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Sorveglianza Lunare.

Prima o poi l’esplosione arriva.

Il mio computer si fa i cazzi suoi e non quello che vorrei io.
Il mio iPhone si fa i cazzi suoi e non quello che vorrei io.
Il mio treno si fa i cazzi suoi e non quello che vorrei io.
Il mio lettore mp3 si fa i cazzi suoi e non quello che vorrei io.
Il mio cervello si fa i cazzi suoi e non quello che vorrei io.
Il mio corpo si fa i cazzi suoi e non quello che vorrei io.

La mia vita si fa i cazzi suoi e non quello che vorrei io.

Io che faccio? Me ne frego!
Perché l’esplosione è imminente e c’è una cosa sola che ho voglia di fare: SCRIVERE.

Scrivere prima di saltare in aria.
Scrivere mentre salto in aria.
Scrivere dopo essere saltata in aria.

SCRIVERE. E basta.

Lasciare che emoglobina geneticamente modificata porti a spasso per le mie vene molecole di inchiostro arrugginito, sventrandole al suo passaggio. Sacrificare l’anima alle parole. Chiudere gli occhi e tornare in me, mentre il sole si sveglia e dal gelido cielo terso di febbraio la luna mi osserva.

 

Image Credit © Vera Marte

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Maqquantoèffiga??!!!

Rieccomi qua!
Un grazie a tutte le persone che sono passate a trovarmi ieri.
È sempre bello sapere che c’è chi ti pensa anche quando non ci puoi essere.

La giornata di ieri, 16 ottobre, per me è una ricorrenza, un compleanno per essere più precisa. Festeggio il mio battesimo dell’inchiostro.

Quale modo migliore di festeggiare se non facendomi inchiostrare un altro po’?!
Ogni volta mi torna in mente quando, in uno scritto di un po’ di tempo fa, reclamavo trasfusioni d’inchiostro, convinta che l’inchiostro fosse meno tossico per il mio corpo di quanto non lo fosse il mio stesso sangue.
Era il periodo in cui sentivo il sangue corrodermi le vene come fosse acido, incancrenirle come fosse veleno.
L’inchiostro che imbrattava la pagine di parole ossessive e violente era l’unico sollievo.
A un certo punto però, le pagine hanno smesso di bastarmi, e sono passata alla pelle. Ero sicura che quel prodigioso liquido scuro avrebbe fatto miracoli, e così è stato.

La parte strana di tutto questo era il ribaltamento dei ruoli. Da penna diventavo pagina, da imbrattatrice diventavo imbrattata. Io che per vizio coloro le persone coi pennarelli, lasciavo a qualcun altra libertà di colorare me.

Un sacco di sensazioni contrastanti mi si aggrovigliano dentro ogni volta. Dal disorientamento per questo passaggio all’altro lato della barricata, alla catarsi dell’unione di inchiostro e sangue.

Premetto che io ADORO TUTTE le mie creaturine, ma ieri Jaco non mi ha solo tatuata, ha fatto una sorta di magia.
Nell’ultima nata infatti è davvero riuscito a racchiudere molto di quello che è la mia essenza.
L’amore per la scrittura, la passione per il russo, l’apparenza corazzata che nasconde interi mondi per chi sa guardare oltre.
Ha rafforzato la mia convinzione che quando l’arte si scontra con altra arte, non può che nascerne un capolavoro.

A dire il vero sono anche un po’ indispettita, perché ancora non riesco a trovare le parole giuste per parlarne come vorrei, ma d’altro canto sono convinta che l’unico modo per capire un tatuaggio sia farne uno. Inutile dire che parlo di chi se lo fa perché gli attribuisce un significato, non di chi lo vuole perché “va di moda”.
E forse sta proprio qui l’intoppo dell’apparente inadeguatezza delle parole…
Ci sono stati d’animo che le parole faticano a descrivere, o forse sono io che fatico a tradurli in parole. C’è talmente tanto di me nella nuova creaturina che io stessa mi ci riscopro, quasi non mi conoscessi affatto, ogni volta che lo sguardo si posa su un dettaglio diverso.

Per non smentire quanto scritto finora… vorrei blaterare di questa cosa ancora per secoli, ma non saprei cos’altro aggiungere.

Davvero grazie di cuore a quel sant’uomo di Jaco, che ieri ha battuto i suoi già altissimi livelli di tolleranza nei confronti della sottoscritta.

 

Non mi resta che presentarvi l’Opera d’Arte:

 

PS. Se davvero dovessi assecondare la malsana idea di darle un nome, vi aggiornerò! ;P

PPS. I ghirigori e le faccine sceme intorno al capolavoro di Jaco le ho aggiunte io. Chiamasi: non avere una beata mazza da fare nell’attesa dei mezzi e possedere un iPhone strabordante di app inutili! 😛

PPPS. Per vedere il link all’album con le foto dei lavori di Jaco, è necessario aver effettuato l’accesso a Facebook.

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Supersonico!

Non sono un’amante della fantascienza, anzi, la trovo abbastanza soporifera, men che meno di ciò che riguardo lo spazio.

In maniera forse un po’ cinica e catastrofista, ho sempre pensato che fosse insensato spendere le cifre da capogiro che l’ambiente aeronautico e spaziale smuove, mentre qui, sulla Terra, ci sono problemi di ugenza ben più immediata da risolvere per cui sembra impossibile riuscire a trovare fondi significativi.

Nonostante questo, ieri non sono stata in grado di scollarmi dalla diretta della MISSIONE STRATOS, l’ultima delle imprese di Felix Baumgartner.
In fondo, chi non ha sognato di volare almeno una volta…

 

La MISSIONE STRATOS e i record di Felix.

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Ode a Me Stessa.

