena è tutto pulito, si prepara tutto da capo per il giorno dopo.
Ri-allestito il circo culinario per il dì seguente, è già ora di cena. Mangio, se così si può dire, e mentre aspetto l’orario dell’ultima pastiglia rifornisco il portapillole, controllo la batteria del lettore mp3 e preparo i vestiti puliti, dopo di che collasso, nel migliore dei casi sulla poltrona, che a volte almeno ci provo a stare sveglia un po’ di più se c’è un film che mi interessa, se no direttamente a letto.
In tutto ciò, per mero amor di cronaca, ancora non ho ripreso a guidare, quindi continuo a dover dipendere dagli altri per qualunque spostamento superi le mie, ancora ridotte, autonomie pedonali.

Non male, vero?!
Vorrei proprio scambiare due chiacchiere con chi sosteneva, e continua a sostenere che, pastiglie a parte, la mia vita sarebbe tornata tale e quale a prima. Vorrei proprio raccontare a queste care persone quanto poco sia rimasto della mia vita, quanto più frustrante sia già riuscita a rivelarsi questa nuova variante, nonostante conti appena poche settimane di vita contro i 29 anni di quella che mi sono dovuta lasciare alle spalle.
Vorrei sapere da loro dove sta la normalità nel non potermi bere un cappuccio con brioche a colazione o nel non potermi ordinare una pizza con una birra media il sabato sera. Vorrei sapere dove sta la normalità nel non poter schiodare gli occhi dall’orologio nemmeno nel fine settimana e nell’avere il proprio tempo scandito e vincolato dai farmaci. Vorrei sapere dove sta la normalità nel terrore di prendere un banale raffreddore di stagione, dato dal sapere che mi ci vorrà come minimo il doppio del tempo a guarire perché i farmaci che già prendo mi annientano il sistema immunitario. Vorrei sapere dove sta la normalità nel dover passare due giorni al mese in ambulatori vari per “monitorare” l’AnarcoPatia. Vorrei sapere dove sta la normalità nell’avere (quasi) 30 e sentirmi sempre addosso la stanchezza di un’ottantenne, per di più acciaccata. Vorrei sapere dove la normalità nel non poter fare, tuttora, la riabilitazione post intervento e quindi nell’avere una gamba che fa quel che vuole, facendomi deambulare come se fossi rimasta storpia. Nulla contro chi, purtroppo, lo è, anzi, avete tutta la mia comprensione, ma il mio malanno è già un altro, se riuscissi a evitare almeno gli extra evitabili non è che mi dispiacerebbe. Vorrei sapere dove sta la normalità nello stare a guardare una tabella di marcia dietetico-farmacologica che si divora il mio tempo, non lasciandomene neanche uno scampolo per dedicarmi alle poche cose che davvero hanno ancora il potere di farmi sorridere. Vorrei sapere dove sta la normalità nell’avere in corpo talmente tante schifezze chimiche da non avere più alcun controllo nemmeno sulle emozioni e sull’umore.
E queste sono solo alcune delle circostanze in cui non riesco più a vederla, la normalità, alcune delle più stupide e banali, perché pensare a quelle serie fa troppo male.

La verità è che questa nuova “vita” fa schifo.
La verità è che, pur continuando a non voler fare la vittima, la differenza fra essere malati e non esserlo c’è eccome, altro che patologie “modulabili” con farmaci che le rendono “assolutamente gestibili”.
Balle! Un’enorme, infinita camionata di balle!
Ancor di più quando è il tuo stesso corpo a rivoltartisi contro, a costringerti a bombardarlo per evitare che ti/si faccia altro male, che ti/si autodistrugga.
È devastante: questa è la verità.

Categorie: Abisso, Blog, Che Schifo!, Dieta, Поток Сознания, Чернила, Flusso di Coscienza, Inchiostro, Ink, PseudoNormalità, Sclero, Scrittura, Strano Pianeta, Stream of Consciousness, Vita, Vita da Pendolare | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 10 commenti

Ricominciare…

 

E così ci siamo.
Oggi sono tornata nella giungla. Da sola.
Per la prima volta dopo più di tre mesi.

Mi sento quasi come se fossi in viaggio.
Ho passato l’ultima settimana fra le incombenze inevitabili, mediche e non, la stesura di liste infinite e la nullafacenza più assoluta, colmata da ore e ore di lettura. Da tutto ciò ho tratto la conclusione che fare liste mi piace un sacco, in particolare con un’app carina carina, tutta colorata e piena di iconcine fiquissime.

Da oggi, ad esempio, tutto sarà suddiviso in:

  • cose che cambieranno per forza
  • cose che vorrei cambiassero, ma con cui in fondo potrei anche imparare a convivere
  • cose che, con tutta me stessa, spero cambino, e il più in fretta possibile

Così, giusto per non smentire quanto appena scritto.

