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Prospettive.

перспективы-prospettive

Image Credit © VeRA Marte

 

A volte l’unico modo per cambiare le cose è fare lo sforzo, spesso enorme, di cambiare la prospettiva da cui le si guarda.

È proprio questa l’ennesima, assurda impresa in cui ho deciso di imbarcarmi: cambiare prospettiva.
Mi rendo conto che, da circa due anni a questa parte, riesco a mala pena ad arrivare a fine giornata senza cedere all’incombente esaurimento nervoso che mi perseguita, ma il punto sta proprio qui: cambiare approccio o soccombere, al momento non vedo altre opzioni plausibili da poter prendere in considerazione.

Affidarsi al luogo comune del “fare buon viso a cattivo gioco”, confidando nel domani, può essere una strategia interessante, all’inizio, ma col passare del tempo diventa uno stillicidio logorante e letale.
Continuare a darsi da fare è importante, ma ora come ora non è più sufficiente: sarebbe ipocrita sostenere il contrario. Studi per anni, fai pratica, fai la cosiddetta “gavetta” e… niente. Ti fermi lì. Magari, grazie a un qualche cavillo legale, riesci ad accaparrarti un contratto giusto un pochino più degno di questo nome, ma questo è quanto. Non dico che lavorare sia, o debba essere, una festa, ma dovrebbe essere un’attività stimolante, all’occasione anche soddisfacente, una spinta a migliorarsi, a crescere, non una faticosa maratona affrontata giorno dopo giorno solo in nome della necessità, della sopravvivenza.

Il bisogno di cambiamento diventa ‘conditio sine qua non’ per non impazzire, per riuscire a evitare di sacrificare la propria salute fisica e mentale in nome del nulla di fatto più assoluto. Spesso, perché questo non avvenga, il cambiamento deve essere drastico, radicale, meglio ancora se irreversibile, non sia mai che dei ripensamenti si insinuino nella sofferta decisione dopo che è stata presa.

Senza la salute fisica, per l’appunto, non si va da nessuna parte, e questo io lo so fin troppo bene, ma potersi permettere di preservarla dovrebbe essere un diritto, non una strenua battaglia quotidiana. Se poi volessi essere pignola fino in fondo, è dimostrato dalla scienza che livelli eccessivi di stress, soprattutto se protratti per periodi prolungati, possono influire sui livelli ormonali di una persona a tal punto da farla ammalare.
Questo per dire che, al di là dei luoghi comuni, anche un minimo di equlibrio mentale è un requisito indispensabile per non andare a fondo.

Proprio questo minimo indispensabile di equilibrio mentale è quello che vorrei tentare di recuperare con la mia ricerca di nuove prospettive, perché ho già dato di matto, nel senso letterale dell’espressione, almeno un paio di volte, e vorrei evitare di ripetere l’infausta impresa.

Inutile dire che, trattandosi di me, per avere una guida e un sostegno mi sono rivolta ai soli e unici: i libri. Al momento sono in balia di concrete difficoltà fisiche nello scrivere, sia con la penna che con la tastiera, dovute a un’infiammazione dei nervi delle mani, effetto collaterale di un farmaco. Questa frustrante e faticosa circostanza mi aveva spinta a una reazione assurda: perché dare attenzione alle parole degli altri mentre io non riuscivo a scrivere le mie?

La prima “nuova prospettiva” è proprio quella che mi ha fatto superare il rifiuto della lettura: smettere di vedere nelle parole altrui un affronto alla mia attuale difficoltà nello scriverne di mie, per tornare a vedervi un rifugio, l’unico sicuro, l’unico possibile.

 
 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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