Vita da Pendolare

Questióne d’Accènto. #5

accento-ударение

 

Da due settimane sono tornata allo sfinente tran tran da pendolare, e la non-frequenza con cui ho ripreso a non-occuparmi del blog è una delle conseguenze più evidenti.

Troppo stanca per rimettermi al computer quando rientro a casa, troppo indaffarata a sbrigare l’utile, l’inevitabile, l’indispensabile per dedicarmi al dilettevole, troppo attenta a non dimenticare nulla di fondamentale per riuscire a concentrarmi sul blog.

Per la vostra gioia, però, l’appuntamento del giovedì con i malefici accenti mi sono ripromessa di impegnarmi a mantenerlo, almeno questo.

Questa settimana non ho scelto alcun tema, perché a ispirarmi ci ha pensato l’AnarcoSocio.
Di recente mi è capitata l’occasione di regalargli un libro che voleva: “Divoràti” di David Cronenberg.
Il dubbio è sorto quando, non sapendo assolutamente nulla del libro in questione, e quasi nulla dell’autore, mi sono ritrovata alla cassa, senza sapere se dovessi chiedere una copia di “Divòrati” o “Divoràti”: per me quasi un dielmma esistenziale.

Essendo questa una faccenda con cui metto spesso alla prova la pazienza dell’AnarcoSocio, ho pensato che sarebbe stato carino trarne anche un post. Oggi, dunque, ho deciso di stressarvi l’animo con gli omografi.

Cosa sono?
Cercando di essere il più breve possibile, il concetto di omografo descrive due vocaboli che, seppur scritti nello stesso modo, sono caratterizzati da un diverso accento, che comporta una differenziazione nel significato della parola stessa.

Gli omografi si suddividono in due gruppi principali:

  1. Parole scritte nello stesso modo, con accento tonico che cade su due vocali diverse.
  2. Parole scritte nello stesso modo, con accento tonico che cade sulla stessa vocale, ma che si presenta nelle due diverse varianti, acuto e grave.

Prendendo spunto dall’episodio del libro per l’AnarcoSocio, ho scelto di iniziare parlando degli omografi appartenenti al primo gruppo.

Eccovi degli esempi:

Àbitino → da abitare
Abitìno → da abito (abbigliamento)

Bàcino → da baciare
Bacìnoossa del bacìno

Càpitano → da capitare
Capitànocomandante

Dècadeserie di dieci anni; e aperta
Decàde → da decadere

Lèggeredare lettura; e aperta
Leggèrelievi; e aperta

Nòccioloparte di un frutto; o aperta
Nocciòlopianta; o aperta

Òccupati → da occuparsi; o aperta
Occupàtiimpegnati

Pàgano → da pagare
Pagànonon cristiano

Regìadirezione artistica
Règiareale; e aperta

Séguito → da seguitare; e chiusa
Seguìto → da seguire

E anche per questa settimana eccovi servita un’ottima ragione per ricoprirmi di improperi… Ihihih!!!

A giovedì prossimo!

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Back to Office

ufficio-офис

 

Oggi sono tornata al lavoro!

Causa assenza di alcune colleghe per partecipazione a una fiera di settore, oggi e venerdì sono tornata in ufficio, come “risorsa di rinforzo” in caso di bisogno.

Non posso dire che la vita da pendolare mi manchi, e nemmeno il costante il caos dell’open space in cui lavoro, dove tutti parlano al telefono in contemporanea, col risultato che nessuno riesce a capire niente, né tanto meno a concentrarsi su quel che deve fare.

A mancarmi, sembrerà assurdo, sono le piccole commissioni di routine, anche quelle magari un po’ antipatiche. Una rivista di cucina, un buon libro da leggere mentre fai la coda in posta, una crema per il viso profumata o un pensierino per una persona cara: quelle piccole cose che portano via poco tempo, ma danno un gran senso di serenità dopo una giornata di lavoro, al di là di quanto faticosa e impegnativa possa essere stata.

Così l’imperativo del pomeriggio di ieri, oltre ai compiti di russo, è stato la riorganizzazione della mia vecchia tabella di marcia settimanale. Avendo imparato a conoscere almeno un po’ i miei nuovi bioritmi, sapevo che oggi, a priori, avrei avuto poco tempo e poco energia per mettermi al computer a scrivere, quindi ho concentrato tutto nel pomeriggio di oggi, così domani potrò concentrarmi sul sabato, che questa settimana prevede un programmino piuttosto denso di cui, appena a avrò un attimo, vi racconterò…

 

Rompiamo il Silenzio!

 
 

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Menù del Giorno.

 

Ci sono voluti febbre alta e un principio di bronchite perché, di nuovo costretta al riposo in casa, io riuscissi a trovare il tempo per un post.

Il mio menù del giorno prevede:
– 13 pastiglie
– due fialette
– una bustina
– varie e abbondanti spalmate di pomata balsamica

La ripresa non sta affatto andando come mi ero prospettata.
Non sto spaccando il mondo come mi auguravo di fare negli ultimi, (fin troppo) ottimisti post pre-rientro, anzi, ancora una volta è la vita che sta massacrando me.
Che poi, quale vita?
Quella “nuova”, che mi aspettavo più complicata, ma tutto sommato accettabile, si sta rivelando non-vita.
Avevo deciso che il “dovuto” non avrebbe più preso il sopravvento sul “voluto”, e in un certo senso forse sta anche andando così, ma solo perché è cambiato l’attore che recita questo ruolo. Prima il dovuto erano gli obblighi di tutti i comuni mortali, primo su tutti il lavoro, ora il dovuto è quello medico e non è un dovuto che posso declassare sulla scala delle priorità. Così, una volta fatto tutto ciò che la gestione della mia routine farmacologica quotidiana richiede, le mie 24 ore sono finite. L’unica cosa che riesco ancora a fare è leggere un po’ sul treno del ritorno, perché all’andata ne approfitto per recuperare un po’ di sonno.

Ero convinta che tornare in superficie, riemergere dall’abisso che mi stava inghiottendo, mi avrebbe aiutata, invece mi sento come se una sorta di onda anomala mi avesse scaraventata da una piccola baia al riparo dalle correnti, dove però già faticavo a stare a galla, all’oceano aperto, con tutti i rischi e pericoli che questo comporta.
Sveglia alle 5:30 per scaldare i miei vari pasti dietetici preconfezionati e infilarli nei thermos.
Treno pendolari all’ora di punto conciata come se stessi andando in campeggio per una settimana.
Metropolitane inaccessibili per chi ha un equilibrio precario e la necessità di riuscire a incamerare aria che non provenga dagli scarti respiratori di centinaia di estranei.
Scale mobili che erano “in riparazione” da mesi già prima del mio ricovero. Non so se nel frattempo siano tornate in attività per poi arrendersi di nuovo, sta di fatto che non funzionano, e che a quelle che io ricordavo se ne sono aggiunte altre.
Persone che scorrazzano senza guardare dove vanno, schiantando i loro trolley contro Miss Gamba che, fra l’altro, è reduce da nuove mirabolanti disavventure di cui non ho avuto tempo per raccontare.
L’ufficio che continua a essere il malsano cantiere di sempre, continuando ad alimentare il dubbio che proprio qualche schifezza respirata lì dentro possa essere fra i principali candidati a fattore scatenante che ha risvegliato l’AnarcoPatia.
L’assoluta incapacità, con rincaro di mancanza di voglia, di correre. Il segnale che la vita mi ha inviato riguardo al fatto che dovessi rallentare è stato fin troppo eloquente, quindi ora mi guardo bene dal forzare troppo i ritmi, in qualunque cosa io mi trovi ad affrontare.
Il ritorno a casa, di sicuro meno caotico dell’andata, durante il quale riesco a concedermi ben 45 minuti per me, per leggere, scrivere, pensare o fare qualunque altra cosa sia fattibile in treno.
Una volta a casa ci sono tutti i thermos da lavare, ché quei materiali lì non vanno in lavastoviglie e, appena è tutto pulito, si prepara tutto da capo per il giorno dopo.
Ri-allestito il circo culinario per il dì seguente, è già ora di cena. Mangio, se così si può dire, e mentre aspetto l’orario dell’ultima pastiglia rifornisco il portapillole, controllo la batteria del lettore mp3 e preparo i vestiti puliti, dopo di che collasso, nel migliore dei casi sulla poltrona, che a volte almeno ci provo a stare sveglia un po’ di più se c’è un film che mi interessa, se no direttamente a letto.
In tutto ciò, per mero amor di cronaca, ancora non ho ripreso a guidare, quindi continuo a dover dipendere dagli altri per qualunque spostamento superi le mie, ancora ridotte, autonomie pedonali.

Non male, vero?!
Vorrei proprio scambiare due chiacchiere con chi sosteneva, e continua a sostenere che, pastiglie a parte, la mia vita sarebbe tornata tale e quale a prima. Vorrei proprio raccontare a queste care persone quanto poco sia rimasto della mia vita, quanto più frustrante sia già riuscita a rivelarsi questa nuova variante, nonostante conti appena poche settimane di vita contro i 29 anni di quella che mi sono dovuta lasciare alle spalle.
Vorrei sapere da loro dove sta la normalità nel non potermi bere un cappuccio con brioche a colazione o nel non potermi ordinare una pizza con una birra media il sabato sera. Vorrei sapere dove sta la normalità nel non poter schiodare gli occhi dall’orologio nemmeno nel fine settimana e nell’avere il proprio tempo scandito e vincolato dai farmaci. Vorrei sapere dove sta la normalità nel terrore di prendere un banale raffreddore di stagione, dato dal sapere che mi ci vorrà come minimo il doppio del tempo a guarire perché i farmaci che già prendo mi annientano il sistema immunitario. Vorrei sapere dove sta la normalità nel dover passare due giorni al mese in ambulatori vari per “monitorare” l’AnarcoPatia. Vorrei sapere dove sta la normalità nell’avere (quasi) 30 e sentirmi sempre addosso la stanchezza di un’ottantenne, per di più acciaccata. Vorrei sapere dove la normalità nel non poter fare, tuttora, la riabilitazione post intervento e quindi nell’avere una gamba che fa quel che vuole, facendomi deambulare come se fossi rimasta storpia. Nulla contro chi, purtroppo, lo è, anzi, avete tutta la mia comprensione, ma il mio malanno è già un altro, se riuscissi a evitare almeno gli extra evitabili non è che mi dispiacerebbe. Vorrei sapere dove sta la normalità nello stare a guardare una tabella di marcia dietetico-farmacologica che si divora il mio tempo, non lasciandomene neanche uno scampolo per dedicarmi alle poche cose che davvero hanno ancora il potere di farmi sorridere. Vorrei sapere dove sta la normalità nell’avere in corpo talmente tante schifezze chimiche da non avere più alcun controllo nemmeno sulle emozioni e sull’umore.
E queste sono solo alcune delle circostanze in cui non riesco più a vederla, la normalità, alcune delle più stupide e banali, perché pensare a quelle serie fa troppo male.

La verità è che questa nuova “vita” fa schifo.
La verità è che, pur continuando a non voler fare la vittima, la differenza fra essere malati e non esserlo c’è eccome, altro che patologie “modulabili” con farmaci che le rendono “assolutamente gestibili”.
Balle! Un’enorme, infinita camionata di balle!
Ancor di più quando è il tuo stesso corpo a rivoltartisi contro, a costringerti a bombardarlo per evitare che ti/si faccia altro male, che ti/si autodistrugga.
È devastante: questa è la verità.

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Bye Bye, Campana…!

 

Non possiamo mica tenerla sotto una campana di vetro a oltranza ‘sta ragazza.
– La Mia Reumatologa –

 

Direi proprio di no che non possiamo!
E via libera fu!

Con molta calma e moltissima attenzione si riparte.
Fra 3 settimane la parola FINE troverà il suo posticino, subito dopo la parola reclusione, definizione da me assegnata a quello che tutti gli altri si ostinano a chiamare “riposo” e/o “recupero”.

A febbraio si torna in trincea!
Sembrerà strano, ma non so come mi sento a riguardo.
Ancora non riesco nemmeno a immaginare come sarà nel concreto la mia nuova vita.
Il punto è che non sarà un semplice ritorno al “prima”: ci sono un sacco di cose che nel “prima” non erano contemplate, ma che nel “dopo” dovranno essere tassative e categoriche, come i farmaci e la dieta, ben più difficili da gestire se vanno incastrati con i ritmi lavorativi. Ovvio che le esigenze di salute verranno sempre prima di quelle d’ufficio.
Incombenze obbligate e problematiche a queste relative a parte, ci sono anche pensieri banali che contribuiscono ad affollarmi la mente in questo momento. Ad esempio, mi toccherà fare una revisione del mio armadio, perché non so più quali vestiti mi vadano bene e quali no. Era dai tempi delle medie che non pesavo così “poco” (non che io pesi poco davvero), e dopo tre mesi passati fra pigiami e tute, non vorrei trovarmi a riaffrontare la grande e caotica metropoli milanese con un solo paio di pantaloni a mia disposizione.
Almeno per i primi tempi, dovrò riorganizzarmi i pesi nella borsa, e anche questa sarà una sfida non da poco per una come me, fedele seguace delle maxi borse in stile Mary Poppins. Dovrò imparare che già due libri sono troppi, più di due un’incomprensibile follia, soprattutto considerando che non mancano mai un blocchetto per gli appunti random e lo storico quadernino custode delle mie (dis)avventure.
Fra treni e metropolitane dovrò fare i conti con la mia neonata germofobia, che post dimissioni dall’ospedale si è di sicuro ridimensionata, ma non è ancora del tutto sotto controllo.
Dovrò marchiarmi a fuoco da qualche parte che la ripresa del dovere non può, NON DEVE, rappresentare un nuovo abbandono del piacere. Non devo permettermi di perdere per strada i tempi e gli spazi per la lettura, la pasticceria, lo studio, i maldestri tentativi di fotografia e la scrittura, riconquistati con tanta fatica in questo periodo di convalescenza in cui a mancare erano la mobilità e la forza fisica, e gli ostacoli più grandi si sono rivelati i dolori vari ed eventuali causati da esami e terapie, che per alcune settimane mi hanno costretta a letto, incapace di sedermi e perfino di tenere la penna in mano.

Sarà un po’ come rinascere, dovrò reimparare a vivere.
Non so se sia un bene o un male, credo che in buona parte dipenda dallo spirito con cui finirò per affrontare la cosa, che però al momento appare piuttosto confuso anche a me. Troppi dubbi, troppe difficoltà, troppe imposizioni, troppa burocrazia, troppe incertezze, troppi vincoli, troppa aridità umana, troppe domande ancora senza risposte, e soprattutto troppe paure che dovrò affrontare per forza da sola.
Le emozioni in fondo allo stomaco si scontrano, ma sono tutte battaglie sterili, che non portano da nessuna parte. L’equilibrio sembra un’utopia irragiungibile, che racchiude in sé l’agognata serenità.
Vorrei solo un po’ di pace, poter dimenticare questi ultimi mesi anche solo per qualche istante, fingere che non sia successo nulla, che sia stato tutto soltanto un brutto sogno, svegliarmi e ritrovare la rassicurante noia della mia vecchia realtà.

 

Ho paura.
Una paura fottuta.
E non mi vergogno ad ammetterlo.

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Io e i Buoni Propositi. #6

 

Lunedì.

Inizia la mia ultima settimana intera di lavoro, e sul rinnovo del mio contratto pervengono solo notizie scarse e confuse.

I miei documenti stanno viaggiando più di me. Chissà mai che prima o poi tornino definitivamente in mano alla mittente per accompagarla dove dovuto.

È vero. Tempo fa sono stata io stessa a invocare il sole. Ebbene, dopo neanche due mesi, mi dichiaro ufficialmente e sentitamente pentita. Che poi io ce l’avevo con la pioggia e l’umidità. Per quanto riguarda la pioggia il vero problema è l’irritante ingombro dell’ombrello, non la pioggia in sé, che io adoro. Riguardo l’umidità, inutile sprecare fiato, quella c’è ancora, ed è tutto “merito” suo se invece dei già fastidiosissimi 32° se ne percepiscono 32 milioni, dunque non mi esprimo oltre per non diventare inopportuna.
Aggiungiamo il fatto che, guardando le temperature rilevate alle 8:00 del mattino, gli estenuanti 23° di Milano non possono proprio reggere il confronto con i rilassantissimi 13° di San Pietroburgo. Freddo aspettami, arrivo appena posso!

Al contrario di quanto mi ero proposta, non sono riuscita a finire la “Storia della Russia” entro la settimana appena conclusa. Però ci ho provato, giungendo al soddisfacente risultato di -25 pagine alla fine, ovvero a una notevole riduzione dell’attesa di letture meno pallose.

Ho visionato una prima proposta per il logo del nascente Movimento 2 Balle (Rigonfie). La bozza è molto diversa da quel che avevo in mente io, ma ha un suo perché. Ci rifletterò su.

I treni della mia linea, indovinate un po’, circolano con ritardi vari ed eventuali…

Una maledetta ape mi perseguita.
Comunicazione di servizio: la sottoscritta è insetto-volante-fobica a livelli patologici, del tipo che: vedo l’insetto, urlo, piango, svengo.

Il telefono sembra aver deciso che stamattina è stanco anche lui e non mi resta che stare a osservare la batteria che, per ragioni ignote e incomprensibili, si scarica a una velocità tripla rispetto a quella degli altri giorni.

Forze soprannaturali hanno smaterializzato il lettore mp3 dalla mia borsa e questa cosa mi fa incazzare a bestia, dato che l’avevo appena ricaricato proprio per sostenermi in questo difficilissimo inizio di settimana.

Per concludere in bellezza, dopo le disfunzioni muscolari e le proteste articolari, il mio “organismo-perfettamente-funzionante” ha scelto di iniziare a rispondere con l’insurrezione violenta a qualunque immissione di nutrimento io gli proponga, ergo sono uno straccio pronto per il macero.

Che dire se non dichiarare irrimediabilmente conclusa l’epoca dei buoni propositi del lunedì??!

 

Buona settimana!!!
Доброй недели!!!

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Necessito Revisione.

 

Elettroencefalogramma piatto.
Piattissimo.
Ed è solo martedì.

Invece di partire più o meno bene e andare degenerando, questa settimana sembra io mi sia limitata a riprendere il ritardo mattutino da dove l’avevo lasciato venerdì scorso.

Mi vengono in mente mille cose, ma tutte al momento sbagliato, e quando poi arriva il momento di ricordarmele, inevitabilmente le dimentico.
Basta una variazione minima alla routine perché io combini casini, tipo togliere gli occhiali per liberarmi di una ciglia nell’occhio e dimenticare di rimetterli solo perché li ho appoggiati in un posto diverso dal solito. Può capitare? Certo! Ma il non vedere quasi nulla dovrebbe farmi venire almeno il dubbio che forse mi manca qualcosa… Già, sono una talpina…

L’obiettivo di questa settimana è finire “Storia della Russia” di Roger Bartlett. Ho voluto fare la figa e mi sono convinta che, trattandosi della Grande Madre, sarei riuscita ad affrontare l’ostica nemica: la storia. Non è stato così. Non so nemmeno più da quando, ma mi sta stracciando (le balle) giorno dopo giorno. Per principio di vita, però, io i libri a metà non li lascio, quindi mi son dovuta dare un ultimatum, ché la montagna delle nuove letture in attesa sta aumentando in modo spaventoso.

E poi ci sono loro, i treni. Come dimenticarsene? Magagne varie a parte, sempre più spesso mi addormento, mi sveglio e… non mi ricordo più se sto andando o tornando. -.-”

Qualcuna/o di voi sa se esistono officine che fanno la revisione degli esseri umani??!

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La Saga delle Ferrovie Continua… #6

 

Ecco a voi l’ultima perla di Trenord…
Per la serie: “Come iniziare bene la giornata”.

Ora, facciamo le dovute considerazioni:

  1. La mia stazione rientra nella tratta in cui il servizio verrà sospeso.
  2. Io la settimana che inizia lunedì 29 luglio LA-VO-RO.
  3. Nessuno di questi “importanti interventi di manutenzione e ammodernamento della rete ferroviaria” ha mai portato a reali miglioramenti delle condizioni di viaggio, soprattutto per i pendolari, o a una maggiore efficenza del servizio, anzi…
  4. Sono convinti di poter stipare le persone di un treno su un autobus, e questo dimostra che non hanno mai preso un treno pendolari all’ora di punta.

Detto tutto ciò, voi quale imprecazione partorireste al posto mio??? >.<

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Io e i Buoni Propositi. #4

POLICY OF TRUTH – DEPECHE MODE

 

La verità…
Sempre e a tutti i costi.
Interessante filosofia di vita.
A mio parere poco praticabile, ma senza dubbio interessante.

Mi rendo conto di poter apparire un tantino estrema, ma trovo che la verità pura e semplice come condotta di vita, se scelta da tutti, potrebbe trasformarsi in una sorta di assoluta anarchia socio-intellettuale, e l’anarchia, si sa, di rado riesce a non sfociare nel delirio collettivo incontrollato.
Ahimè, siamo tutti vittime di una lunga, lunghissima, infinita serie di norme non scritte atte a rendere quieto il quotidiano vivere.

Per quanto mi riguarda, oggi è lunedì, e come ben sanno le anime pie che dedicano parte del loro tempo alla lettura delle mie castronerie, dovrebbe essere il giorno dell’ottimismo e dei buoni propositi, ma…
Ma la verità, tanto per restare in tema, è che all’alba del nono mese degli undici lavorativi che ingombrano l’anno, l’essere ottimista e propositiva di lunedì mattina non riesce più nemmeno alla sottoscritta, una volta impavida paladina di questa improbabilissima causa.

Stamattina, in compenso, mi viene da scrivere contorto, quindi, per dirla in parole semplici e banali…

È lunedì: che palle!

 

Buona settimana a tutte e tutti!!!
Всем весёлой недели!!!

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Basta! Voglio il Sole!

Image Edit © Vera Marte

 

Non sono mai stata metereopatica, ma… questo tempo mi ha proprio rotto i coglioni!

Le mie articolazioni hanno bisogno di un mese a 40° secchi, senza nemmeno lo 0,1% di umidità. Non è possibile, alla mia età, doversi chiedere ogni mattina se le ginocchia reggeranno almeno quel tanto necessario per fare il dislivello dalla banchina al treno (da me 35/40cm), e ogni mattina ritrovarsi a rispondersi che no, senza l’aiuto delle braccia non ce la farebbero. Non è possibile avere la borsa riempita dalla mantella di lana perché in ufficio si congela. Non è possibile avere l’ombrello talmente zuppo che l’acqua sta iniziando a filtrare dalle cuciture e “mi piove dentro”…

Basta, basta, basta!!!

Non pensavo l’avrei mai detto, ma… voglio il sole!!!

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La Saga delle Ferrovie Continua… #5

Image Credit © Vera Marte

 

Per carità, non che io condivida il gesto, considerata la mia infausta sorte di pendolare sarebbe stupido, ma alle “grandi menti” di Trenord sarà venuto il dubbio che, forse, la gente ne ha i cosiddetti ricolmi di pagare tariffe spropositate, che al momento aumentano due volte l’anno, per i loro innumerevoli DISservizi??!
Avranno mai pensato al fatto che loro vandalizzano la nostra vita con cadenza quasi quotidiana??!
Mah…

 

P.S. Prometto che appena ho un attimo per connettermi col fisso rispondo a tutti i vostri commenti, ché col cellulare io e i commenti non andiamo d’accordo… -.-”
Grazie di esserci!

 

Buon martedì a tutte e tutti!!!
Всем доброго вторника!!!

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