Sembrerò arrogante, ma non importa.
Sembrerò saccente, ma non importa.
Sembrerò presuntuosa, ma non importa.
Sembrerò piena di me, ma non importa.
Sembrerò mitomane, ma non importa.

Oggi la mia strada ha incrociato nuovi cammini e ne ha ritrovati altri che sembravano essersi discostati per sempre.

Come diapositive dimenticate in una vecchia soffitta polverosa, dentro una scatola consumata, mi hanno ricordato chi ero. Chi sono.

Per oggi, allora, niente stronzate figlie della perversa meccanica di google, quella secondo cui la quantità conta più della qualità.

Oggi elevo un’ode a me stessa.
A quella me stessa che dà fastidio perché finisce col rendere taglienti anche le parole più innocue.
A quella me stessa macabra che molti hanno deciso di smettere di leggere, perché le mie immagini violentavano le loro menti candide.
A quella me stessa squilibrata che ha disturbato parecchi animi, costringendoli davanti a uno specchio senza via di fuga dal guardarsi davvero.

Non importa se la veste è più sobria, lo spirito è lo stesso.
Alcuni mi vedranno per la prima volta, altri forse mi riconosceranno, e qualcuno sceglierà di girarmi al largo, come si fa con gli ostacoli più indidiosi, ma è per chi resta che apro le gabbie. Le belve sono per chi è in grado di affrontarle, per chi, come me, è schiavo impotente della lotta per la sopravvivenza a se stesso.

A DigitalAngel, Il Nemico Utile, Hate To Choose One, Endorphin e arsenicaxxx.
Lasciare che i mostri che mi hanno portata alla pubblicazione dicano la loro ancora una volta, è un monito a me stessa, per non dimenticare che rinscere non significa rinnegare ciò che si è stati.
Ridare voce ai demoni è il mio modo di dirvi GRAZIE.

Le lacrime sono replicanti che si riposano fra le ciglia per poi fuggire. Le vere perle del dolore non nascono dagli occhi. Non sono trasparenti. Non permettono alla luce di attraversarle. Piccole sfere scarlatte. Invulnerabili. Rotolano scomposte su pavimenti di ceramica bianca. Si schiantano contro pareti di vetro. Imbrattano emozioni fragili. Innescano reazioni al plastico. Vetriolo che consuma. Tritolo che cancella. Solvente che sfuoca sensazioni. Neuroni novocainizzati che distorcono percezioni. Vuoto che deforma identità prima di inghiottirle. Visioni sporgenti, ma troppo distanti per aggrapparcisi. Suoni ingannevoli di promesse fasulle. Freddi bagliori metallici contrabbandieri di anime.
Gli occhi ancora chiusi.
È passato soltanto un respiro.

© Vera Marte

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Anche il viaggio più lungo è iniziato col primo passo.

Arriva un momento in cui ti rendi conto di aver sempre pensato troppo e scritto troppo poco.
Ti sei tenuta tutto dentro perché ti sembrava troppo stupido, troppo banale, troppo personale, troppo scontato, troppo… Intanto le idee, offese, se ne andavano ancora più in fretta di come erano venute. Non è mai importato quanti sforzi facessi, quanto le implorassi, quasi fossero divinità capricciose, nessuna è mai tornata indietro.
Scrivi solo quello che ti sembra degno, ma lasciandolo comunque in angoli blindati del web, perché in fondo chi sei tu per decidere che una cosa sia davvero meritevole di importunare il prossimo?
Un giorno, non sai come, qualcuno scova il tuo nascondiglio e ti scrive: “Bello il tuo pezzo! Hai mai pensato di pubblicarlo?”.
Ti concedi una sacrosanta risata. In fondo lo squilibrato in questione sta in chissà quale lembo remoto di terra, davanti a un monitor, annoiato al punto che la sua migliore opportunità di svago è prendere per i fondelli via etere una perfetta estranea.

Sono passati quasi tre anni da quel giorno. Ho pubblicato qualche racconto, ho collaborato con persone che erano mille passi avanti a me sulla strada della scrittura e ho condiviso stanze virtuali, riempiendone le pareti di parole insieme a chi le ama come me.
Tutto questo però non è bastato a farmi togliere le spranghe dalle mie porte private. Per questo ci sono volute decine di muri contro cui schiantarmi e farmi male. Ogni volta la pagina bianca era lì, pronta a farsi imbrattare di inchiostro, lacrime e sangue, ben decisa a non abbandonarmi. Neanche questo è bastato.

La svolta sono state le persone. Quelle sempre pronte a spingermi avanti, pefino a calci se necessario, perché io non mollassi. Quelle che mi hanno insultata ogni volta che mi sono arresa. Quelle che mi hanno regalato un sorriso ogni volta che, imbrattata di fango, mi sono rialzata e ho ripreso a camminare.

È anche per loro, oltre che per la mia necessità di provare a uscire dalla reclusione autoimposta, che nasce questo blog.
Per avermi insegnato che non tutti i sogni sono destinati rimanere tali.
Per avermi insegnato che chi reputa le passioni viscerali una manifestazione socialmente accettabile della follia è il vero disturbato represso.
Per avermi insegnato che se la vita ti bastona, tu devi bastonarla più forte!

Alcuni saranno al mio fianco in questo nuovo viaggio, altri non sapranno mai che mi sono messa in marcia. Alcuni si aggregheranno alla combriccola, altri decideranno di lasciarla.
Non importa. Qui ci sarà sempre spazio e una parola per ognuno.

Bene. Partendo dai ringraziamenti ho rispettato la mia rigorosa regola di vita, ovvero fare sempre il contrario di qualunque cosa ci si aspetti che io faccia. Ora posso dichiarare chiusa la parentesi sentimentalista.

Che il caos abbia inizio!

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