In questi mesi i miei ritmi sono diventati molto soggettivi e arbitrari, così per paura di non fare in tempo a fare tutto, stamattina ho puntato la sveglia alle 05:10. Una follia, lo so, ma almeno ho avuto la soddisfazione di spuntare in assoluta calma tutte le voci sulla lista delle cose da fare per forza la mattina, tipo scaldarmi il miserrimo pasto per aiutare il thermos a svolgere al meglio il suo compito.

Il treno, non lo nego, non mi mancava. È una di quelle cose a cui credo di potermi riabituare, ma sarei di sicuro sopravvissuta bene anche senza.
La verità, però, è che non ho voglia di parlare del lavoro, né del rientro in generale, perché non c’è nulla di nuovo, non è cambiato niente. Non fuori. Certo, dovevo sbatterci la testa per capirlo. La mia sensazione di essere stata tagliata fuori dal mondo, di essere stata in qualche modo “lasciata indietro”, era più che legittima, ma oggi mi sono resa conto che sì, il mondo sarà anche andato avanti indisturbato per la sua strada, ma è sempre il solito, vecchio mondo, mentre io sono una persona nuova. Il punto è che per prenderne consapevolezza avevo bisogno del confronto, e ora posso dire, pur senza avere un’idea di cosa questo possa comportare col passare del tempo, che qualcosa nel mio modo di percepire cose e persone è cambiato.

Sugli esiti di questo cambiamento non oso ancora pronunciarmi, credo sia davvero troppo presto, ma una certezza a riguardo ce l’ho: ho intenzione di vivermelo. Fino in fondo.

Categorie: Blog, PseudoNormalità, Sclero, Scrittura, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

Misantropica Serenità.

 

Mi siedo davanti alla schermata bianca con il viso gonfio di cortisone, gli occhi gonfi di lacrime, la pancia gonfia non so di che, vista la dieta, la gamba gonfia di dolenzie, la testa gonfia di domande dopo la prima assunzione del nuovo farmaco.
Non sono più sicura di essere del tutto padrona di me stessa, sembra infatti che alcuni dei farmaci influiscano anche sull’umore, ma non ho modo di sapere come e quanto, quindi sorvolo sulla questione.
Eppure oggi sono serena.
Pastiglie o istinto di sopravvivenza? Magari entrambi, chi lo sa. Sta di fatto che Miss Gamba, nonostante i dolori, sembra aver ridotto i capricci, la fame sembra essersi calmata almeno un po’

Il libro è finito e, nonostante l’AnarcoSocio definisca (molto) discutibili i miei gusti, a me è piaciuto: 5 stelline a Nele Neuhaus!
Ora però si ripresenta il più frequente e più classico dei miei dilemmi: cosa leggo ora?
Non che mi manchi da leggere, anzi, il contrario: la mia velocità di lettura, per quanto intensa, arranca rispetto alla mia ultra-velocità d’acquisto.
In genere mi basta qualche ora di pausa fra la fine di un libro e l’inizio del successivo, così ho deciso di approfittarne e di schiarirmi le idee scrivendo, qui e un paio di altre cosette sparse.
Nelle prossime ore dovrebbero arrivare i prossimi tre libri dei 16 attesi questa settimana e domani l’AnarcoSocio, spedito in missione per l’ennesima volta, completerà l’opera portandomi gli ultimi.

Ludwig Feuerbach ha detto: “Quanto più s’allarga la nostra conoscenza dei buoni libri, tanto più si restringe la cerchia degli uomini la cui compagnia ci è gradita.“, e forse è proprio questo che mi sta capitando. L’isolamento forzato dal genere umano, quello vero, in carne e ossa, ha disseppellito la mia misantropia, facendola riaffiorare in tutto il suo splendore. In questa fase della mia vita la compagnia di un libro mi è, spesso, più gradita di quella di una persona. I libri non chiedono spiegazioni, apprezzano i silenzi invece di restarne turbati, offrono la loro presenza in modo costante ma discreto. Le persone, ahimè, sono una responsabilità che in questo momento non sono proprio in grado di accollarmi.

Detto questo…

 

Buon venerdì 17 a tutte e tutti!!!
Всем с пятницей 17*!!!

 
 

*Vsjém s pjátnizej 17!!!

Categorie: Abisso, Arte Varia, Autori, Blog, Поток Сознания, Чернила, Flusso di Coscienza, Inchiostro, Ink, Libri, PseudoNormalità, Scrittura, Sproloqui d'Inchiostro, Stream of Consciousness, Vita | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 7 commenti

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: